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Deadcraft, come se la cava un ibrido uomo-zombie?

Un unico obiettivo: sopravvivere all'Apocalisse!

La razza umana è destinata all'estinzione, soprattutto per sue colpe ma anche per via di eventi catastrofici casuali. Gli ultimi due anni (abbondanti) hanno rafforzato questa tesi e il cinema ce lo ricordato spesso e volentieri.

Sappiamo poi che vivendo a New York o a Tokyo tale probabilità diventa ancora più alta a causa del frequentissimo insorgere di invasioni aliene/attentati/mostri provenienti dagli abissi e via dicendo. C'è poi il fattore “tabula rasa” che entra in gioco in caso di guerre termonucleari globali, epidemie devastanti o apocalissi zombie.

In Deadcraft la Marvelous First Studio ha dipinto un futuro ancora più sfigato: nell'anno 20XX la Terra viene bombardata da una grandinata di meteoriti che sterminano il 90% della popolazione e riducono il globo terracqueo ad un cumulo di cenere e fiamme. Come se non bastasse, i suddetti corpi celesti portano sul pianeta un virus battezzato ZiV, che risveglia i svariati miliardi di morti trasformandoli in zombie. L'istinto di sopravvivenza relega i pochi sopravvissuti in sparuti nuclei abitati, che vivono di espedienti consumando le poche risorse rimaste... ma il pericolo di entrare nella schiera dei “Zivver” è sempre più incombente.

Sappiamo cosa state pensando: ecco che in mezzo a tutto questo casino arriva il solito sopravvissuto che, dopo aver avuto un'immane botta di fortuna, riesce a sopravvivere abbastanza da salvare la razza umana. Più o meno è così, ma va dato merito al team di sviluppo di aver provato a fare qualcosa di diverso dal solito, dando a Deadcraft un eroe inconsueto e delle meccaniche di gioco un pelo più originali, almeno in questo contesto.

In caso di “sete estrema” lo schermo cambierà in questo modo, rendendo di fatto i combattimenti quasi impossibili.

Il protagonista si chiama Reid e anche lui è stato contagiato dal virus, che però non lo ha ucciso bensì trasformato in un ibrido umano-zombie con poteri del tutto particolari. Il suo braccione scarnificato può spazzare via intere orde di zombie, per creare uno scudo temporaneo ma anche accalappiare esseri umani che possono essere divorati per accrescere il suo potere. Scoprirete i suoi poteri andando avanti nel gioco e spetterà a voi scegliere “come” utilizzarli.

Impersonando il malcapitato sopravvissuto dovrete farvi largo in una wasteland desolatissima, con pochissime speranze di sopravvivenza e un unico obiettivo: vendicarsi di Nebron, l'essere autoproclamatosi “salvatore dell'umanità” responsabile di immani atrocità ma soprattutto della scomparsa del caro amico Gene. Tutti gli indizi portano ad un luogo chiamato L'Arca, dove Nebron gestisce i suoi loschi affari e in cui sembra che il vecchio partner sia morto. Ovviamente arrivarci non sarà facile, da soli anzi sarà impossibile e Reid dovrà affidare le sue speranze di riuscita ad un pungo di improvvisati e bizzarri compagni d'avventura.

Il gameplay di Deadcraft è un mix abbastanza classico di azione e sopravvivenza. La visuale a volo di uccello (con telecamera ruotabile a 360° gradi) conferisce al gameplay quel feeling “alla Diablo” a cui molti sviluppatori si sono affidati negli ultimi 15 anni. Volendo fare qualche paragone possiamo accostare Deadcraft ai vari How to Survive e State of Decay.

I combattimenti avvengono in tempo reale, con armi di fortuna di varia natura e rarità, stamina da tenere sotto controllo per non rimanere affaticati sul più brutto e due fattori survival a dir poco canonici, fame e sete, che in caso di crisi renderanno anche le azioni più semplici assai complicate. Come da tradizione, per ripristinare le energie perse vi basterà dormire, ma la quantità di vitalità riguadagnata dipenderà proprio dalle vostre condizioni primarie.

Ogni azione compiuta consumerà energia e, una volta che il suo indicatore sarà arrivato a zero, inizierete ad esaurire la vostra riserva di HP.

Fin qui siamo rimasti su terreni già battuti ma ben presto in mezzo a questo mare di “visto e rivisto” entreranno in gioco degli elementi di gioco capaci di dare una minima scossa a tanta banalità. Il crafting è ovviamente imprescindibile in un gioco del genere e in Deadcraft vi permetterà di creare armi, equipaggiamenti, elementi di attacco/difesa per la vostra base operativa (di cui parleremo a breve) e ricette capaci di trasformare anche la carne di ratto più ributtante in un manicaretto da acquolina in bocca.

