In Other Waters - recensione

Biologia marina, che passione!

Il settore dei videogiochi ha una grande opportunità in questo periodo. Oltre a essere uno dei pochi a crescere approfittando di maggiori "occasioni d'uso" (siamo tutti a casa in quarantena, per dirla facile), ha un'attenzione, una quantità di occhi su di sé superiore al normale.

Per questo, è con una certa soddisfazione che accogliamo titoli che seguono strade originali, percorsi mai provati per offrire esperienze che possano incuriosire anche pubblici diversi da quelli classicamente interessati ai videogiochi. In Other Waters è uno di questi titoli visto che, a nostra memoria, propone qualcosa di mai visto prima: impersonare una IA specializzata in biologia marina su pianeti alieni.

La creazione del developer unico Gareth Damian Martin è catalogabile come gioco d'esplorazione pesantemente basato su narrativa. La storia che si dipana di fronte al giocatore guida completamente l'azione con ben poco spazio per deviazioni o missioni secondarie.

Come detto impersoniamo una IA installata in una tuta subacquea usata da Ellery Was, la biologa marina in questione, per esplorare le profondità marine di Gliese 677C (pianeta tra l'altro realmente esistente e già usato come referenza in Alien Vs. Predator). Ovviamente dietro a questa esplorazione c'è un mistero, ovvero la richiesta d'aiuto lanciata da un'altra scienziata precedentemente impegnata nell'esplorazione, una certa Minae Nomura.

L'esplorazione avviene utilizzando l'interfaccia di In Other Waters che, con la sua esperienza tattile ed estetica, rappresenta uno dei potenziali punti forti del gioco, nonché una delle poche meccaniche di gameplay. Si tratta di un apparato a prima vista piuttosto esoterico che sembra un incrocio tra un sommergibile e un microscopio. Ci si muove, si lanciano 'scan' dei paraggi, si raccolgono campioni utilizzando leve e pulsanti che funzionano in maniera ben diversa da come siamo abituati. Apprendere il funzionamento di questo astruso macchinario è già parte del divertimento che si estende poi al piacere tattile ed estetico di utilizzarlo con profitto quando si diventa più esperti.

Tutto in In Other Waters è iconico. Non c'è nulla che venga rappresentato per come realmente è, e ogni simbolo significa qualcosa, sia nell'interfaccia che nelle profondità marine che esploriamo. Viviamo l'esperienza di esplorazione tramite quello che la macchina ci mostra nel suo linguaggio di rappresentazione iconica. Ci sono solo due eccezioni a questa regola.

La prima sono le descrizioni testuali di Ellery Was, una sorta di flusso mentale che leggiamo nel momento in cui esploriamo un "nodo d'interesse" che abbiamo scoperto. Queste finiscono poi in un diario scientifico una volta che si rientra alla base e rappresentano la progressione che otteniamo dall'esplorazione. Una nota importante: il gioco è completamente in Inglese e le descrizioni sono particolareggiate e utilizzano a tratti termini ricercati che potrebbero mettere in difficoltà chi possiede un livello meno che ottimo di conoscenza della lingua d'Albione.

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Una volta tornati alla base si travasano I dati tassonomici delle specie indagate nel database. Qui potrete leggervele con calma (a patto di padroneggiare molto bene l'inglese)

La seconda eccezione si concretizza nel momento in cui abbiamo raccolto abbastanza informazioni per ottenere, udite udite, un disegno della forma di vita che stiamo studiando! Il disegno in questione è, in pratica, la ricompensa per le informazioni raccolte. Se fino ad ora stavate pensando a Subnautica... beh, smettete di pensarci!

L'esplorazione è piuttosto variegata, visto che i fondali marini su Gliese 677C sono ricchi di sorprese, sia sul lato della geografia, sia su quello delle creature che troverete. Non c'è alcuno spoiler in questa descrizione, visto che le forme di vita appaiono subito all'inizio del gioco per poi...ecco qui invece ci fermiamo per evitare spoiler.

Oltre a esplorare e raccogliere informazioni dovrete anche attivamente risolvere delle situazioni in cui l'esplorazione si fa più complicata. Questo il più delle volte richiede deviazioni, backtracking e utilizzo di campioni che avete precedentemente raccolto; alcune delle forme organiche che troverete hanno infatti proprietà particolari che vi aiuteranno in situazioni precise. Starà a voi capire quale utilizzare e quando.

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La palette dell'interfaccia si adatta alla situazione in cui vi trovate, soprattutto alla profondità raggiunta.

L'ossigeno e l'energia a disposizione nella tuta funzionano da limiti unici per l'esplorazione. Non potete insomma prendervela troppo comoda facendo mille giri, pena il terminare le riserve e dover ricominciare dall'inizio del livello. Magari, durante l'esplorazione troverete qualcosa che vi potrà anche aiutare in questo senso...

In Other Waters riesce a creare un'atmosfera decisamente intrigante e le vicende si dipanano col ritmo giusto per tenervi incollati allo schermo. L'utilizzo dell'interfaccia è una novità che mantiene il suo fascino per qualche ora, ma che poi inizia a mostrare un po' la corda nel suo essere macchinosa. Su Switch, ruotare i joystick per ottenere posizioni precise non è proprio il massimo dal punto di vista dell'esperienza utente.

La grafica è decisamente affascinante, come anche la musica e la panoplia di effetti sonori che accompagnano l'esplorazione. Ma si tratta comunque, sempre, di un apparato visuale che si ripete all'infinito in cui le novità sono molto poche e l'esperienza di gioco lineare: titoli simili, come Duskers e Nauticrawl, hanno qualcosa in più.

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A volte Ellery si rivolge direttamente all'IA, ovvero a voi, e potere rispondere con delle semplici interlocuzioni positive o negative. La risposta della scienziata sarà ovviamente diversa, ma cambia poco dal punto di vista narrativo.

La tensione e l'utilizzo della fog of war in Duskers, l'esplorazione aperta e il sommergibile più ricco di opzioni e comandi in Nauticrawl sono solo due delle cose che In Other Waters mancano e svuotano un po' l'esperienza di senso drammatico e di gameplay puro. Esperienza che, comunque, in sé è limitata a una decina di ore, mediamente. Non c'è insomma troppo tempo per annoiarsi e la storia è sufficientemente interessante per mantenere la tensione e l'interesse costantemente alti.

In Other Waters è un gioco che mostra un potenziale estremamente alto ma che lo sfrutta solo in parte con un gameplay molto incanalato dalla narrativa, un'atmosfera sedata con tensione limitata e un'interfaccia che potrebbe non piacere a tutti per la sua macchinosità.

In caso siate alla ricerca proprio di un gioco con poca tensione drammatica, pressoché completamente lineare e non avete problemi a esplorare un'interfaccia di gioco particolare potete considerare un punto in più al voto in calce.

7 /10

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Riguardo l'autore

Davide Pessach

Davide Pessach

Redattore

Studia, scrive, videogioca da tanto, tanto tempo. Quando si annoia rimescola le carte e sposta le prioritā, ma i tre ingredienti principali rimangono quelli . Obiettivi? Solo due: curiositā e divertimento.

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