Stonefly - recensione

Un gioiellino offuscato.

Horizon: Zero Dawn e i Dinobot prima di lui, ci hanno insegnato che gli animali in versione mech sono estremamente cool ma possono diventare anche dannatamente pericolosi. Se far incavolare un alligatore reale può portare a gravi mutilazioni, farlo con uno Snapmaw porta a morte sicura... figuriamoci con un T-Rex o un Dinobot. Stonefly prova invece a gettare una luce più benevola sugli ibridi animali-robot, in primis diminuendo notevolmente le dimensioni di questi ultimi e poi immergendo il tutto in un contesto teoricamente più rilassante. Spiegheremo a breve i perché di quel "teoricamente" ma prima urge una premessa narrativa.

La protagonista di questa avventura bucolica è Annika Stonefly, fa parte di una piccola (in tutti i sensi) comunità che vivono all'interno di un ecosistema nel quale è perfettamente normale andarsene in giro pilotando insetti. Per recuperare una svista che ha portato al misterioso furto di un prezioso Rig (vengono così chiamati gli insetti-mech del gioco) del padre, Annika decide di avventurarsi nel mondo esterno. Come spesso accade in storie simili, questo è solo l'inizio di una grande avventura e di un importante processo di maturazione per la protagonista.

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Navigherete attraverso intricati panorami bucolici e se doveste perdere la strada una preziosa scia d'oro attivabile con un tasto vi indicherà la via.

Con la classica inquadratura a volo d'uccello sarete chiamati a "governare" insetti di vario genere e natura, reali e meccanici. Si comincia con una specie di ibrido tra uno scarafaggio e un grillo, ma è solo l'inizio perché andando avanti avrete l'opportunità di guidare Rigs di vario tipo, alcuni più veloci e agili, altri più lenti ma resistenti. Sì, perché in Stonefly dovrete anche combattere, quasi sempre con minacce naturali che sbarreranno il vostro cammino verso l'obiettivo finale. Inizialmente dobbiamo ammettere di aver faticato non poco per riuscire a gestire le varie tecniche di volo, salto e attacco dei mezzi che abbiamo avuto a disposizione.

La pratica è come sempre ottima compagna d'avventura e ci ha permesso di muoverci con molta più disinvoltura già dalla seconda battaglia in poi. Le tecniche in realtà non sono così complesse da assimilare, nella maggior parte dei casi basta bersagliare i nemici dall'alto durante i salti o le planate e poi "soffiarli" via dal campo di battaglia. Alcuni di essi però non staranno li fermi a farsi bersagliare.

Troverete infatti insetti nemici provvisti di corazza, che potrà essere scalfita solo in determinate condizioni. Altri risponderanno al fuoco e provocheranno danni alle diverse parti del vostro Rig, inibendo spesso alcune delle azioni principali, dal volo all'attacco. A quel punto avrete l'opportunità di effettuare riparazioni al volo premendo un semplice tasto, ma facendo attenzione a non rimanere troppo vulnerabili nel tempo necessario al recovery. Purtroppo gli scontri in Stonefly tendono alla ripetitività fin troppo presto e non propongono varianti sufficienti a mantenere alto il livello di interesse.

Sui campi di battaglia, ma più generalmente un po' ovunque, troverete vari materiali che dovrete accumulare "aspirandoli" con il vostro Rig. Questi vi torneranno utili una volta arrivati ai campi base, dove non solo potrete entrare in possesso di nuovi mezzi di volo ma anche potenziare quelli già in vostro possesso con nuovi accessori che nel frattempo si renderanno disponibili. Alcuni di essi prolungheranno il tempo di planata, altri amplieranno l'altezza di salto, altri ancora andranno a modificare in modo più o meno importante le vostre difese e l'attacco.

Il loop "esplorazione-combattimento-potenziamento" si ripete con una cadenza fin troppo regolare e rende il ritmo del gioco fin troppo monotono. Lo stesso si può dire della parte narrativa, che pur avendo una premessa potenzialmente interessante tende ad appiattirsi e quasi sparire con il procedere dell'avventura. Il gioco viene definito dai loro stessi creatori "un'esperienza tranquilla e rilassante". Non possiamo dargli troppo anzi... forse è anche troppo tranquilla.

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Potrete personalizzare il Rig sia esteticamente che applicando accessori di vario tipo... a patto che abbiate materiali a sufficienza.

L'eccellente lavoro di design estetico fatto su scenari e soprattutto sui mech purtroppo non è accompagnato da un gameplay all'altezza delle aspettative, che diventa presto fin troppo piatto. Il gioco tra l'altro non è tradotto in italiano, neanche nei sottotitoli, quindi per chi non conosce almeno la lingua inglese seguirne la storia non sarà cosa facile.

Poco prima di iniziare il testo di questo titolo ci siamo accorti che il team di sviluppo è lo stesso del divertente Creature in the Well, che all'inizio dello scorso anno si guadagnò una discreta valutazione proprio su queste pagine. Stonefly conferma il talento di Flight School Studio, che tuttavia ha bisogno ancora di una spintarella per maturare definitivamente e fare il salto verso vette più importanti. La strada è quella giusta ma serve un bel po' di "ciccia" con cui farcire i mondi indubbiamente originali e affascinanti creati da questo gruppo di ragazzi texani.

6 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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