Tre mesi di PlayStation 5 e Xbox Series X - editoriale

Un primo bilancio della next-gen.

Erano gli ultimi giorni di ottobre quando la next-gen ha iniziato a serpeggiare fra le pagine di Eurogamer. Era il 27 del mese per l'esattezza, a Milano una giornata illuminata da un sole grigio, quando il corriere ci ha consegnato il gigantesco pacchetto che conteneva l'enorme PlayStation 5 con lettore che avremmo testato ai fini della recensione. Per il resto, più o meno, sapete com'è andata.

L'abbiamo scartata, abbiamo montato la basetta, abbiamo verificato che il cavo fosse un HDMI 2.1, abbiamo tentato in ogni modo di farla stare nel mobiletto sotto il TV. Nel corso delle settimane successive abbiamo iniziato a mettere alla prova i titoli della line-up, ripescando qualche colosso dai meandri della retrocompatibilità e soppesando le qualità delle prime nuove esclusive di casa Sony. Nel frattempo, dietro le quinte, è arrivata anche una Xbox Series X che, già lo sapevamo, si sarebbe resa protagonista di un lancio per certi versi atipico.

Da una parte avevamo l'eccentrica ammiraglia Sony, giunta con un corredo di quattro nuovi titoli da spolpare e recensire nel giro di poche ore, già introvabile nei negozi e trainata della novità del DualSense. Dall'altra c'era la monolitica console di Microsoft, orfana di Halo: Infinite a causa del recente rinvio, volenterosa di mostrare i miglioramenti che impattavano parecchi titoli già noti ma del tutto priva di software pensati unicamente per far sentire i muscoli del futuro.

È iniziata così la nostra next-gen: la novità ad ogni costo contro il comfort della continuità, la voglia di nuove esperienze in esclusiva contro la comodità del miglior servizio in abbonamento presente sul mercato. Mai come in questo caso, quella per il controllo della nuova generazione sembrava una battaglia all'insegna della preferenza personale, con due formule più che valide pronte a fronteggiarsi senza particolari guizzi creativi.

Ed è proprio quello che vi abbiamo raccontato nelle nostre recensioni: Phil Spencer ha messo sul piatto una macchina fantastica, la migliore in circolazione, accompagnata da una sorellina minore e capace di far crescere in tutto e per tutto l'esperienza del gaming da salotto, in mezzo alle prodezze del quick resume e dell'auto HDR.

Sony, invece, ha preferito creare una netta frattura con il passato, scardinando qualsiasi preconcetto legato all'estetica, rinnovando completamente la dashboard, innestando chili di novità direttamente nel controller e, soprattutto, punteggiando i giorni del lancio con le release di un nuovo parco titoli volenteroso di raccogliere la pesantissima eredità di PS4.

Quello che non sapevamo, è che le console next-gen sarebbero state letteralmente introvabili per chiunque non le avesse ordinate. Certo, era impossibile non annusare il netto calo a livello di produzione, del resto il Covid non ha fatto sconti a nessuno, ma non era mai successo che per mettere le mani su una macchina di nuova generazione bisognasse aspettare oltre sei mesi. Forse l'annuncio di Ratchet & Clank: Rift Apart per l'11 giugno 2021 rappresenta un segnale importante, forse vuole farci intendere che per quella data trovare una PS5 non sarà più una missione impossibile.

Nonostante la penuria di hardware, i dati diffusi dagli analisti disegnano un mercato in cui sono già stati venduti quasi 10 milioni di console next-gen in tutto il mondo, e sono tanti i giocatori che hanno potuto tastare con mano il balzo generazionale. Dal canto nostro, oggi vogliamo fornirvi uno spaccato della nostra vita nella nona generazione di console, dei momenti successivi al lancio, di come la nuova offerta dei platform owner sta lentamente modificando la nostra quotidianità da videogiocatori.

