Unto the End - recensione

Un viaggio per tornare a casa. 

Tornare a casa e riabbracciare la propria famiglia è un concetto semplice e al contempo importante, che può rendere contemporaneamente un uomo orgoglioso e triste. Se però Bilbo Baggins ne "Lo Hobbit" ci ha insegnato qualcosa, è che un viaggio inaspettato è probabilmente l'avventura più entusiasmante che si possa vivere, soprattutto al di fuori della propria caverna.

Una volta scoperta la trama sussurrata di Unto the End, ci siamo trovati a nostro agio col lavoro svolto da 2 Ton Studios, gli sviluppatori di questo viaggio tra i ghiacci nelle nefaste terre norrene.

In esso vestiamo i panni di un padre, un uomo qualunque che esce a caccia per sfamare la propria famiglia in un ambiente freddo e inospitale, conteso da gruppi di troll e nemici di ogni sorta, in una Midgard affascinante che ci ha spinto a esplorarla attentamente.

A causa delle intemperie il padre si perde entrando subito in contatto con dei nemici spietati, privi di coscienza e pietà, desiderosi soltanto di banchettare col suo corpo e impossessarsi dei suoi averi.

Ed è qui che entra in gioco il sistema di combattimento, di chiara ispirazione soulslike, con un connubio di parate e affondi che ci ha piacevolmente ricordato For Honor di Ubisoft.

Siamo così costretti a combattere per tutto il tempo, osservando il nemico che abbiamo di fronte con la dovuta perizia per conoscere il suo pattern di attacchi e capire il momento giusto in cui affondare il nostro colpo. Se l'avversario ci incalza ripetutamente non possiamo fare altro che parare e contrattaccare, cercando successivamente di spezzargli la guardia e affondare il colpo.

Ogni strategia utilizzata, come il lancio del nostro pugnale addosso al nemico, può darci il tempo necessario per portare l'esito del combattimento dalla nostra parte, e raggiungere la tanto agognata vittoria.

Il combattimento dunque si basa su colpi e alti e bassi, sull'osservazione e sulla nostra analisi del nemico che ci troviamo di fronte. E siccome ci saranno molti avversari con pattern di attacco diversi, vi raccomandiamo di combattere senza fretta, o rischierete di perdere del tempo prezioso tra una morte e l'altra. Il che avviene sovente, soprattutto all'inizio del gioco, con le prime batoste che potrebbero spingervi ad abbandona Unto the End a causa di una difficoltà impegnativa.

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Unto the End è tutto disegnato a mano, con scorci davvero sensazionali e delle atmosfere davvero piacevoli.

Non essendo un tipico guerriero senza macchia né paura, il nostro silenzioso e provato personaggio avrà equipaggiata sin dall'inizio la sua spada, l'arma di difesa e attacco che stringerà per tutto il corso del suo viaggio.

Al suo debole arsenale alternerà anche delle picche affilate, che potrà recuperare dai cadaveri e lanciare successivamente addosso ai nemici per metterli in una condizione di svantaggio. Inoltre consigliamo di utilizzare il pugnale negli scontri più articolati o quando venite superati numericamente, ed è proprio in quel momento che dovete comprendere quale sarà la strategia migliore da attuare.

Morirete poiché è inevitabile, rifarete il medesimo percorso e affronterete gli stessi nemici finché non comprenderete le debolezze dall'avversario, che non esiterà a colpirvi a meno che non gli doniate qualcosa che potrebbe fermare la sua mano.

Potremo infatti scegliere una via meno belligerante e più diplomatica, che risolverà un bel po' di grattacapi e di potenziali conflitti: se doneremo dell'erba curativa a un ferito ci guadagneremo la sua fiducia, e questi ci donerà una chiave con cui avanzare nel corso dell'esperienza nei vari cunicoli che ci troveremo a esplorare.

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Nelle caverne e nei cunicoli troveremo delle trappole che potrebbero coglierci alla sprovvista e tante, tantissime morti.

L'esplorazione appunto sarà il centro nevralgico dell'esperienza, poiché ci permetterà di trovare strumenti utili per la nostra sopravvivenza. Se da una parte Unto the End prende ispirazione da alcuni soulslike e da For Honor, dall'altra invece ci ricorda l'esperienza survival di The Long Dark, con la sola differenza che non avremo la sete e la fame da soddisfare ma saremo costretti a fermarci molto spesso nei bivacchi per recuperare la vitalità, produrre delle cure con le erbe che raccogliamo nelle caverne, e fabbricare pugnali da lanciare addosso ai nemici.

