Ogni volta che ci troviamo per le mani un nuovo capitolo della serie MotoGP seguiamo sempre lo stesso rituale: Mugello, Ducati, clima sereno, una trentina di giri non stop per mettere a fuoco tutte le novità dell'edizione. Solitamente, un anno dopo l'altro, notiamo qua e là i miglioramenti alla grafica, un lieve balzo avanti della fisica, una crescita del feeling dato dalla gomma sull'asfalto e qualche dettaglio in più fra le texture degli sfondi.

Con MotoGP 19, tuttavia, è successo qualcosa di inaspettato: non siamo riusciti a fermarci. I trenta giri canonici hanno iniziato a diventare quaranta, poi cinquanta, poi sessanta, e mentre la memoria muscolare cresceva ad ogni passaggio sul traguardo, le staccate arrivavano sempre più tardi e i decimi si riducevano un intertempo dopo l'altro. Prima ancora che ci concentrassimo sulla componente meccanica, una caratteristica è emersa sopra tutte le altre: questa edizione è dannatamente divertente da giocare.

Ed è piuttosto difficile spiegare il perché. Forse la magia accade per merito degli evidenti miglioramenti al feed degli pneumatici, forse per l'innovazione alla base della fisica, o magari grazie all'eccellente lavoro svolto dai ragazzi di Milestone sull'Unreal Engine. Ma alla fine il perché non è così importante: ciò che conta è che il difficile equilibrio tra simulazione e intrattenimento è stato raggiunto con successo e, una volta presa confidenza con i traversi, diventa molto difficile riuscire a staccarsi dallo schermo.

Parliamoci chiaro: nonostante la presenza di una serie di impostazioni pensate per accontentare anche i piloti alle prime armi, vedi trasmissione automatica e fisica assistita, la natura di MotoGP 19 è quella del racing hardcore, forte di una gestione certosina dell'elettronica e, soprattutto, della stratificazione portata dal rinnovato funzionamento delle gomme.

Tenendo la relativa opzione attiva, non bisogna solamente monitorare la temperatura dell'anteriore e del posteriore per evitare di mandare la mescola in fusione dopo una dozzina di staccate, ma è possibile anche occuparsi autonomamente dell'impiego delle coppie per l'intera durata del weekend di gara, e la strategia sarà importante almeno quanto l'abilità alla guida; il consumo non perdona, e spingendosi oltre il limite si può addirittura notare ad occhio nudo il degradamento del battistrada.

Insomma, attenzione a guidare aggressivi, specialmente se siete amanti del realismo, perché quest'anno troverete pane per i vostri denti, e non solo a causa delle meccaniche di guida. L'intelligenza artificiale, infatti, ha subito una serie di miglioramenti che definire sostanziali sarebbe un eufemismo. A.N.N.A, Artifical Neural Network Agent, è il nome del sistema di IA neurale studiato da Milestone assieme ad Orobix, un sistema che solo a vederlo in azione fa spavento.

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Sappiamo benissimo cosa state pensando: è solo un miglioramento del "computer" al quale è stato assegnato un nome esotico. In realtà, la questione è un po' più complicata. Tutti i piloti governati dall'intelligenza artificiale hanno accesso ad una serie di neuroni connessi ad un controller proprio come il nostro, e nel corso degli ultimi mesi hanno maturato un'esperienza di oltre centomila giri e centinaia di situazioni differenti per ogni tracciato disponibile; ciò significa che la sensazione di "elastico", le entrate assassine e le traiettorie standardizzate, sono solamente un ricordo lontano.

Ogni avversario è unico, adotta comportamenti inaspettati, verosimili e corretti, ha un campo visivo che non è poi così distante da quello del giocatore, capisce quando gli stiamo chiudendo lo spazio e quando, invece, può infilarci senza arrivare al contatto. Allo stesso modo è importante tenere a mente che non si tratta assolutamente di una macchina infallibile. Certo, impostando il livello di difficoltà oltre il 100%, molto probabilmente verrete costantemente sverniciati, ma ciò che conta è che l'IA non può mai 'barare' e rimane saldamente ancorata agli stessi confini di qualsiasi pilota umano.