Torniamo indietro nel tempo, fino a quel 27 ottobre baciato dal sole invernale. Con la PS5 appena installata, abbiamo provato un pizzico delle sensazioni legate al classico balzo tecnologico, una sorta di ritorno a quelle atmosfere molto anni '90 in cui montare una nuova console significava battere territori inesplorati. Nuove linee nella scocca, nuovi colori, nuove funzionalità nel pad, nuova dashboard, nuovi videogiochi in esclusiva.

Il primo confronto con PlayStation 5 è stato capace di abbagliare, non tanto perché la console fosse intrinsecamente speciale, più che altro per l'offerta che si portava appresso. Non si faceva in tempo a importare il profilo che già il preinstallato Astro's Playroom ti catturava nella sua piccola magia, svelando con gioia i segreti del DualSense e divertendosi a stuzzicare la nostalgia, prendendoti per mano e mostrandoti uno spaccato della nuova esperienza PlayStation.

Poi la nuova esperienza PlayStation è iniziata ad arrivare per davvero. Nei primi giorni di novembre abbiamo toccato con mano Spider-Man: Miles Morales, Demon's Souls e Sackboy: Una grande avventura, scalfendo la superficie delle potenzialità del nuovo hardware e perdendoci per parecchie ore di grande qualità fra Manhattan, Boletaria e il Mondo del Fai da Te. Nel frattempo incastravamo qua e là una partita a Sekiro per testare il framerate sbloccato, una run su Final Fantasy VII: Remake per godere dell'assenza di caricamenti, un giro in moto nella versione potenziata di Days Gone per tastare con mano l'incidenza delle patch.

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Demon's Souls è la prima grande esclusiva dell'epoca PS5.

Non vi nascondiamo che questa piccola "luna di miele" trascorsa assieme a PS5 sia stata molto, molto rassicurante, per certi versi anche ammaliante, perché sull'altra console, nel frattempo, non stava uscendo niente di nuovo. Conducevamo i nostri test interni cronometrando i caricamenti e studiando il framerate di Destiny 2, spingendo al massimo la grafica di Watch Dogs: Legion, osservando da vicino le mesh di Assassin's Creed: Valhalla, senza poterci perdere in mezzo ad alcun mondo sconosciuto.

Xbox Series X si era presentata alla nostra porta come una signora macchina, potenzialmente la migliore mai prodotta da Microsoft, ma per un lunghissimo istante abbiamo percepito il peso della generazione passata, una generazione nella quale Sony ha schiacciato la concorrenza grazie ai suoi strepitosi videogiochi originali, che agli occhi del pubblico sono più potenti di qualsiasi feature o servizio. Con il tempo, però, le cose hanno iniziato a cambiare.

Sony ha puntato forte su una partenza da dragster, e la sua filosofia ha fatto centro: nuovi videogiochi originali al lancio, un primo anno che dovrebbe, e sottolineiamo dovrebbe alzare il sipario su nuove fatiche degli studi proprietari, un Final Fantasy XVI in esclusiva, una prospettiva futura che ricorda molto da vicino la timeline degli ultimi sette anni. Microsoft invece è stata granitica, inamovibile sulla sua posizione: il Game Pass dev'essere il centro dell'offerta, mentre tutti gli sforzi residui devono concentrarsi sul catalogo first party.

La strategia di Phil Spencer è riuscita ad essere appariscente solo quando osservata attraverso l'acquisizione di Bethesda, un accordo che ha fatto correre brividi freddi lungo la spina dorsale di qualsiasi videogiocatore, ma per il resto lo "slow start" di Xbox Series X è stata una realtà sotto gli occhi di tutti. Mentre le pagine di Metacritic si affollavano dei primi voti nella neonata categoria PS5, dall'altra parte regnava il silenzio.

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L'assenza di Halo: Inifinite al lancio di Xbox Series X è stata un'assenza estremamente ingombrante.

Cos'è successo in seguito? È successo che quella luna di miele cui abbiamo fatto riferimento si è esaurita piuttosto in fretta. Certo, PlayStation ha messo sul piatto anche la Plus Collection per permettere ai nuovi utenti di recuperare tonnellate di grandi capolavori, ma noi quei titoli li avevamo già spolpati a lungo e abbiamo finito per accantonare molto velocemente la scintillante line-up di lancio.

