Furi - recensione

Un ottimo action game, ma non per tutti i palati.

Amanti dei videogiochi bastardi, impegnativi e che regalano tante soddisfazioni fatevi avanti, perché il vostro prossimo incubo è appena arrivato su PlayStation 4 e PC e porta il nome di Furi. Sì, lo sappiamo, il caldo ci ha investito anche quest'anno e di solito si prediligono titoli più tranquilli durante l'estate, ma se come noi amate le sfide, il nuovo gioco del semi sconosciuto studio francese The Game Bakers vi farà impazzire. In senso buono naturalmente.

Impugnate allora i vostri pad, preparate qualche salvietta per asciugarvi le mani (e magari la fronte) e, cosa più importante di tutte, armatevi di tanta pazienza, perché questo action in terza persona non ha un occhio di riguardo per nessuno. Furi è quello che possiamo definire un boss-rush game, dove per ogni stage sono richiesti calma, riflessi, memoria, astuzia, e soprattutto bisogna sempre usare un approccio diverso per ogni livello.

Il nostro alter-ego digitale è un misterioso guerriero dai capelli bianchi, che all'inizio della storia si trova intrappolato da un macchinario all'interno di una prigione. Ben presto scopriremo che i luoghi che visiteremo non sono altro che celle dentro altre celle, una sterminata matrioska che rappresenta la gigantesca struttura dalla quale cercheremo di fuggire. In ogni livello della prigione affronteremo un guardiano dotato di abilità diverse e che può essere sconfitto soltanto dopo un determinato numero di fasi, rappresentate da dei piccoli cubetti posti sotto la loro barra energetica.

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Furi è un po' hack'n slash e un po' bullet hell shooter, condito da un buon comparto tecnico in cel-shading e una strabiliante colonna sonora.

In ciascuna di queste sezioni il nemico userà sia gli attacchi fisici sia i poteri in proprio possesso, che spaziano da pericolosi raggi laser, onde energetiche di dimensioni bibliche oppure valanghe di proiettili. Se quindi siete amanti dei bullet-hell shooter di scuola nipponica, in Furi troverete pane per i vostri denti. Non tutti i boss però usano la stessa strategia e infatti alcuni vanno affrontati solo con l'uso della spada, mentre altri si aiutano innalzando barriere che ci ostacolano la visuale, che possono altresì essere sfruttate come scudi per difenderci da alcuni tipi di attacco.

Per quanto riguarda il protagonista, anch'esso è dotato principalmente di quattro abilità: l'attacco tramite la spada e la pistola, la schivata, che funge anche da breve teletrasporto per attraversare i muri energetici e infine la parata, utile per riflettere attacchi caricati (anticipati da un brevissimo bagliore in perfetto stile Bayonetta). Riflettere questi colpi ravvicinati è essenziale per la nostra energia vitale, dato che col giusto tempismo è possibile recuperare mezza tacca d'energia, che in alcune occasioni può diventare fondamentale per le sorti della battaglia. L'altro modo per ripristinare parzialmente le forze è colpire i proiettili verdi per trasformarli in sfere, che una volta raccolte sono in grado di ricaricare un poco la vita.

Considerate però che in media subire un fendente o un proiettile nemico consuma da una a tre tacche d'energia, quindi studiare la sequenza d'attacco ed attivare con il giusto tempismo la parata è praticamente la prima cosa da imparare in ogni nuovo scontro. Volendo si possono anche caricare gli attacchi e la schivata, ma fatelo soltanto quando avete la certezza che l'individuo di fronte a voi ha le difese abbassate. Di solito le fasi di uno scontro sono divise in due sezioni: la prima, che vede il combattimento svolgersi lungo tutta la superficie dell'arena e la seconda (che inizia dopo aver consumato la prima barra d'energia del nemico), in cui la telecamera si avvicina e l'azione si concentra all'interno di un piccolo perimetro attorno all'avversario.

Durante queste frenetiche lotte bisogna focalizzarsi sul suo pattern d'attacco (via via sempre più lungo), trovare il giusto tempismo per respingere o parare i colpi ed eventualmente trovare un briciolo di tempo per affondare la spada. Quanto alle vite del protagonista dalla bianca chioma, in difficoltà normale ne abbiamo a disposizione tre, ma nel caso ne perdessimo una, questa potrà essere recuperata completando una fase della battaglia, che ricaricherà completamente anche la nostra barra d'energia.

Un combat system così frenetico non varrebbe un bel nulla se non fosse accompagnato dai dei controlli precisi e con una risposta immediata. Fortuna vuole che i The Game Bakers abbiano centrato pienamente l'obiettivo. Anche se all'inizio è necessaria parecchia pratica, destreggiarsi tra migliaia di proiettili ed effettuare schivate all'ultimo millesimo di secondo regala tante soddisfazioni al giocatore.

