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Diabolik: The Original Sin

L'inafferrabile criminale, nero come la notte...

Il rapporto tra videogiochi e fumetti, soprattutto in Italia e soprattutto nel settore delle avventure grafiche, è sempre stato fin dagli albori dell'industria un legame privilegiato. La mai abbastanza rimpianta Simulmondo diffuse infatti agli inizi degli anni '90 una serie di avventure, episodiche e non, legate ai maggiori personaggi della Sergio Bonelli Editore quali Dylan Dog, Tex Willer o Nathan Never che, seppur all'epoca non fecero gridare al miracolo tecnologico, riscossero un discreto successo grazie alla notorietà dei protagonisti.

Riccardo Cangini, memore della sua esperienza nella software house bolognese, ha deciso di raccogliere questa eredità con la sua ligure Artematica, legando negli anni diverse sue opere a dei personaggi traslati dalla settima arte.

Partendo da Druuna: Morbus Gravis e passando per Martyn Mystere e all'imminente (pare...) Julia, la casa di Chiavari ha via via sviluppato diversi titoli utilizzando ambientazioni note al grande pubblico, fino ad arrivare al principe dei ladri Diabolik, la cui versione PC è datata autunno 2007. Forte di un gameplay facilmente adattabile anche al mondo delle console, un terreno da sempre non esattamente favorevole al genere salvo sporadici episodi, Artematica ha sviluppato per questo scorcio di 2009 anche le "nuove" versioni sposando la causa Black Bean, publisher italiano famoso per aver riportato in vita il prestigioso brand motociclistico SBK.

Rispettosa dei canoni classici, Diabolik permette all'inizio dell'avventura di decidere, così come la serie di Monkey Island, se affrontare un'avventura completa (comprensiva quindi delle parti di azione), oppure di vivere una storia censurata comprendente unicamente le sezioni non action.

I più grossi problemi di Diabolik, sono relativi al comparto tecnico.

La scelta, seppur possa sembrare banale, può essere decisiva riflettendo su quello che l’utente medio cerca per un’avventura su console. Entrando in un’analisi più specifica, se a livello di storia il poter usufruire di un’avventura inedita dell’eroe di casa Giussani può essere considerato una garanzia, è a livello artistico che abbiamo le scelte più coraggiose: in un tentativo di coniugare quanto più possibile le modalità narrative di fumetto e videogioco i filmati vengono spesso sostituti da sequenze animate simili alle tavole presenti in un qualsiasi albo. Qualcuno potrebbe verosimilmente storcere il naso di fronte a questa soluzione ripensando ad esempio alle sequenze filmate della serie Final Fantasy, ma chi è un fan delle nuvole parlanti non potrà che trovare simpaticamente alternativo questo approccio.

Conseguenza di tutto ciò è anche la palette cromatica utilizzata, i cui toni tendenti allo scuro rendono da un lato in maniera maggiormente fedele le atmosfere del fumetto, ma dall’altro appiattiscono quella che è l’espressività dei modelli e in generale delle ambientazioni che il giocatore si troverà ad affrontare. Si tratta comunque più di un escamotage per camuffare la drammatica situazione grafica, che di una soluzione stilistica vera e propria.

Parlando di quello che è il cuore del gameplay, ossia gli enigmi, possiamo ragionevolmente dire di essere interdetti: se inizialmente non possono essere considerati particolarmente vari, con il protrarsi della storia assumono maggiore carattere, senza però mai raggiungere livelli di sfida eccessivamente impegnativi, collocando il titolo nella media in questo senso.

Purtroppo i problemi più grandi arrivano in virtù di una realizzazione tecnica veramente approssimativa, frutto di un porting per certi versi incomprensibile e oggettivamente poco curato. Portare un titolo vecchio che aveva già qualche difficoltà a stare al passo con i tempi nel 2007, su una macchina ormai in pensione come la PS2 a metà del 2009, è già un totale non sense. Portarlo poi in questo modo, con una conversione scadente, senza nessuna novità e con tutti i problemi di un tempo, ha anche il sapore della beffa.

Diabolik: The Original Sin era sicuramente passabile al momento della release originale ma oggi, purtroppo, resta solo un feticcio da collezione per gli amanti del fumetto che hanno perso la prima uscita, che ben poco ha da offire. Tornando alla scena PC poi, va considerato anche il buon numero di alternative arrivate sul mercato negli ultimi 24 mesi, come l'ottimo Tunguska o il divertente Jack Keane, tanto per limitarsi a due nomi.

Speriamo che le sorti del marchio possano risollevarsi con le versioni Nintendo e le possibili implementazioni relative al nuovo sistema di controllo su Wii e DS.

4 / 10

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