Se siete capitati su questa pagina solo perché incuriositi dallo strambo nome che il gioco si porta appresso, probabilmente il titolo in questione potrebbe sorprendervi, e si spera in positivo.

Commercializzato originariamente nel novembre 2010 su PSP e solo sul territorio giapponese, Danganronpa: Trigger Happy Havoc è riuscito a piazzare una buona quantità di copie, tanto da convincere Spike Chunsoft non solo a sviluppare questa versione riveduta e corretta per PlayStation Vita, ma anche a sfornare una serie in romanzi, manga e addirittura un (pessimo) anime.

Non contenta di ciò, nell'agosto 2012 sono state realizzate addirittura le controparti per iOS e Android, ed ora finalmente è giunto il momento di analizzare nel dettaglio la conversione in dirittura d'arrivo sul suolo occidentale.

Trigger Happy Havoc è una graphic-novel con elementi d'azione avente come protagonista il giovane Makoto Naegi, uno studente che un bel giorno si vede recapitare a casa l'invito per poter frequentare Hope's Peak, una rinomata accademia che solo studenti con spiccati pregi posso frequentare. Makoto però è un ragazzo come tutti gli altri ed è per questo che sull'invito trova scritto che è stato selezionato come "studente fortunato definitivo".

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Ogni studente è dotato di una propria personalità, pregi e difetti, che dovremo scoprire parlando ed entrando in sintonia durante le ore diurne.

Arrivato davanti alla scuola in anticipo rispetto all'orario della prima lezione, il nostro eroe comincia inspiegabilmente a perdere i sensi e, come nelle più classiche delle graphic novel nipponiche, si risveglia all'interno della struttura senza un'apparente via di fuga. Ed è qui che cominciano a venire a galla le prime oscure verità riguardo Hope's Peak, struttura dov'è ambientato tutto il resto del gioco e dove faremo conoscenza di 14 individui, ognuno con la sua personalità ben distinta, pregi e difetti.

"Ci sono la top model, il capo di una banda di motociclette, una campionessa di nuoto, lo studioso saccente e molti altri strani personaggi"

Ci sono la top model sempre all'ultima moda, il capo di una banda di motociclette, una campionessa di nuoto, lo studioso saccente e molti altri strani personaggi che col proseguire dell'avventura avremo modo di conoscere nel dettaglio, non prima però di aver fatto i conti con il preside Monokuma, il bizzarro orsetto bianco e nero che pare essere l'organizzatore del sadico "gioco".

L'unico modo infatti per poter varcare la porta principale ed uscire dall'accademia è quello di uccidere uno dei propri compagni senza però farsi scoprire da questi, regola che porterà ad una sequenza di misteriosi eventi nei quali dovremo investigare facendo avanti e indietro tra le numerose stanze di Hope's Peak che si sbloccheranno col proseguire delle vicende.

Vediamo dunque cosa si cela dietro il gameplay di Trigger Happy Havoc, titolo che fonde alcuni elementi di Virtue: Last Reward con altri presi dalla saga di Ace Attorney Ed è con quest'ultimo in particolare che troviamo buona parte punti in comune, come le tetre tinte della storia e le quantità industriali di testo da leggere, fortunatamente sempre accessibile premendo Select nel caso ci perdessimo anche il più piccolo dettaglio.

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I vari minigiochi che compongono parte degli interrogatori sono sempre piacevoli da affrontare e raramente frustrano il giocatore. All'inizio del gioco è comunque possibile selezionare il livello di difficoltà che più ci si addice.

Essendo Danganronpa: Trigger Happy Havoc un'avventura grafica, la visuale utilizzata è quella in prima persona, dove abbiamo la possibilità d'interagire con oggetti e personaggi semplicemente muovendo il cursore (o il proprio dito) nella zona desiderata. Ma se nella maggior parte dei casi il nostro compito è passare un da un punto A a un punto B per proseguire, risulta quasi essenziale spendere del tempo per scambiare due chiacchiere con gli altri studenti e ottenere preziose informazioni che andranno a finire anche nel nostro libro e-book, vero e proprio punto di riferimento che torneremo a consultare molto spesso.

"Prestare attenzione ai dialoghi ci aiuta a capire meglio l'intricata trama e a trovare interessanti risvolti in certe dichiarazioni"

Grazie ad esso è possibile muoversi da una parte all'altra della scuola con molta velocità tramite la mappa elettronica, che ci fornisce anche l'esatta posizione di un determinato individuo e soprattutto ci permette di ricordarci delle severissime regole dettate dal sadico Momokuma, come quella delle cose che si possono e non possono fare durante il giorno e la notte.

A tal proposito, se sentiamo il bisogno di parlare in privato con qualcuno, potremo farlo solo ed esclusivamente nelle ore mattutine e pomeridiane, periodo nel quale si può anche decidere di donare uno degli oggetti ottenibili dalla MonoMono machine (una specie di slot-machine collocata nel negozio dell'accademia) e tentare quindi di conquistare l'amicizia o la fiducia di un determinato studente.

