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Metal Gear Solid 5: The Phantom Pain - recensione

Un eroe leggendario. Una vendetta da compiere. Una nuova guerra da combattere.

Kojima mette la parola fine alla serie che lo ha portato al successo internazionale, alla consacrazione nell'industria videoludica ma anche ai ferri corti con Konami. Seguiteci in un lungo viaggio fatto di rabbia, vendetta e tanta violenza.

Big Boss wants you, Fox Engine, Moby Dick Studios, Ground Zeroes, Kiefer Sutherland, A Hideo Kojima Game. Le vicende che hanno preceduto l'uscita di Metal Gear Solid 5: The Phantom Pain è riassumibile in questa manciata di parole che i fan della saga, nel bene o nel male, si sono portati persino nei loro sogni. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia da quel lontano febbraio del 2012, quando sul sito 'Development Without Borders' comparve un annuncio di reclutamento per diverse posizioni da inserire nello sviluppo del prossimo Metal Gear.

Oggi, dopo tre anni e mezzo d'attesa, è finalmente arrivato il momento di scoprire tutti i misteri che circondano ancora l'epica (e contorta) storia delle eroiche gesta di Snake, del suo compagno Kaz, ma anche di Zero, Skull Face e della misteriosa Quiet. Se siete tra coloro che non vogliono rovinarsi la sorpresa non preoccupatevi, questa recensione non fa alcun riferimento alla trama ma riprende brevemente i fatti accaduti nel periodo trascorso tra la missione nell'Omega Camp e le primissime fasi del gioco, ormai già conosciute grazie ai trailer rilasciati in questi mesi.

Durante la nostra sessione abbiamo preferito concentrarci sulla sconfinata storia principale, preferendo trattare l'online una volta che il gioco sarà sugli scaffali e verificarne la bontà in un ambiente che non sia quello 'protetto' di un review event. Nonostante ben 34 ore passate sul titolo di Konami, però, siamo usciti dagli uffici del distributore nazionale Halifax con la sensazione che 21mila caratteri di testo non siano sufficienti a racchiudere tutto ciò che Metal Gear Solid 5 ha da offrire.

Fatte le dovute premesse, tuffiamoci nell'immenso mondo creato da Kojima Productions cominciando col rinfrescarvi la memoria sulla storia. Dopo aver portato in salvo Chico e Paz da un campo di prigionia su un'isola in territorio cubano, Snake rientra in elicottero alla Mother Base dov'era in atto un'ispezione nucleare da parte delle Nazioni Unite.

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Sul fronte tecnico poco è cambiato rispetto a Ground Zeroes, ma il FOX Engine è capace di sfoggiare incredibili dettagli specialmente durante le cut-scene.

L'ispezione si rivela però essere una trappola, visto che gli elicotteri bombardano la Mother Base facendola crollare su sé stessa nel giro di pochi minuti. Portato in salvo Kaz, Big Boss e il resto dell'equipaggio fuggono dalla piattaforma ma non hanno nemmeno il tempo di allontanarsi che Paz, alla quale era stato appena estratto un esplosivo dallo stomaco, apre il portellone e comunica ai compagni di avere una seconda bomba comandata a distanza nascosta dentro il corpo.

Buttandosi, un soldato a bordo di un secondo elicottero fa detonare la bomba, innescando un'esplosione che coinvolge tutto l'equipaggio. Ed è proprio da qui che ha inizio The Phantom Pain: nove anni dopo l'incidente, Snake si risveglia dal coma in un ospedale, in condizioni disastrose e all'arrivo del dottore che lo ha curato per tutti questi anni, apprende una serie di notizie riguardo la sua precaria condizione fisica.

Da qui in avanti, cominciano una serie di eventi alquanto bizzarri che lasciano spazio a mille teorie. È chiaro che lo scopo di Hideo è quello di confondere il giocatore sin dalle primissime battute del gioco, per poi riportarlo sui binari dando inizio alle vicende che si svolgono in Afghanistan. L'impatto iniziale lascia a bocca aperta: la vastità del mondo creato da Kojima Productions ha quasi dell'incredibile e malgrado durante le missioni principali sia necessario rimanere in un'area prestabilita, la grandezza delle zone esplorabili surclassa facilmente tutto quello che abbiamo visto nei precedenti capitoli.

