Bridge Constructor Portal - recensione

I Lemmings si laureano all'Aperture Science.

Non ci è dato sapere se e quando Half-Life 3 vedrà la luce. E se è per questo, Portal 3 condivide lo stesso, identico, enorme, quesito. I due brand di successo di Valve sono infatti oggetto di ammirazione e, al tempo stesso, fonte costante di interrogativi da parte dei fan.

Ecco perché nel momento esatto in cui hanno iniziato a diffondersi le voci di un titolo legato a Portal, si sono diffusi in rete dei meme per illudersi che potesse trattarsi effettivamente di un seguito. Ma così non è stato.

La serie Bridge Constructor ha invece avuto un'idea geniale, ovvero sfruttare il marchio di proprietà di Valve per sfornare un prodotto che ha immediatamente acceso la nostra fantasia e il piccolo ingegnere insito in ognuno di noi.

Bridge Constructor Portal si palesa quindi come una perfetta fusione di titoli apparentemente diversi tra loro, ma che condividono l'idea di risolvere quest con pochi elementi a disposizione da combinare in modo complesso, sfruttando la propria materia grigia per poter passare da un livello all'altro.

L'obiettivo è lo stesso dell'ancestrale mostro sacro Lemmings, ovvero portare i propri minion da un punto di entrata ad un'uscita, aiutandoli a costruire il percorso che permetterà loro di attraversare il livello in sicurezza.

Il prologo ci vede nei laboratori dell'Aperture Science, rievocando non solo lo stile grafico dei filmati di Portal ma la condivisione dello stesso irresistibile umorismo nero. Ci vengono infatti poste alcune domande alle quali dobbiamo prestare attenzione, pena l'essere immediatamente gettati nelle fiamme sotto il pavimento.

Tutto questo però è solo l'introduzione, perché ben presto verremo messi a dura prova con un incarico che impegnerà il nostro tempo in un'ovvia, lunga, folle, fase di test. È proprio GLaDOS, in tutta la sua simpatica irriverenza (con la stessa voce dell'originale, ovvero la bravissima Ellen McLain), a guidarci nelle varie fasi in cui vengono introdotte meccaniche particolari che necessitano di una certa attenzione.

Per quanto possa sembrare banale ed estremamente semplice, il nostro scopo è quello di costruire ponti sfruttando solamente due elementi: basi ammortizzate e corde. Con le prima si deve partire da un punto di ancoraggio, posto su uno o più lati della stanza, e concatenarle tra loro così da creare strutture complesse. Successivamente si dovrà trasformare alcune di queste in strade percorribili dai muletti dei nostri operai-tester, chiamati Bendies.

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Meglio stare attenti nella risposta, perché se si apre la botola sotto i nostri piedi...

Le corde hanno la funzione pratica di sostenere le strutture e, soprattutto, di collegare i punti di sostegno delle nostre costruzioni molto distanti tra loro. La fisica non sarà mai nostra amica ma gioca un ruolo determinante, insieme alla gravità, nella simulazione che regola qualunque "cosa malferma" partorita dalla nostra mente.

La bellezza e l'estrema solidità dei ponti da inventare non è fondamentale: ai fini del gioco è sufficiente che almeno un tester, il primo, arrivi a destinazione in qualche modo. Questo obiettivo ci permetterà di accedere alla stanza successiva.

Con un totale di sessanta diverse quest di difficoltà crescente, ci si rende conto ben presto che la sperimentazione risulterà parte dell'intera esperienza. I laboratori della Aperture Science riprendono fedelmente le linee estetiche dei due capitoli di Portal, compresi tutti gli elementi caratterizzanti di quest'ultimo titolo.

La grafica è davvero piacevole e dimostra un netto passo avanti rispetto alle produzioni precedenti di Bridge Constructor. Nella fase progettuale si sfrutta una visuale in 2D che aiuta il giocatore ad essere maggiormente preciso, e ad evitare inutili fronzoli che potrebbero distrarre. Una volta completata la fase teorica si passa a quella pratica, che aggiunge la terza dimensione e attiva gli effetti della fisica.

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Sì, naturalmente c'è GLaDOS e sì, la sua voce è la stessa che ben conosciamo.

Come abbiamo detto sopra non si possono impilare a caso gli elementi a disposizione, perché il frutto del nostro lavoro deve anche essere in grado di distribuire in modo adeguato il peso delle strutture. Le corde, ad esempio, possono spesso venire in nostro soccorso ma sono molto delicate, quindi non in grado di sostenere un carico eccessivo.

Le basi ammortizzate devono essere collocate saggiamente e, se il peso che stanno sostenendo è al limite della sopportazione, verrà evidenziato in rosso. Basta quindi una sollecitazione, come il passaggio di un muletto, per assistere ad un cedimento. A chi fosse particolarmente sicuro del proprio progetto viene offerta anche la possibilità di andare oltre con una colonna di Bendies, che arrivano in convoglio e per questo rimescolano ulteriormente le carte in tavola aggiungendo peso, salti e oscillazioni di due, cinque, dieci o più mezzi, che si muovono contemporaneamente.

La diversificazione delle quest è garantita da un elevato numero di situazioni molto diverse tra loro. Per passare dal tubo pneumatico di entrata e raggiungere quello di uscita si incontrano diversi pericoli, come le letali torrette che ben conosciamo, dotate di mitragliatori e quindi da intercettare e rendere inoffensive.

Ma esistono altre insidie non meno gravi: oltre alle pozze acide, da evitare, che potrebbero rovinare la pelle dei nostri tester, non è meno pericoloso un fascio laser o sfere di energia che ci fanno esplodere al contatto. Per trovare la soluzione vengono in nostro aiuto i classici portali di teletrasporto, coi quali entrare e uscire in diverse location, disattivare le griglie di energia, aprire passaggi e premere pulsanti, anche grazie agli iconici cubi della serie Valve. La ricetta è davvero ricca e il risultato è un manifesto della logica trial-and- error.

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La follia raggiunge livelli impensabili, ma alla fine tutto il convoglio è passato indenne.

Ancora una volta abbiamo potuto toccare con mano in che modo si possano concretizzare grandi idee con piccoli budget. Bridge Constructor Portal è un indie che viene proposto ad un prezzo irresistibile, dal quale è impossibile non rimanere folgorati.

La grande longevità è garantita non solo dall'elevato numero di quest ma anche e soprattutto dalla nostra voglia di sperimentare con costruzioni al limite della pazzia, per farsi una risata o per condividerle con gli amici. Lo stesso raggiungimento di tutti gli achievement può diventare un folle e divertentissimo stimolo all'inventiva ingegneristica più sfrenata. Se la logica e la caccia agli obiettivi costringono ad elaborare i ponti più bizzarri, peccato solo per alcune situazioni che possono risultare un po' frustranti, sporcando quello che diversamente sarebbe stato un 9.

8 /10

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Riguardo l'autore

Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Redattore

Con la testa rimasta al mondo a 16-bit, è un amante degli RPG tattici e grandissimo divoratore di ogni souls-like di qualunque origine e provenienza. Sogna il ritorno in grande stile dei picchiaduro a scorrimento.

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