Per alleviare le nostre sofferenze, così ad esempio da non morire dissanguati, basta aprire la barra di selezione rapida e ingurgitare un po' di erba curativa, riprendendo successivamente il nostro viaggio per tornare dalla nostra famiglia. Il crafting è perciò semplice e intuitivo: offre alla difficoltà un bilanciamento più approfondito che ci lascia il peso della responsabilità di qualsiasi nostro fallimento.

Consigliamo dunque di esplorare attentamente ogni area, raccogliendo più materiali utili possibili, come gli ossi e i legnetti per fabbricare dei pugnali e delle erbe curative per evitare di lasciarci le penne.

Se apprezzate i titoli senza interfaccia, sappiate che Unto the End segue alla lettera questa filosofia e non presenta neppure quel che noi considereremo scontato e come accade ad esempio con altri platform quali Ori and the Will of the Wisps o l'impegnativo Hollow Knight.

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Fabbricare le torce sarà importantissimo per non restare al buio. E se nel caso dovesse accadere, sarebbero guai serissimi. Munitevi dei materiali sparsi per il mondo e fate attenzione, là fuori!

Non è presente dunque una barra della vitalità utile a farci capire quando il nostro taciturno protagonista abbia la necessità di ripiegare per ripensare la propria strategia, e non è presente neppure quella della stamina, importantissima per dosare al meglio le nostre energie.

Capiremo di star morendo solo quando compariranno dei tagli sul corpo del personaggio, un campanello d'allarme da non sottovalutare che ci suggerirà di trovare un bivacco quanto prima, se non vorremo tirare definitivamente le cuoia.

Le atmosfere del gioco sono uniche e delicate, ma anche decise e inquietanti. Non ci sono composizioni musicali memorabili che ci accompagnino nel corso del nostro viaggio, ma solo il respiro affannato del protagonista che avanza passo dopo passo senza sapere cosa si troverà di fronte, né quale nemico dovrà abbattere per avanzare e tornare dalla propria famiglia.

Unto the End non ha una mappa che ci permette di orientarci, non ci sono aiuti di alcun genere e il sistema di combattimento è impegnativo anche per i giocatori più esperti: siamo noi che dobbiamo rammentare dove passiamo, con il problema di perderci senza ritrovare più la via di casa. E vi assicuriamo che non è affatto piacevole, poiché c'è il reale rischio di ricominciare l'avventura daccapo se si resta bloccati (e a noi è successo) a causa dell'intricato, labirintico ma ben gestito level design.

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Fermandoci ai bivacchi sparsi nel corso del nostro viaggio potremo ristorarci, cucirci le ferite, preparare il decotto curativo e poi partire verso altre morti.

A volte il gioco risulta fin troppo punitivo, rischiando persino di allontanare chi fa colazione con Dark Souls e cena con Sekiro: Shadows Die Twice. E non possiamo nascondervi che ci ha messo davvero alle strette, costringendoci a più riprese ad ampliare il dizionario delle nostre parolacce.

Unto the End non è un platform dinamico e rapido come gli altri a cui siamo stati abituati, perciò non aspettatevi salti alla Ori o schivate alla Hollow Knight. E se avrete la presunzione di capirlo immediatamente, potreste schiantarvi contro una barriera all'apparenza infrangibile, che potrà essere abbattuta soltanto quando imparerete a combattere e a riflettere sulle vostre strategie.

Unto the End si colloca nel mercato come un gioco per pochi, forse per pochissimi. È impegnativo e ispirato, con un sistema di combattimento convincente che il duo di 2 Ton Studios ha deciso di prendere da alcuni videogiochi già conosciuti, facendolo proprio e spremendolo fino all'osso negli scontri più impegnativi.

Se cercate perciò un titolo dove passare del tempo in attesa di una produzione più blasonata, allora non fatevelo sfuggire. Se invece tenete alla vostra sanità mentale, vi consigliamo di optare per altro, magari per qualcosa di più tranquillo.

7 /10

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Riguardo l'autore

Nicholas Mercurio

Nicholas Mercurio

Redattore

Classe '95, Nicholas ama i videogiochi difficili e gli RPG, non disdegna gli indie e fa incetta di titoli ogni volta che puņ, per riempire la sua preziosa collezione. Uno scapestrato, in tutto e per tutto.

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