Snowpiercer - recensione

All'umanità può sempre andare peggio…

Siamo una società a strati, come una torta di nozze a più piani che si restringe verso l'alto. Ogni tanto viene visualizzata come una piramide, con pochi in alto al vertice e moltissimi a brulicare nella base al suolo. Ma alle volte è un grattacielo in cui le condizioni di vita migliorano di piano in piano.

Possiamo anche immaginare classi sociali inferiori che si aggirano su un pianeta devastato, mentre i ricchi e felici navigano in qualche astronave nello spazio.

Si potrebbe anche raffigurare e la nostra società come un treno, con la verticalità che diventa orizzontale, con la massa dei miserabili che si accalca nei vagoni di fondo, mentre mano a mano che si procede verso la motrice le condizioni migliorano, per arrivare all'empireo della prima classe.

Possiamo, perché le differenze sociali sono facilmente raffigurabili e mai come oggi l'argomento tocca nervi sensibili.

Tutto questo per dire che la nuova serie Netflix, Snowpiercer, pur tratta da un film di buon successo commerciale, ha ancora una sua ragion d'essere. Abbiamo avuto in visione i primi cinque episodi sui dieci totali e qui ne parliamo. Questi episodi saranno visibili dal 25 maggio e poi ne sarà distribuito uno alla settimana dal primo giugno.

La serie si può definire un prequel del film, nel quale si parlava di 18 anni di "viaggio" e di precedenti vane rivolte, mentre nella serie siamo a 6 anni, 9 mesi e 26 giorni dalla partenza del treno, immenso serpente di acciaio da 1001 vagoni, che gira intorno al pianeta in una sorta di moto perpetuo, perché dal movimento trae l'energia sufficiente per alimentarsi, nei circa 120 gradi sottozero dell'esterno. "The Engine Will Provide", dicono.

Una catastrofe climatica, causata dai dissennati comportamenti della razza umana, ha provocato una micidiale glaciazione che ha sterminato ogni forma di vita sul pianeta. Un previdente e misterioso miliardario, Mr. Wilford, con il finanziamento di altrettanti miliardari terrorizzati ha costruito un treno dove asserragliarsi, in una specie di perenne fuga da un destino di morte. Nell'attesa forse illusoria che il clima cambi.

Negli ultimi vagoni c'è la feccia, i miserabili che hanno assaltato il treno al momento della partenza, perché privi anche dei soldi per comprarsi un biglietto. Ma servono anche loro e vengono reclusi nel fondo e tollerati, per essere usati come mano d'opera per i lavori più umili.

Negli altri vagoni si trovano microambienti che ricreano necessari paesaggi terrestri, coltivazioni di verdure e frutta, allevamenti di animali da carne; un vagone contiene un habitat marino, da cui pescare (il sushi, anche alla fine del mondo).

Poi ci sono la terza e la seconda classe, con passeggeri sempre assoggettati alla classe dominante ma necessari al funzionamento di ambienti che vengono incontro ad altre insopprimibili esigenze della razza umana, pena la pazzia.

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La cupezza medievale delle classi inferiori.

Si può provare così la trasgressione, concessa anche se regolamentata; si può ascoltare la musica, perché non si vive di solo cibo, e ritrovare anche altre sensazioni legate a un mondo che non esiste più. Tutto finalizzato al benessere totale dei ricchissimi della prima classe, parassiti viziati e del tutto inutili.

Per chi commette gravi colpe ci sono i 'cassetti', specie di bare dove si finisce sedati e nutriti artificialmente. A governare questa complessa macchina dai delicati equilibri è una donna, bella e algida, unica a poter dialogare con il misterioso Wilford che nessun altro ha mai visto, l'uomo al comando della Macchina.

La serie mantiene questa suggestiva ambientazione ma all'inevitabile rivalsa sociale dei poveracci che era fulcro del film, aggiunge un filone noir. Un uomo è stato ammazzato e orrendamente mutilato nei vagoni dei privilegiati e per risolvere il delitto viene pescato uno del Fondo, Layton Well, che un tempo era stato un poliziotto.

Sullo sfondo troviamo il traffico di una misteriosa droga, il Kronole, che già era presente nel film. Quali segreti scoprirà Layton, in una micro-società che riporta tutti i vizi insopprimibili della cosiddetta umanità? Segreti pericolosi per l'assassino, per i mille traffici segreti che possono mettere a repentaglio il fragile equilibrio fra le classi e fra le classi, e l'autorità assoluta di Wilford?

