Watch Dogs: il futuro adesso - articolo

Tutto connesso. Tutto in pericolo.

Chi mi segue su Facebook sa che qualche settimana fa sono andato a Chicago per un evento stampa dedicato a Watch Dogs. Nell'occasione non solo ho potuto provare il gioco, del quale comunque vi abbiamo già parlato (e riparleremo a brevissimo, visto che l'embargo sulla review scadrà a giorni), ma ho anche potuto scambiare quattro chiacchiere con Jonathan Morin (creative director di Ubisoft), Jonathan Brossard (esperto di sicurezza e hacker 'etico' di caratura mondiale) e infine Vitaly Kamluk (esperto in malware del team russo di ricerca e analisi di Kaspersky Lab).

Queste conversazioni mi hanno permesso di allargare il discorso dal gameplay di Watch Dogs alla tecnologia dietro di esso, con risultati sorprendenti. Nel senso che stando alle parole degli intervistati, il futuro raccontato da Ubisoft non è poi così lontano. Anzi, in alcuni casi la realtà supera la finzione, come aveva capito anzitempo Jonathan Morin. Prendiamo ad esempio lo scandalo del Datagate, nato dalle rivelazioni di Edward Snowden sui programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico.

"Mentirei se dicessi che me lo aspettavo", afferma Morin, "ma l'NSA non è stata una sorpresa per nessuno del team perché le ricerche che abbiamo fatto per Watch Dogs puntavano in quella direzione. Quello che ci ha sorpreso sono state le tempistiche in rapporto al nostro gioco: l'E3 2012 ha coinciso con le rivelazioni sull'NSA, l'E3 2013 con quelle di Snowden e, quando abbiamo annunciato la data di uscita del gioco, è stato il momento della vulnerabilità Hearthbleed, che sebbene sia sconosciuta alle masse è un tema importante per il Canada e gli USA, grazie al quale è stato possibile rubare milioni di dollari".

Ma le smart city come la Chicago descritta in Watch Dogs, esistono veramente? "Esistono, anche se non sono avanzate come quella del videogioco", risponde sempre Jonathan Morin. "La vera Chicago comunque è quanto di più vicino a una smart city si possa trovare nel Nord America, sebbene la città più avanzata da questo punto di vista sia Rio De Janeiro, che è stata completamente riorganizzata in vista dei Mondiali di calcio, se non vado errato in collaborazione con IBM".

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Jonathan Morin, creative director di Ubisoft nonché una delle persone più interessanti che abbia intervistato recentemente.

Ma cos'è di preciso una smart city? A rispondere è sempre Jonathan Morin: "La smart city è una città in cui tutti i sistemi che la gestiscono sono connessi tra loro, come ad esempio il controllo del traffico e il tasso di criminalità. La prima città che ha ispirato il concetto di smart city al mondo è stata Dubai, che ha un intero dipartimento dedicato solamente al monitoraggio del traffico. Anche Londra comunque ci si sta avvicinando e New York usa degli algoritmi per monitorare la città e predire i crimini".

E sono state le smart city a ispirare Watch Dogs? O altro? Jonathan Morin ci dice come tutto è nato: "Cinque anni e mezzo fa, quando abbiamo avuto l'ispirazione per questo gioco, eravamo appena in dieci. Non avevamo idea che avremmo poi lavorato così a lungo su questo progetto ma ricordo lunghi pomeriggi passati tra birre e sigarette a discutere le nostre ispirazioni. L'impatto dei social media sulla società è stato è stato uno dei temi più gettonati. Senza dimenticare che Ubisoft Montreal è un palazzo popolato da trecento geek che hanno tutti i dispositivi elettronici più all'avanguardia. Questo ambiente ha ingrandito e amplificato l'impatto della tecnologia dei social media sulla società contemporanea".

"La prima cosa che abbiamo notato è che chiunque al giorno d'oggi possiede uno smartphone, senza però comprenderne a fondo le implicazioni. E questo è diventato il tema portante di Watch Dogs, con la decisione di mettere questo strumento nelle mani del giocatore, dandogli uno specchietto per le allodole che gli faccia credere che la tecnologia sia parte integrante dello sviluppo dell'umanità. Dimenticando però che essa stessa è composta da persone e dunque da emozioni, desideri, problemi, errori e difetti".

