Con il turismo videoludico, la vacanza raddoppia - articolo

La nuova moda dei viaggiatori da videogame? Scoprire giocando un luogo reale, e poi andarci davvero!

Conosco una persona che fa collezione di esperienze gastronomiche e va a degustare determinati cibi e vini nei luoghi che portano il loro nome: si vanta di aver mangiato il pane di Altamura ad Altamura, la caprese a Capri, di aver bevuto lo champagne nello champagne.

Quella persona mi ha fatto venire in mente una moda di questi tempi, che consiste nel giocare ai videogame nei luoghi in cui sono ambientati. Pare che attualmente sia la massima aspirazione dei veri appassionati, che cercano di potenziare al massimo l'esperienza del game tourism, il turismo videoludico.

Prima le due esperienze erano separate: con calma, in casa, si giocava, e si scoprivano le destinazioni della prossima vacanza, documentandosi sulle guide, tra un livello e l'altro: si esplorava l'Islanda in Tomb Raider piuttosto che Panama e l'Indonesia in Uncharted, e poi, finito il gioco, si pianificava il soggiorno nei luoghi tanto amati sul monitor e si preparavano i bagagli.

Oggi il discorso è cambiato: ci si attrezza per giocare di nuovo, ma sul posto, portando con sé il computer, creando così una sorta di esperienza aumentata, rivivendo l'avventura virtuale nei luoghi veri, mischiando i profumi, le luci, i sapori dell'ambiente reale allo storytelling della location ricreata nel gioco. È un'esperienza che dà vita a un turismo ibrido e originale, la nuova frontiera del game tourism, una pratica che ormai imperversa da anni.

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Coi suoi paesaggi da sogno, Ghost of Tsushima è balzato subito ai primi posti nelle top ten dei viaggiatori videoludici.

Le occasioni per vivere queste vacanze doppie, molto reali e un po' virtuali, non mancano. Anche se al momento, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, bisogna rimandare la partenza in vari luoghi affascinanti scoperti grazie ai videogame. Intanto, però, si possono studiare bene le ambientazioni, preparandosi a vedere poi i luoghi dal vero.

Uscito da poco e già ai primi posti nelle top ten dei viaggiatori videoludici è Ghost of Tsushima, uno di quei giochi in cui lo storytelling si avvale grandemente del racconto del paesaggio, co-protagonista dell'avventura. In questa saga ambientata sul volgere del XIII secolo, l'alter ego del giocatore è Jin Sakai, l'ultimo samurai dell'isola giapponese di Tsushima, che si trova a fronteggiare la furia dei soldati dell'esercito mongolo.

Ghost of Tsushima è un gioco per veri viaggiatori: in questo "open world" infatti si può andare dove si vuole, senza seguire schemi prestabiliti, muovendosi lungo percorsi liberi, godendosi le ambientazioni, che sono bellissime. Nel corso dell'avventura si riconoscono il tempio Bansho-in, con la scalinata di pietra, il santuario di Watatsumi e il Monte Ariake, dove la vegetazione crea favolosi contrasti cromatici.

Lo stesso gusto di visitare i luoghi tra una sfida e l'altra rende indimenticabile l'esperienza di gioco in Assassin's Creed, dove si può esplorare a volontà, come del resto accadeva già più di vent'anni fa in adventure di culto come Myst e Riven, con i loro paesaggi dechirichiani. O anche in Shenmue, un altro grande classico, uscito nel 2000, che diede un forte impulso ai videogame che puntano sulle location.

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Grazie a Shenmue, nel 2017 lo Yokosuka Action Committee for the Promotion ha pubblicato la Shenmue Sacred Spot Guide, una mappa con i luoghi principali del videogame

Shenmue è ambientato nella città giapponese di Yokosuka, descritta con grande cura nelle varie sequenze, e scelta dalla folta community di giocatori come una destinazione turistica. I riscontri sono arrivati puntuali: i dati del turismo hanno esibito un'impennata e nel 2017 lo Yokosuka Action Committee for the Promotion ha pubblicato la Shenmue Sacred Spot Guide, una mappa con i luoghi principali del videogame.