Così, dopo aver ricevuto un po' di schiaffi da Marquez in modalità Gran Premio, ci siamo gettati nel vivo della Carriera. La prima, grande novità sta nella possibilità di scegliere da quale categoria iniziare il nostro viaggio, anziché debuttare forzatamente con la RedBull Rookies Cup. Fin dai test invernali di Sepang è evidente la ritrovata profondità del sistema di sviluppo moto: all'inizio, infatti, vengono sottoposti all'aspirante campione tre diversi pacchetti ingegneristici senza che sia indicato quali modifiche ciascuno apporti all'assetto.

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Sta al pilota, giro dopo giro, tenere sott'occhio il consumo gomme, il passo gara, la manovrabilità e la velocità di punta, testando le opzioni una per una e selezionando quella che risponde meglio alle esigenze o, più semplicemente, quella con cui si registrano i tempi migliori. Una volta scelto un pacchetto, telaio e motore potranno solamente essere potenziati a partire da quella base, ma nel corso delle prove libere avrete l'opportunità di misurarvi nei test di sviluppo per lavorare sulla performance, migliorando freno motore, anti wheelie e traction control.

L'intero weekend è una festa: partendo dalle libere, passando per Q1 e Q2 per arrivare infine al GP, ogni sessione riesce nell'intento di essere divertente e impegnativa, mentre i sopracitati test aggiungono un po' di pepe all'amalgama. Si poteva fare qualcosa di più nella diversificazione delle attività di ricerca e sviluppo, perché queste si limitano sempre alle solite tre opzioni: giro veloce, analisi percorrenza e simulazione di gara, un set che tende a diventare ridondante piuttosto rapidamente.

La più grande sorpresa è stata la modalità Sfide Storiche, sezione nella quale si è chiamati a ripetere alcune fra le più grandi imprese della storia del GP, per arrivare a sbloccare il relativo pilota e l'iconica moto. Oltre a riportare al centro del palcoscenico, e lo diciamo con un pizzico di malinconia, personalità del calibro di Marco Simoncelli e Daijiro Kato, questa sezione aumenta notevolmente le dimensioni del pacchetto, mettendoci alla prova lungo le categorie Eroi della 500cc, Alba della MotoGP, Le Grandi Rivalità ed Era Moderna, per un totale di 60 sfide individuali.

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Ci sarà chiesto, ad esempio, di ripetere l'ultimo giro di Valentino a Catalunya 2009, con l'intramontabile (e impossibile) sorpasso su Lorenzo proprio all'ultima curva, ma a fare capolino fra i protagonisti delle challenge ci sono fiumi di leggende come Biaggi, Hayden e Stoner, così come i grandi dell'indomabile 500cc 2 tempi, da Mick Doohan, protagonista del suo ultimo fastest lap prima della caduta in Spagna, fino a Wayne Rainey, del quale dovremo ripetere lo storico record imposto all'epoca sul circuito di Brno.

Insomma, siamo di fronte a una serie di piccole chicche corredate dalle immagini ufficiali, un segmento che, finalmente, riesce a scostarsi efficacemente dall'offerta classica. Direttamente dalla serie Ride arriva poi un elaboratissimo editor delle livree che permetterà a tutti gli appassionati del design motociclistico di cimentarsi nella personalizzazione di caschi, adesivi e numeri. Il nostro pilota, invece, può contare su un ulteriore strato di customizzazione che tocca tanto l'impostazione alla guida, fra il numero delle dita impiegate in frenata e lo stile della piega, quanto le centinaia di accessori ufficiali e personalizzabili.

Chiude il pacchetto con un bel fiocco l'infrastruttura online, rinnovata nella forma e nella sostanza. La novità più attesa è senza dubbio quella dei server dedicati che, verrebbe da dire finalmente, riducono al minimo il ping di chiunque abbia una connessione che sia quantomeno decente, eliminando, sulla carta (purtroppo i server erano mezzi vuoti), uno fra i più grandi problemi delle istanze passate.