Con una mappa così estesa si sono moltiplicate a dismisura le possibilità d'approccio alle missioni, che si svolgono in maniera simile a quelle presenti in Peace Walker. L'episodio uscito su PSP nel 2010 infatti, è stato grande fonte d'ispirazione ma ora con la potenza delle console di ultima generazione e dei PC è stato possibile espandere il concetto creato sulla piccola console Sony ed elevarlo a dismisura.

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Il Buddy System è solo una delle novità inserite in The Phantom Pain: DD per esempio è capace di individuare la posizione dei nemici, armi nascoste, piante di vario genere e animali selvatici.

Per prima cosa bisogna scegliere l'equipaggiamento di Big Boss selezionando fino a due armi primarie, due secondarie, otto di supporto e altrettanti oggetti come i classici caricatori vuoti. Diversamente da quanto accadeva in passato, in The Phantom Pain non è possibile scegliere un'arma diversa tra quelle in proprio possesso durante una missione: per farlo è necessario richiedere alla Mother Base un 'lancio' speciale di quello che desideriamo equipaggiare e nel giro di trenta secondi, arriverà nel punto selezionato sull'iDroid. Ah, fate anche attenzione a non venire colpiti dalla scatola mentre sta atterrando...

Dopo essersi equipaggiati a dovere, bisogna scegliere un'uniforme o armatura da indossare, oltre che a un mezzo di trasporto e un compagno da portare con noi. Anche in questo caso, è possibile cambiare il nostro braccio destro nel bel mezzo di un livello chiedendo aiuto alla Mother Base, il tutto, ovviamente sborsando una piccola somma di GMP, ovvero la 'valuta' del gioco. Per finire, è necessario selezionare l'orario in cui si vuole affrontare la missione scegliendo tra le nove del mattino, le sei del pomeriggio, oppure avventurarsi il prima possibile: in questo caso si comincerà nell'ora successiva al completamento dell'ultima missione affrontata.

The Phantom Pain introduce infatti anche il ciclo giorno/notte, con tanto di meteo dinamico che va a influire sulle capacità visive di Snake e dei soldati. Al calare del sole le guardie avranno un campo visivo inferiore rispetto a quello che hanno di giorno, ma lo stesso vale per il nostro alter-ego virtuale, che deve fare anche i conti con lo sbalzo d'illuminazione quando entra o esce da un luogo coperto. Per spostarsi da una parte all'altra della mappa possiamo fare affidamento sul cavallo, l'elicottero Pequod, il mini mech D-Walker, oppure rubare uno dei mezzi di trasporto come jeep, camion e carri armati.

A differenza dei precedenti episodi, per portare a termine una missione si deve abbandonare l'area a bordo del Pequod o evadere via terra, uscendo dai confini segnalati sulla mappa. Il problema sorge quando, una volta recuperato il nostro bersaglio, è necessario portarselo in groppa fino al punto d'atterraggio, che può essere distante anche diverse centinaia di metri dalla nostra posizione. Certo, il cavallo è capace di trasportare anche un secondo 'passeggero' ma a volte farsi strada tra decine di soldati senza farsi notare, è un'impresa da non sottovalutare.

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L'Afghanistan non è l'unica location che visiteremo durante l'avventura: preparatevi a farvi largo anche tra paludi, capanne e pericolosi boschi dell'Africa centrale.

La saga di Metal Gear Solid è sempre stata sinonimo di stealth e mai come in questo caso è fondamentale non farsi scoprire dai nemici. Il motivo è presto detto. Se si viene scoperti in zone altamente sorvegliate le opzioni sono due: o si batte in ritirata nel deserto o si trova velocemente un luogo dove nascondersi e che sia buono, dato che l'intelligenza artificiale delle guardie è stata ulteriormente migliorata rispetto ai precedenti capitoli della serie. Anche il tempo d'allerta sembra essersi allungato sensibilmente, senza contare il numero elevato del 'personale' presente sul campo e della totale assenza della 'storiche' razioni, ora sostituite da un classico sistema di recupero automatico dell'energia.

