Clid the Snail - recensione

La classica occasione mancata.

Clid the Snail, prodotto dallo studio spagnolo Weird Beluga, è stato messo in luce dal progetto iberico PlayStation Talents, un programma che ha lo scopo di far conoscere nuovi team con proposte videoludiche interessanti e originali, pronte a entrare nella fitta giungla del mercato a caccia di gloria e fortuna.

Il nostro Daniele Cucchiarelli è entrato in contatto con questa iterazione indipendente il mese scorso, scoprendo un mondo post-apocalittico dove l'umanità è scomparsa a causa di un evento catastrofico che l'ha condannata all'estinzione.

Impersoniamo i panni di Euclide, detta Clid per gli amici (e i nemici), una lumaca antropomorfa con un forte spirito d'avventura e una dipendenza da succo al bambù, una bevanda alcolica di cui va ghiotta. A differenza delle altre lumache, la nostra protagonista ha un carattere vivace e dirompente, qualità che cozzano in una comunità fondata sulla pace e la tolleranza verso gli altri esseri viventi.

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Nonostante tutto, Clid è un personaggio scritto bene. Sarà impossibile non affezionarsi a lei a e a Belu!

Considerata da quest'ultima come una minaccia per la sicurezza delle altre lumache, Clid viene esiliata dopo essersi messa nei guai durante una missione di salvataggio, assicurandosi così un biglietto di sola andata per l'ignoto e un invito a non mettere più piede nel suo villaggio natio.

Armata del suo fedele blaster e accompagnata da Belu, una dolce lucciola, viene successivamente accolta dagli Alastor, un gruppo di reietti della società che compiono missioni giornaliere contro i bavosi, dei misteriosi nemici che stanno tenendo sotto scacco ciò che resta del mondo minacciando le varie cittadelle esistenti in cui dimorano le creaturine sopravvissute alla fine del mondo.

La storia è certamente la parte migliore della produzione. Il team ha dichiarato che avrebbe curato la trama di Clid the Snail trattando delle tematiche importanti come l'emarginazione, presentando in questo modo la personalità di un protagonista insolito mentre esplora un mondo affascinante pieno di insidie.

Nonostante qualche calo di ritmo della parte centrale dell'avventura, la storia non ha deluso le nostre aspettative. Senza fare spoiler che potrebbero rovinarvi l'esperienza, la trama di gioco non eccelle in fatto di originalità ma regala momenti molto toccanti, in particolare negli ultimi livelli.

La formula ludica di Clid the Snail abbraccia lo stile dei twin stick shooter con visuale isometrica dandoci modo di avere tutto sotto controllo, sia nei movimenti che durante le sparatorie con il blaster e le altre armi, che sblocchiamo quando concludiamo un livello.

Sfortunatamente alcune di esse risultano inutili, in particolare quando il blaster può risolvere molti grattacapi mentre affrontiamo un grosso numero di nemici. In alternativa, una pistola a doppia canna potrebbe essere la soluzione migliore per sbaragliarne di più, aprendoci così un varco nelle difese dei bavosi. Muovendo il personaggio da una parte all'altra, possiamo evitare di essere colpiti da raggi fulminanti e proiettili vaganti.

Nonostante delle buone idee nel gameplay, Clid the Snail ha degli sbalzi di difficoltà che non abbiamo apprezzato. Contro i nemici meno coriacei, non basta altro che caricare il blaster e colpire con precisione per uscirne vincitori, pur con qualche danno causato da alcuni attacchi che non arrivano a destinazione.

È questa la criticità tecnica più evidente del gameplay di gioco: le hitbox non sono state curate abbastanza. Rappresenta una vera occasione mancata per mostrare ai giocatori quanto di positivo ci sia in una struttura ludica che avrebbe meritato maggiore attenzione, considerate le premesse.

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Ecco la sede degli Alastor, i nostri alleati. Procedendo con la storia principale, scoprirete alcuni segreti sul loro conto.

Non solo aumenta la nostra frustrazione durante i momenti concitati o nelle bossfight, ma compromette alcune nostre strategie apprese dopo essere morti un'infinità di volte tra atroci sofferenze. A volte accadrà effettivamente perché un nemico ci colpirà, altre per essere stati troppo spavaldi e sicuri di noi, altrettante per esserci distratti. Insomma, non aspettatevi una passeggiata di salute.

