Final Fantasy XIII Trilogy - recensione

Final Fantasy XIII, XIII-2 e Lightning Returns entrano nel programma retrocompatibilità: si stava meglio quando si stava peggio?

Pur rimanendo distante anni luce dal disastro che fu Final Fantasy XIV prima dell'uscita di A Realm Reborn, Final Fantasy XIII è stato un gioco molto discusso ai tempi della sua uscita e che tutt'ora regala infinite diatribe più o meno accese, sia dentro che fuori il web.

Il primo titolo di quella che sarebbe diventata in futuro una trilogia porta sulle spalle il peso di un cambiamento strutturale avviato fin dai tempi di Final Fantasy X, ma che era stato evitato nell'undicesimo capitolo per via della sua natura online e che Final Fantasy XII è riuscito a mascherare con saggi espedienti: il drammatico compromesso tra dettaglio grafico e libertà d'esplorazione, fra tempi di sviluppo e scadenze di pubblicazione.

Il popolo di videogiocatori appassionati si batte ancora oggi il petto giorno e notte per le mancanze di Final Fantasy XV, dai contenuti mostrati nei trailer del tutto diversi o persino assenti nel gioco finale, arrivando fino al secondo Season Pass (The Dawn of the Future) cancellato pochi mesi dopo l'annuncio; nel mentre, il dramma del tredicesimo capitolo e del suo cut-content viene consumato in silenzio, spesso con assai meno comprensione da parte del pubblico.

Ai tempi della sua uscita, Final Fantasy XIII stupì per il suo impatto estetico, un combat system sorprendentemente dinamico e malleabile e un roster di protagonisti certamente non perfetti, ma in grado di relazionarsi fra loro in maniera convincente. Tutto questo è stato purtroppo minato da una gestione infelice dell'ambiente di gioco, privo di città esplorabili e ridotto per un buon 85% a stretti corridoi dentro i quali avanzare tra un - curatissimo - filmato e l'altro.

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L'estetica di Final Fantasy XIII è uno degli elementi meglio riusciti del gioco.

Per inappuntabile che fosse il design e lo studio dietro il mondo e i suoi personaggi, tanto la narrazione quanto il gameplay del titolo sono stati privati di elementi fondamentali, quali il contesto all'interno del quale inserire in modo convincente i protagonisti (anche per approfondirne carattere e background) e l'effettiva possibilità da parte del giocatore di godere del sistema di combattimento senza un macchinoso, massacrante, ripetitivo andirivieni dal punto A al punto B di questo o quell'ennesimo corridoio.

Final Fantasy XIII non è un Final Fantasy vicino ai canoni classici della saga, ma il cambiamento è stato drastico e per certi versi anche inevitabile a causa dei compromessi di cui sopra ed è comprensibile che una fetta di appassionati non abbia apprezzato e nemmeno accettato.

Su certi aspetti, Final Fantasy XIII-2 corresse il tiro: senza dubbio malvisto a sua volta per la natura di sequel di un titolo della numerazione principale (è risaputo quanto sia amato e odiato Final Fantasy X-2 per la stessa ragione), il gioco ha concesso maggior spazio a Serah, sorella della protagonista del prequel, ha offerto spunti di riflessione su tematiche sempreverdi come l'amore e la morte, e ha regalato un antagonista assai più interessante rispetto a quanto visto nell'originale Final Fantasy XIII.

Tutto ciò è accompagnato dalla suddivisione del mondo di gioco in veri e propri livelli, mappe dall'estensione variabile e disposte lungo un reticolato di "linee temporali": non si tratta del tanto implorato ritorno a una struttura a world map dei primi titoli della saga, ma l'idea si è rivelata un valido compromesso per tutti.

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Le situazioni “urbane” del primo titolo della trilogia sono quasi assenti, sacrificate a causa della condizione di reietti dei protagonisti.

Ultima, ma non meno importante, è l'introduzione dei mostri nel roster dei personaggi controllabili, per offrire una maggiore personalizzazione della squadra e flessibilità del già ottimo sistema di combattimento, finalmente sfruttato in modo soddisfacente.

Infine, Lightning Returns: Final Fantasy XIII, croce e delizia della trilogia. Trattandosi di un prodotto sviluppato in tempi assai ridotti, è comprensibile (ma non necessariamente giustificabile) il riciclo compulsivo di asset dei capitoli precedenti, così come la struttura a dir poco semplificata delle meccaniche di gioco, nemmeno lontanamente paragonabili ad altri titoli a tempo, primo fra tutti The Legend of Zelda: Majora's Mask.

