The Dark Pictures Anthology: Man of Medan - recensione

Curiosità e avidità possono avere conseguenze estreme.

Che cosa è la paura? Il dizionario la descrive come "emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia" e mai definizione si rivela più calzante per un videogioco come Man of Medan. Ai ragazzi di Supermassive Games gli horror vecchio stile, si percepisce da ogni secondo delle loro produzioni recenti. Ce lo hanno dimostrato con Until Dawn, titolo spesso, e lo fanno di nuovo con questo primo tassello di un progetto molto più grande ed ambizioso.

Non sappiamo ancora se e come i giochi della Dark Pictures Anthology saranno legati tra loro o se si muoveranno parallelamente nello stesso universo condividendo giusto qualche stringa narrativa. L'unica cosa che possiamo fare per ora è goderci questa prima "puntata", che attinge a piene mani dalla struttura di Until Dawn. Una scelta precisa e sicuramente saggia, d'altronde se una formula funziona non ha senso cambiarla, basta farla evolvere nelle giuste direzioni.

Se il precedente lavoro di Supermassive si rifaceva pienamente agli slasher movie anni 80/90 (con twist finale che evitiamo di spoilerare a quei pochi che non l'hanno ancora giocato), Man of Medan preferisce mettere in tavola la carta del "qualcosa non va in questo posto", della anche Sindrome del Luogo Infestato.

Durante la guerra una corazzata da combattimento viene usata per trasportare uno strano carico, delle casse di legno il cui misterioso contenuto non è tra i più rassicuranti. Non si tratta insomma di banane e noci di cocco, come i teschi impressi sul coperchio fanno intuire. Ciò che è destinato a succedere poco dopo non è una sorpresa: un piccolo, banale incidente scatena l'inferno trasformando i soldati che popolano la gigantesca nave in un esercito di cadaveri. Ma la morte, come il cinema horror insegna, non è mai definitiva.

Il prologo giocabile mette le carte in tavola senza però spiegare troppo, giusto il necessario per indurre nel giocatore il giusto stato d'ansia per gli eventi che verranno. Come da copione il ritmo rallenta subito dopo presentando una situazione completamente diversa e molto più rilassata: un gruppo di amici ha preso in affitto una barca per una gita a base d'alcool, ammiccamenti sessuali e immersioni a caccia di relitti. Un weekend diverso dal solito che si preannuncia elettrizzante sotto molti punti di vista. Ci sono quasi tutti gli stereotipi del genere: i due fratelli dal carattere completamente diverso, uno spavaldo e "fisicato", l'altro timido e appassionato di storia; la ragazza ricca di uno dei due (indovinate quale?), determinata, solare e divertente; il fratello belloccio e arrogantello, amante delle belle donne e dell'alcool. Chiude il gruppo la "Capitana" del Duke of Milan, una "self-made girl" tosta che fa però intravedere un lato più morbido.

I cinque partono per il mare aperto alla ricerca del relitto di un aereo da guerra che si dice nasconda indizi su un tesoro nascosto. Le cose ovviamente prendono una brutta piega. Due dei ragazzi scendono nelle profondità marine mentre gli altri tre rimangono sul natante, che viene quasi subito incrociato da un battello con tre loschi figuri a bordo. Un piccolo incidente che sembra concludersi lì ma che avrà un terribile strascico la notte seguente. Evitiamo di proseguire il racconto per non rovinarvi le sorprese anche se non è difficile intuire dove la storia vada a parare. Ci limiteremo a dire che l'improvvisato gruppo finisce per ritrovarsi all'interno della corazzata vista nel prologo, ridotta ormai ad un relitto fantasma.

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Conrad ha il volto di Shawn Ashmore, famoso per i ruoli dell'Uomo Ghiaccio nei vari X-Men e di protagonista del precedente gioco Remedy, Quantum Break.

Pur non essendo particolarmente originale nella sua prima parte, la trama di Man of Medan decolla con il passare del tempo. Ovviamente non stiamo parlando di un film da fruire in modo passivo, bensì di un film interattivo la cui spina dorsale è composta dalle scelte del giocatore. Fin dall'inizio sarete chiamati a decidere in che modo rispondere ai vostri interlocutori, quali dettagli visualizzare e in che ordine, quali oggetti portare con voi o lasciare. Avrete un tempo limite per scegliere ma volendo potrete anche far andare le cose per il loro verso senza toccare alcun comando. Rispetto ad Until Dawn vengono forniti meno indizi sugli sviluppi delle scelte fatte. Esistono ancora l'Effetto Farfalla (anche se non viene più chiamato così) e i rapporti variabili tra i protagonisti, ma ad essi si aggiungono le modifiche ai profili di ogni personaggio che ne delineano con crescente precisione il carattere.

Per poter giudicare al meglio l'ampiezza e la qualità dell'esperienza offerta da Man of Medan abbiamo effettuato tre run della storia partendo con intenti completamente diversi. La prima è stata quella più naturale, con scelte fatte di pancia senza pensare troppo alle conseguenze. Abbiamo affrontato invece la seconda cercando di essere mediamente negativi, fallendo volontariamente alcuni QTE (occhio, alcuni sono velocissimi) e andando più o meno nella direzione opposta rispetto alla precedente. Nella terza abbiamo invece tentato di ragionare, di portare il più avanti possibile tutti i personaggi cercando di fare le cose più logiche in base alle situazioni proposte.

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Nel corso del gioco, in base al personaggio e alla scena, potreste imbattervi in questi quadri che rappresentano le premonizioni di qualcosa che accadrà.

