Uscito un po' su tutte le piattaforme in commercio, Ash of Gods Redemption si è fatto notare per il mix interessante tra diverse meccaniche di gioco e anche per la somiglianza con uno strategico che ha raccolto ben più successo, The Banner Saga.

Oltre a caselle quadrate in cui spostare le nostre pedine, i russi di Aurum Dust hanno pensato bene di buttarci dentro carte da gioco per gestire abilità speciali, oltre a tutta una serie di peculiarità nel combattimento e nella gestione dei personaggi, da gioco di ruolo. Un calderone in cui l'originalità però fatica a vedersi.

Da qualche settimana si è aggiornato con la traduzione in Italiano, che rende finalmente più accessibile le pagine e pagine di testo che raccontano le storie di Thorn, Hopper e tutti gli altri. Una buona occasione per valutare se può o non può soddisfare il palato di chi in combattimento vuole mostrare prima il cervello dei muscoli.

Il gioco si rivolge chiaramente agli appassionati di questa nicchia di giochi, che vede il successo concretizzarsi più in un sottobosco di titoli su Steam piuttosto che con blockbuster da milioni di copie. Tra questi però nomi come The Banner Saga, Torment o anche XCOM spiccano e soprattutto il primo ha ispirato Aurum Dust nello sviluppo di Ash of Gods.

Ad un primo sguardo la somiglianza può scadere ben presto in un plagio di bassa lega: le illustrazioni che fanno rappresentano e fanno da sfondo alle imprese dei personaggi sembrano una semplice alterazione di quelle, splendide, già viste nel gioco di Stoic Studios. Sia nelle scene di dialogo, quando i personaggi si mettono in bella mostra, che nelle fasi di spostamento quando le diverse carovane si muovono da un punto all'altro della mappa, la trasposizione si avvicina pericolosamente alla scala uno a uno.

Ci sta che la Saga dello Stendardo abbia fatto scuola e si lasci imitare da altri che tentano di innovare la formula, ma in questo modo non si può soprassedere nel trattarlo come lato negativo. A questo va aggiunto che la caratterizzazione dei personaggi non brilla, nemmeno in quella dei protagonisti delle vicende narrate, che ricalcano gli stereotipi classici dei racconti fantasy.

Lo stile completamente bidimensionale, piuttosto colorato, stride poi con l'atmosfera generale data dalla narrativa, su cui torneremo in seguito. Anche qui, qualche trovata affascinante non riesce a salvare un comparto che sa di già visto e che non riesce a conquistare il giocatore tra una battaglia e l'altra.

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Ostico fin dall'inizio, si viene spesso messi in una situazione 'uno contro tanti'.

Forse sarebbe stato meglio che le penne digitali dei disegnatori si fossero lasciate ispirare dalla colonna sonora, che invece riesce ad arricchire e sottolineare la trama che racconta della coltre di morte e distruzione che sta per avvolgere il mondo in cui ci avventureremo. Tracce cupe, quasi marce funebri fatte di lunghe percussioni di tamburi o cori tetri, che inquietano e danno maggior peso alle tristi parole che leggiamo a schermo.

Infatti, in un mondo medievale dove cappa e spada hanno la prima parola, sta per abbattersi un avvento che si pensava accadere solo nelle leggende scritte sui libri. La Mietitura vede l'arrivo di grigie creature che fanno fuori chiunque si pari sul loro camminano o nel migliore dei casi marchiano le persone normali con un simbolo sul collo che le maledice per il resto della loro esistenza. Sangue e decadimento fanno da filo conduttore dei nefasti eventi, a narrare una storia decisamente adulta, che si nota anche nei pochi problemi fattisi nell'usare parolacce e imprecazioni per dare colore ai dialoghi.

Mettetevi comodi e preparate una tazza di caffè quando avviate Ash of Gods, ci sarà da essere pazienti. Prima di sforzare le meningi su quanti quadratini vi separano dall'attaccare il nemico, ci sarà da leggere tanto tanto testo. I dialoghi sono chiaramente uno dei punti cardine del gioco, e ne avvengono tanti negli spostamenti dei personaggi alla ricerca della salvezza dalla Mietitura.

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Preparare le mosse in anticipo può risparmiare danni irreparabili.