Quali sono al momento le minacce più serie in cui può incorrere un normale cittadino nel momento in cui si connette alle rete? Secondo Vitaly Kamluk di Kaspersky Lab, sono "quei software che sottraggono informazioni alla gente con le quali poi accedere ai loro conti bancari. Si tratta di sistemi elaborati che solitamente si diffondono attraverso lo spam e che fanno inavvertitamente cliccare le persone su link invisibili. Un altro rischio molto serio è quello che deriva dai social media: non sono solo i nostri amici a essere interessati ai nostri dati ma anche i cybercriminali, che raccolgono tutte le informazioni che mettiamo in giro e che possono scoprire di noi più di quanto crediamo. Quello che la gente non comprende ancora è che qualsiasi informazione, nel momento in cui esce dai nostri PC, smartphone o tablet, cessa di essere solo nostra".

Watch Dogs indica che i risvolti negativi della tecnologia non riguardano solo la privacy e i social media. Al contrario, ci dice che tutto è connesso, violabile. È così anche nella realtà? "Qualsiasi sistema sia connesso a un network e preveda l'installazione di software, siano anche solo delle app, è potenzialmente in pericolo", risponde Vitaly Kamluk. "Al momento stiamo espandendo la nostra presenza nel mondo dei dispositivi mobile, come smartphone e tablet, e stiamo valutando anche le Smart TV e le automobili".

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Se solo il nostro smartphone potesse avvisarci ogni volta che accade per davvero...

"Altre minacce arriveranno anche dai sistemi informatici che gestiscono le città, mano a mano che queste si trasformeranno in smart city. Semafori, centrali elettriche, ascensori e mezzi pubblici: gli hardware e i software che li gestiscono sono obsoleti e facilmente violabili, e le minacce aumenteranno esponenzialmente quando questi sistemi verranno integrati tra loro. Ma in questo caso le minacce non verranno più da cyber-criminali ma da cyber-terroristi".

Jonathan Brossard ci dà però ancora qualche anno di tregua: le smart city alla Watch Dogs infatti sono ancora fantascienza. "La fortuna della società contemporanea è che non esiste ancora un sistema come il ctOS capace di gestire una città nella sua interezza, dai semafori ai bancomat, alle connessioni telefoniche. Al momento tutti questi sistemi sono separati, non comunicanti, il che è il modo più sicuro per evitare i rischi di cui parla Watch Dogs".

In Watch Dogs si possono violare con grande facilità le automobili. Nella realtà, invece? "Quello che molti non si aspettano è che le automobili possiedano vari sistemi interni computerizzati", afferma Jonathan Brossard. "Una volta che questi si connettono a internet, come accade con gli ultimi modelli, possono essere violati. Le ragioni per farlo? Ad esempio danneggiare a livello industriale un brand automobilistico per dimostrarne l'inaffidabilità e farne crollare le azioni".

E quali altre cose della vita quotidiana sono hackerabili come in Watch Dogs? "Tutto quello che oggi si connette a internet, dai sistemi di trasporti pubblico ai bancomat. E un hacker di nome Barnaby Jack l'ha già dimostrato nel 2010 alla Black Hat conference, con un sistema che ha ribattezzato 'jackpotting'. Il che dimostra che noi hacker non siamo criminali ma puntiamo solo il dito verso le falle della tecnologia odierna, all'interno delle nostre conferenze. Nessun bancomat finora è stato realmente hackerato con questo sistema, che avrebbe impatti terrificanti sulla società nel momento in cui le banche iniziassero a erogare automaticamente soldi da tutti dai loro sportelli".

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Jonathan Brossard ci dice che le vere minacce oggi hanno volti molto più familiari di quello di Aiden Pearce.

Eppure i mass media ci dicono che i veri nemici della sicurezza informatica sono proprio gli hacker! "Sul tema degli hacker c'è molta disinformazione", ribatte Brossard. "Essere molto forti nella vita non significa andare per le strade a picchiare la gente. Allo stesso modo noi abbiamo le conoscenze per compiere certe operazioni ma non vuol dire che le facciamo. Coloro che lo fanno sono invece dei semplici criminali che sfruttano quelle falle dei sistemi che cerchiamo costantemente di correggere. Credo comunque che la gente stia capendo il nostro ruolo nella società attuale ed è anche grazie al nostro operato se oggi l'umanità è connessa a Internet, che abbiamo contribuito a creare".

"Il più grande pirata informatico esistente al momento è il governo degli USA - Jonathan Brossard"

Se non gli hacker, chi sono allora i veri nemici della sicurezza pubblica? La risposta di Jonathan Brossard è di quelle che lasciano il segno: "Il Datagate e l'NSA ci dimostrano che il più grande pirata informatico esistente al momento è il governo degli USA, che abusa dei dati personali di chiunque consideri una minaccia, in sostanza chiunque non sia un cittadino americano. Fino a pochi anni fa il generale Keith B. Alexander, il capo dell'NSA, era presente a tutte le nostre riunioni e ci faceva piacere invitare il massimo rappresentante di un organo di sicurezza nazionale, proprio per dimostrare i nostri buoni propositi. Ma col Datagate abbiamo capito che la sua presenza era dovuta all'interesse nello scoprire e sfruttare le falle del sistema che noi indicavamo. Adesso è persona non grata alle nostre conferenze".

