Out There: Omega Edition, sognando Interstellar - recensione

Viaggi testuali e avventure grafiche.

Nato su tablet quale equivalente moderno di una vecchia avventura grafica per PC, Out There è un titolo che mutua elementi della fantascienza classica e li mischia col tema del viaggio spaziale alla Interstellar per creare qualcosa di decisamente interessante.

Dopo un buon successo su piattaforma mobile, era scontato che anche questo titolo si piegasse al trend delle conversioni PC e approdasse su Steam, nella fattispecie con la Out There: Omega Edition, una versione riveduta e corretta che amplia leggermente la storia e l'universo di gioco senza però stravolgere in alcun modo la formula originale.

Il che è una buona notizia per tutti gli appassionati di avventure grafiche e libro game, generi da cui il titolo trae molte delle sue meccaniche, dato che troveranno pane per i propri denti. Il gioco prende piede infatti da una trama piuttosto classica. Il protagonista, ignaro viaggiatore stellare come tanti, si sveglia dal criosonno in un sistema stellare diverso dal nostro.

Il tempo è imprecisato, il luogo pure, l'unico indizio è uno strano artefatto alieno che gli indica la posizione di una stella lontana e gli concede la prima delle tecnologie non umane che incontrerà durante il gioco: il sistema di curvatura. Grazie ad esso tutto l'universo diventa raggiungibile e il viaggio del giocatore può iniziare.

Quel che si raggiungerà al termine della sua avventura non è però scritto. Con la sinossi appena descritta termina la parte statica del gioco: tutto il resto della trama è definito in modo randomico ogni volta che il giocatore inizia una nuova avventura. Quel che incontreremo nel corso dell'avventura dipenderà dalle risposte che daremo agli eventi casuali che ci verranno presentati durante i balzi da un sistema all'altro.

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La forma dell'astronave e la sua tipologia possono cambiare molto. Alcune richiederanno determinati componenti per essere riparate, altre saranno più veloci ma avranno meno slot. Altre ancora potrebbero essere meno resistenti. Le tre statistiche di ogni nave vanno considerate oculatamente.

Spesso, durante i nostri vagabondaggi, il gioco ci interrompe con dei pop-up che descrivono (quasi esclusivamente in maniera testuale) delle situazioni più o meno complicate. Scegliendo la giusta risposta, decideremo come agire e, di conseguenza, l'output dell'evento. Alcuni di questi eventi avranno esito positivo, aiutando il giocatore, altri potrebbero danneggiare la nave e il protagonista in maniera irreparabile, altri ancora portare alla scoperta di nuove tecnologie aliene utili al nostro viaggio.

Buona parte del tempo lo si trascorre arginando o sfruttando questi eventi, che diventano più frequenti e difficoltosi mano a mano che ci avviciniamo al termine dell'avventura. Il resto lo si trascorre invece a stretto contatto col comparto gestionale del titolo.

Non basterà quindi far fronte alle evenienze, sarà necessario pianificare ogni viaggio, ogni salto nell'iperspazio, ogni atterraggio su un pianeta incontrato. Tutte queste attività consumano infatti risorse, intaccando le tre barre che capeggiano la schermata di gioco: Combustibile, Ossigeno, Integrità dello scafo. Per fare in modo di non rimanere mai a corto di risorse sarà necessario scendere sui pianeti, raccogliere ossigeno, materiali per riparare la nave o costruire nuove tecnologie, elementi chimici per preparare combustibili e così via.

Ogni ricerca e ogni mossa dovrà però essere soppesata al meglio. Atterrare su un pianeta ricco di combustibili, ma dall'atmosfera problematica potrebbe sì consentirci di riempire i serbatoi, ma anche compromettere lo scafo in maniera irreparabile. Se non possediamo nella stiva i materiali da costruzione necessari a ripararlo, è allora auspicabile scegliere un altro sistema per rifornirsi.

Tutte queste piccole scelte, secondarie all'inizio, diventano sempre più problematiche mano a mano che ci si avventura nello spazio inesplorato. La loro importanza si comprende soprattutto quando consideriamo che, per ogni partita, abbiamo una sola possibilità.

