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The Banner Saga 2 - recensione

Eravamo rimasti che il mondo stava finendo…

The Banner Saga è un RPG tattico pensato fin dall'inizio per essere una trilogia. Sviluppato da tre developer indipendenti e pubblicato da Versus Evil, la prima puntata (2014) ha ottenuto un riscontro ampiamente positivo sia a livello commerciale che di critica, con più di mezzo milione di copie vendute e un Metacritic di 80 che ne fanno una delle storie più interessanti nel panorama indie negli ultimi anni.

Numeri sono decisamente meritati, visto che la prima puntata sposava un comparto artistico di ottima caratura (abbinato alle splendide musiche del 'mattatore' Austin Wintory) a una storia ben scritta e a combattimenti tattici interessanti e sempre freschi, grazie alla progressione dei personaggi.

Questa seconda puntata ha lo specifico obiettivo di proseguire il racconto delle vicende dei profughi (Umani e Varl) guidati da Rook e Alette nella loro fuga da una fine del mondo rappresentata dall'invasione dei Dredge, un esercito di temibilissimi e feroci esseri dall'inquietante aspetto robotico.

L'idea è quindi quella di aggiungere ben poco (praticamente nulla) ma di offrire ai giocatori un "more of the same" dove quel "same" si è rivelato comunque già molto apprezzato e difficilmente migliorabile. The Banner Saga 2 ripropone quindi la stessa struttura della prima puntata, in cui il giocatore guida idealmente un gruppo di fuggiaschi dovendo prendere decisioni strategiche riguardanti i problemi che via via si presentano, e impartendo le tattiche in battaglia.

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La gestione delle provviste, degli oggetti e il budget di 'renown' disponibile per gli acquisti: la parte strategica di The Banner Saga 2 è solida e ben concepita.

La decisione strategica più interessante è quella legata a cibo, riposo e morale. La fuga deve procedere velocemente ma il morale è pressoché costantemente in calo, il cibo si consuma e i guerrieri possono uscire dalle battaglie feriti e indisponibili per giorni. Per risolvere questi problemi occorre fermarsi e accamparsi. In questo modo il morale sale e i guerrieri guariscono.

Il cibo invece va recuperato compiendo le scelte giuste in certi eventi o raggiungendo determinate locazioni. Ovviamente andrà acquistato utilizzando la moneta del gioco, che è il "renown", ovvero la fama; con questa stessa moneta si acquistano anche oggetti che garantiscono abilità in battaglia e progressione di livelli per i propri guerrieri. Quest'intera parte di gestione strategica delle risorse è realizzata molto bene ed è sempre interessante e avvincente cercare di porre le priorità rinunciando di volta in volta a ciò che non è strettamente necessario.

Le pause per accamparsi sono utili anche per gestire il gruppo degli eroi (ovvero dei partecipanti alle battaglie) selezionando equipaggiamento, ordine di attivazione e acquistando progressioni di livello (quando disponibile). Oltre a questo, negli accampamenti è possibile allenarsi utilizzando battaglie con sparring partner (quindi senza conseguenze) che sono utili sia per provare nuove abilità sia per affrontare sfide particolari (una sorta di achievement) che sbloccano premi e nuove abilità.

Questa progressione in stile "roguelike" è anch'essa ottimamente realizzata e andrebbe presa ad esempio da altre produzioni che in questo campo hanno deluso (come Skyshine's Bedlam, ad esempio). E su di essa s'installa la parte RPG/adventure, ovvero la gestione delle relazioni tra i vari personaggi. Durante l'avventura il giocatore impersona diversi protagonisti e incontra situazioni in cui, a fronte di un dialogo con altri eroi, dovrà cercare di prendere la decisione giusta per il gruppo, o semplicemente scegliere il male minore.

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Il gioco è completamente in Inglese (testi e il poco parlato presente) e a breve gli autori parleranno dei piani di localizzazione in Italiano.

Ogni decisione ha conseguenze precise sia nel rapporto con gli altri, sia sulle risorse e sugli avvenimenti futuri. Questa parte si avvale dell'ottima realizzazione artistica dei personaggi e, pur essendo un po' datata come meccaniche, risulta un buon metodo per calare il giocatore nelle vicende e nelle atmosfere di The Banner Saga 2. Il peso delle scelte è sempre drammatico e, una dopo l'altra, man mano che si procede, sentirete tutto il fardello delle dolorose decisioni che sarete costretti a prendere.