Esaurito il fenomeno Cyberpunk 2077, il mercato dei videogiochi si è affacciato sul deserto creativo che è maturato all'ombra dei numerosissimi rinvii, delle conseguenze del Covid, della volontà di evitare le grosse release, e molti videogiocatori si sono trovati costretti ad attaccare il gamepad al chiodo o buttarsi a capofitto nel recupero del backlog.

È stato allora che il monolite nero di Xbox ha iniziato a brillare come non aveva mai fatto nelle settimane precedenti. Nonostante ne facessimo un uso smodato, non ci eravamo resi conto delle reali potenzialità del Game Pass. Per molti giocatori il servizio di Microsoft significa lo strumento perfetto per recuperare grandi produzioni come Star Wars: Jedi Fallen Order o Batman Arkham Knight, come Dishonored 2 o Resident Evil 7, ma sotto questa patina luccicante si nasconde molto, molto di più.

Nel corso degli ultimi mesi, Xbox Game Pass ha permesso a milioni di abbonati di recuperare intere saghe come quella di Yakuza, quella di Mass Effect o ancora quella di Kingdom Hearts; ha aperto i cancelli del retrogaming su buona parte dei classici Final Fantasy, su Grim Fandango, guarda caso anche su Perfect Dark; ha portato i giocatori a riavvicinare l'universo dei game as services, perché in fondo se Destiny 2 è disponibile gratuitamente e per di più a 60fps, sarebbe sciocco non dargli una chance.

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Spider-Man: Miles Morales proietta nella next-gen il volto più famoso della line-up di Sony.

Ma questo è niente, perché le vere potenzialità del Game Pass emergono quando il servizio riesce a dare spazio a tutte quelle piccole gemme per cui gran parte dei videogiocatori non pagherebbe il prezzo del biglietto, che sono troppe per contarle tutte. Sta di fatto che avere disponibili, spesso fin dal day one, titoli come Cyber Shadow, Unto the End, Star Renegades, Eastshade, CrossCode e tantissimi altri, aumenta esponenzialmente il valore dell'offerta.

Se aggiungiamo all'amalgama quelli che ormai sono grandi classici come What Remains of Edith Finch, Hollow Knight, Dead Cells o Outer Wilds, otteniamo il risultato più vicino in assoluto alle contemporanee modalità di fruizione dell'intrattenimento. Volente o nolente, su Xbox non esistono tempi morti, ancor meno di quanto accada sulle sponde di Netflix, Spotify e altre piattaforme simili. Ci sono tonnellate di qualità e soprattutto c'è un immenso margine di scoperta, cui presto arriveranno in soccorso le nuove produzioni originali.

Tutto questo per dire che, vivendo insieme a PlayStation 5 e Xbox Series X, è quasi inevitabile che la macchina di Microsoft, ad un certo punto, diventi la console ammiraglia del salotto, perlomeno in questi primi battiti della nuova generazione. Ma la sfida fra gli hardware è una maratona, e siamo ben consapevoli che a volte sia più che sufficiente un Bloodborne, un Death Stranding o un The Last of Us Parte 2 qualsiasi per ribaltare le sorti del mercato.

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Il Game Pass, al momento, è il vero MVP dell'offerta next-gen.

Con questo pensiero si chiude il primo trimestre in compagnia delle nuove console. Con una PS5 che si è configurata come la macchina per le grandi produzioni originali, volenterosa di ereditare gli enormi successi del passato, ma che forse sta rimanendo indietro per quanto riguarda la costanza dell'offerta.

Con una Xbox che, invece, sta adottando la filosofia del "chi va piano va sano e va lontano", restando ancorata alla sua direzione qualsiasi cosa accada, al fine di tornare nell'olimpo delle console e, perché no, di accarezzare una nuova età dell'oro dopo l'epoca 360.

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, č finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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