Era il 2014 quando il primo The Crew, targato Ubisoft e Ivory Tower, sfrecciava sui nostri PC e console portando su schermo caratteristiche uniche più rare, molte delle quali definibili avveniristiche, forse fin troppo per i tempi che correvano. Già il solo essere ambientato in un mondo persistente costantemente connesso alla rete, faceva storcere il naso ai tanti che all'epoca parteggiavano per la "libertà" del gioco offline, così come un sistema di microtransazioni costringeva ad aprire più volte il portafogli anche dopo l'acquisto del gioco base, per usufruire di tutti i mezzi a disposizione.

Inoltre, i punti di forza si portavano dietro tante contraddizioni che hanno impedito l'ascesa al primo posto sul podio dei racing arcade freeroaming, quello dove risiede stabile un certo Forza Horizon, per esser chiari. La mappa di gioco era enorme, certo, ma altalenante nel livello di qualità, e la grande offerta di motori era afflitta da un modello di guida troppo simile tra l'uno e l'altro, e inizialmente pesantemente influenzato da bug. I fan hanno quindi sommerso di feedback il publisher francese che, con The Crew 2, vuole riscattarsi e conquistare nuove vette di divertimento. Dimensioni più contenute per una maggiore qualità? Scordatevelo. Arrivano aerei, barche e nuove folli competizioni: The Crew ancora più grande di prima.

Mastodontico è uno degli aggettivi che meglio definisce la produzione di Ivory Tower. Lo era già il primo, e questo The Crew 2 rimpinza ulteriormente il giocatore con le due nuove categorie per volare alto e sfrecciare sul pelo dell'acqua. Aeroplani e motoscafi si aggiungono quindi alla lista di veicoli pilotabili. Tutta un'altra dimensione, anche per interpretare il free roaming sulla mappa, che percorre gli (interi!) Stati Uniti, dove ora laghi, canyon e altri ostacoli naturali non rappresentano più un limite insormontabile.

Si è arrivati a più di duecento veicoli, tutti personalizzabili nell'estetica e migliorabili nelle prestazioni. Una quantità quasi ridondante, che dà il vantaggio di poter cambiare a seconda dei nostri gusti e del momento, anche istantaneamente, dato che ora basta un click sulla levetta analogica destra per tramutare il veivolo in un monster truck, o un motoscafo in una Mustang GT, in qualunque momento. Traspare ancora una volta la condivisione di meccaniche tra i titoli Ubisoft, questa è infatti molto simile al cambio di disciplina di STEEP, da cui eredita anche il sistema per analizzare e riavvolgere il tracciato che abbiamo appena percorso.

"Bigger, badder, better" era uno slogan di tanti anni fa usato da SNK per promuovere i sistemi Neo Geo. Uno slogan che può applicarsi benissimo anche a The Crew 2 che mette l'accento sulla spettacolarità delle corse, qualunque esse siano, con un taglio più "cool" e aggressivo. Forse, per capire l'approccio usato, si farebbe prima a paragonarlo ad un vecchio gioco di skateboard come Tony Hawk o simili, piuttosto che a un racing arcade qualsiasi: le grafiche punk coloratissime da sport estremo adornano i Quarter Generali (i nuovi hub da dove partire) e la radio suona di tutto ma parte con pezzi che sfasciano le chitarre elettriche. Con qualsiasi manovra pericolosa si accumulano punti e andare a sbattere contro un muro non è certo un problema, anzi. Meglio quindi non farsi aspettative su quanto sia preciso il modello fisico e lasciarsi andare spensierati sull'acceleratore.

Per questo capitolo Ubisoft ha pensato bene di abbandonare la flebile trama che ci faceva muovere i passi nel primo The Crew, e che dopotutto gli dava una sorta di impostazione, errata, sulle corse clandestine e le guerre tra gang. Era un semplice pretesto, che qui è stato completamente eliminato a favore di un salto diretto nel mondo delle corse e dei Social Network. Ora che siamo dei perfetti sconosciuti, il nostro nuovo obiettivo è diventare famosi, un a vera e propria icona, accumulando non solo esperienza con l'incedere delle vittorie, ma anche follower sui Social. Come se fossero punti vi fanno guadagnare livelli, intesi come grado di popolarità tra i fan.

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Si riparte alla conquista degli Stati Uniti... tutti gli Stati Uniti! La mappa di gioco non è aumentata rispetto a quella già mastodontica del primo capitolo, si è fatta però ancora più densa di eventi a cui partecipare.