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Nella mappa stellare il primo cerchio indica il raggio del balzo che possiamo compiere, il secondo la distanza fino a cui il telescopio può scansionare pianeti e sistemi, in cerca d'informazioni utili.

Morire all'interno del gioco vuol dire la fine permanente del nostro personaggio e della nostra avventura, raggiungendo quindi un epilogo negativo. In questo caso non resta che ricominciare tutta l'avventura dall'inizio, perdendo tutti i progressi fatti, tutte le risorse raccolte e tutte le tecnologie sbloccate.

Queste ultime giocano un ruolo fondamentale. L'astronave è divisa in slot, nei quali si potrà decidere se stipare risorse di un determinato elemento (idrogeno, ossigeno, silicati o altro) o montare una tecnologia. Queste tecnologie aiutano il giocatore nel viaggio e possono essere di due tipi, attive o passive. Le tecnologie attive consentono di compiere una determinata azione: si va da generatori di wormhole che ci permettono di attraversare i buchi neri a sonde in grado di estrarre energia dai soli. Quelle passive invece migliorano le statistiche della nave o il funzionamento delle tecnologie attive.

All'inizio lo spazio a disposizione sarà molto limitato ma, mano a mano che si procede nel gioco, incontreremo nuove astronavi abbandonate e potremo ripararle, prenderne il controllo e utilizzarle per i nostri scopi. Anche questa scelta avrà delle conseguenze. Astronavi più grandi concedono più spazio per nuove tecnologie e stive, ma richiedono anche maggiori risorse per essere utilizzate.

La struttura è quindi semplice ma profonda allo stesso tempo. Si tratta spesso di ripetere le stesse azioni più e più volte ma l'impatto che ogni scelta ha sull'avventura rende il tutto emozionante ed ansiogeno. Lo stile grafico da fumetto cattura immediatamente, soprattutto se siete appassionati del genere, e la curva d'apprendimento è ben bilanciata.

All'inizio è piuttosto facile trovare e sfruttare le risorse che l'universo ci mette a disposizione, mano a mano però il livello di sfida si innalza, al pari degli obiettivi che ci si presenteranno, ciascuno diretto verso un differente finale per la nostra storia.

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Alcuni pianeti sono pieni di vita. Qui è possibile ricaricare le riserve d'ossigeno e incontrare forme viventi indigene che potranno intavolare scambi o conversazioni. Peccato che capire gli alieni non sia per nulla facile.

Le limitazioni imposte al giocatore riescono poi a creare un'elevata rigiocabilità. Non è possibile in alcun modo visitate tutti i pianeti di tutti i sistemi con un solo viaggio. Non è possibile scoprire tutti i particolari della storia, né tantomeno raggiungere tutti gli obiettivi con una sola avventura. Ogni scelta porta a un bivio e per poter imboccare tutte le strade sarà necessario giocare più e più volte.

L'unica nota negativa è che, nonostante le aggiunte apportate in questa nuova edizione, chi possiede la versione mobile non sentirà il bisogno di rigiocarla su PC. Anzi il titolo, per quanto catturi immediatamente, è molto più fruibile su tablet, dove l'interfaccia touch è leggermente più comoda di mouse e tastiera.

Tirando le somme, Out There: Omega Edition è un'avventura divertente, emozionante e straordinariamente interessante. Qualunque appassionato di fantascienza dovrebbe giocarlo, soprattutto se dopo aver visto Interstellar non vede l'ora di tuffarsi in un'avventura che ci consenta di esplorare ambientazioni sulla falsariga del capolavoro di Nolan.

8 /10

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Riguardo l'autore

Fabio Davide

Fabio Davide

Redattore

Giocatore fin dalla più tenera età, fagocita di tutto ma digerisce solo i veri capolavori. Dopo 7 anni nel settore del gaming aveva pensato di trovarsi un lavoro nella ristorazione, ma poi ha ceduto al fascino di Eurogamer.

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