Zack Snyder's Justice League Director's Cut - recensione

Quante ore della nostra vita vale il Director's Cut di Justice League?

L'articolo contiene spoiler per chi non avesse visto la precedente versione del film.

Zack Snyder è uno che va lungo, l'abbiamo capito. Questa ipotesi è supportata dall'elenco dei suoi film precedenti, tutti, tranne Il regno di Ga'Hoole, durano più di due ore e molti hanno avuto una seconda edizione sotto forma di una versione estesa.

Sulle censure delle produzioni e sulle conseguenti versioni integrali, sul diritto al famoso Director's Cut, si potrebbe scrivere un romanzo e Snyder meriterebbe un capitolo a lui dedicato. Director's Cut, Ultimate Edition o Extended Version possono sembrare la rivalsa del povero regista nei confronti dei perfidi produttori ma alla fine sono anche un'ulteriore fetta di business, perché provocano un nuovo movimento commerciale, il vero fan si va a rivedere il film precedente, spesso acquista quello nuovo.

Se la versione estesa di Dawn of Justice aveva un senso, perché con la sua mezz'ora in più rendeva il film compiuto, più armonioso, anche se alcune perplessità su un paio di snodi narrativi restavano, questa volta addirittura la nuova edizione raddoppia il tempo originale, arrivando a quattro ore e due minuti.

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Nel mondo di Snyder non c'è allegria nemmeno nei colori.

Si può discettare sulla "cupezza" di Snyder ma a certi supereroi la frivolezza, la battutina non si attagliano. Questo è stato lampante con il Justice League del 2017 che, abbandonato del regista a causa del suo grave lutto famigliare, era stato rimaneggiato e completato da Joss Whedon, che risultava come co-sceneggiatore insieme a Chris Terrio, anche se sua era stata la post produzione e la regia di molte scene rigirate e/o aggiunte.

Joss Whedon nelle sue opere, come regista e sceneggiatore, ha sempre avuto un tono più leggero rispetto a Snyder (anche se abbiamo appreso come nella sua vita privata sia una persona meno amabile di quanto la sua carriera potrebbe far credere). Ma nella sua versione, pur rispettosamente non firmata, la storia aveva preso una piega più "alla Marvel" (a sua volta tacciata in diverse occasioni di eccessive derive comedy da tanti puristi) e il prodotto finale era stato un film non così orribile come tanti avevano decretato, ma dimenticabile e, se rivisto dopo Batman vs Superman, davvero alieno, fuori traiettoria.

Per cui aspettavamo con grande interesse questo Director's Cut con il raddoppio dei tempi, l'inserimento di un nuovo importante villain e l'approfondimento dei protagonisti e delle loro meccaniche. In ogni modo consigliamo una fresca visione del film precedente, per godersi coscientemente ogni variazione, che va a coinvolgere forma e non solo sostanza. Insomma, il modo di raccontare, di descrivere di Snyder, che si ami o si odi, è personalissimo.

La storia è nota, Superman è morto, lasciando il mondo nel dolore, nel rimpianto e nel caos, perché mille nuovi cattivi hanno rialzato la testa. L'unico rimasto a contrastarli è Batman, devastato dal dolore e dal rimorso. Ma una nuova minaccia incombe, come lui aveva fatto capire nel finale di Dawn of Justice (ne aveva avuto "la sensazione"): l'arrivo del mostruoso, potentissimo Steppenwolf, alla guida del suo esercito di ferocissimi Parademoni.

Batman si rende conto di non poterlo fronteggiare da solo. Bisogna fare squadra, si deve formare una Lega. E League sarà, grazie ai nuovi compagni che faticosamente Batman recluta, dopo averli altrettanto faticosamente tracciati: Wonder Woman (la sempre carismatica Gal Gadot), l'eroica Amazzone, cui è legato da un interesse che lo sorprende; Flash (un frastornato Ezra Miller), ragazzetto allo sbando per disgrazie famigliari; Aquaman (Jason Momoa, fisico impotente e faccia strafottente), un ribelle in fuga dall'autorità, e Cyborg, infelice mix umano-tecnologico, dopo il disperato intervento del padre scienziato per salvargli la vita (Ray Fisher). Sono tutti degli outsider, che vorrebbero solo proseguire nelle rispettive, isolate esistenze e che Batman farà fatica a convincere.

Whedon ne aveva fatto un prodotto di puro intrattenimento action, in cui tutto sembrava ruotare intorno alla raccolta delle tre scatole Madri (tematica elementare da videogame), con l'adunanza dei componenti della futura Lega e le loro interazioni, spesso con toni fuori luogo. Certo c'era stata anche una bella parte della narrazione dedicata a uno dei personaggi più amati, intensa e accettabile.

