Relazione pericolosa - recensione

Caramelle dagli sconosciuti.

Le relazioni più pericolose di tutte sono state quelle di Choderlos de Laclos, portate su grande schermo da Stephen Frears con il suo film del 1988. E poche altre sono state fatali come l'attrazione del film di Adrian Lyne, con l'accoppiata Douglas/Close dell'anno precedente.

Il film di cui parliamo, in uscita oggi su Netflix, nei suoi due titoli mette insieme le due suggestioni, un Fatal Affair che da noi diventa Relazione Pericolosa.

In tanti vorremmo che la nostra vita fosse un film, un action avventuroso o una brillante commedia romantica. Certo nessuno vorrebbe che fosse un thriller o un horror.

La rampante avvocata Ellie, tutta borse firmate e tacco 16, non potrebbe lamentarsi: la sua vita sembrerebbe proprio un gran bel film, una brillante commedia romantica. Professionista di successo, bel marito ancora innamorato, figlia all'università, spettacolare casa subito fuori San Francisco, affacciata su spiaggia e oceano.

Ma: il marito è reduce da un incidente e non è più molto brillante, l'assenza della figlia dal nido pesa, il traffico per fare casa/ufficio è stressante. Si dirà, chi ha pane non ha denti... Inoltre gli ormoni bussano e si sa che fanno danno. E si precipita nel thriller/horror.

Ellie per caso ritrova un vecchio amico del liceo, uno che non vede da 20 anni. Il tizio fa indagini per gli studi legali ed è un hacker bravissimo. Lui la corteggia incalzante e l'improvvida signora lo asseconda un po' troppo. Quando all'ultimo si tira indietro, preda di un ripensamento saggio anche se sull'orlo del tempo massimo, l'uomo non è disposto ad accettarlo. E da bravo hacker quale è, inizia a stalkerarla, con metodi da manuale.

Ellie intanto prende tutte le decisioni sbagliate per le circostanze, Si dirà che diversamente il film durerebbe pochissimo, risponderemmo che non sarebbe un male. Ne prende anche qualcuna di più, mentre sbigottita mette in fila un po' di elementi che le fanno capire fino in fondo la portata del suo errore. Da segnalare un corpo di Polizia insolitamente reattivo, che in generale in questo tipo di storie le autorità sono sempre assai carenti.

Stupisce spesso nella vita di tutti i giorni la leggerezza con cui uomini e donne tradiscono i rispettivi partner con persone di cui non sanno se si potranno fidare, sulle cui reazioni non possono avere certezze. Senza arrivare al caso limite del già citato Attrazione Fatale, di sorpresine sgradite un amante deluso ne può orchestrare molte. In tempi di app per gli incontri con sconosciuti, un po' scalda il cuore vedere che anche conoscendosi di persona, o addirittura ritrovandosi, si possa andare incontro a inimmaginabili problemi (ma anche immaginabilissimi).

Tracimando però nel campo della psicopatologia, più raro per fortuna, ricordiamo stalker ben più angoscianti e storie più coinvolgenti, meno prevedibili di questa. Pensiamo a Obsessed, Il Ragazzo della Porta Accanto, il più teen You Get Me, La Terrazza sul Lago, con venature razziali, e anche la recente rilettura dell'Uomo Invisibile per mano di Leigh Whannell.

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Certe volte un marito affettuoso non basta...

E poi il classicone Cape Fear, l'inquietantissimo The Gift, l'angosciante Bed Time. Titoli che confinano come genere con altri come il memorabile Pacific Hights, La Mano sulla Culla, Inserzione Pericolosa, Abuso di Potere. E pure l'inedita serie TV Secret Bridesmaid's Business, oltre all'inquietante You.

Il regista Peter Sullivan, molto attivo nel campo dei film TV anche come produttore e autore, scrive pure la sceneggiatura insieme alla quasi esordiente Rasheeda Garner, tornando su un argomento già trattato in un suo film precedente, Secret Obsession.

Relazione pericolosa è un film con qualche infamia e pochissime lodi, nello svolgimento scolastico di una sceneggiatura che non riserva alcuna sorpresa, affidato a un cast medio pure lui, dove la più nota Nia Long ha interpretato una quantità di serie TV commerciali senza mai distinguersi per performance degne di memorie.

Omar Epps, qui imbambolato, mai sexy né inquietante, ha avuto una carriera in ascesa negli anni '90, con anche ingresso nel cast di E. R. e in Dr. House, ma poi senza grandi titoli. Il bel Stephen Bishop lo avevamo notato in Imposters e L'arte di Vincere.

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Il pericoloso “brivido caldo”.

Non intendiamo infierire su un film senza altre pretese se non fornire un intrattenimento superficiale in una serata televisiva estiva (che al cinema non sarebbe uscito neanche senza Covid).

Però sarebbe ora che qualcuno diffidasse gli sceneggiatori dei thriller/horror dal far abbattere ripetutamente il cattivo nelle colluttazioni finali, ma ogni volta parzialmente. Si dirà: ma così il film finirebbe prima. Ma, ripetiamo, alle volte non sarebbe poi male.

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