A volte potrà anche capitare di subire lesioni molto gravi: in questo caso bisogna correre ai ripari premendo il prima possibile il tasto triangolo, dopodiché partirà una breve sequenza che mostra Snake spruzzarsi addosso uno spray che curerà completamente tutte le sue ferite. Attenzione però a non venire colpiti nel frattempo, dato che bisognerà ripetere l'operazione daccapo col rischio di passare a miglior vita in caso di ulteriori danni.

Se invece volete optare per uno scontro a fuoco, cercate di marcare col visore quanti più nemici possibili per non ritrovarvi spiacevoli sorprese alle spalle, oppure lasciate che il cane DD vi aiuti in questa fondamentale operazione. Il Buddy System permette infatti di avere al proprio fianco una spalla in grado di aiutarvi in tutte le situazioni: oltre a segnalare la posizione delle guardie, DD è in grado di scovare piante, animali selvatici e altri oggetti da inviare alla Mother Base.

Quiet invece è uno spietato cecchino che sinceramente abbiamo trovato veramente utile soltanto durante le boss fight, visto che lasciandola agire nelle normali missioni mette in allerta i nemici non appena conficcato il primo proiettile nella testa di qualcuno.

Ecco cosa dobbiamo aspettarci dalla versione PC di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain.

In ogni caso sappiate che è possibile impartire diversi ordini al proprio compagno, e che procedendo con l'avventura, se ne sbloccano di nuovi. Volete disfarvi di una fastidiosa camionetta carica di nemici? Semplice, ordinate al cavallo di fare i suoi bisognini nel bel mezzo della strada per far perdere il controllo del mezzo al pilota. Siete stati scoperti e non sapete come uscire da una stanza mentre siete circondati da tre guardie? Dite a Diamond Dog di attaccarne una di esse mentre noi ci occupiamo delle altre due.

Questi sono solo un paio di esempi di abilità dei nostri amici ma se proprio non riuscite a proseguire potete sempre contare sul 'vergognoso' berretto da pollo, che permette di essere scoperti fino a tre volte nella stessa missione senza far scattare l'allarme. Ah, sì, ricordatevi che il berretto da pollo lo indosserete fino al completamento della missione, quindi lo vedrete sulla testa di Snake anche nelle cut-scene. Il Reflex Mode, ovvero l'opzione che rallenta l'azione per qualche secondo quando si viene scoperti, ritorna in tutto il suo discusso splendore, fortuna che è disattivabile andando nel menu delle opzioni.

Una tattica infallibile per stordire l'avversario è il CQC (Close Quarters Combat), altrimenti afferratelo da dietro per immobilizzarlo, interrogarlo e poi metterlo KO. Imparare ad utilizzare a dovere il CQC è fondamentale, visto che in questo modo si possono ottenere informazioni sulla posizione del nostro obiettivo ma anche scoprire dove sono nascosti prigionieri e magazzini pieni di preziosissime risorse. Il tutto viene riportato con delle icone sulla mappa consultabile tramite l'iDroid, dov'è inoltre possibile aggiungere dei cursori per eventuali obiettivi di nostro interesse.

Affrontando le side-ops l'area del gioco diventa completamente open world: niente più barriere che ci ostacolano ma solo due immense mappe completamente esplorabili in lungo e in largo. Selezionando le missioni desiderate si possono completare quelle che si preferisce nell'ordine che più ci aggrada. Se non si ha voglia di chiamare l'elicottero per volare da una parte all'altra della mappa, è sufficiente scegliere gli incarichi che si svolgono in una determinata area per rendere il tutto più veloce.

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All'inizio il numero elevato di voci nel menu potrebbe spaventare ma bastano una paio di missioni per prendere piena confidenza con l'iDroid e la montagna di cose che potete farci.

The Phantom Pain eredita anche il sistema di recupero Fulton che permette di 'spedire' i nemici addormentati o storditi alla Mother Base, ma prima di attaccare un pallone alla schiena del poveraccio che avete appena steso, assicuratevi di essere in una zona aperta e soprattutto che non ci si sia una tempesta di sabbia o un temporale.

