Pokémon Let's Go: Pikachu e Let's Go Eevee - recensione

Di nuovo a Kanto per acchiapparli tutti, let's go!

Giorgio Vanni dacci la forza, facci sentire le immortali note di anni e anni passati su Italia 1 a seguire Ash e compagnia, pascoliani fanciullini travolti dalla (e coinvolti nella) scoperta di 151 creaturine pazzesche che oggi (18 anni dopo ma tranquilli, è tutto sotto controllo) sono parte del mito.

Le bustine comprate con avida acquolina in bocca dall'amico edicolante, incuranti del portafoglio di mamma e papà, che tanto cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le carte e poi Pikachu. Qualcuno lo ama e gli altri vogliono fare i diversi ma sbagliano e lo sanno anche loro: non c'è merito nel dire "tanto il topaccio giallo non me lo filo", quando attorno a te siamo tutti stretti nel più caldo dei Tuonoshock.

OK, calma, ma Pokémon Let's Go centra talmente bene quell'equilibrio tra fan service, capitolo di transizione e operazione di marketing da applausi, che si torna per forza a quei pomeriggi dalla nonna-libera-tutti, dove Mediaset era l'unica regina di un intrattenimento fatto di cartoni talmente animati da finire sul giornale per il rischio epilessia (ricordate?).

Torniamo a Kanto come in Rosso, Blu e Giallo con tanto di Brock, Misty, il Team Rocket e tutto il resto, ma lo facciamo in maniera inedita e accessibile soprattutto ai nuovi amici che si sono avvicinati al fenomeno mostriciattoli con Pokémon Go. Il gameplay, qui, si posiziona comodamente a metà tra quello storico della serie e quello che ha travolto come un fiume in piena gli smartphone di mezzo mondo.

Lo sapete già, i Pokémon che si incrociano liberi per i vari percorsi si possono acchiappare proprio come in Pokémon Go: basta lanciare la Sfera Poké con un discreto tempismo (magari dopo aver usato una bacca adatta all'occasione) senza dover passare da alcun combattimento, sacrilegio! E invece no, fermi tutti, perché la cosa funziona tranquillamente anche grazie a un nutrito numero di allenatori che invece ci invitano alla tenzone proprio come ai vecchi tempi, con tutte le mosse che conosciamo (brividini al primo Giornopaga).

Si parte con Pikachu o Eevee, chiaramente, ma presto il Pokédex si rimpingua e con lui la nostra squadra di sei mostriciattoli e il comodissimo Pokémon Box: la serie fa infatti un passo verso il presente e ci dà la possibilità di portare con noi tutti i Pokémon catturati, senza bisogno di fermarsi a un PC per gestire il roster di creaturine che vogliamo tenere attive, ma cosa succede coi doppioni?

In maniera simile a quanto facevamo in Pokémon Go, anche qui possiamo "consumarli" (spedendoli al professor Oak) e ricevere in cambio pratiche caramelline, che useremo poi per potenziare questa o quella caratteristica del mostrucolo prescelto. Praticamente possiamo decidere di creare un tank inamovibile, o una saetta nervosa, o una bomba di potenza o insomma avete capito, la varietà non manca.

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Gli scontri con altri allenatori mantengono lo stile classico della serie: le animazioni sono carine, ma si poteva fare di più.

A dir la verità, però, non è che si senta tanto il bisogno di spendere le caramelle visto il livello di facilità dell'avventura: abbiamo provato Pokémon Let's Go: Pikachu, e il topetto è diventato rapidamente una macchina da guerra inarrestabile, capace da solo o quasi di asfaltare praticamente tutto quello che gli finiva davanti. Ma la prima palestra è quella di Brock, direte voi, con i suoi Pokémon Roccia!

Vero, ma guarda te se poco prima Pikachu non impara Doppiocalcio così a sorpresa, e con la mossa di tipo Lotta oneshotta praticamente tutta la squadra di Brock e dei suoi. Poi ci sono i tipo Acqua di Misty e non serve dire niente, e poi comunque sono talmente tanti gli incontri sui percorsi (tra selvatici e allenatori) che praticamente si è obbligati a farmare tra una cittadina e l'altra, con effetti benefici sui punti esperienza di tutta la squadra (perché anche i Pokèmon in standby si cuccano un buon 50% di PE).

Oltre alla solita main quest e agli scontri casuali, ci sono anche diverse attività secondarie che si attivano parlando con alcuni NPC e che vi permetteranno di ottenere Pokémon specifici o strumenti utili, ma non diciamo di più per non rovinare la sorpresa. Occhio solo a segnarvele, perché manca un quest tracker e dovrete fare appello alla vostra memoria per ricordare dove si trovasse quel tizio che voleva catturaste cinquanta Pokémon.

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Avrete la possibilità di coccolare il vostro Pokémon compagno per migliorare la vostra intesa e guadagnare qualche vantaggio in combattimento.

Il farming, poi, non serve solo a guadagnare esperienza, ma è anche la porta d'ingresso per il luccicante mondo degli shiny: continuando a catturare Pokémon della stessa specie uno dietro l'altro senza interrompere la sequenza, infatti, aumenterete la possibilità di incontrare uno shiny. Immaginiamo allora intense sessioni di grinding nelle zone più popolate, magari in compagnia di un amico grazie al multiplayer locale drop-in drop-off che permette, con la sola imposizione di un Joy-Con, di dividere lo schermo con un altro allenatore.

