MotoGP: “senza l'elettronica oggi cadrebbero tutti” - articolo

Gabriele Conti, direttore dei sistemi elettronici in Ducati, ci parla di intelligenze artificiali, machine learning ed elettronica.

Il futuro è inarrestabile, e questo lo sappiamo tutti. Solo che alle volte entra nelle nostre vite in maniera graduale, altre invece le stravolge dall'oggi al domani. MotoGP e Formula 1 sono, in ambito sportivo, i veri banchi di prova del domani che verrà e, al netto delle MotoE e delle Formula E, che corrono in categorie a se stanti, risulta difficile per lo spettatore di oggi capire quanto conti la tecnologia oggi nelle due e nelle quattro ruote.

Se la Formula 1, anche per motivi regolamentari, vince dichiaratamente la gara della tecnologia, quando si parla di MotoGP non è ancora chiaro quanto conti ancora il pilota e quanto l'elettronica. Il Gran Premio di Misano Adriatico, al quale siamo stati invitati da Lenovo in occasione dell'avvio del MotoGP eSport Championship, è stata un'ottima opportunità per parlarne con Gabriele Conti, direttore dei sistemi elettronici in Ducati.

Il quale, tra aneddoti del presente e del passato, ha tracciato un quadro ben chiaro che, anche se non strettamente in target con un sito di videogiochi, a mio avviso potreste trovare interessante. In fin dei conti siete un pubblico prevalentemente maschile, interessato alla tecnologia e alle corse (a 2 o 4 ruote).

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Il MotoGP eSport Championship è il campionato ideato da Dorna e basato sulla serie MotoGP di Milestone.

Come funziona l'analisi dei dati nel corso di un GP?

Poiché per regolamento ci è vietato usare la telemetria in tempo reale, tra una sessione e l'altra delle prove dobbiamo scaricare i dati, analizzare le prestazioni e prendere le decisioni per la sessione successiva. Siccome parliamo di tre uscite in pista nell'arco di 45 minuti, vuol dire dover prendere decisioni velocemente, all'incirca ogni 10 minuti (nel tempo restante il pilota è sul tracciato, ndR). All'atto pratico ciò si traduce in circa 6 minuti per scaricare 2 o 3 gigabyte di dati, analizzarli, consultarsi col pilota e applicare le modifiche necessarie alla moto.

Quante persone impiegate per queste delicate operazioni?

Ad analizzare i dati abbiamo solo due ingegneri e il motivo è presto spiegato: proprio perché c'è poco tempo tra una sessione e l'altra, meno persone sono coinvolte e più velocemente si riesce a lavorare. Quanto tempo ci si impiega ad apportare tutte le modifiche necessarie? Dipende dagli interventi richiesti, che variano a loro volta da pilota a pilota: con Stoner ci si impiegavano pochi secondi mentre con Dovizioso, che richiede setup diversi all'elettronica per ogni curva, si parla anche di 30, 40 modifiche. Il che comporta dover scegliere tra le più importanti.

Ci racconti dei piloti con cui ha lavorato.

In carriera ho lavorato con Stoner, Valentino Rossi e Dovizioso, e ognuno ha il suo carattere. Stoner ad esempio tornava ai box, mi guardava e diceva: "per favore, mi spegni tutta l'elettronica?". Il che è una richiesta meno strana di quanto sembri, perché per capire se una moto abbia realmente dei problemi, bisogna prima rimuovere qualsiasi cosa possa mascherarli, scontrarsi con essi e quindi risolverli. Solo una volta sistemato tutto si può ricorrere all'elettronica, che garantirà così risultati ancora migliori. Io, comunque, io non spegnevo mai tutto. All'estremo opposto ci sono Valentino e Dovizioso, che per quanto sono analitici e precisi sembrano ingegneri mancati. O ingegneri senza la laurea.

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In quel di Misano Adriatico si sono corse due tappe: la prima, al Mugello, ha visto la vittoria dell'italiano Andrea 'AndrewZh' Saveri. La seconda invece ha visto primeggiare lo spagnolo Cristianmm17.

Quanto contano oggi i piloti? E quanto il software?