Il risultato netto è che l'avventura è epica, emozionante, drammatica e, in certi punti, anche commovente. Quindi ci sono le battaglie tattiche, ovvero gli scontri che si materializzano su una griglia su cui muoverete i vostri eroi appositamente scelti ed equipaggiati per la bisogna. Anche qui non ci sono novità di sorta: il meccanismo è il medesimo della prima puntata ed è un'ottima cosa perché era decisamente uno dei punti forti della produzione precedente.

I personaggi hanno tutti abilità differenti e specializzazioni che ne dettano il tipo d'ingaggio corretto. La gestione delle distanze e dei turni è fondamentale, come lo è studiare le abilità speciali e metterle a frutto al meglio: solo così è possibile avere la meglio nelle battaglie che non sono MAI banali.

Giova ripetere che le battaglie tattiche di The Banner Saga 2 sono molto più profonde di quanto non sembri a prima vista. La meccanica principale è quella che vede i danni che si possono infliggere commisurati direttamente alla propria salute. Parallelamente il livello di armatura posseduto elimina in proporzione i danni ricevuti.

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Le battaglie tattiche offrono profondità e scelte interessanti; occorre solo applicarsi nel comprendere le meccaniche di base…

Questo vuol dire che un personaggio con poca salute è praticamente inutile se non come "assorbitore" di danni (in caso abbia armatura alta) e che è fondamentale abbassare il livello di armatura prima di colpire la salute. D'altronde questa tattica lascia sul campo per molto tempo nemici con salute alta (e quindi più pericolosi), il che comporta che bisogna agire in fretta e utilizzando le abilità speciali al meglio, visto che sono queste che danno vantaggi tattici sul campo.

Anche in questo campo The Banner Saga 2 (come il primo episodio) ha da insegnare a molti titoli dello stesso genere, perché riesce a offrire scelte interessanti, progressione significativa e una pianificazione che farà felici tutti gli amanti delle battaglie tattiche.

Ma felici saranno anche gli amanti della parte estetica perché anche The Banner Saga 2 assomiglia, come il primo, a un quadro in movimento. I disegni a mano degli ambienti e dei personaggi sono ancora una volta splendidi e osservare il proprio gruppo che marcia su uno sfondo che si rivela progressivamente non è mai noioso. Anzi, questa cura estetica si estende anche agli accampamenti e alle battaglie che si materializzano su sfondi realizzati con la stessa cura e la stessa finezza artistica. Le animazioni nei combattimenti sono anch'esse ottime e, in generale, il campo di battaglia è credibile, vivace e piacevolissimo da osservare.

Il gioco è accompagnato anche dalla consueta performance di alto livello del compositore Austin Wintory, ormai specializzato in videogiochi e decisamente fra i migliori artisti nel suo genere. Anche il parlato, sebbene utilizzato molto poco e solo in momenti particolari, è di ottimo livello.

L'intera atmosfera di gioco viene così resa in maniera magistrale e s'accoppia perfettamente alla tensione di un'avventura che sembra costantemente sul filo del fallimento. Le vicende sono sempre sull'orlo della tragedia, come lo sono anche le battaglie; c'è un po' di spirito roguelike in The Banner Saga ma con l'esperienza il giocatore impara a conoscere i personaggi (e quindi migliora nella gestione delle relazioni) e le meccaniche tattiche (e quindi migliora nei combattimenti). E il sistema di ricompense e punizioni funziona a meraviglia in questa seconda puntata (come nella prima).

L'unico difetto di The Banner Saga 2 è quello che incontrano tutti i grandi giochi: finisce troppo presto e la rigiocabilità è limitata dal fatto che si conoscono già le conseguenze di certe azioni. Certo, si possono prendere scelte diverse che cambiano di molto il corso dell'avventura (soprattutto quella iniziale, la scelta tra Alette e Rook come protagonisti) ma, ancora, la seconda run non sarà per forza di cose divertente come la prima.

Ad ogni modo The Banner Saga 2 prosegue in maniera più che degna la splendida esperienza di gioco che era iniziata con il primo capitolo. Se il genere incontra il vostro gradimento si tratta di una serie assolutamente imperdibile.

9 / 10

The Banner Saga 2 - recensione Davide Pessach Eravamo rimasti che il mondo stava finendo… 2016-04-19T15:00:00+02:00 9 10

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