"Alla fine gli USA stanno investendo montagne di soldi per avere vantaggi economici sulle altre nazioni grazie allo spionaggio industriale", rincara il Brossard. "Vogliono essere influenti a livello politico entrando in possesso di informazioni top secret con cui destabilizzare le altre nazioni, così da ottenere un vantaggio economico sul resto del mondo".

Ma i pericoli arrivano solo dai governi? C'è chi vede una seria minaccia arrivare anche dal cosiddetto GAFA (Google, Apple, Facebook e Amazon). "Senz'altro bisogna fare attenzione a Google, che grazie al quasi monopolio di internet e al sistema operativo Android, è il nuovo Grande Fratello dei nostri giorni. Tutelarsi è molto difficile", prosegue sempre il Brossard, "perché il suo ruolo dominante Google l'ha acquisito dietro il paravento della gratuità dei propri prodotti. Ma in realtà non esiste nulla di gratuito a questo mondo e men che meno lo sono i servizi di Google, che è solamente interessata ai nostri dati per controllare, profilare e analizzare i comportamenti e le comunicazioni di miliardi di persone. La soluzione però esiste ed è rivolgersi ad altri per aver quegli stessi servizi che Google offre gratuitamente; con 10 dollari all'anno si può tutelare la proprietà dei propri dati".

In proposito è stato illuminante anche l'intervento di Jonathan Morin. "Pensa solo a quando è scoppiato lo scandalo dell'NSA. Appena appresa la notizia la gente è rimasta scioccata, poi ha preso il telefono per commentare la cosa coi propri amici, come se loro stessi non potessero essere intercettati. C'è un modo di dire in francese, "pensé magique", che descrive quella sensazione che ti porta a pensare che certe cose possano accadere agli altri ma non a te. La stessa cosa vale per i social network: nonostante sappiamo tutti che le grandi corporazioni investono sempre più soldi per studiare la nostra ombra digitale, continuiamo a immettere i nostri dati nel sistema".

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In Watch Dogs 'tutto è connesso', nella realtà non ancora. E questa per il momento è la nostra salvezza.

"La conseguenza è che se una volta i prodotti erano costruiti pensandoli per le persone, ora sono costruiti sulla loro ombra digitale. Non si studiano più i consumatori, le loro motivazioni, i loro processi decisionali: si ricostruiscono semplicemente i loro profili e si creano i prodotti su di essi. Non siamo più persone, siamo ammassi di dati. Ma da essi si ricavano solo versioni decontestualizzate di noi stessi e la domanda è: vogliamo veramente che ciò accada? Vogliamo veramente lasciare in giro tutte queste informazioni di noi stessi? Watch Dogs, tra le tante cose, vuole far riflettere la gente proprio su questo tema".

"Sono estremamente positivo nei confronti della tecnologia, non nei confronti persone che la usano" - Jonathan Morin"

Si potrebbe allora pensare che Watch Dogs sia stato frainteso. Che sembra un gioco che ci mostra le infinite potenzialità di un mondo dove 'tutto è connesso', quando in realtà è un grande indice accusatorio puntato contro la tecnologia e l'uso che se ne fa oggi. "Sono estremamente positivo nei confronti della tecnologia, non nei confronti delle persone che la usano", conclude Jonathan Morin. "Ma non voglio dire troppo per non anticipare il messaggio di cui è portatore il gioco".

"Ciò che posso affermare è che si tratterà di un'esplorazione, di un viaggio nelle persone attraverso la tecnologia. Perché non conosco nessuno che durante l'arco dell'intera giornata si comporti sempre in modo etico, che sia costantemente fedele ai propri principi. C'è sempre qualcosa, qualcuno, una pressione dell'esterno che ti fa deviare da quella che è la tua morale, eppure siamo così fiduciosi, così confidenti che la tecnologia che usiamo ogni giorno sia infallibile, sicura, dimenticando che è stata realizzata da esseri umani ugualmente inaffidabili".

Watch Dogs sarà disponibile per PC, PlayStation 4, Xbox One, PlayStation 3, Xbox 360 e Wii U il 27 maggio. Non perdetevi la nostra recensione!

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it  |  Agonista

Il suo passato costellato di tutto ci che stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal 95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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