Prestare particolare attenzione ai dialoghi non solo ci aiuta a capire meglio l'intricata trama messa in piedi da Spike Chunsoft, ma anche a trovare interessanti risvolti in certe dichiarazioni grazie ad alcune parole chiave evidenziate in verde. Selezionandole col d-pad e premendo il tasto triangolo, infatti, il discorso virerà sul termine scelto, con conseguente possibilità di entrare a conoscenza di informazioni decisamente intriganti.

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Una panoramica sui 15 protagonisti di Danganronpa: chi riuscirà a sopravvivere ed uscire dalla misteriosa accademia Hope's Peak?

Il cuore di Danganronpa: Trigger Happy Havoc sono però le fasi di Class Trials, che si sbloccano non appena viene commesso un omicidio e che si dividono principalmente in quattro categorie: Climax Logic, Epiphany Anagram, Machinegun Talk Battle e Nonstop Debate. Proprio in quest'ultima spenderemo buona parte del tempo a trovare punti deboli ed errori di ragionamento grazie al Truth Bullet, ovvero una serie di "munizioni" che ricordano il registro processuale di Ace Attorney e che ci permettono di scoprire se un NPC stia mentendo o dicendo la verità.

"Le interrogazioni faccia a faccia delle Machinegun Talk Battles sono realizzate in perfetto stile rhythm game"

Troviamo poi le interrogazioni faccia a faccia delle Machinegun Talk Battles, realizzate in perfetto stile rhythm game per abbattere le difese di un altro studente a suon di musica, e l'interessante Climax Logic dove bisogna trarre le proprie conclusioni durante il processo ricostruendo con tavole di un manga la scena del delitto. Tutte queste operazioni porteranno nelle tasche di Makoto i famigerati gettoni Momokuma, crediti spendibili nell'acquisto di tempo per le sezioni rhythm, allungare la barra della vita e di regali nella MonoMono machine.

Se l'aspetto narrativo di Trigger Happy Havoc non fa una piega, lo stesso non si può dire per il comparto grafico, unico vero difetto che però non penalizza più di tanto l'esperienza. La particolare tecnica "2.5D" non è cambiata molto rispetto alla controparte per PSP, e le poche migliorie riscontrate sono una maggiore pulizia dell'immagine, meno seghettature e una migliore risoluzione che regala agli ambienti e ai disegni in stile anime un aspetto tecnicamente più valido.

Il vero problema è la povertà in termine di contenuti di quasi tutte le aree presenti nella scuola, che trasmettono un'atmosfera spoglia (per non dire di peggio): soprattutto se confrontata con altre produzioni del genere, come il sopra citato Virtue: Last reward, Danganronpa: Trigger Happy Havoc se ne esce con una sonora sconfitta.

La qualità dei dialoghi (sfortunatamente tradotti solo in Inglese), è di tutto rispetto e non abbiamo trovato alcun problema ortografico di sorta, mentre il doppiaggio è presente sia in Inglese che in Giapponese, per la felicità di tutti i puristi delle produzioni provenienti dalla terra del Sol Levante. Il sonoro invece, pur non esaltando, sottolinea con decisione gli eventi e la drammaticità di alcune situazioni, sebbene alla lunga possano stancare per via della loro eccessiva ripetitività.

"Il gioco è capace di regalare un'intrigante storia con finali multipli e una ventina d'ore di gioco"

Alla luce di tutti ciò, ci sentiamo di voler premiare Trigger Happy Havoc e soprattutto NIS America, azienda che sempre più spesso si "azzarda" a portare sui nostri schermi titoli che probabilmente non saremo mai in grado di godere.

Nonostante una realizzazione tecnica non eccelsa e pur non essendo un genere adatto a tutti i palati, il porting confezionato da Spike è capace di regalare un'intrigante storia con finali multipli e una ventina d'ore di gioco condite da dialoghi e situazioni al limite del surreale.

Il fattore rigiocabilità è garantito dall'inedita modalità School Life, che permette di affrontare l'avventura con una storyline differente, senza contare le decine di splendide illustrazioni realizzate da Ruy Komatsuzaki.

In attesa di scoprire se il seguito riuscirà a varcare i confini nipponici nei prossimi mesi, godiamoci questa graphic novel per PlayStation Vita, sperando che in futuro sempre più distributori si decidano a localizzare prodotti e generi poco conosciuti in Occidente.

8 /10

Riguardo l'autore

Manuel Stanislao

Manuel Stanislao

Redattore

Manuel muove i primi passi nel mondo videoludico all’età di 8 anni, dopo essere rimasto stregato dal NES del vicino di casa. Nel 2010 entra a far parte di JAVS, per poi approdare ad Eurogamer nel tardo 2011 grazie a un'ignota congiunzione astrale.

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