Star Ocean: Integrity and Faithlessness - recensione

Un ritorno con diversi problemi.

Nel campo dei jRPG ci sono saghe storiche che, nonostante gli sforzi, non sono riuscite a proseguire lungo l'ottima strada tracciata con i primi episodi. Tra queste troviamo senza alcun dubbio la serie di Star Ocean, che nonostante le atmosfere affascinanti non ha mai convinto pienamente con le sue ultime apparizioni.

Purtroppo anche l'atteso Star Ocean: Integrity and Faithlessness non riesce a elevarsi e a raggiungere l'Olimpo dei jRPG, complice un numero importante di leggerezze compiute dal team di Tri Ace durante la creazione del gioco.

Se non siete pratici di questa saga, sappiate che si tratta di un blocco di giochi di ruolo a tema fantascientifico, che pur iniziando con atmosfere vagamente fantasy finisce col trascinare il giocatore nello spazio profondo, a bordo di astronavi tecnologicamente avanzatissime.

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Menu e sottotitoli del gioco sono in lingua inglese, mentre per il doppiaggio è possibile scegliere anche la traccia giapponese.

Questo nuovo capitolo non si allontana dalla formula appena descritta, ma rispetto a quanto accadeva in passato si distingue per un'esperienza molto più rapida, a tratti quasi frettolosa.

Una manciata di minuti dopo aver premuto per la prima volta il tasto Option (o Start, per gli utenti PlayStation 3), il giocatore scopre molti dettagli relativi al protagonista Fidel Camuze e alla sua amica d'infanzia Miki Sauvester, informazioni relative al pianeta Faykreed, il mondo di gioco, oltre a incontrare la misteriosa Relia, una ragazza dotata di strani poteri e capace di cacciarsi regolarmente nei guai.

Nulla di nuovo, quindi. La cosa interessante è che serve davvero poco tempo per ampliare il party iniziale, affiancando ai personaggi appena citati un cast variopinto e interessante, caratterizzato da eroi ben più convincenti dei due scialbi protagonisti.

Combattimento dopo combattimento, zona dopo zona, basta poco per rendersi conto di un difetto importante di Star Ocean 5: l'uso eccessivo del backtracking. Non solo nelle prime fasi dell'avventura, ma anche in quelle più avanzate ci si vede costretti a ripercorrere più e più volte le medesime zone, affrontando gli stessi mostri.

Fortunatamente il sistema di combattimento è ben studiato e rende più sopportabile le dimensioni ridotte del mondo di gioco, soprattutto quando si ha a disposizione l'intero gruppo.

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I mostri rinascono sempre negli stessi posti, dettaglio che rende il prepotente backtracking ancor più fastidioso.

Le battaglie di Star Ocean 5 si svolgono in tempo reale, con il giocatore nei panni di uno dei personaggi del gruppo (si può passare da uno all'altro in qualsiasi momento) e il resto del team controllato dalla CPU.

Gli spostamenti tra i bersagli e gli attacchi si gestiscono attraverso la leva analogica sinistra e i tasti frontali del joypad, mettendo a disposizione dell'utente un buon numero di strumenti, sia in attacco che in difesa.

In sostanza tutto ruota attorno al concetto della morra cinese, con una stretta correlazione tra gli attacchi deboli, quelli potenti e la parata. La parata batte gli attacchi veloci, che interrompono quelli potenti, che rompono la parata.

A questo vanno ad affiancarsi il contrattacco (che si ottiene parando un colpo veloce al momento giusto), le schivate, l'alternanza tra colpi a corto e a lungo raggio e, naturalmente, una vasta gamma di tecniche speciali da equipaggiare una volta apprese.

Per chi non dovesse sentirsi a proprio agio con un sistema tanto rapido e dinamico è comunque possibile aprire in qualunque momento l'apposito menu statico premendo il tasto Triangolo, scegliendo con calma i bersagli, il personaggio da usare e gli attacchi da portare a segno.

Particolarmente interessante è la possibilità d'influenzare il comportamento in battaglia dei membri controllati dalla CPU semplicemente associandoli a uno dei tanti Ruoli, che vanno da quelli più aggressivi a quelli indirizzati principalmente alla cura.

In sostanza si può affermare che a mantenere Star Ocean 5 sull'orlo della sufficienza siano proprio i combattimenti, visto che per il resto ci troviamo di fronte a difetti più o meno importanti che penalizzano l'intera esperienza.

I costanti dialoghi tra i personaggi sono a volte coperti dagli effetti sonori, soprattutto durante i combattimenti, dettaglio che rende impossibile seguire alcuni discorsi. Il comparto grafico si difende bene con i personaggi principali, ma appare fin troppo spoglio altrove, perfino nella rappresentazione del colorato, ma quasi deserto, mondo di gioco.

La telecamera tende a giocare qualche brutto scherzo nelle aree chiuse, e il fatto di poter salvare solo presso le apposite icone luminose è piuttosto fastidioso, considerando che i save point sono distribuiti con un criterio difficile da digerire.

Dover affrontare più volte i medesimi combattimenti o seguire gli stessi dialoghi solo perché si viene uccisi da un boss non è certo piacevole, ma sfortunatamente il team Tri Ace ha pensato che fosse una buona idea agire in questo modo.

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Combattendo in modo convincente è possibile aumentare drasticamente la percentuale di punti esperienza ottenuti in battaglia.

Se siete fan di Star Ocean troverete in questo capitolo molti elementi classici della serie. L'ottimo sistema di combattimento farà il resto, facendovi comunque apprezzare un jRPGnon certo eccezionale.

Chiunque altro volesse vivere una storia epica di chiara matrice nipponica, tuttavia, dovrebbe prendere in considerazione uno dei tanti jRPG superiori a Star Ocean: Integrity and Faithlessness attualmente in circolazione.

6 /10

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Riguardo l'autore

Filippo Facchetti

Filippo Facchetti

Redattore

Filippo Facchetti è un rispettabile nerd da sempre appassionato di "giochini elettronici". Prima di approdare a Eurogamer scrive per importanti riviste di settore e conduce programmi TV dedicati all'intrattenimento digitale.

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