Discorso analogo per Assassin's Creed 2, che ha contribuito a intensificare il turismo dei giovani in Italia. Il videogame si svolge in alcuni dei luoghi più suggestivi e noti del Belpaese, come Venezia, Firenze e Roma, ma anche in borghi da riscoprire, come Monteriggioni, presso Siena, che nel 2010, un anno dopo l'uscita di Assassin's Creed 2, ha registrato un notevole incremento di turisti.

Ma quali sono i luoghi più apprezzati dai viaggiatori virtuali che, dopo aver fatto una vacanza per gioco, prenotano quella vera?

Spesso al primo posto figura la Cambogia di Tomb Raider, visitata con una guida d'eccezione come Lara Croft, seguita dai paesaggi incontaminati del Montana di Far Cry 5. Tra le altre location più gettonate troviamo anche la Seattle vista in Infamous: Second Son, la Hong Kong che in Sleeping Dogs attirava con le sue luci al neon e i locali di karaoke, la Boston postapocalittica di Fallout 4, e la San Francisco di Watch Dogs 2.

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L'Italia è molto ben rappresentata e non solo per Monteriggioni: la Costiera Amalfitana ad esempio fa da sfondo a Uncharted 4.

In ogni caso, c'è solo l'imbarazzo della scelta tra l'esotismo, il viaggio green e lo spirito contemporaneo della metropoli. C'è chi non vede l'ora di aggirarsi tra le strade di Katmandu già percorse in Uncharted 2, e chi è pronto a trascorrere una giornata sulle varie linee della metropolitana di Mosca, già sperimentata in Metro 2033.

Naturalmente l'Italia è molto ben rappresentata: oltre alle location rinascimentali di Assassin's Creed, meritano una mezione la Costiera Amalfitana che fa da sfondo a Uncharted 4, la città di Altissia di Final Fantasy XV, che ricorda Venezia, e Milano, con il Castello Sforzesco, in Raimbow Six 3. Proprio per valorizzare il territorio italiano puntando sulle grandi potenzialità del turismo videoludico è stato creato l'Italian Videogame Program (IVIPRO), un progetto teso a individuare i luoghi più adatti per i videogame e a favorire il dialogo tra sviuluppatori e istituzioni.

Anche la Lonely Planet ha dato spazio alla tendenza del Game Tourism, e nella guida "Planète Geek" dedica un capitolo ai grandi ambienti dei videogame, dove figurano sette location imprescindibil, tra cui la città fantasma di Call of Duty e il Broken Bridge di Liberty City, uno dei monumenti simbolo di Grand Theft Auto IV, variazione videoludica sul tema del ponte di Brooklyn di New York City.

Alla fine può anche capitare che sentiate il bisogno di una pausa e vogliate scegliere una destinazione del tutto immaginaria. Nessun problema: videogame e mondi virtuali offrono un'ampia scelta. Per esempio, in Second Life si può visitare Moya Land, un luogo d'invenzione creato dall'artista francese Patrick Moya, descritto anche in una guida cartacea di 54 pagine.

E poi, ci sono i grandi classici dei videogiochi: luoghi immortali come Rapture di Bioshock, City 17 di Half Life 2, The Citadel di Mass Effect, luoghi da romanzo che possono ancora contare su un turismo da veri intenditori e che non figurano ancora sui cataloghi dei tour operator.

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Riguardo l'autore

Mario Gerosa

Mario Gerosa

Redattore

Mario Gerosa (1963), giornalista professionista, è uno studioso di culture digitali, cinema e televisione. Già caporedattore di Traveller e di AD, da sempre appassionato di viaggi, reali e virtuali, si è laureato in architettura al Politecnico di Milano con una tesi sui luoghi immaginari di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. Dopo aver scritto il primo libro uscito in Italia sul fenomeno di Second Life, ha ideato Synthravels, un'agenzia di viaggi per tour nei mondi virtuali, ha collaborato alla sceneggiatura del film Volavola di Berardo Carboni, girato in Second Life, ha redatto la "Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico virtuale" (2006) . Ha pubblicato una ventina di libri, tra cui Mondi virtuali (Castelvecchi, 2006), Second Life (Meltemi, 2007), Rinascimento virtuale (Meltemi,2008), Parla come navighi. Antologia della webletteratura italiana (Il Foglio, 2010). Ha scritto anche un romanzo, Il collezionista di respiri (Falsopiano, 2019) finalista al Premio Internazionale di Letteratura Città di Como e a Garfagnana in Giallo.

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