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L'algida eleganza dell'empireo dei felici pochi.

La sopravvivenza necessita di organizzazione, regole severe che non tutti sono in grado di mettere in atto, perché mantenere l'ordine implica disciplina, anche dura. Ma quando si arriva a capire che le regole sono truccate, anche le classi meno svantaggiate possono manifestare insofferenza, al pari dei più disgraziati.

Lungo il filo di questa narrazione, nella risalita verso i vagoni di testa, verso la motrice, ci spostiamo lungo i vari ambienti ricreati a modello del film, ricreati con gusto estetico e validi effetti speciali. Intanto, in coda, non si smette di organizzare un piano per la ribellione decisiva.

Nella fantascienza cosiddetta distopica, quella che immagina apocalittici futuri prossimi venturi, le sparute comunità di sopravvissuti si riorganizzano sempre sulla base dei peggiori istinti dell'umanità, ricreando in peggio le condizioni pre-esistenti, quindi microcosmi dove le disuguaglianze sociali sono accresciute.

I ricchi sono rinchiusi nei loro ghetti ben protetti dalla massa dei miserabili, lasciati in vita per puro sfruttamento ma ben lontani dagli occhi e tenuti al minimo della sopravvivenza, vessati per terrorizzarli e comandarli meglio (sembra attuale vero?).

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Tre personaggi, paladini di tre diversi ordinamenti.

Lo abbiamo visto in una quantità di film, alcuni memorabili, che hanno influenzato enormemente il nostro immaginario, da Metropolis in poi. Citiamo solo i principali e chissà cosa ci dimentichiamo (lasciamo da parte il filone 'young adult' in stile Hunger Games, perché davvero derivativo): Galaxy Express 999, La fuga di Logan, Zardoz, Soylent Green, Brazil e Orwell 1984, inevitabilmente. E poi Gattaca, The Island, In Time ed Elysium, senza dimenticare La zona, dall'ambientazione più contemporanea.

Nel 2013 il regista coreano Bong Joon Ho, premiato quest'anno con l'Oscar per il suo Parasite, sempre affascinato dai conflitti di classe, aveva tratto il suo film Snowpiercer, dal fumetto Le Transperceneige di Jacques Lob (testi) e Jean-Marc Rochette (disegni).

Per la serie lo sviluppo è stato complicato, si dice sia durato tre anni per divergenze fra i produttori, fra i quali figura lo stesso Bong, la casa editrice Titan e il canale TNT. Lo sceneggiatore originale era Josh Friedman sostituito poi da Graeme Manson. A differenza di altri casi simili, di tutti questi contrasti non c'è traccia, però saremmo curiosi di sapere in cosa la visione originale si discostasse tanto.

Nel cast l'attrice più nota è la sempre bellissima Jennifer Connelly, delicata eppure inflessibile, attrice che passa quasi intatta attraverso i decenni senza mai inflazionarsi e senza rovinare la propria bellezza con interventi estetici deformanti, come tante colleghe.

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Un treno costretto al moto perpetuo.

L'investigatore è affidato al meno noto Daveed Diggs (le serie Undone e Black-ish), mentre nel resto del cast si trovano molte facce note, specie agli amanti delle serie TV, fra cui si riconoscono i più noti Iddo Goldberg (il pilota della locomotiva), Katie McGuinness (l'amata alleata di Layton nel Fondo), Mike O'Malley (il capo della sicurezza), Shaun Toub, il boss dei trafficanti.

In attesa di capire come si evolverà il conflitto di classe, perché la trama thriller trova soluzione al quinto episodio, possiamo dire che la serie sembra meno cupa e tragica del film, che si focalizzava solo sulla sollevazione dei miserabili contro il Potere, con l'intenzione di intrattenere più superficialmente con l'indagine sul macabro omicidio e sulle viziose efferatezze dei privilegiati ricconi, mentre la sacrosanta rivolta si va materializzando. E giustamente perché questo è un prodotto confezionato per essere gradito da una fascia più ampia di spettatori.

Mantiene comunque il suo interesse e coinvolge con le molteplici meraviglie e le inevitabili efferatezze di un mondo irripetibile, racchiuse nell'orizzontalità di un treno lanciato a folle velocità nel nulla.

Metafora potente e suggestiva della nostra società, delle nostre vite.

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