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Ancor più importante è la possibilità di selezionare ogni singola opzione delle lobby multigiocatore, permettendo a qualsiasi utente di creare il proprio GP personalizzato. In ultimo tornerà anche quest'anno il MotoGP eSport Championship, la competizione che regala a tutti i giocatori la possibilità di affrontare una serie di prove nel tentativo di qualificarsi per le fasi finali e, magari, strappare il titolo al due volte campione del mondo Trastevere73 durante una tappa ufficiale del GP.

È ora di passare alle questioni spinose, o meglio, a quelle che solitamente erano le questioni spinose. La limatura tecnica portata da Milestone ha potenziato notevolmente l'estetica del prodotto finito: le texture dei veicoli sono impeccabili, motion blur ed effetti non sono mai ridondanti, ma è soprattutto il sistema di illuminazione ad aver fatto passi da gigante, riuscendo di per sé a regalare nuova linfa vitale all'intero comparto grafico.

Tutto perfetto quindi? No, c'è ancora qualche incertezza nella vegetazione di sfondo, nella resa delle sequenze ai box, nelle geometrie delle strutture adiacenti al circuito e nelle animazioni una volta smontati dalla sella. La differenza rispetto alle passate edizioni è che gli spigoli hanno poca importanza: è evidente che tutto l'impegno del team si è riversato con successo nei punti dove c'era più bisogno, fra la fisica, l'intelligenza artificiale, il feeling alla guida, la varietà dell'offerta e l'infrastruttura online.

L'impatto visivo è notevole, il framerate è solido e la componente meccanica funziona proprio come dovrebbe. Quindi sì, ci sta chiudere un occhio su qualche fronda o capannello di pubblico non eccessivamente convincente. D'altra parte rispetto al laser scan dell'anno scorso, questa volta si è optato per una riproposizione dei circuiti che fosse artigianale, partendo da una serie di semplici foto, e quel che si è perso in fedeltà si è guadagnato in appeal, per un risultato complessivo sopra gli standard del franchise.

Il piatto si è fatto ricco e anche l'intera categoria della MotoE si è conquistata uno spazio sul palcoscenico, rendendo il parco moto ed il roster piloti i più vasti fra quelli incontrati nella serie. L'unica pecca, che per alcuni potrebbe rappresentare un pregio, è la sostanziale differenza tra la fisica che gestisce i mezzi della categoria regina e quella che governa il resto dell'offerta; in sostanza le MotoE, così come tutti i mezzi classici, risultano più pesanti e difficili da governare, aumentando il livello di realismo ma abbassando il tasso di adrenalina.

L'intera costruzione di MotoGP 19 poggia le sue fondamenta sulle risposte alle più grandi questioni sollevate dagli appassionati, a partire dai problemi delle funzionalità online risolti attraverso i server dedicati, passando per l'insoddisfacente I.A. rinata attraverso A.N.N.A, per arrivare infine all'acerbo sfruttamento dell'Unreal Engine, ora maturato al punto da produrre la migliore trasposizione videoludica dedicata alla MotoGP.

Ma c'è un altro elemento nascosto sotto il sistema degli pneumatici e sotto l'ineluttabile fisica della Carriera Pro, qualcosa che va oltre le 60 Sfide Storiche e i raggi di sole che scaldano l'asfalto del Mugello. Quell'ingrediente segreto è il divertimento, la voglia di migliorarsi, la capacità di un videogioco simulativo di far scordare lo scorrere del tempo. Ecco: quell'ingrediente è tornato con MotoGP 19.

8 /10

Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

La fiamma per i videogame nasce quando a 3 anni subito il battesimo del fuoco col Super Nintendo. Ex QA tester, oggi è diviso tra la giurisprudenza e una comunicazione che non è solo quella delle proprie opinioni.