Ether One: la proiezione mentale del tuo io digitale - recensione

Un'avventura originale ma non per tutti.

White Paper Games porta il suo primo gioco su PlayStation 4 ottenendo risultati altalenanti ma consapevole di aver dato vita ad un prodotto particolare adatto a tutti gli amanti delle avventure.

"Allacciati le cinture Alice, perché adesso di meraviglie ne vedrai un bel po'". La celebre frase di Joe Pantoliano nel primo The Matrix è forse l'inizio perfetto per la recensione di questo Ether One, titolo in prima persona molto particolare che tratta un argomento raramente usato in passato in un videogioco: la demenza senile.

Più che a The Matrix, se proprio vogliamo paragonare la prima creatura di White Paper Games a un film, è meglio farlo accostandola a Inception, visto che il nostro compito è quello di esplorare in lungo e in largo la mente di un'anziana signora che soffre della malattia di cui sopra.

Scordatevi però di farvi strada con fucili, lanciarazzi e compagnia bella, dato che in Ether One siamo chiamati a ricostruire una serie ricordi raccogliendo oggetti, collezionando indizi e risolvendo i puzzle disseminati a Pinewheel, una caratteristica cittadina inglese costruita interamente in cel-shading.

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La grafica in cel-shading è senza infamia e senza lode, peccato che il comparto tecnico in generale sia costellato da piccoli problemi che ogni tanto rallentano l'azione o non mostrano correttamente un oggetto.

Durante le prime battute della storia è bene non lasciarsi scoraggiare dal ritmo lento e dall'improvvisa montagna di oggetti apparentemente senza una reale utilità. O meglio, parte di questi sono realmente soltanto di "contorno" e solo portando a termine il gioco capirete il motivo di tale scelta.

Per rendere le cose un pochino più realistiche, il nostro alter-ego ha la capacità di portare con sé un solo oggetto alla volta, fortuna che premendo un semplice tasto è possibile teletrasportarsi tra Pinewheel e la nostra base (chiamata The Case) nella quale si possono lasciare tutte le varie cianfrusaglie che secondo noi possono (o potranno) esserci utili.

Sì, perché alcuni oggetti non sono necessariamente legati all'area che stiamo esplorando, altri compariranno solo in determinati momenti dell'avventura, mentre in alcuni casi un po' di sano backtracking sarà necessario per scoprire tutti i dettagli dell'interessante trama ricamata da White Paper Games.

A dire la verità, per portare a termine Ether One è necessario raccogliere tutti i fiocchi rossi sparsi per le quattro sezioni di Pinewheel ma vi raccomandiamo caldamente di ricostruire tutti i ricordi (raffigurati sotto forma di vecchie cineprese) per godervi al meglio ciò che il gioco ha da offrire. Se però deciderete di scegliere tale approccio preparatevi a ritmi lenti e a tratti noiosi, vista anche la quasi totale assenza di NPC, ma alla fine questo è un difetto che si portano dietro la maggior parte dei giochi d'esplorazione sin dai dai tempi di Monkey Island.

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Nella nostra base (chiamata The Case), è possibile riporre tutti gli oggetti potenzialmente utili raccolti a Pinewheel e rivedere tutti i ricordi ricostruiti. Ma cosa si celerà mai dietro quelle porte di pietra?

Parlavamo di meraviglie, all'inizio di questo articolo: peccato che tale parola non possa essere affiancata a tutti gli aspetti del titolo Paper White, specialmente quello tecnico. Il problema più grande di Ether One è infatti il motore grafico, che di tanto in tanto "regala" piccoli bug e qualche rallentamento durante il corso dell'avventura. Per fortuna il pericolo di rimanere incastrati in mezzo ad un muro di poligoni è scongiurato, ma può capitare di avvistare un vecchio orologio da sala senza lancette, oppure fare i conti con ombre squadrate degne dei migliori giochi per PS One.

Seppur leggermente fastidiosi, i problemi appena elencati non penalizzano lo scorrimento della storia, che dopo un inizio a singhiozzo decolla regalando intriganti dettagli sulla vita della povera anziana. Ci rammarica però il fatto che gli sviluppatori di Manchester, alla fine, abbiano commesso gli stessi errori della versione PC uscita oltre un anno fa, dichiarando altresì lo scorso agosto di voler ricostruire da zero il motore (basato adesso sull'Unreal Engine 4) per non ripetere i propri sbagli.

Naturalmente le classiche patch riusciranno a fixare qualcosa qua e là, ma intanto assicuratevi di scaricare quella rilasciata poco dopo il day-one (che come è di buon uso ultimamente, pesa più del gioco stesso), in grado di sistemare problemi che ci auguriamo di non vedere per diverso tempo.

Questioni tecniche a parte, anche la versione PlayStation 4 di Ether One è disponibile esclusivamente la lingua anglosassone e data l'elevata presenza di testi scritti e dialoghi, siamo obbligati a sconsigliarne l'acquisto a tutti coloro che non abbiano una buona conoscenza dell'inglese. Parlando di feature esclusive, invece, il touch-pad del DualShock 4 può essere utilizzato per ruotare e analizzare l'oggetto equipaggiato, mentre il piccolo speaker ci segnala con lievi brusii quando siamo nei dintorni di un fiocco rosso.

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I puzzle di Ether One non sono estremamente complicati da portare a termine ma allo stesso tempo non sono mai banali e seguono una logica ben precisa. Fate attenzioni agli indizi, perché potrebbero nascondersi dove meno ve lo aspettate

Notevole l'accompagnamento sonoro, composto perlopiù da brani minimalisti di violino e pianoforte, decisamente molto emozionanti e quasi mai invadenti. Anzi, nella maggior parte delle occasioni saremo noi a decidere se attivare o meno la colonna sonora, visto che durante il corso dell'avventura saremo spesso accompagnati unicamente da suoni ambientali, e solo accendendo una vecchia radio si potranno ascoltare i rilassanti brani composti da Nathaniel-Jorden Apostol.

A conti fatti questa conversione da PC a PlayStation 4 di Ether One è riuscita a metà, nonostante tutta la buona volontà riposta dai White Paper Games. Se riuscite a chiudere un occhio davanti a un comparto tecnico altalenante, vi troverete tra le mani un titolo affascinante, capace di tenervi incollati alla poltrona per 5/6 ore, a seconda dell'approccio che sceglierete per portarlo a termine. A patto però di avere una buona conoscenza dell'Inglese.

7 /10

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Riguardo l'autore

Manuel Stanislao

Manuel Stanislao

Redattore

Manuel muove i primi passi nel mondo videoludico all’età di 8 anni, dopo essere rimasto stregato dal NES del vicino di casa. Nel 2010 entra a far parte di JAVS, per poi approdare ad Eurogamer nel tardo 2011 grazie a un'ignota congiunzione astrale.

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