È importante avere dei programmi in grado di effettuare le simulazioni più approfondite possibile, perché è chiaro che qualsiasi errore in questa fase si traduce in risultati deludenti in pista. Più dati si hanno a disposizione e meglio è, ed ecco spiegato perché tutti i dati raccolti dai nostri team satellite confluiscono in un unico server, che nel nostro caso è fornito da Lenovo insieme al resto dell'hardware, inclusi i tablet. I software della centralina, invece, sono proprietari dell'organizzatore e sono di Magneti Marelli.

Quanto descritto finora vale per le analisi all'interno dello stesso turno di prove o di qualifica. Ma tra una giornata e l'altra, invece?

Tra una giornata e l'altra si fanno altre valutazioni e altre simulazioni, importantissime per il setup della moto e la scelta degli pneumatici. Tornati a casa a gara conclusa, si fanno invece analisi ancora più approfondite, basate anche sull'intelligenza artificiale e il machine learning, grazie alle quali si riescono a elaborare modelli di massima per i setup da utilizzare nelle corse successive.

Ci parli del machine learning applicato alla MotoGP...

È un metodo [di analisi dati che si basa sull'idea che i sistemi possano imparare dai dati, identificare autonomamente dei modelli e prendere decisioni, riducendo al minimo l'intervento umano ndR] ancora allo stato embrionale ma per noi è il futuro. Il problema finora è stato collezionare i dati, che sono diventati sempre di più, e gestirli. Il prossimo passo sarà spingere sull'addestramento delle intelligenze artificiali in modo che possano affiancare gli elettronici nelle loro decisioni. I nostri concorrenti dicono che siamo il team più avanti di tutti e la cosa si sta rivelando un problema, visto che poi cercano di portarci via i nostri ingegneri, entrando così in possesso dei nostri segreti".

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Lenovo, con la sua linea di computer Legion, è sponsor tecnico dell'evento, che nelle sue fasi finali è disputato su PC.

Facciamo una domanda scomoda: se domani per assurdo venisse abolita l'elettronica, quali piloti resterebbero in piedi e quali cadrebbero rovinosamente?

Se si avesse per assurdo l'acceleratore direttamente collegato al corpo farfallato, metà dei piloti cadrebbe al primo turno, l'altra metà al secondo. Ma è normale perché le moto da corsa di oggi sono concepite come i caccia militari, ossia dei veicoli estremamente potenti ed estremamente instabili, governabili solamente grazie all'elettronica.

In passato è accaduto per errore che si spegnesse l'elettronica delle moto e non passavano che pochi secondi prima che i piloti cadessero. È accaduto con Lorenzo e prima ancora di lui con Stoner, che è finito direttamente all'ospedale. E mi ricordo che quando è uscito, la prima cosa che mi ha detto è stata: "hai visto che non ci si può fidare dell'elettronica?".

E un Valentino Rossi, che ha iniziato a mietere successi prima che l'elettronica diventasse così invasiva? Come si comporterebbe oggi se si tornasse al passato?

Credo che i piloti più forti siano quelli capaci di adattarsi a tutto quello che accade. Valentino ha cambiato più volte il proprio stile di guida negli anni. Se guardate a come guida oggi rispetto a cinque anni fa, ad esempio, vi accorgerete dell'influenza che ha avuto Marquez sul suo modo di stare in moto. Nei due anni che è stato con noi, ricordo che passavamo le nottate a guardare i piloti più giovani. Ha cercato di guidare come Stoner senza riuscirci, poi però ha avuto successo guardando ad altri piloti e oggi è ancora lì tra i primi.

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Fabio Quartararo ha commentato la seconda manche del . E stando a Gabriele Conti di Ducati, anche un certo Marquez lo sta studiando...

Recentemente tra i piloti sta destando molta attenzione Quartararo e il modo in cui curva, quasi da Moto 2. Lui effettua traiettorie più rotonde con un'ottima percorrenza, mentre la tendenza attuale, avviata da Pedrosa e Stoner, vuole che si spigolino, in modo da avere la moto dritta il più possibile e scaricare a terra tutta la potenza. Persino un certo Marquez sta studiando Quartararo con attenzione...

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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