Circa un mese e mezzo fa vi abbiamo parlato di Q.U.B.E. 2 nella nostra anteprima, relativa alla prova dei primi cinque livelli. Il seguito del capitolo originale si presentava già molto bene, con un comparto tecnico completamente rinnovato, una narrazione più approfondita e ovviamente tantissimi nuovi enigmi. Gli unici dubbi rimasti riguardavano la varietà complessiva dei puzzle e l'effettiva qualità del valore aggiunto conferito dalla presenza di una storyline. Oggi possiamo finalmente darvi il nostro parere sull'ultima fatica dei ragazzi di Toxic Games, un titolo che ogni appassionato di puzzle game farebbe bene a tenere d'occhio.

Uno degli elementi che contribuisce ad innalzare il livello di Q.U.B.E. 2 rispetto al predecessore è la presenza di una narrativa più articolata, che ci vede protagonisti nei panni della dottoressa Amelia Cross. A seguito dello svolgimento di una missione la donna rimane vittima di una tempesta di sabbia sulla superficie cremisi di un pianeta ignoto. Dopo aver perso i sensi l'archeologa rinviene tra le mura di una misteriosa struttura le cui pareti sono cesellate con motivi cubici a perdita d'occhio. Non ha nemmeno il tempo di domandarsi come sia finita lì, o da che parte si trovi l'uscita, che il comunicatore della tuta comincia a parlare.

La voce appartiene ad una donna che dice di chiamarsi Emma, un'altra superstite della missione a cui Amelia aveva partecipato prima di risvegliarsi in quel luogo estraneo. La protagonista non ha altra scelta se non fidarsi, così si dirige verso la fonte energetica che la sua nuova alleata dice di aver individuato grazie allo scanner. La collaborazione tra le due è l'incipit che da il via agli eventi, anche se successivamente Amelia avrà a che fare anche con misteriose entità aliene dalle connotazioni metafisiche. Purtroppo tutte le interazioni tra la protagonista e i comprimari avvengono tramite il comunicatore (probabilmente più per ragioni di budget che altro) e questo smorza in buona parte l'entusiasmo legato a possibili incontri del terzo o di qualunque altro tipo.

La presenza di un filo conduttore ci sprona a risolvere un enigma dietro l'altro ed è un valore aggiunto che, seppur incapace di strabiliare, contestualizza in maniera accettabile il susseguirsi a ritmo serrato dei puzzle. Questi, ovviamente, sono il cuore pulsante della produzione e la loro risoluzione è possibile soltanto grazie alle capacità della tuta che indossiamo. Il costume consente di interagire con le piccole piattaforme biancastre che costellano le varie stanze e di tingerle di un colore che conferisce loro anche una specifica funzionalità.

Il blu le trasforma in trampolini in grado di proiettare verso l'altro qualunque cosa vi entri in contatto, il rosso permette di estrarre un parallelepipedo, utile per raggiungere sporgenze inaccessibili o per spingere oggetti, mentre il verde fa emergere un singolo cubo dallo spot selezionato. Questi sono i poteri conferiti dal nostro abbigliamento ipertecnologico, ma durante l'avventura si incontrano molti altri elementi in grado di complicare ulteriormente le cose.

Nella maggior parte dei casi capire che colore assegnare alle piattaforme è solo la metà del lavoro, poi bisogna arrivare alla soluzione scervellandosi tra piattaforme semoventi, pulsantoni a pressione, poli magnetici, idranti che spruzzano olio, fiamme libere e altre amenità. Combinare questi elementi ha permesso agli sviluppatori di dare vita ad una moltitudine di situazioni, alcune dalla risoluzione immediata, altre invece più ostiche.

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La difficoltà degli enigmi non è sempre bilanciata. Alcuni si risolvono in un lampo mentre altri costringono ad arrovellarsi per un po'.

Da questo punto di vista, seppur ogni novità venga introdotta gradualmente per permettere al giocatore di assimilarla e apprenderne le peculiarità, il livello di sfida generale è altalenante. Capita infatti di rimanere bloccati su un enigma particolarmente rognoso, per poi oltrepassare con uno schiocco di dita i due successivi. La curva di difficoltà non è omogenea, anche se questo fattore può in parte essere legato al modo di riflettere del giocatore e alla sua dimestichezza con il pensiero laterale.

Ad ogni modo non siamo mai rimasti bloccati fino alla frustrazione e i rompicapi si sono rivelati stimolanti al punto giusto. Un unico piccolo appunto riguarda la ripetitività di alcune procedure da adottare per sbrogliare la matassa. Certe situazioni infatti tendono a reiterarsi troppo spesso, concedendo al giocatore il lusso di non doversi spremere le meningi più di tanto. Per farvi un esempio, se vedete uno spruzzatore di olio, dopo un paio di enigmi risolti saprete a prescindere che bisogna farci finire dentro un cubo e, al novantanove per cento, quel cubo dovrà poi passare davanti ad una fiamma per prendere fuoco. Questo appiattisce in parte la varietà dei rompicapi, inducendo chi li affronta ad adottare i medesimi schemi di pensiero che si rivelano, nella maggior parte dei casi, corretti.

Rispetto al primo Q.U.B.E. questo secondo capitolo può vantare un comparto tecnico molto più rifinito e accattivante. L'Unreal Engine ancora una volta non delude e riesce a fornire un impatto visivo di tutto rispetto anche ad una produzione dal budget limitato. Seppur gli ambienti siano suggestivi e realizzati con un buon livello di dettagli, gli assets sono sempre gli stessi e il titolo conta praticamente su due soli tipi di ambientazione. Non che sia un problema, data la natura della produzione, ma un po' di varietà in più non avrebbe guastato.

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Questi rari blocchi energetici elargiscono nuovi poteri per la tuta di Amelia.

In definitiva Q.U.B.E. 2 è un compito eseguito senza sbavature ma nemmeno con trovate geniali in grado di elevarlo a caposaldo del genere. Gli enigmi sono intriganti e stimolanti ma in alcuni frangenti tendono ad essere un po' ripetitivi. La storia è di certo un valore aggiunto se paragonata alla sterile progressione del predecessore, ma resta un orpello non in grado di reggere il confronto con nomi di spicco come Portal. A conti fatti il titolo è un buon puzzle game, che piacerà agli appassionati del genere ma non rimarrà indelebilmente inciso nella loro memoria.

7 /10

Riguardo l'autore

Andrea Forlani

Andrea Forlani

Redattore

Andrea Forlani videogioca da sempre e scrive da parecchio. Il suo ambiente naturale è la sedia davanti al PC e si nutre principalmente di cibo spazzatura. Se importunato, potrebbe difendersi tirandovi contro manciate di dadi da 20.

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