Ma la deriva comedy aveva tolto spessore drammatico, anche se restava l'intensità di alcuni personaggi (Batman, Wonder Woman, Superman), mentre la parte più ridanciana era affidata a Flash e Aquaman. Nella nuova lettura, a far sorridere resta il ragazzo Flash, che ricorda nel suo infantile entusiasmo lo Spider Man di Tom Holland. Ma a ricevere ben altra luce è Aquaman, finalmente sottratto alle pose da bullo e alle battute sui pesci. Quanto a Cyborg, che era il personaggio più trascurato, qui viene approfondito, pur restando poco coinvolgente.

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I tre eroi/frontmen.

Nel capitolo conclusivo, nominato Epilogo, avvengono molte cose: troviamo le due scene che nella versione precedente erano sparse sui titoli di coda; ricompare un personaggio da sobbalzo; si riaffaccia l'incubo post-apocalittico di Bruce Wayne (quella visione avuta in B vs S mentre decrittava i file di Luthor), che però resta in sospeso e il finale ha un cliffhanger, che però chissà mai se vedrà sviluppi (ha detto il regista; "... per quanto riguarda le potenziali storie che sarebbero venute dopo questa, se mai fossero arrivate, non sembra più probabile").

Zack Snyder si riappropria della sua creatura che aveva dovuto drammaticamente abbandonare, esigenza comprensibile, supportata da Warner con l'esborso di altri 70/80 milioni di dollari (così si dice), pare anche nell'intento di sostenere la piattaforma HBO Max dai risultati finora non così entusiasmanti. Il film è stato girato in formato Imax, e la maggior parte degli spettatori lo vedrò trasposto su uno schermo tv, più o meno vasto ma che inevitabilmente riadatterà la dimensione dell'immagine (sullo schermo in 16/9 a lato ci sono le barre nere). La narrazione ha un maggiore respiro (e ci mancherebbe), tutto è più logico e consequenziale, sia per quanto riguarda l'azione, sia nello sviluppo dei caratteri e nei loro reciproci rapporti, perché concede molto più spazio alle singole vicende personali dei protagonisti e ai loro rapporti sentimentali e famigliari, a come tutti sono arrivati a quel punto. Perfino il malvagio Steppenwolf ne esce un po' "umanizzato", mentre ci saremmo aspettati di più dal nuovo "cattivo" Darkside (personaggio in CG doppiato da Ray Porter).

Alla fine viene da fare la conta di quante ore abbiamo dedicato a questo film: due quando è uscito nel 2017, altre due rivedendolo per "fare i compiti" (perché in effetti per apprezzare, notare le diversità era il minimo da fare) e ora altre quattro per la nuova versione (e si favoleggia che questo Director's Cut durasse sei ore e di molte scene Zack consiglia addirittura la visione al rallentatore). Totale otto ore della nostra vita. Ne valeva la pena? Francamente ci sembra un'esagerazione, adatta solo ai fan davvero accaniti. Ma vista la suddivisione in sei capitoli, in assenza del suddetto accanimento, il film può anche essere visto come la successione degli episodi di una serie tv, visto che durano sui 40/50 minuti ciascuno.

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Superman in black.

Onestamente va detto che in tanto minutaggio, non si prova mai la sensazione che si stia allungando il brodo (come certe volte si avverte anche in film brevissimi), perché Snyder ha tante cose da raccontare e indubbiamente sa come farlo. Abbiamo apprezzato l'incipit, di gran lunga migliore, con l'angoscia percepibile di chi ha dovuto veder morire un immortale, e lo sbandamento e lo strazio conseguenti. È molto più spettacolare la sequenza che ci mostra Flash in azione per la prima volta, i moventi dei personaggi e di tutta la vicenda sono meglio costruiti, i combattimenti sono tanti ma non eccessivamente lunghi, eccetto quello conclusivo. E se possibile, esce ancora più "divino" il personaggio di Superman, e più potente, eppure tenerissimo, il suo rapporto d'amore con Lois.

Sicuramente la visione di Snyder si avvicina molto più a quella originale dei personaggi DC, a come avrebbe dovuto essere, e non è stata, la trasposizione cinematografica di quel mondo, al quale non mancavano certo potenzialità pari o, per alcuni, superiori a quelle dei personaggi Marvel, inevitabile, ingombrante, perenne pietra di paragone. Questo lungo capitolo non cambia nulla, purtroppo, sulla disparità del successo delle due saghe.

Il film si apre con un ringraziamento di Snyder e si chiude su una dedica alla figlia Autumn e non stupisce l'accento posto durante la narrazione sugli affetti famigliari, sulla necessità di non lasciarsi mai soli. Peccato che tante volte lo si capisca quando è troppo tardi.

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