Ad alzare l'asticella dell'originalità contribuisce più di tutte la possibilità di “coltivare” zombie da trasformare in alleati che mano a mano andranno a formare un vero e proprio esercito. Alcuni di loro vi supporteranno in battaglia mentre altri possono essere usati per creare oggetti e armi con abilità del tutto speciali.

Tutto questo può essere fatto nel vostro quartier generale, che inizialmente sarà poco più di un campo ma che col tempo potrete modificare e potenziare in svariati modi. Portando a termine le missioni sbloccherete nuovi elementi con cui ampliare e rendere più confortevole l'HQ. Dovrete ovviamente pensare anche alla sua difesa, che non si limiterà a semplici recinzioni ma a vere e proprie postazioni di attacco attivo/passivo che in un vago stile Tower Defense penseranno a bloccare improvvise minacce.

Con il tempo dovrete anche pensare al cibo, coltivando i campi con ortaggi e frutti di vario genere, che volendo potrete anche mutare con una generosa innaffiata di sangue zombesco per dare vita a prodotti dagli effetti imprevedibili. Sia le abilità di crafting che di combattimento e difesa possono essere potenziate spendendo i Survival Point guadagnati sconfiggendo i nemici o compiendo determinate azioni. Sono ben sei i rami di specializzazione da sbloccare e vi garantiamo che per ottenere le abilità più interessanti dovrete sudare ben più delle fatidiche sette camicie.

Coltivare verdure, ortaggi e frutta salutare è importante; se poi avete voglia di qualcosa di più sfizioso, aggiungete sangue di zombie.

Questi lampi di creatività hanno permesso a Deadcraft di elevarsi sopra la mediocrità che le primissime ore di gioco facevano presagire, ma purtroppo siamo ancora ben lontani dall'eccellenza. A peccare sono soprattutto i level e mission design, che puzzano pesantemente di naftalina. Fate un elenco delle cose che odiate in questo tipo di giochi e le troverete in Deadcraft. Elementi survival superficiali? Ci sono, l'unica cosa di cui dovrete preoccuparvi sarà di mangiare e bere raccogliendo tutte le risorse che trovate in giro. Dialoghi senza senso? Ci sono anche questi, ma va detto che in alcuni casi arrivano ad un livello tale da risultare persino divertenti. Magari è una cosa voluta.

Missioni ripetitive e/o irritanti? Check: Vai lì e uccidi quello zombie oppure trova l'oggetto X e portalo nel luogo Y che si trova completamente dall'altra parte. Nel frattempo, recupera una decina di oggetti che ci servono e scorta il tizio Z difendendolo dagli zombie... ma non allontanarti troppo da lui perché il poveretto non è in grado di seguirti!

Qualche quest interessante a dire la verità c'è ma viene comunque resa più difficoltosa di quanto sarebbe giusto da un posizionamento dei checkpoint irritante, che spesso costringe a ripetere lunghe sequenze dopo essere incautamente morti. Spesso la quantità di nemici da affrontare è soverchiante e i poteri di Reid si ricaricano con una certa lentezza, basta una piccola disattenzione e incapperete nelle ripetizioni di cui sopra.

Un vero peccato perché il gioco, tra l’altro, include anche un sistema (molto light) che gestisce le vostre azioni premiandole e punendole in base a ciò che deciderete di fare. Potrete anche rubare nei negozi o depredare gli NPC e/o ucciderli, ma aspettatevi di essere braccati non appena qualcuno si accorgerà di quello che avete fatto.

Lo Zombiecraft vi permetterà di creare il vostro mini-esercito di non morti ma anche armi di difesa per la vostra base operativa.

La versione PS5 di Deadcraft da noi testata purtroppo non si avvale delle caratteristiche next-gen della console Sony, anzi sembra bellamente ignorarle. Non c'è traccia di audio 3D, il DualSense si comporta come un DualShock qualsiasi (con tutto il rispetto per i DS) e i caricamenti sono degni della precedente generazione di console. Discorso identico per il comparto tecnico: se le animazioni possono essere definite insufficienti, graficamente il gioco Marvelous sembra il figlio bruttino nato da un matrimonio tra Diablo e Borderlands.

Nel caso siate interessati a provare Deadcraft prima di un eventuale acquisto, cosa a nostro modo di vedere saggia viste le non poche ombre che oscurano in parte i suoi innegabili pregi, su Steam è disponibile una demo abbastanza corposa e sufficiente a saggiare la maggior parte delle caratteristiche di gameplay. Andate, scaricate ed eventualmente... sopravvivete!

6 / 10

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A proposito dell'autore

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Daniele Cucchiarelli

Contributor

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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