Tutto qui quindi? Più o meno, visto che tra un boss e l'altro c'è ben poco da fare. Ogni cella è collegata a quella successiva da un percorso che dovremo percorrere a piedi, e durante il quale il nostro amico (un eccentrico umano con una maschera da coniglio) ci racconta piccoli dettagli sul perché siamo finiti nella prigione e sul guardiamo che stiamo per affrontare. Queste sezioni sono un piccolo incubo da attraversare manualmente per colpa dei continui cambi d'inquadratura, e complice un sistema di controllo legnoso, il risultato non è proprio dei più convincenti. Il problema può essere semplicemente risolto premendo il tasto X per attivare la camminata automatica, utile non solo per evitare ulteriori crampi alle nostra dita, ma anche per farci riprendere dalla battaglia appena superata.

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Tra un boss e l'altro, quest'uomo con la maschera da coniglio ci racconterà la storia che ha portato il protagonista a fuggire dalla prigione in cui era stato rinchiuso.

Il livello artistico raggiunto dal team di Montpellier è senza alcun dubbio invidiabile e le immagini a corredo di questo articolo parlano da sole. Tecnicamente il gioco si muove a sessanta fotogrammi al secondo, con qualche occasionale (ma non vistoso) calo di frame-rate, che non intacca l'azione sullo schermo. Se vi state chiedendo perché lo stile grafico somiglii molto a quello di Afro Samurai, beh, allora dovete sapere che il character design è stato affidato alle sapienti mani del suo creatore, Takashi Okazaki, che ha inoltre realizzato i bozzetti delle splendide ambientazioni. Tra giardini paradisiaci, distese desertiche e paesaggi post-apocalittici, Okazaki-san ha saputo donare una buona dose di stile al mondo di Furi e alla dozzina di guardiani che lo sorvegliano, anche se il tutto ci ha ricordato in più di un occasione il buon El-Shaddai.

La colonna sonora è una trionfante raccolta di musica elettronica future-retro che strizza l'occhio agli anni '80, realizzata appositamente da alcuni importanti artisti del genere come The Toxic Avenger, Danger, Lorn e Carpenter Brut. L'accompagnamento musicale si sposa perfettamente con l'altissimo ritmo del gioco, le sue atmosfere e le luci colorate al neon che fanno da contorno al tutto. Quanto alle lingue disponibili, Furi include non solo i sottotitoli in italiano, ideali per non perdersi i dettagli della contorta (ma un po' deludente) trama, ma anche un azzeccatissimo doppiaggio in giapponese che consigliamo vivamente di selezionare prima di iniziare l'avventura.

Difficile infine dare un giudizio sulla longevità. O meglio, il gioco è possibile finirlo in meno di due ore stando alla lista dei trofei, ma molto dipende dall'abilità di chi lo sta giocando. Noi ne abbiamo spese poco più di 9 durante la prima run, che è stata luogo di tanti (forse troppi) retry, ma che al termine di essa sblocca la modalità Furiosa, la quale lasciamo a voi il piacere di scoprirne le caratteristiche. La presenza di uno scintillante (quanto proibitivo) trofeo di platino farà la felicità dei giocatori hardcore più determinati, mentre getterà nel panico più totale i trophy hunters meno audaci.

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Il misterioso e silenzioso protagonista di Furi, nato dalla penna di Takashi Okazaki, già character design della serie Afro Samurai.

Furi arriva come un fulmine a ciel sereno in questo calda estate e può addirittura permettersi il lusso di sedersi al fianco del suo compagno e rivale Inside. Pur essendo un titolo destinato quasi esclusivamente a un pubblico che predilige le sfide impegnative (nonostante l'inclusione di una modalità 'facile'), non possiamo non ammettere di aver giocato ad uno degli indie più interessanti usciti finora nel 2016.

Furi è la dimostrazione di come un piccolo e semi-sconosciuto team indipendente con un passato non certo glorioso, possa tirare fuori dal cilindro una perla di divertimento e stile capace di sorprenderci. Il voto riportato qua sotto sarebbe da intendersi come un 8.5, ma abbiamo deciso di premiare i The Game Bakers arrotondando il punteggio a favore, grazie al coraggio dimostrato con la loro nuova creatura. Ben fatto!

9 /10

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Riguardo l'autore

Manuel Stanislao

Manuel Stanislao

Redattore

Manuel muove i primi passi nel mondo videoludico all’età di 8 anni, dopo essere rimasto stregato dal NES del vicino di casa. Nel 2010 entra a far parte di JAVS, per poi approdare ad Eurogamer nel tardo 2011 grazie a un'ignota congiunzione astrale.

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