La beta pubblica di Home è stata finalmente rilasciata. Nel momento in cui scriviamo, svariati utenti PS3 dotati di connessione internet staranno certamente aggirandosi per la piazza principale del metamondo griffato Sony. Li vedrete muoversi da soli o in gruppi: alcuni curiosi di esplorare, altri intimiditi e sperduti, altri ancora (i più intraprendenti) tampineranno qualsivoglia avatar dalle sembianze femminili incrociato per strada.

Da più di due anni attendevamo l'occasione di testare il terreno come si deve, e dobbiamo ammettere che l'impatto è stato meno straniante di quel che ci eravamo aspettati. Le idee sulla a carta sono chiaramente vincenti, il problema come sempre è quello di riuscire a tradurre nella realtà (virtuale) le ottime premesse annunciate a suo tempo da Phil Harrison.

Il progetto Home nasce da un'intuizione tanto semplice quanto geniale: proporre in ambito console un social network ambientato in un mondo persistente nel quale gli utenti possano incontrarsi, comunicare e dare vita a solide comunità online. Tutto qui? Certo che no, anche perché nelle sue linee essenziali non sarebbe molto diverso da ciò che Nintendo e Microsoft hanno già proposto rispettivamente con Mii e Avatar. L'aspetto comunicativo e interazionale del software infatti riguarda unicamente gli utenti. Ma, come recitava lo spot di quel famoso snack ai cereali, "c'è sempre qualcosa dietro".

Dietro, ragazzi, ci sono i soldi. Sin dai primi passi all'interno di Home appare evidente la volontà del colosso nipponico di trarre i più cospicui profitti dall'intero progetto. Cartelloni pubblicitari, schermi interattivi e sale dedicate a specifici brand (alcuni dei quali ben distanti dal mercato videoludico) sono lì pronti a catturare la vostra attenzione, e con essa il vostro tempo e il vostro portafogli. Non fate quelle facce, andiamo. La nostra non vuole essere una critica, bensì una semplice constatazione. Home è un prodotto gratuito al quale tutti possono accedere liberamente, riteniamo pertanto legittima la volontà di Sony nel tentare vie alternative al profitto.

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Ecco qui un bel velivolo sponsorizzato da RedBull. Lo sapete, no? Quella roba mette le aaaaaaali...

È naturale che ciò accada, dopotutto Second Life ha fatto scuola. Nel mondo virtuale di Linden Lab. si trova davvero di tutto. Negozi virtuali dedicati ad auto di lusso e capi di abbigliamento fedelmente riprodotti seguendo i rispettivi brand originali. Ci si trova anche gente disposta ad accoppiarsi con animali o impegnata in discutibili attività sessuali, ma questa è un'altra storia... La cosa importante è che le più imponenti aziende del mondo sono disposte a pagare in cambio di una vetrina digitale virtualmente illimitata. Lo stesso fanno i milioni di utenti connessi, che non esitano a spendere soldi veri per quell'accessorio particolare da sfoggiare nella loro vita "parallela". Si calcola mediamente un giro di transazioni pari al milione di dollari giornaliero. La visibilità offerta da tali prodotti è talmente ampia che persino Di Pietro ha fondato un suo spazio autonomo su Second Life. Ci riferiamo ovviamente ad Antonio Di Pietro, non Carmen, okay?

Ecco quindi il motivo per cui l'approccio di Sony risulta essere ampiamente comprensibile. Qualcuno deve pur tenere in piedi la baracca, e tanto i produttori esterni quanto gli utenti sono chiamati in causa, ovviamente secondo modalità differenti. Chiunque può accedere in Home e creare senza spesa alcuna il proprio alter ego digitale. Le opzioni sono discretamente varie e con un po' di impegno si può benissimo trovare una soddisfacente via di mezzo. Una serie di abiti in formato standard è già presente nel vostro guardaroba (vorrete mica girare nudi...) ma ulteriori offerte di capi firmati e altri elementi di personalizzazione sono presenti negli appositi store con tanto di descrizione e prezzo. Tutte le opzioni base sono esposte gratuitamente, ma se è quel "qualcosa in più" che cercate dovrete necessariamente essere disposti a pagarlo in valuta reale, proprio come accade nei più canonici MMO.

La domanda quindi è: saranno disposti gli utenti ad investire tempo e risorse in un questo nuovo e complesso social network specificamente pensato per PS3? A giudicare dai risultati conseguiti altrove la risposta dovrebbe essere certamente positiva, ma è bene dare prima uno sguardo sull'offerta generale e sulle future potenzialità di Home.

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Dario Tomaselli

Dario Tomaselli

Redattore