Dead to Rights: Retribution

Un action fotocopia travestito da sequel.

Versione provata: Xbox 360

Una serie dal destino crudele, e forse un po' anche masochistico, quella di Dead to Rights. I vari capitoli della serie sono sempre usciti poco prima (o poco dopo) titoli ben più altisonanti e il successo è andato di pari passo con la sciagurata strategia di distribuzione: snobbati dalla massa per l'eccessiva somiglianza con prodotti analoghi, ma apprezzati da chi ama gli “action” senza troppe pretese.

Il primo capitolo fu una delle tante esclusive temporali di Microsoft. Uscì su Xbox nel 2002, per poi sbarcare su PS2 e GameCube e successivamente su PC, oltre un anno dopo... misteri della pianificazione. Il sequel (o meglio, prequel, visto che era ambientato prima) arrivò 3 anni dopo, stavolta direttamente in versione multipiattaforma, ma il successo non fu esattamente esaltante. Riuscì comunque a mantenersi sufficientemente a galla da giustificare addirittura un terzo gioco, Dead to Rights: Reckoning, esclusiva PSP e forse unico esempio di “prequel del prequel” uscito quasi in contemporanea con l'episodio precedente.

Questo ennesimo episodio della vita “poliziottesca” di Jack Slate raccoglie ancora una volta a piene mani dai giochi d'azione usciti negli ultimi anni, miscelando le classiche meccaniche da shooter sotto copertura (Gears of War, etc.) a fasi da picchiaduro (The Bourne Conspiracy) e occasionali sezioni in cui è consigliabile, ma non necessario, procedere nella maniera più silenziosa possibile.

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Lo sviluppo di Retribution è stato affidato alla Volatile Games: finora hanno sviluppato solo la versione videoludica de Le Iene di Tarantino.

Non manca poi l'ormai abusatissimo effetto Bullet Time, regolato da un indicatore su schermo che si riempie portando a termine serie di uccisioni o combo particolarmente lunghe. Non c'è bisogno di spiegarne in funzionamento visto che ormai è utilizzato nel 50% dei giochi d'azione. Insomma, più che davanti a un gioco nuovo sembra di trovarsi di fronte ad un remake in alta definizione del primo capitolo, con tutti i suoi pregi e difetti…

Trascinato da una trama estremamente lineare e non certo originalissima (Slate è il classico poliziotto fuori dalle regole che ama sparare prima di parlare e che deve vedersela con la solita gang che ha messo a ferro e fuoco la città), Dead to Rights: Retribution offre una lunga sequenza di sparatore e scazzottate, sporadicamente inframmezzate da sequenze narrative o da piccole varianti, come l'incontro di boxe sul ring tra Slate e il padre, utile ad apprendere alcune delle combo disponibili.

A tal proposito, la varietà del sistema di combattimento a mani nude può all'inizio sembrare grandiosa, ma quando ci si ritrova nel mezzo dell'azione (spesso ostacolati da un sistema di telecamere tutt'altro che perfetto) è quasi inevitabile utilizzare sempre le stesse combinazioni, con qualche contrattacco e qualche parata tanto per dare un po' di pepe al tutto.

Ringraziamo invece il fedele quadrupede di Slate, Shadow, per la sua presenza, che rappresenta la sola e unica REALE variante di gameplay di Dead to Rights: Retribution. Le sequenze a lui dedicate non sono nulla di memorabile, ma andarsene in giro a masticare gli attributi di un avversario con relativo e generoso spargimento di sangue (comunque disattivabile nelle opzioni), dà comunque soddisfazione.

Uno dei trailer più esplicativi di Dead to Rights: Retribution.

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