Omicidio a Easttown - recensione

Il male è dovunque e nasce dall'infelicità.

Come mai anche il paesino più idilliaco, la cittadina più linda e ordinata deve essere presidiato da un posto di Polizia? Perché dove si crea un insediamento umano, dove la gente risiede, vive e lavora, prima o poi ce ne sarà bisogno. Diciamo questo per incrollabile pessimismo? No, siamo supportati dalla storia, dalla cronaca.

Nella serie tv Mare of Easttown, Mare è il nome di battesimo della detective Sheehan, ex promessa sportiva locale, poliziotta disincantata di una comunità suburbana che, se fosse come il luogo che abita, non dovrebbe avere problemi. Siamo in Pennsylvania e la cittadina infatti è piacevole, belle casette ben tenute lungo ordinate stradine, villette e prati verdi, intorno boschi e corsi d'acqua. Ma il buio di certe anime, l'infelicità di altre, riesce a sporcare qualunque situazione. Bisognerebbe accorgersene in tempo.

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Una poliziotta di provincia, senza fronzoli.

Nel paesino da un anno è scomparsa una ragazza e le indagini non hanno dato risultati. Un altro caso però agita le già poco tranquille acque in cui nuota Mare, in crisi personale dopo un divorzio sofferto e la scomparsa del problematico figlio, che le ha lasciato un nipotino cui fare da madre. Un'altra ragazza è vittima di un crimine, anche se qui la ricerca dei colpevoli sembra prendere una direzione diversa. Dopo poco un'altra ancora scompare, con le modalità della prima della lista, a confondere le indagini.

La piccola comunità rumoreggia, i media locali non danno tregua, il Comandante mette Mare sotto pressione e, dalla Contea, viene inviato un poliziotto ad affiancare la donna. Il nuovo collega è più giovane, sembra anche poco esperto e non ricambia affatto l'ostilità di Mare, anzi. Che intanto è sempre più stressata e dati i suoi rapporti di parentela e amicizia con quasi tutta la cittadinanza, in un altro posto mai potrebbe essere lei a condurre le indagini. Sotto un fuoco incrociato di problemi legati alle infruttuose indagini e ai suoi drammi famigliari, come reagirà?

La serie tv è scritta da Brad Ingelsby, autore già del bel film Out of the Furnace, L'amico del cuore e di Tornare a vincere con Ben Affleck. Tutti i sette episodi sono diretti da Craig Zobel, regista di diverse altre serie tv e del divertante horror The Hunt. La bella la colonna sonora è di Adam Taylor.

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Un gruppo di lavoro in un minuscolo paesino alle prese con grandi delitti.

Mare of Easttown rientra nel filone di storie ambientate in piccole comunità, non metropoli tentacolari dove è facile che i colpevoli si celino nell'anonimato, ma piccole comunità dove tutti si conoscono (o così almeno credono, perché se i muri potessero parlare....). Come esempio più recente pensiamo a Broadchurch o ad altre serie inglesi come Vera, Shetland o Hinterland e anche Top of the Lake (anche Marcella quanto a investigatrice disturbata). Ma se ne distacca e guadagna un gradino superiore per una conclusione spiazzante, con un colpo di scena davvero inatteso.

Ottimo cast, la protagonista è Kate Winslet, che fortunatamente non si è deformata la faccia con troppi filler ed è credibile nel ruolo di una donna di mezza età che si è lasciata appannare dalla vita. Evan Peters in uno dei suoi rari ruoli da persona normale, dopo avere partecipato a serie come American Horror Story, WandaVision e la saga degli X-Men, si dimostra capace di recitare senza effetti speciali e fa del suo giovane detective un personaggio capace di suscitare simpatia e tenerezza.

Lo avevamo apprezzato in abiti borghesi anche in Pose. Guy Pearce, di nuovo insieme a Winslet dopo la serie Mildred Pierce, è lo straniero che potrebbe svoltare la sua vita, fuori dai suoi giri abituali. Julianna Nicholson interpreta Lore, la migliore amica della protagonista, già anche lei detective in Eyewitness, altra serie con adolescenti omertosi, come lo sono tutti anche in questa. Brava attrice poco conosciuta, meriterebbe più fama.

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La speranza di uno spiraglio di normalità.

Splendida come sempre la veterana Jean Smart, che è la madre della protagonista, la ricordiamo in Legion, Dirty John e soprattutto Watchmen. La figlia è Angourie Rice, che ritroviamo cresciuta dai tempi di Nice Guys, in cui era la protettiva figlia dello sciagurato Ryan Gosling. Va detto che la scrittura dei personaggi femminili è particolarmente accurata e in special modo tre personaggi, Mare, la madre e Lore, sono scritti davvero con finezza.

La narrazione si prende il suo tempo, come nella vita reale che non è quella dei polizieschi alla CSI, è quella in cui si fa fatica ad avanzare con le indagini, fra autorizzazioni varie, interrogatori di gente poco collaborativa, eventi laterali che confondono le acque. Intanto i poliziotti affrontano le proprie vite che vanno avanti anche quelle, infischiandosene del mestiere di persone che sono esseri umani fallibili, anche se hanno distintivo e pistola.

In questo modo, fra tanti errori personali, emerge la figura professionale di Mare, che pur sovrastata da problemi di varia intensità che possono sfociare in tragedia, non riesce ad abbandonare la sua mentalità da poliziotta, che la fa stare un passo avanti agli altri. E si conferma che purtroppo è sempre il passato che ci scrive ogni giorno il nostro presente.

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