Un punto a favore sono le strategie da applicare in base alle situazioni che si presentano, specie contro i boss di fine livello. Spesso saremo costretti a indietreggiare, altre volte a schivare, a muoverci in continuazione e a sparare all'impazzata. Quando un bavoso tenterà di colpirci con un'accetta, potremo fare qualche passo indietro per prendere le distanze necessarie e cambiare arma per danneggiarlo.

Qualora però il numero dei nemici fosse superiore, potrebbe aiutarci attivare le abilità dei gusci, ottenibili durante l'esplorazione e acquistabili da Athaka, un'antipatica tartaruga che non ci vede affatto di buon occhio e ha tanti pregiudizi su di noi.

Nel caso però avessimo bisogno di nuove armi, il porcospino Sonic sarà felice di crearcene di nuove per impreziosire il nostro armamentario per sopravvivere ad alcuni nemici tosti, boss inclusi.

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La direzione artistica resta tuttavia parecchio godibile.

Alcuni di loro saranno difficili da abbattere e servirà tutta la nostra bravura per riuscire a sgominarli. Detta così sembra facile ma non lo è per niente: alcuni sono così agguerriti da costringerci a ripetere le stesse azioni all'infinito, tant'è che a volte abbiamo dovuto sbattere il muso nonostante le strategie utilizzate. Il segreto è saper come combinare gli attacchi col blaster e le armi secondarie con le abilità dei gusci, che possono risolvere gli scontri.

Esplorando in lungo e in largo i level design di ciascun livello, potremo aumentare la vitalità come in Dark Souls. Il team spagnolo s'è ispirato alle meccaniche care a Hidetaka Miyazaki, non riuscendo tuttavia a renderle parte integrante del gameplay, che sarebbe potuto essere più fluido e gestito meglio se non si fosse scontrato con una difficoltà altalenante e un sistema di progressione che non ci ha convinto.

La direzione artistica è godibile e ispirata, un punto a favore della produzione nonostante un gameplay senza mordente. Ci muoveremo in aree desertiche, in zone montuose ed innevate, in luoghi oscuri e in angoli paradisiaci, scoprendo spaccati di un mondo ormai completamente governato dalla natura e dai suoi esseri. E non dimentichiamo gli enigmi ambientali, sempre impegnativi ma ben implementati, ispirati a Zelda.

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Tanti enigmi ricorderanno quelli vissuti con Zelda, che sarà impossibile non menzionare di tanto in tanto quando ce ne troveremo di fronte parecchi.

Tutto questo sarebbe godibile, se non fosse per un comparto tecnico che avrebbe meritato maggiore fortuna. Il titolo scende persino al di sotto dei trenta fotogrammi al secondo su PlayStation 4, un vero peccato. Abbiamo riscontrato anche dei problemi di input lag, che ci hanno spesso costretto a premere un tasto più del necessario.

Clid the Snail ha certamente tanti punti a favore nel suo arco, come la campagna principale e la sua longevità, che si attesta sulle dodici ore. Soffre però di alcune leggerezze impossibili da non menzionare. Di certo i Weird Beluga meritano delle lodi per essere riusciti a confezionare un prodotto comunque giocabile, proposto sia agli hardcore gamer vecchia scuola, sia ai giocatori meno avvezzi a titoli simili.

Clid the Snail avrebbe meritato una cura più minuziosa e un lavoro di rifinitura migliore nelle ultime fasi di sviluppo per aggiudicarsi una valutazione certamente più lusinghiera sulle nostre pagine. Auspichiamo che il team possa distribuire delle patch correttive rendendo l'esperienza godibile sul lato tecnico.

In definitiva, il gameplay rimane afflitto da problemi strutturali che potrebbero allontanare i giocatori appassionati del genere twin stick shooter, specie per un livello di sfida altalenante. Al netto di una trama interessante e di tante, forse troppe buone premesse, Clid the Snail rappresenta la classica occasione mancata.

6 /10

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Riguardo l'autore

Nicholas Mercurio

Nicholas Mercurio

Redattore

Classe '95, Nicholas ama i videogiochi difficili e gli RPG, non disdegna gli indie e fa incetta di titoli ogni volta che pu˛, per riempire la sua preziosa collezione. Uno scapestrato, in tutto e per tutto.

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