L.A. Noire: The VR Case Files - recensione

Sette casi in cerca d'autore.

Spesso e volentieri noi critici di videogiochi utilizziamo l'espressione "calarsi nei panni del protagonista". L'avvento della realtà virtuale su larga scala ha dato un nuovo significato a questa frase e ci ha permesso di vivere una miriade di esperienze in modo totalmente diverso da quanto avevamo fatto fino a pochi anni fa. Avreste mai pensato che un giorno avreste potuto vivere una storia terrificante come quella di Resident Evil 7 in VR? Che dire poi di giochi come Tetris Effect o Beat Saber? Vogliamo poi parlare di Wipeout Omega, Z.O.E. Mars o del delizioso Astrobot?

Da oggi alla lista di esperienze disponibili su PlayStation VR si allunga ulteriormente con l'arrivo di L.A. Noire: The VR Case Files, pseudo spin-off del gioco Rockstar sviluppato dall'ormai defunto Team Bondi che (eccola di nuovo) ci calerà nei panni del detective Cole Phelps. La Los Angeles corrotta e piena di droga di fine anni '40 ci attende di nuovo per risolvere sette casi creati appositamente per l'occasione. Pur non avendo una vera e propria trama e una durata che si aggira sulle 5/6 ore, The VR Case Files fornisce un filo conduttore capace di dare un interessante epilogo della tenace carriera di Phelps.

La selezione fatta da Rockstar per i casi inclusi in questo titolo non è casuale. Ciò che fin dall'inizio gli sviluppatori volevano era fornire al giocatore una panoramica completa delle meccaniche del gioco, per la prima volta fruibili con un'immersione totale. Esplorazione, indagine, fasi di guida, inseguimenti, scontri a fuoco e combattimenti. A prescindere da quale momento vivrete nel gioco rimarrete piacevolmente sorpresi dalla precisione con cui i PlayStation Move (unica opzione di controllo per questo gioco) risponderanno alle vostre sollecitazioni. In VR sarete inoltre chiamati a compiere azioni che nel gioco originale venivano gestite dalla semplice pressione dei tasti, dal caricamento manuale dell'arma al movimento delle braccia durante una scazzottata.

Le fasi investigative e gli interrogatori del gioco originale erano una delle cose più curate dell'intero gioco. Il dover tener d'occhio le reazioni dei sospettati, i loro occhi o le mani i cui impercettibili movimenti diversi dal solito avrebbero potuto tradire segni di nervosismo... chi ha giocato L.A. Noire sa a cosa ci riferiamo. In The VR Case Files potrete viverli ancora più da vicino analizzando "fisicamente" gli oggetti, ruotandoli per scoprirne i dettagli che infine potrebbero tornarvi utili nel prosieguo dell'indagine. Ancora più coinvolgente è l'ispezione dei corpi che inevitabilmente troverete sulle scene del crimine. Dovrete spostarli, scostarne i vestiti per trovare oggetti nascosti e compiere tutte quelle azioni che vi permetteranno di ricostruire l'accaduto. Queste sono purtroppo anche le uniche fasi di gioco in cui abbiamo riscontrato delle imprecisioni nel tracking dei movimenti, ma Rockstar era probabilmente cosciente di questi possibili errori e ha reso queste fasi meno rigide in termini di collisioni e percezione della profondità.

L'annoso problema del motion sickness è stato gestito con i soliti stratagemmi a cui ormai la VR ci ha abituati: teletrasporto, hot-spot e via dicendo. Il risultato è eccellente in quanto nessuna fase di gioco ha intaccato minimamente le pareti del nostro stomaco. I più sensibili di voi possono tuttavia "spezzare" il gioco in un paio di sessioni piuttosto brevi ma sufficienti a portare a termine tutti i casi.

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Potrete decidere a quale dei sette casi dedicarvi di volta in volta in quanto la trama che li lega è appena accennata.

Sorprende infine l'incredibile cura riposta nei dettagli secondari della produzione. Particolari anche apparentemente insignificanti sono stati inseriti per dare al giocatore quella sospensione dalla realtà che risulta fondamentale in un gioco VR. Un esempio su tutti: in base alla tenuta indossata da Phelps vedrete i dettagli dei suoi vestiti, così come l'ombra del berretto d'ordinanza che ostruirà in minima parte la visuale. La qualità dei volti e delle espressioni dei personaggi con cui interagirete è ancora oggi incredibile e vissuta in presa diretta da dentro le scene fa ancora più impressione.

Visto che aveva un po' di tempo extra, Rockstar si è anche divertita ad inserire alcuni mini giochi all'interno di L.A. Noire: The VR Case Files. Si tratta di corse d'auto su pista e scontri di pugilato sul ring. Potrebbero sembrare poca cosa ma vi assicuriamo che la cura riposta nella loro realizzazione è notevole, al punto da farci desiderare una loro implementazione all'interno di un'esperienza ludica ben più lunga e articolata.

Se non avete mai giocato L.A. Noire vi consigliamo di farlo prima di avventurarvi nei VR Case Files. In questo modo avrete la possibilità di godere ogni sfumatura della trama, di approfondire la conoscenza con i personaggi principali, ma soprattutto di apprezzare gli sforzi fatti per rendere questo eccellente gioco godibile anche in realtà virtuale.

8 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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