La traduzione in Italiano è una manna per chi non mastica l'inglese e il lavoro svolto deve essere stato sicuramente lungo e faticoso, e purtroppo qualche refuso è sfuggito nella localizzazione nella nostra lingua. Errori antipatici ma niente che alteri trama o infici l'adattamento, magari vi sfuggiranno anche durante la lettura delle tante frasi. La quantità di testo non è tuttavia il difetto della narrazione, Torment ci insegna, quanto più il ritmo con cui questi rallentano l'avvicendarsi del combattimento.

Il problema principale sta invece nella scelta di riversare addosso al giocatore una quantità di nozioni sul mondo che ci circondano, sulle popolazioni che lo abitano e gli eventi accaduti. Si fa fatica a districarsi e dare ordine a tutte queste informazioni, e la scelta si rivela quindi infelice. Peccato perché la trama complessa e completa, che riserva anche qualche plot twist, è l'elemento che salva Ash of Gods dal baratro dell'insufficienza, poiché superato con tenacia lo scoglio della scelta narrativa ci si riesce ad appassionare alle vicende che si succedono, e si prosegue con curiosità per capire come si muoveranno i protagonisti.

Scelte che spesso ricadono sul click del nostro mouse, con cui possiamo decidere quale piega prenderà la storia, scegliendo quale percorso seguire sulla mappa del mondo e con quali frasi rispondere in alcuni dialoghi. Possiamo decidere o meno se tenere in vita un personaggio o farlo fuori ad esempio, e quindi cambiare radicalmente il loro futuro.

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Le illustrazioni fin troppo colorate spezzano l'atmosfera tetra creata dalla narrativa.

Stessa cosa può accadere nel combattimento. In ogni battaglia bisogna ponderare bene quali mosse eseguire, quante caselle sono necessarie e quanta energia o vitalità queste sprecheranno. La crudezza della trama trova linea comune con quella degli scontri, spesso difficili già al livello "normale", dove verremo spesso sconfitti prima di trovare la giusta via per soverchiare i nemici.

Sbagliare anche solo un attacco e sprecare i parametri necessari può facilmente voler dire sconfitta per tutti i nostri compagni e assegnare loro un "permadeath", un elemento positivo che spingerà gli appassionati a valutare tutto il sistema nel suo completo. Siamo delusi però dalle meccaniche delle carte da gioco. Sono inserite bene nelle meccaniche, costituiscono praticamente delle abilità comuni a prescindere da turno, ruolo e classe, ma solo alcune ci sono parse di grande utilità, o veramente determinanti al fine della battaglia.

La progressione è comunque costante, seppur lenta, nei livelli dei personaggi e nelle abilità che questi possono acquisire. Ad ogni livello è possibile assegnare dei punti abilità e ottenere nuove mosse per ogni personaggio, specifiche per la sua classe. Dopo diverse ore avrete a disposizione un team fatto di membri complementari tra loro da gestire in maniera ottimale sul campo di battaglia. Chi possiede grande vitalità va posto in prima linea, così come maghi e monaci vanno posti più indietro per sfruttare le abilità di cura e di ricarica, meccanismi noti a tutti i fan di questo genere.

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Nella traduzione italiana qualche refuso è sfuggito alla revisione. Comprensibile, dato il tantissimo testo che inframezza gli scontri con i nemici.

Ash of Gods Redemption ci prova ma non riesce a distaccarsi da quello che è il suo riferimento più vicino, The Banner Saga, e agli altri esponenti del genere strategico a turni. Una trama solamente buona ed un ritmo estremamente compassato lo relegano ad essere adatto a chi è davvero appassionato di questo tipo di meccaniche ed è alla ricerca di un nuovo titolo dove continuare a combattere di casella in casella. Per tutti gli altri, meglio rivolgersi altrove, o leggere un bel libro Fantasy.

6 /10

Riguardo l'autore

Michele Sollazzo

Michele Sollazzo

Redattore

Provenendo dalla leggendaria regione del Molise, non poteva fare a meno di vivere avventure in mondi virtuali. Dopo un'infanzia vissuta tra gli arcade dei bar diventa adulto firmando petizioni per far uscire Shenmue 3. Ora è passato a Outcast 2.

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