Molto probabilmente non diventerà mai un mercato di primo piano nel panorama europeo né tanto meno in quello mondiale per una miriade di ragioni, ma non si può negare il fatto che a piccoli passi anche l'Italia stia crescendo in termini di sviluppo e pubblicazione di giochi di discreta fattura.

Per quanto tantissimo dipenda ancora dai risultati della campagna Kickstarter, pensare allo sviluppo da parte di un team nostrano di un gioco come Daymare: 1998 sembrava pressoché impossibile alcuni anni fa e al di là di progetti così ambiziosi c'è tutto un "sottobosco" di progetti minori in costante fermento. In questo gruppo rientra senza alcun dubbio forma.8, nuova opera targata MixedBag che dopo un lungo sviluppo iniziato nel 2013 è finalmente pronto a sbarcare su PC, PS4, PS Vita, Xbox One e Wii U (si pensa anche a una versione per Switch) il 23 febbraio.

La curiosità nei confronti di questo titolo era parecchia considerando la tutto sommato positiva accoglienza riservata a Futuridium EP Deluxe, il precedente lavoro di MixedBag, e le buone impressioni suscitate dalla varie build mostrate a diversi eventi nel corso degli anni. forma.8 aveva anche trovato spazio all'interno del nostro articolo riservato ai giochi indie più interessanti dell'E3 2016 ma si sarà rivelata una menzione meritata dopo aver provato con mano la versione finale?

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La varietà è uno dei più grandi punti di forza di questa avventura.

Una grande navicella si avvicina a un pianeta non meglio identificato. Le catene di montaggio del mezzo sono a lavoro a pieno regime per produrre delle particolari sonde denominate "forma". È arrivato il momento del lancio e dell'arrivo sul pianeta ma qualcosa va storto e una sonda si ritrova isolata, all'interno di un edificio non meglio identificato. Questo il breve incipit che dopo pochi minuti di cutscene ci introduce direttamente al nostro avatar, alla piccola e dispersa sonda forma.8.

Narrativamente parlando il lavoro di MixedBag è volutamente criptico, e la storia è appositamente appena accennata e nebulosa. Anche arrivati alla fine della nostra avventura in circa otto ore (non ci siamo dedicati alla raccolta di tutti collezionabili che ovviamente aumentano la longevità), diverse domande hanno continuato a ronzarci in testa per svariati minuti ma questa voglia da parte degli sviluppatori di puntare con decisione sul mistero pare una vera e propria scelta di design, una scelta che ha un impatto più che evidente anche controller alla mano.

Il gameplay d'altronde si fonda in tutto per tutto sull'ignoto alla base del singolare rapporto tra la sonda (e quindi il giocatore) e il pianeta che dovremo esplorare. In parole povere la formula alla base di forma.8 può essere incapsulata nel vasto genere dei metroidvania, e volendo in un sottoinsieme che ignora almeno in parte la componente maggiormente action in favore della risoluzione di enigmi e dell'inevitabile backtracking alla ricerca di nuove aree da sbloccare.

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Il fascino per l'ignoto impregna ogni secondo di forma.8

Il mondo di gioco di forma.8 è suddiviso in diverse "stanze" collegate tra loro direttamente o in alcuni casi da particolari marchingegni. La struttura della stanza in cui ci troviamo e di quelle che abbiamo già visitato vengono mostrate in una mappa che propone anche i collezionabili e le abilità della sonda che abbiamo sbloccato nel nostro peregrinare per cunicoli, caverne e misteriosi edifici.

Anche alla base di questa mappa, degli upgrade e dei poteri c'è l'importanza della scoperta. Nulla viene spiegato direttamente attraverso i classici tutorial ma ci troveremo alle prese con un lungo e incessante processo di apprendimento che ci permette di scoprire costantemente qualcosa di nuovo. Come sfruttare le abilità della sonda in maniera offensiva, come comportarsi con le creature in cui ci imbatteremo e naturalmente come superare gli ostacoli e le boss fight, sono sfide sempre stimolanti e tutt'altro che banali.

Tutto il mondo di forma.8 è collegato ma ovviamente non tutte le zone saranno esplorabili sin dall'inizio. Proprio in queste situazioni la necessità di dover tornare sui nostri passi, abbandonati a noi stessi e senza alcuna soluzione, rischia di sfociare nella frustrazione ma per quanto questo sentimento ci abbia sfiorato in una manciata di occasioni, alcune idee e meccaniche implementate dal team italiano ci hanno letteralmente lasciati con un grosso sorriso stampato sul viso.

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Unity sa regalare parecchie soddisfazioni nelle mani giuste.

Muoversi, interagire con alcuni elementi e utilizzare cinque abilità ottenibili nel prosieguo della storia: un ventaglio di possibilità apparentemente limitato ma che è stato utilizzato per creare enigmi e soluzioni ispirate e di impatto che permettono anche di chiudere un occhio di fronte ad alcune situazione di stallo quasi indecifrabili, che potevano essere gestite in maniera migliore e che potrebbero rischiare di allontanare quei giocatori non troppo avvezzi a titoli così riflessivi e dal ritmo spesso decisamente compassato.

Fortunatamente nella maggior parte dei casi è la varietà a stupire e ad accompagnare il nostro incedere. Si esplora, si combatte sfruttando una sorta di onda d'urto e delle mine, ma le fasi più ispirate sono quelle in cui è indispensabile pensare e in cui così facendo si arriva a scoprire un dettaglio in più sulla stanza in cui ci troviamo, su un nemico che ci sbarra la strada, sulla strana disposizione di alcune rocce e in definitiva sull'intero pianeta che ci ospita. È questo il più grande pregio di forma.8: riuscire a trasmettere la sensazione di viaggiare verso l'ignoto e l'alieno.

La necessità di non spoilerare assolutamente nulla ci impone di non entrare troppo nei dettagli delle trovate più interessanti che abbiamo incontrato ma tra improbabili alleati, particolari cannoni, fughe al cardiopalma, impensabili sezioni stealth, e un'intera zona che gioca sul concetto di prospettive, ombre e geometrie, c'è l'imbarazzo della scelta.

Il comparto tecnico mostra evidentemente la natura indipendente del titolo ma lo fa sfoggiando comunque una grafica di tutto rispetto, con uno stile piuttosto ricercato e dimostrando, come se ce ne fosse bisogno, la versatilità e le potenzialità di un engine come Unity. Il comparto sonoro punta su delle musiche di accompagnamento che si adattano efficacemente alle diverse situazioni di gioco e che aiutano a imprimere un'impronta decisamente sci-fi sulla produzione. Nel complesso non si può che lodare la pulizia del codice, privo di qualsiasi bug o di incertezze.

Per quanto ci sarebbe piaciuta una maggiore cura nel comparto narrativo e una gestione leggermente diversa della seconda parte dell'avventura, soprattutto per quanto riguarda alcune abilità e il loro limitato utilizzo, forma.8 è un metroidvania di assoluto rispetto e un gioco che anche coloro che non conoscono o non apprezzano particolarmente il genere potrebbero decidere di provare, convinti magari dallo stile grafico o dalla particolare enfasi sull'esplorazione e la scoperta piuttosto che sul combattimento.

I ragazzi di MixedBag confermano di trovarsi nel pieno di un percorso di crescita che non può che far bene al panorama indie e in generale a ciò che è lo sviluppo in Italia. Questo gioco potrebbe non ottenere un successo travolgente o far registrare dati di vendita da capogiro ma dimostrare che in quest'industria c'è anche spazio per delle perle a chilometri zero è già una piccola grande vittoria.

8 /10

Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.