Final Fantasy XIII

Kitase e Toriyama sulle prime reazioni in occidente.

Final Fantasy è notoriamente il titolo che in fase di lancio riscuote più clamore, e questa nuova uscita non teme paragoni né con le precedenti della serie né con altri titoli in commercio. Il tredicesimo capitolo della saga non solo è il primo a essere disponibile in mutipiattaforma ma è anche il primo in questa generazione di hardware.

L’uscita del gioco è stata posticipata diverse volte e alla sua realizzazione hanno partecipato più di 300 persone. Dopo una lunga attesa il 9 marzo Final Fantasy arriverà simultaneamente negli Stati Uniti e in Europa e giungerà a cavallo di un'onda tanto grande quando ricca di aspettative.

Ma c’è un problema. I media occidentali fino ad ora hanno tributato soltanto un tiepido benvenuto alla versione giapponese del gioco. Le recensioni sono state poco entusiasmanti e le preview non proprio entusiaste, come quella del nostro Marco Mottura che ha sottotitolato il suo articolo con un eloquente “tutto qui?”.

“ Il problema principale di Final Fantasy XIII è che sembra di avere a che fare con un gioco senz'anima, scevro da qualsiasi traccia di passione o calore umano. Un compitino eseguito probabilmente in maniera anche accurata (la questione del target di riferimento verrà ripresa più avanti), eppure terribilmente algido e povero di emozioni”, ha scritto il Mottura, sottolineando l’eccessiva linearità nonché la mancanza del senso di esplorazione e di vere interazioni coi personaggi non giocanti.

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Una cosa sola pare mettere d'accordo gli appassionati di FFXIII, ovvero il carisma della sua protagonista.

Questo punto di vista però non è condiviso dagli sviluppatori. “Come sappiamo”, dice il Game Director Motomu Toriyama, giunto a Londra per promuovere il lancio, “il gioco comprende due mondi: uno è Cocoon, una città futuristica, e l'altro è Pulse, che si trova sulla Terra, ed è una sorta di mondo primitivo abitato da mostri molto simili a dinosauri.

“Dentro Cocoon il gameplay aderisce strettamente alla storia ma si tratta di una scelta voluta: in questo modo infatti vogliamo permettere ai giocatori di familiarizzare con le basi del gioco e scoprirne la trama, ed entrare in confidenza con l’idea generale dietro a esso. Potremmo definirlo una sorta di stadio intuitivo del gioco. È comprensibile che venga definito lineare e penso che l’idea di linearità sia dovuta a questa caratteristica di FFXIII.

“Nella seconda parte, una volta giunti a Pulse, il sistema di gioco si espande ed è decisamente più libero. Se vi piace questo particolare stile di gameplay, probabilmente dovete solo pazientare un po’.”

Anche il Producer Yoshinori Kitase, figura leggendaria della Square che ha diretto niente meno che Chrono Trigger e Final Fantasy VII, raccomanda ai giocatori di Final Fantasy XIII di prendersi il proprio tempo e di non farsi scoraggiare dalle accuse di conservatorismo mosse contro il titolo.

“Poco fa abbiamo parlato di linearità”, ha detto Toriyama-san, “ma per noi è un modo per condurre i nuovi giocatori dentro la storia e permettergli di capire il funzionamento del gioco e dei combattimenti. Quando la compagnia sviluppò FFXII, anche se non con questo team, qualcuno disse: “ok, fila liscio come l’olio ma non è poi cosi spettacolare, manca l'elemento sorpresa, il ‘fattore WOW’”.

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Anche questa volta è stato rivisto il sistema di combattimento.

“Abbiamo preso a cuore quell'affermazione. Così abbiamo pensato di creare qualcosa che fosse eccitante e veramente impressionante a livello visivo. Ad esempio nel XIII, al contrario del XII, dobbiamo veramente affrontare il gruppo di mostri per entrare in battaglia. Abbiamo pensato che sia una dinamica divertente più per i nostri giocatori occidentali che per quelli giapponesi. Sono elementi che speriamo piacciano veramente ai nostri fans d'oltre oceano.”

Più o meno nello stesso momento in cui Final fantasy XIII è stato lanciato in Giappone, il co-fondatore di BioWare Greg Zeschuk ha esordito facendo notare come gli RPG giapponesi “continuino a riproporre sempre la stessa dinamica di gioco” invece che innovarsi come hanno fatto gli RPG occidentali. Un'affermazione decisamente pungente nei confronti dell'industria giapponese degli RPG, che in passato era abituata al dominio assoluto ma che sta ormai assistendo alla perdita del suo prestigio in favore di case occidentali (come quella di Zeschuk, il cui lavoro è oramai sempre più apprezzato, basti pensare al recente Mass Effect 2).

Il successo degli RPG occidentali non è sfuggito all'attenzione della Square Enix, e ciò è dimostrato dalla transizione globale che sta vivendo la casa, con l'assorbimento delle infrastrutture di Eidos. Sebbene la serie di FF non sia certo stata sviluppata in totale isolamento dal resto del mondo, Toriyama parla degli influssi occidentali da un altro punto di vista.

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