Intelligente qui la mossa di Ivory Tower, che ha associato ai livelli più alti anche la possibilità di modificare più a fondo i parametri tecnici dei veicoli come campanatura o durezza delle sospensioni, altrimenti inattivi nelle prime fasi di gioco. Rimane quasi inalterato invece il sistema di acquisizione di parti più potenti per la meccanica: al vincere di una gara si ottengono bonus più o meno rari, integrabili all'intera categoria di veicoli. Vincendo tante gare Pro miglioreremo quindi la nostra supersportiva, mentre con le gare di Freestyle volante avremo l'elica più efficace per gli aeroplani.

La progressione ricalca e, secondo noi, migliora quella del passato, ma lascia la giocabilità ancorata al livello di sviluppo del veicolo. Nelle prime ore è quasi impossibile da giudicare, visto che la manovrabilità è a livelli basilari, così come le alterazioni e le calibrazioni possibili. Solo una volta avanti nell'avventura, dopo circa una decina di ore o più, e dopo essere arrivati a livelli di celebrità maggiore, si ha una vera comprensione del funzionamento, una guidabilità divertente e una sensazione di velocità appagante. Una lentezza che in altri esponenti del genere non abbiamo avvertito, ad esempio in Forza Horizon, dove si avverte un feeling più immediato e più soddisfacente. In The Crew 2 sembra quasi una limitazione forzata, un freno a mano che si sblocca solo più avanti nel gioco e che approfondisce man mano tutto il comportamento del veicolo.

Complice di questo è anche la simulazione fisica. Sia chiaro, il salto in avanti c'è, e chiunque abbia giocato tanto a The Crew lo avvertirà subito, non siamo però ancora su un livello costante che favorisca davvero il divertimento. Come detto ne paga la manovrabilità dei veicoli base, man mano migliorabile, ma il problema maggiore resta nelle collisioni con gli avversari e con gli elementi dello scenario. Che siano poco realistici è naturale per un videogioco del genere, non che ostacolino però lo svolgimento di una gara. Non tutti gli alberi o i pali ad esempio condividono lo stesso modello, e risulta spesso difficile capire cosa possiamo abbattere e cosa no, finendo per rimanere incastrati in una curva per colpa di un arbusto o riuscendo a tagliarla di netto sradicando un lampione. Per fortuna i bug gravissimi del vecchio capitolo, come muri invisibili o incastri bloccanti, che davvero rendevano casuale l'esito della competizione prima che arrivassero le patch, non ci sono più.

La nostra video recensione di The Crew 2

Ne rimane uno, quello dell'effetto elastico, che seppur non più così evidente resta e toglie fascino a parte della competizione. Come constatato, pad alla mano, le gare sono più una sfida con voi stessi piuttosto che con gli avversari: anche con un buon vantaggio accumulato basta sbagliare una curva e gli altri recuperano, dando anche l'impressione di essere perfetti. C'è poco da sviluppare strategie o studiare gli avversari, questi si comportano più o meno sempre allo stesso modo, sta a voi non fare errori per arrivare primi al traguardo.

Nonostante il livello di sfida basso però, c'è comunque da divertirsi grazie alla minaccia costante del tempo da battere e del punteggio da raggiungere, capaci di metterci a dura prova e di farci ritentare più volte. Le modalità disponibili sono decine e decine, e la voglia di provare un po' tutti i veicoli fa da traino per farcele affrontare tutte prima o poi. Oltre alle gare ci sono poi le sfide randomiche a seconda del luogo in cui vi trovate, decisamente molto varie, impossibili da elencare tutte, visto che vanno dal colpire più boe possibili con uno scafo fino al fotografare un coccodrillo nelle paludi.

Per passare da una gara ad un'altra ci sono due modi. Potete fare Zoom Out dalla spettacolare mappa in stile satellitare, o recarvi direttamente sul luogo guidando lungo tutto il tragitto con le indicazioni del navigatore. Un'altra delle tante libertà di The Crew 2. Vagare da uno Stato all'altro è reso inutile dal teletrasporto rapido, ma resta divertente e affascinante come in passato ed è un'occasione per ammirare la riproduzione degli Stati Uniti, grande e dettagliata, anche se non brillerà mai per quantità di poligoni a schermo.

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Stavolta non c'è una trama a muovere i nostri intenti, l'unica cosa che vogliamo è diventare più famosi che mai arrivando primi, gara dopo gara.

Su questo piano è difficile criticare il lavoro svolto, stiamo parlando di tantissimi chilometri quadrati e in poche altre produzioni si è raggiunto un livello medio così alto. Il problema si presenta quando diamo uno sguardo a tutto il contorno oltre alle gare e ai veicoli, che messi a confronto con paesaggio ed NPC sembrano aver subito un trattamento riservato, poiché lo stacco è evidente. Inguardabili ad esempio i modelli umani, soprattutto i volti, roba che non si vedeva dai tempi di PlayStation 3 e Xbox 360.

