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CD Projekt RED: "non sapevamo nulla di sviluppo. Avevamo solo il sogno di creare il nostro gioco"

La lunga strada per arrivare a The Witcher 3.

Quando dici CD Projek RED si pensa inevitabilmente a una delle migliori software house degli ultimi anni, a un team davvero talentuoso che ha dimostrato tutto il proprio valore con The Witcher 3: Wild Hunt.

La storia del team polacco è, tuttavia, piuttosto particolare anche perché come sottolineato dal cofondatore Marcin Iwinski, inizialmente le conoscenze necessarie per lo sviluppo di un videogioco latitavano. Iwinski ha parlato della storia cella compagnia in un'intervista di Glixel che è stata riportata da VG247.com.

"Iniziai la compagnia con un amico del liceo, Michał Kiciński. Iniziammo come distributori ma in tutta onestà non eravamo molto bravi. Eravamo bravi a prendere dei giochi e a essere i primi a localizzarli per la Polonia. Inizialmente una buona parte dei motivi per cui aprimmo la compagnia era avere accesso a nuovi giochi. Può sembrare stupido ma eravamo dei. Eravamo i signori che decidevano quali giochi sarebbero stati distribuiti in Polonia e quali no. Avevamo accesso a molta roba.

"I nostri orari di lavoro andavano dalle 10:00 alle 16:00. Il motivo? Chiudevamo prima per giocare ai videogiochi".

Il creare un videogioco in prima persona era un sogno che pareva irrealizzabile.

"Avevamo il sogno di creare il nostro gioco ma non avevamo alcuna idea di come si sviluppassero. La situazione era: giocatori appassionati che sapevano gestire un business di pubblicazione che iniziavano a sviluppare giochi senza alcuna conoscenza di come si facesse. E quello fu The Witcher 1".

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Perché hanno scelto la saga di Sapkowski? Da amanti di RPG adoravano la moralità ambigua del mondo di The Witcher.

"Questa ambiguità arriva direttamente dalla scrittura di Sapkowski: nessuna chiara distinzione tra bene e male e il dover pensare costantemente alle scelte senza alcuna idea delle conseguenze. È come la vita reale, questo è ciò che adoravamo di The Witcher. Penso che riguardi il distruggere l'eroe e costruirne una versione diversa. In molti giochi americani è più semplice capire ciò che rappresenta il bene.

"Abbiamo iniziato la compagnia come due giocatori che distribuivano giochi in Polonia. Eravamo affascinati dagli RPG. È così che conoscemmo Ray Muzyka e Grag Zeschuk di BioWare, che erano i nostri modelli. Giocammo tutti i Baldur's Gate ma c'era sempre questo cattivo, Sarevok, da cercare e distruggere. Pensammo: hey, è fantastico ma aggiungiamo qualcosa di diverso, più ambiguità, personaggi più complessi che sono più reali perché ci ricordano noi stessi".

In pochi anni CD Projekt RED è diventata una delle software house più talentuose e apprezzate del settore. Cosa pensate degli inizi raccontati da Iwinski?

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