Left 4 Dead 2

Una nuova, meravigliosa apocalisse.

Solitamente, dopo aver finito un gioco da recensire, accendo una sigaretta e mi siedo davanti al PC, facendo mente locale sulle emozioni provate prima di cominciare a scrivere. Oggi invece tocca ripulirmi di sangue, acidi gastrici e brandelli di carne putrescente, mentre in testa riecheggiano ancora i colpi del fucile a pompa e le urla disumane di quei maledetti infetti. A distanza di appena un anno dal suo predecessore, Left 4 Dead 2 bussa prepotentemente alla vostra porta annunciando una nuova ineluttabile apocalisse, che dalla Georgia alla Lousiana riversa sulle strade creature fameliche e spietate, il cui unico scopo è quello di banchettare con le vostre interiora.

Quattro sopravvissuti, un'infinita schiera di zombie e una meta da raggiungere in cerca della salvezza definitiva. Ancora una volta, la formula ideata da Valve risulta essere tanto semplice quanto intrigante, con quel perfetto connubio tra pathos e umorismo che ormai si presenta quale vero e proprio marchio di fabbrica della serie. Left 4 Dead 2 è un gioco che, molto saggiamente, evita di prendersi troppo sul serio, dimostrando una sincerità così spudorata che è impossibile non lodare. Nessuna storia complessa, al bando inutili premesse narrative e quasiasi sforzo di "dare un senso" agli eventi del gioco. Ciò che il team vuole offrirvi è essenzialmente un corposo set di armi e una moltitudine di infetti da abbattere in compagnia dei vostri amici. Obiettivo che in questo sequel viene conseguito in maniera esemplare.

Nonostante la dichiarata vocazione splatter e una struttura di gameplay dannatamente semplice (rimasta pressocché immutata), il titolo sviluppato da Valve riesce ad evitare la trappola del puro "more of the same", proponendo una serie di meccaniche in grado di ampliare quanto di buono fatto in precedenza e, al contempo, introducendo soluzioni e situazioni inedite. Nei panni di Ellis, Nick Coach e Rochelle saremo chiamati a cooperare attivamente nel tentativo di sopravvivere lungo il tragitto da una location all'altra, collaborando con i compagni e sostenendoci a vicenda. L'intera avventura può essere portata a termine in singolo o insieme ad altri tre compagni nel corso di cinque stage principali, eterogeni e ben differenziati tra loro.

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Gli scenari sono parecchio eterogenei e forniscono un buon senso di progressione lungo tutto il corso dell'avventura.

Già alla fine del primo livello, quando ormai ci prepariamo alla classica orda di nemici che sbucano ovunque, ecco la prima differenza: a dispetto del primo capitolo, in cui bisognava unicamente difendersi e restare vivi, qui dovremo adoperarci nel rifornire di carburante la vettura che ci porterà in salvo. Sembra roba da poco, me ne rendo conto, eppure basta tenere il pad tra le mani per comprendere subito il sottile lavoro di limatura cui il team si è dedicato da un anno a questa parte. E, chiaramente, il gioco continuerà ad offrire simili varianti lungo tutto il corso della modalità principale.

L'AI Director 2.0 inoltre sembra aver subìto un sostanziale upgrade nella gestione del caos, quasi ci fosse un vero regista occulto a manovrare e indirizzare i nemici verso i quattro protagonisti. Si tratta pertanto di un sistema sicuramente più sofisticato, capace di "agire" basandosi non solo sulle vostre attitudini alla guerriglia urbana e sui risultati conseguiti, ma tenendo altresì conto del ritmo, via via sempre più frenetico, tanto da lasciarvi spesso senza fiato mentre vi preparate a ricaricare le armi o a curare le vostre ferite o quelle dei compagni. Vi capiterà così di abbattere l'ultimo infetto per poi cercare med-kit e munizioni nei momenti di calma a seguito di ogni scontro, ma basterà distrarsi un attimo di troppo per ritrovarsi istantaneamente un'intera fila di zombie proprio alle spalle, dove prima c'era il nulla. L'effetto sul vostro sistema nervoso sarà quello di una generosa iniziezione di adrenalina, potete scommetterci.

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