Da Lo Squalo a Crawl: quando la natura castiga - articolo

Non è mai troppo tardi per costruirsi un buon karma!

Abbiamo abitato, scoperto, invaso, colonizzato la Terra, occupando quasi ogni angolo possibile, spesso sottraendolo a chi lo abitava prima di noi, piegando la Natura ai nostri scopi, relegando le razze animali in spazi sempre più angusti.

Poi sono arrivati scienziati ed ecologisti a spiegarci che non si fa così, che alla fine un prezzo si paga. Allora ci siamo inventati storie consolatorie in cui la ribellione della Natura, con terremoti, inondazioni, glaciazioni, uragani e incendi, ogni tanto si faceva sentire, provocando vittime e sfracelli. Sempre però l'essere umano sopravviveva, vincendo la sua lotta contro l'immane ignoto.

Un filone di queste storie è stato dedicato alla rivolta degli animali, mammiferi, insetti o rettili (tralasciamo i dinosauri che, con l'eccezione dei velociraptor di Chris Pratt in Jurassic Park, non sono mai stati degli agnellini). Gli sceneggiatori li hanno fatti diventare più grandi, più forti, più aggressivi, per prendersi sull'uomo una spesso sacrosanta vendetta.

Così abbiamo avuto variazioni sul tema sempre più succose, dagli antichi formiconi della fantascienza anni '50 al mitico squalo di Spielberg. Abbiamo rischiato di essere prede di fidati cani (il migliore amico dell'uomo), di affamati grandi felini, di iracondi orsi o di scimmie troppo uguali a noi. Figurarsi se potevano mancare i ratti, che non sono simpatici a nessuno e che vivono a braccetto con l'umanità dalla notte dei tempi (e cui sono stati dedicati una dozzina di film), mentre con gli uccelli la minaccia è arrivata dal cielo. Abbiamo avuto perfino un tenero coniglio in La Lunga Notte della Paura del 1972 e miti pecorelle mannare nello spassoso Black Sheep del 2006.

Non parliamo degli insetti, che già normalmente incutono sempre qualche preoccupazione nell'uomo bianco civilizzato, che si affretta a gasarli con ogni prodotto chimico possibile. Per cui via con formiche, mosche, vespe e api, locuste e mantidi, vermoni e scorpioni. In questo panorama uno spazio particolare se lo sono preso i ragni, insetti che molto trasversalmente spaventano maschi e femmine quasi alla pari (con circa una quarantina di film dedicati).

In mare le cose non sono andate meglio, anzi! Oltre all'inevitabile orca, obbligatoriamente assassina, troviamo piovre e calamari giganti (più di 10 film) e anche granchi, assassini pure loro. E barracuda, in effetti un pesce dallo sguardo poco cordiale. E dopo Jaws, altri squali, tanti squali: parliamo di almeno una trentina di titoli (quella insopprimibile, metaforica paura di qualcosa di ignoto che dal profondo si sta muovendo verso di noi per prenderci): ricordiamo il mitico Tintorera, che forse si vergogna un po' dei suoi assurdi parenti della serie Sharknado.

E non sono mancati una decina di film anche sui piranha. Grandi protagonisti sono stati anche i rettili, dal mitico Frogs del 1972, con l'ormai storico poster, ai serpenti (ben 26 film). Ma anche con i coccodrilli non si scherza, 24 film a loro dedicati e c'è stato spazio anche per qualche varano.

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I coccodrilli dalle fogne di New York!

E riallacciandoci sia ai coccodrilli che ai piranha, arriviamo al motivo di questo articolo, ossia la prossima uscita di Crawl, nelle sale a Ferragosto (come avvenuto per The Meg). Il film è diretto da Alexandre Aja, che nel 2010 si era divertito a realizzare Piranhas 3D, spassosa variazione assai trash del famoso film di Joe Dante del '78, che a sua volta aveva probabilmente inteso fare una parodia de Lo squalo di Spielberg.

Già regista autore di un buon thriller/horror come Alta tensione, del remake di Le Colline Hanno gli Occhi e del coreano Into the Mirror (col titolo Riflessi di Paura, il meno riuscito), qui è in compagnia di un nome che non necessita di commenti, ossia Sam Raimi che produce con la sua Ghost House Pictures.

Ci racconta una storia di coppia legata da un grandissimo amore, e parliamo di amore vero, di una figlia e di suo padre, in un contesto fra il disaster movie, il film di assedio e l'horror. Siamo in Florida, un uragano di categoria 5 obbliga all'evacuazione, e una figlia si rifiuta di abbandonare il padre che è rimasto bloccato in casa ferito.

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La morte ha una linea sinuosa.

Ma con l'acqua che sale, e che già da sola è un motivo d'angoscia, nella zona arrivano a frotte gli alligatori che dilagano nel loro ambiente naturale. Debitore ai maggiori precedenti del genere, Lake Placid, Alligator e Rogue, il film di Aja ricorda anche altri soggetti che avevano come protagonisti gli squali (pensiamo a Shark del 2012).

Scrivono la sceneggiatura Michael e Shawn Rasmussen (Linea diretta con l'assassino, The Ward - Il reparto, ultimo film di John Carpenter), a loro volta sceneggiatori e registi di Dark Feed e The Inhabitants. L'eroica "brava figlia" è Kaya Scodelario (la serie di film Maze Runner - Il labirinto, un Pirati dei Caraibi e Ted Bundy). Il padre è interpretato da Barry Pepper, mai dimenticato protagonista di film come La 25a ora, Le tre sepolture, Flags of Our Fathers, Il Grinta.

Il titolo Crawl, verbo che significa strisciare, da cui ha preso nome il noto stile di nuoto, allude alla situazione in cui si troveranno costretti i protagonisti. Gli alligatori sono realizzati in CG e con animatronics, e a vedere il trailer fanno la loro bella figura. Girato in Serbia, a Belgrado, per simulare l'afosa Florida con le sue Everglades, Crawl potrebbe mantenere quello che promette nella sua classica struttura fatta di agguati e colpi allo stomaco, e comportamenti dei personaggi sui quali non sottilizzare troppo, senza aspettarsi uno stravolgimento delle regole d'ingaggio. Che per un film di suspense estivo sono ben note.

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Crawl è stato girato in Serbia, a Belgrado, per simulare l'afosa Florida con le sue Everglades.

Dal trailer sembra che Aja abbia abbandonato il trash più superficiale (e spassoso) da drive-in di Piranha 3D, che condiva con morti sanguinosissime e incidenti che più splatter non si può, per passare a uno stile più sobrio, quasi più documentaristico, diciamo più realistico. Il risultato ve lo racconteremo nella nostra prossima recensione.

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Giuliana Molteni

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