Ciò che stupisce di questo lato del gioco non è infatti il conteggio dei poligoni, quanto più il fascino che riescono a dare gli effetti grafici. Il rinnovato motore di illuminazione, unito al ciclo giornaliero e notturno con tutti gli effetti atmosferici a completare il quadro, riesce a regalare istantanee davvero eccezionali e a costruire scenari unici con il semplice passare dei minuti. Affrontare una gara al sole di mezzogiorno, al crepuscolo o in piena notte, dà emozioni completamente diverse. C'è un po' di rammarico per il modello di guida irrealistico che spezza un po' la serietà dell'insieme, ma c'è vero stupore nell'ammirarlo.

Con tutta questa carne al fuoco, eravamo preoccupati che le tante modalità potessero non essere bilanciate alla perfezione, e che qualche categoria fosse più valida delle altre. Fortunatamente non è del tutto così, perché anche in questo ambito ci tocca rilevare che sta al vostro gusto il propendere per una disciplina piuttosto che l'altra. Tutte funzionano più o meno in modo similare, e hanno ovviamente punti di forza e debolezza. Tra le quattro macro-categorie, che si declinano poi nelle diverse specialità, troviamo praticamente tutti i tipi di corsa, tipici dei videogiochi e il bello è che il comparto artistico riesce a dargli un'anima unica che saprà accontentare il vostro stile.

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In movimento, tutto è bellissimo, soprattutto di notte. Gli effetti luminosi sono di primo livello, così come le texture dell'acqua. Il problema arriva quando si osservano le strutture da vicino, o peggio quando si avvicina qualche modello umano...

Nel momento in cui sfrecciate per le metropoli americane a bordo di bolidi di importazione elaborati fino all'osso, vi si presenterà un contesto vivace, accattivante, fatto di spray sui muri e musica elettronica. Tutta un'altra cosa rispetto ad esempio allo sterrato del Rally Cross o dei Monster Truck, dal contorno più country e grezzo, per tipi che non hanno paura di sporcarsi le ruote. In tutto ciò le new entry di scafi e aeroplani sono quelli che sembrano avere un involucro meno curato, o meglio meno ispirato. Il bello di The Crew 2, come ormai avrete capito, non sta tutto nelle gare da vincere, quanto più trovare il proprio modo di divertirsi con questo enorme sandbox.

Per la componente online è ancora presto per esprimersi con un giudizio realistico. Gli sviluppatori hanno annunciato una roadmap che vedrà l'aggiunta di elementi fondamentali come il PvP solo nell'ultima parte di quest'anno e ad ora le possibilità sono poche. Nell'attesa potete sfidare i vostri amici nei record su pista, cercando di batterli nella velocità di punta raggiunta e ovviamente nel tempo registrato. Unirsi in una crew non permette di fare molto al momento, potete giusto confrontarvi direttamente con chi ne fa parte. Quello che c'è funziona a dovere, e non abbiamo mai avuto problemi di lag o simili quando abbiamo incontrato un paio di redattori nella nostra stessa zona. Staremo a vedere quali sorprese ci aspettano verso Natale.

Già dopo un primo sguardo superficiale è lampante che Ivory Tower non sia uscita fuori dagli schemi a cui ci aveva abituato: la simulazione vera e propria è un elemento secondario anche in The Crew 2; la quantità e lo spettacolo vengano prima della qualità, sacrificata per pompare al massimo il numero di veicoli e competizioni, buttati in massa dentro l'enorme mappa. La scelta sta a voi. The Crew 2 può essere una semplice lista di cose da fare, un elenco di gare da vincere divisa per categorie, oppure un viaggio da vivere come un road trip attraverso gli stupendi paesaggi americani, o ancora una collezione di bolidi di tutti i tipi da completare al cento per cento. Dipende quindi da che tipo di giocatore siete, e cosa cercate in un racing game. Dimenticatevi simulazione e sfide testa a testa con una IA competitiva, e date il benvenuto a follia ad alta velocità e panorami meravigliosi. Se fa al caso vostro è la risposta determinante anche per il voto di questa recensione, a cui potreste scalare una unità o anche aggiungerla.

8 /10

Riguardo l'autore

Michele Sollazzo

Michele Sollazzo

Redattore

Provenendo dalla leggendaria regione del Molise, non poteva fare a meno di vivere avventure in mondi virtuali. Dopo un'infanzia vissuta tra gli arcade dei bar diventa adulto firmando petizioni per far uscire Shenmue 3. Ora è passato a Outcast 2.

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