Le possibilità di successo del 'lancio' sono indicate con una percentuale che appare sul corpo della persona, animale od oggetto. Avete capito bene, il Fulton oltre a prigionieri e guardie è capace di spedire alla Mother Base anche mortai, camion, mitragliatrici e container contenenti preziosi materiali, prima però, assicuratevi di averlo sviluppato a dovere l'abilità, dato che inizialmente si riescono solo a trasportare pesi relativamente leggeri.

Anche le missioni si svolgono in maniera simile a Peace Walker, ma questa volta Kojima ha voluto dargli un taglio più cinematografico aggiungendo titoli di testa e di coda (questi ultimi tranquillamente skippabili). Non potendovi rivelare il numero esatto delle missioni, sappiate che tra quelle che compongono l'avventura principale e le side-ops opzionali ne troverete a centinaia.

Missioni di recupero prigionieri, pedinamento, distruzione di mezzi da combattimento e di recupero documenti sono solo alcuni degli obiettivi richiesti, fortuna che il fattore ripetitività si manifesta raramente. Ci sono tanti motivi per non lasciarsi sopraffare dalla noia, visto che ogni progetto rubato o prigioniero 'fultonato' aiutano a scoprire piccoli e interessanti dettagli sulla storia, oltre che a migliorare ulteriormente le caratteristiche del nostro esercito. Consigliamo poi di recuperare i nastri che contengono preziose informazioni (e sorprese), da ascoltare e riascoltare col nostro walkman quando ci pare e piace.

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Sin dalle prime battutela trama di The Phantom Pain prende una piega decisamente contorta. Preparatevi ad aggiungere mille domande alla già lunghissima lista di teorie che vi siete fatti durante gli ultimi anni.

Alla fine di ogni missione, una schermata mostra il riepilogo dei risultati ottenuti come accuratezza, colpi alla testa portati a segno, danni subiti, sub-quest completate a termine e molto altro ancora. Mai come in questo caso vi dobbiamo augurare 'in bocca al lupo' per conquistare una votazione di grado S++. Davvero, in The Phantom Pain avrete bisogno di un sacco di pazienza, una conoscenza perfetta del luogo che esplorate e la posizione degli obiettivi da completare (anche se non sempre si trovano nella stessa posizione).

Passiamo ora a parlare della Mother Base, ovvero la struttura dove costruire (ancora una volta) il nostro esercito e che riveste un ruolo fondamentale nel gameplay di Metal Gear Solid 5. Il funzionamento è pressoché identico a quello di Peace Walker, ma ora è possibile dare alla luce fino a quattro piattaforme dello stesso reparto: questo vuol dire più personale da reclutare e impiegare per lo sviluppo di nuovi oggetti ma anche la necessità di guadagnare una quantità maggiore di GMP per mantenere e sorvegliare la struttura.

Le side-ops in questo caso sono perfette per rifornirsi di materiali come minerali, carburanti e piante selvatiche, ma se non volete dedicare troppo tempo a queste missioni è possibile inviare le squadre dell'unità di combattimento in operazioni di recupero di vario genere. Sappiate però che i documenti contenenti i progetti più interessanti sono reperibili soltanto da Big Boss in persona. All'inizio sviluppare un arma o un oggetto richiede poche risorse ma per migliorare il nostro equipaggiamento con versioni potenziate, la squadra di ricerca e sviluppo avrà bisogno di un numero sempre maggiore di tempo e GMP.

La vera novità è che adesso la Mother Base è completamente esplorabile e personalizzabile: se il logo dei Diamond Dogs non vi garba, potete crearne uno che più vi aggradi grazie a un semplice editor, e lo vedrete poi appiccicato sulle immense pareti metalliche dei vari reparti (anch'esse personalizzabili con diversi colori). Ogni tanto toccherà anche fare un giro tra le piattaforme per motivare i dipendenti e in questo caso le jeep e l'elicottero sono perfetti per velocizzare l'operazione.

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Rispetto a Peace Walker, la Mother Base è stata ulteriormente ampliata e oltre a nuovi reparti e alla possibilità di personalizzarla, è necessario costruire delle misure di difese per evitare potenziali invasioni nemiche.