Per le stesse ragioni risulta discutibile anche la gestione dei personaggi, che pur avendo un incipit interessante finiscono semplificati al limite della banalizzazione, tanto nell'interazione con la protagonista che con la loro evoluzione nel corso della storia.

Va comunque elogiato ancora una volta il sistema di combattimento, purtroppo calato in una struttura di gioco che non solo non premia, ma persino punisce il videogiocatore desideroso di goderne ad ogni occasione. Lightning Returns: Final Fantasy XIII è stato in ogni caso un gioco pensato e creato per fanservice, per soddisfare i fan della saga di Lightning interessati più alla sua storia ed epilogo che a un titolo privo di difetti... Per quanto buona parte di questi sarebbe stata evitabilissima con un budget superiore e mesi aggiuntivi per lo sviluppo.

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La protagonista, soprannominata Lightning, riprende i canoni della “donna coraggiosa” già visti nella saga, puntando però ancora più in alto.

La trilogia di Final Fantasy XIII è sempre stata e rimarrà memorabile nella storia della saga, anche per via del suo legame con Final Fantasy XV, inizialmente conosciuto come Final Fantasy Versus XIII e pensato appunto come spin-off del tredicesimo capitolo.

Cercando di non farsi accecare dalle emozioni o aspettative (e delusioni) personali, è possibile notare che i capitoli XIII e XV sono l'uno l'opposto dell'altro sotto tanti aspetti: da una parte un gioco con mappe ridotte all'osso e prive di esplorazioni opzionali, combat system fondato sul costante alternarsi di diversi ruoli per ciascun membro della squadra, numerosissimi filmati in CG, un archivio letteralmente indispensabile per la comprensione della lore e la storia del gioco e una protagonista femminile dal carattere forte, che alla fine della sua epopea piegherà il destino e il divino alla sua volontà.

Dall'altra, un open world fin troppo ampio e costellato da fetch quest più o meno interessanti, un party fisso con ruoli ibridati, drammatica carestia di filmati in computer grafica o semplici conversazioni funzionali alla main quest, un background ambientale pressochè assente e introdotto solo superficialmente a distanza di un anno dall'uscita del gioco tramite DLC a pagamento (Pacchetto Regale) e, infine, un protagonista inconsapevole di buona parte di quanto accade intorno a lui e del suo stesso destino, che accetterà con regale coraggio al termine del suo viaggio ma dal quale non potrà, né vorrà ribellarsi.

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Final Fantasy XIII-2 introduce uno degli antagonisti più apprezzati e riconosciuti all'interno dei capitoli più recenti del brand.

Dopo un'iniziale cocente delusione, Final Fantasy XV è stato comunque ben accolto dai fan di tutto il mondo e le oltre 8.4 milioni di copie vendute ne sono conferma: forse per via dei suoi protagonisti meno "amichevoli" e di una struttura di gioco lineare in un periodo storico nel quale i giochi prevalentemente improntati alla narrazione erano ancora poco diffusi, Final Fantasy XIII non ha ricevuto la stessa comprensione. Entrambe le produzioni rimangono lontane dalla perfezione, ma hanno a loro volta tanto da offrire, sia per quantità che per qualità dell'esperienza.

Il recentissimo inserimento della trilogia della Fabula Nova Crystallis nel programma di retrocompatibilità Xbox One potrebbe quindi essere l'occasione perfetta per recuperare i titoli e viverli (o riviverli) senza pregiudizi, con filmati finalmente disponibili senza la terribile compressione dell'edizione Xbox 360 su DVD. Possono presentarsi minimi cali di framerate nel caso di battaglie concitate e filmati con numerosi effetti a schermo, ma si tratta comunque di situazioni sporadiche e che non minano minimamente l'esperienza della trilogia, che si mantiene ancorata a un solido framerate di 30 fotogrammi al secondo tanto su Xbox One standard che nella versione X della console.

Ciò che però cambia l'esperienza visiva è un potenziamento creato su misura per la Graphic Mode dell'ammiraglia Microsoft, grazie al quale i tre giochi rinascono a una risoluzione 4K e texture migliorate a partire dagli asset originali: il risultato finale è notevole e fa dubitare di trovarsi davanti a titoli della scorsa generazione videoludica.

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Per via di tempi di sviluppo e scrittura risicati, buona parte dei volti noti avranno poca o zero evoluzione, senza confronti soddisfacenti con la protagonista.

Pur coi suoi numerosi e oggettivi limiti, Final Fantasy XIII e i suoi sequel sono ad oggi giocabili come mai prima d'ora, protagonisti di un miglioramento tecnico superbo. Chissà che questa non possa rivelarsi il tanto atteso momento per ottenere l'indulgenza plenaria o, semplicemente, una seconda occasione.

9 /10

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