Ecco, parliamo un attimo di sistemi di controllo perché Nintendo ne ha fatta un'altra delle sue: tutto il gioco si può comodamente affrontare con un singolo Joy-Con e uno soltanto, senza mai sentire la mancanza di tasti extra grazie soprattutto ai controlli di movimento utilizzati per lanciare le Poké Ball. Certo, se invece siete in modalità portatile sullo schermino di Switch, allora tutto torna come al solito e userete lo stick di sinistra per muovere il vostro avatar (i controlli touch sono limitati ad alcune sezioni dei menù, purtroppo).

Capitolo a parte per la Poké Ball Plus, il controllerino speciale che trovate sia in versione stand-alone che in bundle con Let's Go Pikachu e Let's Go Eevee. Nella maggior parte dei casi la sferetta si è rivelata adatta al suo scopo, ma avremmo preferito un tasto extra oltre ai due presenti visto che non sempre è stato possibile esplorare tutti i menù comodamente. Inoltre, giocando con la Poké Ball Plus si perde la possibilità di mettere in sleep mode la console, visto che manca il tasto home, e insomma la user experience non è perfetta.

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Eccovi un esempio di come si combatte in Pokémon Let's Go: Pikachu e Let's Go Eevee.

Va detto però che acchiappare i Pokémon con un agile gesto del polso e vedere poi il controllerino illuminarsi a festa (e fare tutti i rumori del caso) ha un fascino tutto suo, e se a questo ci aggiungiamo il fatto che contiene l'ambitissimo Mew ecco che l'acquisto non sembra più così superfluo (ma 50 euro sembrano un pelo troppi comunque). Ah, a proposito, noi non siamo riusciti né a sbloccare Mew né a portare a spasso un Pokémon diverso, così come ci è stato impossibile collegare il gioco al nostro account di Pokémon Go: immaginiamo che i server non siano ancora pronti e ci riproveremo dopo il 16 novembre.

Poké Ball Plus o no, avrete capito che questo episodio della serie è esattamente a metà tra un capitolo principale e uno spin-off, e sembra anche che Game Freak l'abbia usato come banco di prova per alcune migliorie all'architettura di una serie che ha radici in un passato lontanissimo in termini di game design. Abbiamo parlato del Pokémon Box e dell'esperienza condivisa, ma troviamo anche la possibilità di saltare i filmati (attivando un'opzione nei menù) e di regolare indipendentemente il volume di effetti e musica, che sembrerà ovvio ma non lo è affatto.

Certo, poi rimangono lungaggini incomprensibili tipo la meccanica della Tecnica Segreta Fendente, quella che usiamo per tagliare gli alberelli e guadagnare accesso a nuove zone. Ecco, ogni volta che c'è un alberello da tagliare bisogna superare un paio di box di dialogo e confermare la scelta e poi godersi l'animazione, ma non solo: gli alberi respawnano, e diciamo solo questo per non scomodare i santi.

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Gli scontri casuali sono proprio come in Pokémon Go, ma niente paura che la cosa non stona affatto.

Al netto delle vestigia di un passato certo glorioso ma superabile, dobbiamo segnalare anche qualche incertezza sul fronte tecnico. Graficamente, e l'avrete visto, siamo di fronte a un capitolo che nasce chiaramente su un hardware meno performante di Switch, e arriva sulla console ibrida solo con qualche effettino carino a ripulire costruzioni poligonali ridotte all'osso, texture piatte e animazioni legnose (e nonostante tutto in modalità portatile si segnala qualche rallentamento). Ma lo sappiamo, questo non è il capitolo per fare le pulci alla tecnica e allora godiamoci quel che c'è che è comunque sufficiente senza fare tante storie. Dal prossimo però si fa meglio, vero Game Freak?

Dunque, ci abbiamo girato intorno per ottomila caratteri e ora è il momento di dare la risposta che i giocatori storici della serie cercano: Pokémon Let's Go merita l'acquisto anche se è un capitolo di mezzo? La riposta è facile: sì. Pokémon Let's Go è chiaramente un'esperienza diluita rispetto a quella dei capitoli classici, ma non manca di offrire un buon pacchetto di contenuti e sicuramente riuscirà a risvegliare in voi il bisogno di completare il Pokédex e far livellare tutti i mostriciattoli.

È vero, è facilino come gioco, ma non per questo meno godibile e anzi proprio per questo più accessibile al grande pubblico. È chiaramente un capitolo necessario a Game Freak per rimpinguare le schiere di fan e assicurarsi un business profittevole nei prossimi vent'anni, obiettivo che, secondo noi, è stato centrato in scioltezza.

8 /10

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Riguardo l'autore

Alessandro Arndt Mucchi

Alessandro Arndt Mucchi

Redattore

Giocatore cronico, lettighiere notturno, cuoco discreto, giurisprudente perplesso, musicista part-time, giornalista dal 2006. Da sempre esperto di versetti.

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