Siamo rimasti piacevolmente sorpresi nello scoprire che tutte e tre hanno proposto situazioni ed epiloghi decisamente diversi. Nella prima abbiamo portato la coppietta al massimo dell'affinità sentimentale mentre nella seconda li abbiamo portati ad odiarsi. Siamo arrivati alla fine con soli tre personaggi e il filmato post-credits ha dato un responso abbastanza sorprendente. Il rischio è stato nostro compagno nella seconda e questo ha sorprendentemente portato ad un maggior numero di personaggi portati in salvo e situazioni differenti nella parte centrale. Nella terza infine siamo riusciti a portare tutti ai titoli di coda, anche qui abbiamo visto spezzoni inediti e l'epilogo ha confermato i sospetti sulla trama che nel frattempo si erano fatti largo nella nostra testa.

La domanda a questo punto, come si dice, sorge spontanea: Man of Medan è indubbiamente appassionante ma fa veramente paura? La risposta è "nì", ma tenete presente che si vi scrive si è cibato di film, libri, serie e giochi horror fin dall'età di 8 anni. Come in Until Dawn, esistono fasi di gioco più tese, quelle che fanno staccare la schiena dal divano e mettono a dura prova le unghie. Non mancano i classici "Jump Scare" dovuti però a scene improvvise e inaspettate piuttosto che a spettacoli truculenti e raccapriccianti. Nell'insieme comunque si tratta di un'esperienza che vi lascerà tutt'altro indifferenti.

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La storia dei cinque malcapitati viene narrata dal Curatore, che di tanto in tanto “parlerà” con voi e vi fornirà dei piccoli indizi... sempre che li vogliate.

Nell'arco di una singola avventura i bivi narrativi sono in grado di mostrare o celare interi pezzi del gioco, cosa che porta a controllare spesso personaggi diversi negli stessi luoghi o gli stessi personaggi in situazioni diverse. Si può arrivare alla fine con l'intero cast sopravvissuto o deceduto e tutte le sfumature nel mezzo. Da questo punto di vista è stato fatto un lavoro migliore rispetto al gioco precedente, che già verso la fine lasciava intuire quali fossero i predestinati. Qui invece un qualsiasi evento può verificarsi anche per qualcosa accaduto ore prima.

Purtroppo per quanto gli sviluppatori abbiano fatto un lavoro egregio per tentare di rendere coerenti i differenti sviluppi della trama, di tanto in tanto si percepisce qualcosa che non va. Può essere una scena secondaria incongruente con ciò che era accaduto prima o un dettaglio che non avrebbe dovuto essere lì. Si tratta di piccoli "strappi" che però non potrete fare a meno di notare. Anche alcuni elementi di gameplay non risultano perfettamente a fuoco o sfruttati a dovere. Un esempio su tutti: le torce. Una volta dentro la nave fantasma le userete spesso ma saranno totalmente inutili, primo perché anche senza di esse si vede tutto benissimo e gli oggetti interattivi sono ben segnalati, secondo perché orientare la torcia con lo stick analogico non serve in alcun modo a scovare dettagli o segreti.

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In termini di regia e recitazione non possiamo che essere soddisfatti di Man of Medan, ma siamo comunque un gradino sotto Until Dawn.

La prima run ha avuto una durata di poco superiore alle 6 ore. Potrebbero sembrare poche ma per svelare l'intero quadro di Man of Medan avrete bisogno di almeno tre avventure, quattro se puntate ad ottenere il trofeo Platino. Questo sempre che riusciate a fare le mosse e scelte necessarie per imboccare i bivi giusti. C'è poi la possibilità di affrontare l'avventura con un secondo giocatore online, condividendo scelte, conseguenze e innescando un perverso meccanismo psicologico: farete le scelte migliori per sopravvivere entrambi o proverete a salvarvi la pelle a qualsiasi costo? Molto divertente anche la modalità "Serata al Cinema" che trasforma Man of Medan in un'esperienza di gruppo per la quale basta un singolo controller. Un offerta non a fuoco al 100% ma ricca e sfaccettata, che anche alla luce del prezzo budget richiesto (30) non può che lasciarci soddisfatti.

Si poteva fare sicuramente qualcosa di meglio per rendere l'esperienza più convincente dal punto di vista tecnico, ma siamo certi che la patch del Day One riuscirà a mettere a posto parte dei problemi riscontrati sulla PS4 "liscia" che abbiamo utilizzato per il test. Frequenti scatti nei filmati e caricamenti un po' troppo lunghi hanno saltuariamente spezzato il ritmo e l'immersione nella storia. Un vero peccato perché sotto il profilo puramente estetico, Man of Medan è davvero piacevole e mette in mostra alcune chicche tecniche pregevoli.

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Dopo aver portato a termine l'avventura potrete rigiocare i capitoli per scoprire nuovi sviluppi, ma noi consigliamo di fare solo “run” intere.

Una piccola lamentela va rivolta anche alla mancanza di localizzazione in italiano dei contenuti speciali. Sono filmati molto interessanti che svelano dettagli sulla mitologia che fa da contorno al gioco e sulla lavorazione dello stesso. Il problema è che a differenza dell'avventura principale, doppiata in modo egregio, sono disponibili solo in lingua inglese. Un piccolo sforzo in più sotto questo profilo sarebbe stato gradito.

Alla luce di quanto ricevuto da Man of Medan non vediamo l'ora di scoprire in quali direzioni si svilupperà la Dark Pictures Anthology, un progetto ambizioso nelle mani di uno dei migliori team attualmente in circolazione quando si parla di esperienze cinematografiche interattive. Speriamo solo di non dove attendere troppo per la prossima puntata.

8 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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