Se le missioni principali non fossero già abbastanza, in caso di un attacco esterno dovremo necessariamente tornare il più velocemente possibile alla Mother Base per sventare la minaccia eliminando quanti più nemici possibile e trovare il loro capo. Peccato che la cosa sia più facile a dirsi che a farsi, visto che ci ritroveremo letteralmente ad arrampicarci sui tubi per raggiungere il nostro obiettivo. Inoltre, capiterà anche di dover mettere al fresco alcuni membri dello staff nel caso dovesse scoppiare una lite, oppure congedarli qualora questi si rivelassero dei tipi particolarmente ingestibili.

Che altro dire sulla Mother Base? Andando a sbirciare tra gli angoli più remoti è possibile trovare qualche prezioso diamante che frutta migliaia di GMP, oppure imbattersi in labirintici addestramenti di tiro al bersaglio. Che ne dite poi della plasticosa doccia utile per scrollarci di dosso tutte le 'fatiche' accumulate sul campo di battaglia? Ebbene, troverete pure quella.

Nel gioco oltre a Metal Gear Solid Online, che, lo ricordiamo, è stato rinviato al prossimo 6 ottobre su console e a gennaio su PC, è presente anche la modalità FOB. In breve, Forward Operating Base permette di creare una o più Mother Base e di attaccare quelle degli altri giocatori connessi alla rete.

Prima di avventurarsi nella costruzione, bisogna assicurarsi di possedere un buon capitale per espandere, mettere in sicurezza e posizionare quanti più soldati possibile sulla piattaforma, onde evitare di subire perdite ingenti. Nulla però ci vieterà di essere presenti sul posto durante il momento dell'attacco, e respingere frontalmente l'attacco nemico. Torneremo a parlare di FOB tra qualche settimana quando potremo tastare a fondo tutte le caratteristiche di questa interessante modalità.

Il trailer di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain.

Nelle ultime settimane ci sono state diverse discussioni riguardo un possibile downgrade grafico rispetto ai trailer e i filmati di gameplay rilasciati da Konami negli scorsi mesi. L'unica cosa che possiamo confermarvi è che rispetto a Ground Zeroes la grafica non ha subito miglioramenti di rilievo, quindi dimenticatevi pure dei rumor e tutto quello che è stato detto sul comparto tecnico.

A proposito delle prestazioni, gli unici appunti che abbiamo da fare sono dei lievi cali di frame-rate in qualche cutscene (che, lo ricordiamo, sono come sempre calcolate in real-time) e la qualità con cui sono state create le fiamme, che stranamente stonano con il resto degli altri elementi.

Per il resto The Phantom Pain sfoggia una qualità tecnica incredibile grazie ad un Fox Engine capace di far girare sullo schermo una quantità mostruosa di poligoni a 60 fotogrammi al secondo, senza però affaticare minimamente la console Sony. I modelli poligonali dei personaggi lasciano a bocca aperta per definizione e qualità dei dettagli come le espressioni e il sudore, peccato che qualche texture sparsa qua e là non abbia goduto dello stesso trattamento, ma niente che faccia gridare allo scandalo.

Chiudiamo parlando dell'ottima colonna sonora, composta ancora una volta da Harry Gregson-Williams con l'aiuto dello svedese Ludvig Forssell, il quale aveva già lavorato su alcune musiche di Ground Zeroes. Insieme hanno dato vita ad una buona selezione di brani che fanno da sottofondo al gioco, oltre ad aver creato il main theme cantato da Donna Burke, tornata in splendida forma dopo l'eccellente tema principale di Peace Walker, 'Heavens Divide'.

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Il sistema di recupero Fulton gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della Mother Base. Non sottovalutatelo se non volete trovarvi impreparati duranti le missioni più impegnative.

Hideo Kojima ci ha sempre abituato a trailer dal forte impatto emotivo grazie soprattutto a canzoni su licenza che li accompagnavano, ma questa volta il geniale producer ha voluto inserire una collezione di classici che spazia dai Joy Division agli A-ha, passando per gli Europe, i Dead Or Alive e David Bowie.

Che dire poi delle boss fight? Quelle che abbiamo affrontato non brillano certo per originalità ma dato che c'è lo zampino di Kojima è sempre meglio usare la testa e un briciolo d'astuzia prima di scagliare l'artiglieria pesante contro l'avversario. Ricordatevi di guardarvi spesso attorno, studiare l'ambiente circostante ed usare gli elementi intorno a vostro favore.

Cosa impedisce quindi a The Phantom Pain di ottenere il perfect score? Innanzitutto la storia, che durante la prima manciata di capitoli viene diluita troppo in missioni pressoché fini a sé stesse e alla presenza di qualche piccola imperfezione qua e là, come la possibilità di essere fermati da minimi ostacoli mentre si sta galoppando a cavallo.

Durante le nostre sessioni di gioco siamo anche incappati in uno strano bug che non ci ha permesso di completare una missione a causa della scomparsa di un prigioniero da portare in salvo. Sottolineiamo strano perché il bug in questione è capitato solamente a noi, mentre altri giornalisti presenti all'evento non hanno riscontrato questo problema. Riavviando il livello poi, abbiamo trovato l'obiettivo inginocchiato con la testa incastrata nella parete, fortuna che siamo comunque riusciti a portarlo in salvo sull'elicottero e a procedere con il gioco.

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Regola numero uno di Metal Gear Solid V: individuare quanti più nemici possibile col proprio visore e analizzare le sue capacità. Questo soldato sarebbe di grande aiuto nel reparto Combattenti della nostra Mother Base!

I checkpoint, infine, sono presenti quasi col contagocce e vi capiterà spesso di dover iniziare daccapo (o quasi) una buona parte della missione in caso di game over. Quando volete avere la sicurezza di non perdere i vostri progressi vi suggeriamo (quando possibile) di allontanarvi a cavallo e di gironzolare fino a che non compare l'icona di salvataggio nell'angolo superiore destro dello schermo.

Anche i controlli ogni tanto danno qualche grattacapo come ormai da tradizione, specialmente quando ci si trova per terra a strisciare. Non siamo ai livelli frustranti dei primi due Metal Gear Solid, ma può capitare di incepparsi mentre si tenta di entrare in un condotto (ebbene sì, sono tornati anche loro) o di fare fatica a muoversi e a mirare con la visuale in prima persona mentre si è sdraiati in una zona con dei dislivelli.

L'acquisto di The Phantom Pain è quindi consigliato per lo più a coloro che hanno giocato i capitoli precedenti, ma se al contrario non avete mai avuto a che fare con la saga di Snake & Co., i numerosi riferimenti al passato aiuteranno a farsi un'idea generale dei fatti accaduti in MGS3 e Peace Walker. Il nostro consiglio è quello di giocare almeno a Ground Zeroes, che funge non solo da tutorial ma riassume anche in un paio d'ore una piccola fetta di storia.

Che dire quindi dell'ultima opera di Hideo Kojima? La quantità impressionante di contenuti presenti in The Phantom Pain vi terrà incollati allo schermo per settimane (se non mesi) e la qualità generale del prodotto è indiscutibile. Il gameplay è solido e funziona alla grande, il comparto tecnico è quasi impeccabile grazie ad un Fox Engine in ottima forma, la colonna sonora non delude le aspettative e la storia... beh, quello spetterà a voi decidere.

Pur portandosi appresso qualche piccolo difetto, Metal Gear Solid 5 ci ha convinti per la sua incredibile vastità e per essere in grado di trasmettere quella morbosa voglia di scoprire anche la più piccola sfumatura di un intreccio narrativo complesso e affascinante. Ma ora che il cerchio è completo, per Kojima è arrivato finalmente il momento di voltare pagina: quello che ci aspetterà tra qualche anno sarà qualcosa di cui, ne siamo sicuri, si discuterà per molto tempo.

9 / 10

Metal Gear Solid 5: The Phantom Pain - recensione Manuel Stanislao Un eroe leggendario. Una vendetta da compiere. Una nuova guerra da combattere. 2015-08-24T09:00:00+02:00 9 10

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