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Xbox & Bethesda Showcase: Microsoft in piena fiducia

Phil Spencer sicuro delle proprie mosse allo showcase di ieri sera

Microsoft è stata di parola: aveva già confermato come l’Xbox & Bethesda Showcase si sarebbe concentrato sui titoli in uscita da qui ai prossimi 12 mesi, e così è stato. Nel corso dei circa 90 minuti dell’evento, difatti, hanno trovato spazio unicamente produzioni destinate a sbarcare su PC e console nelle tempistiche citate e sebbene anche le date scritte con l’inchiostro corrano il rischio di sbiadire all’improvviso, il prossimo futuro tratteggiato da Phil Spencer e soci è risultato roseo per gli abbonati al Game Pass.

Quello proposto dalla casa statunitense è stato un mix che, tra titoli interni e collaborazioni third party, ha mostrato una grande varietà di generi, capace di accontentare tutti i palati. Ovviamente non sono mancati alti e bassi, com’è fisiologicamente tipico di eventi di questo genere e durata (difficile mantenere sempre alta l’asticella per ben 90 minuti), ma nel complesso il giudizio non può che essere positivo.

A voler essere pignoli, forse partire con Redfall non è stata la scelta ottimale visto che il nuovo lavoro di Arkane Austin appare un po’ come un compitino, con quel suo mood alla Left 4 Dead (o Back 4 Blood, se si vuole essere più attuali) che ci è parso non proprio ispirato. L’attenzione si è però ridestata non appena sulla scena, dopo pochi minuti, è comparso uno degli indie più attesi degli ultimi tempi, ovvero Hollow Knight: Silksong, protagonista di un trailer in grado di mettere in luce le potenzialità del titolo sviluppato da Team Cherry, che come già anticipato sarà disponibile all’interno del Game Pass a partire dal giorno del debutto.

I prossimi 12 mesi si prospettano soddisfacenti per gli abbonati al Game Pass.

Ed è proprio in merito al servizio in abbonamento che è necessario effettuare una riflessione, vista l’importanza che la sua presenza ha significato all’interno dello streaming: è evidente come il programma sia oramai divenuto ancor più il fulcro delle strategie Microsoft, capace di abbracciare un quantitativo impressionante di titoli, sin dal day one. Analizzando la scaletta dell’evento, difatti, viene difficile non constatare come il focus di praticamente ogni annuncio vertesse sulla presenza del gioco di turno all’interno del Pass, con le piattaforme di destinazione oramai ridotte a mero accessorio.

Poco importa, difatti, che Grounded o a Plague Tale Requiem siano sviluppati per PC o console Xbox, dato che grazie all’opzione Ultimate sarà possibile utilizzarli ovunque in streaming. Ecco, quindi, come Microsoft dimostri ancor di più di giocare oramai in un altro campionato rispetto ai competitor, scegliendo di puntare ad un bacino di utenza impressionante, vista la sua decisione di staccarsi in maniera sempre più netta dal canonico legame con l’hardware. E per riuscire nel suo intento è palese come l’offerta proposta debba essere quanto più variegata possibile.

In tal senso la scaletta proposta nei 90 minuti è giunta a conferma di quanto appena scritto, e proprio in virtù della sua durata sicuramente più ampia rispetto agli appuntamenti dei giorni precedenti è riuscita a toccare molti punti. Ciò peraltro denota ancor di più il cambio di rotta compiuto da Microsoft negli ultimi anni, visto il modo in cui è riuscita a scrollarsi di dosso quel suo vedersi ancorata alla sacra triade Halo, Gears, Forza, oltre che alle produzioni testosteroniche incentrate su proiettili ed uomini nerboruti.

Tra Left 4 Dead e Back 4 Blood, si inseriscono i vampiri di Redfall.

Al di là di un primo assaggio di quello che sarà il nuovo racing di Turn 10, atteso per la prossima primavera e che promette di rinnovare lo stimolante duello a distanza con Gran Turismo, i brand classici per cui Xbox è nota non hanno trovato il benché minimo spazio. Naturalmente il tutto è legato anche alle recenti acquisizioni, come quella di Bethesda, che sono riuscite a rimpolpare le fila degli Xbox Game Studios grazie all’arrivo di uno sterminato stuolo di sviluppatori, capaci di ampliare lo spettro delle varie produzioni.

Ad osservare nel dettaglio la proposta sembra quasi di assistere ad un ideale scambio di ruoli, con Microsoft che sta iniziando a trasformarsi nella Sony delle origini. Un aspetto, questo, evidenziato anche dalla line up interna che ci accompagnerà nel prossimo autunno/inverno, con PlayStation pronta a dare battaglia con il remake di The Last of Us e God of War: Ragnarok. Parliamo di due titoli sicuramente importanti ma nel primo caso parliamo della terza installazione del titolo di Naughty Dog, nell’altro del nono capitolo delle avventure di Kratos. Microsoft risponde invece con l’uscita dall’early access di Grounded e Pentiment, due titoli sviluppati da Obsidian che, pur non potendo certo rivaleggiare con i valori produttivi dell’altra coppia appena citata, mettono in luce un’inclinazione alla sperimentazione che, sino a pochissimi anni fa, mai ci saremmo aspettati da Microsoft.

A completare il quadro, oltre alle esclusive temporali come Scorn, viene difficile non considerare l’approdo al di fuori del mondo PC e PlayStation di Persona 3 P, Persona 4 Golden e Persona 5 Royal, per di più tutti localizzati in italiano. Un avvicinamento al mondo nipponico, questo, confermato anche dalla presenza di Hideo Kojima che torna protagonista di uno show Xbox a quasi 10 anni di distanza dalla prima volta, per annunciare la partnership del suo team con i Game Studios della casa di Redmond.

Vedere Hideo Kojima ad un evento Xbox fa un certo effetto...

Un coup de théâtre che in altri tempi avrebbe rappresentato la chicca dello spettacolo, l’ideale chiusura con il botto dell’evento. Oggi, invece, la presenza del designer nipponico appare quasi una sorta di plus, gettato nella mischia. Sicuramente la brevità del suo intervento è da imputare allo stato attuale dei lavori del misterioso gioco basato sul cloud, con tutta probabilità ancora in fase molto embrionale, ma data la caratura e la portata del personaggio in questione, stupisce l’assenza di quella fanfara che era lecito attendersi.

Lo spazio dedicato a Kojima-san evidenzia la sicurezza raggiunta dal brand Xbox, che può permettersi di riservare l’ultima parte del proprio appuntamento ad una sua produzione interna, ed esclusiva, ossia quello Starfield che si è presentato sulla scena con tutti gli occhi puntati addosso. È innegabile, difatti, come il nuovo lavoro firmato Bethesda rappresenti una delle produzioni maggiormente attese degli ultimi periodi, che si candida a divenire uno dei giochi più importanti del prossimo anno. Lasciarlo come chicca finale è indice dell’evoluzione della divisione guidata da Phil Spencer, che può ora concedersi il lusso di prendersi la ribalta in piena autonomia, senza il bisogno di stupire la platea con collaborazioni imprevedibili.

Ovviamente, come sempre in questi casi, non è tutto oro quello che luccica, e sarebbe ingiusto non sottolineare le pecche dello spettacolo imbastito da Microsoft, che si traducono principalmente nelle assenze importanti (e oramai di lungo corso) di alcuni dei suoi titoli più noti: che ne è stato di Fable, Avowed e Hellblade, oramai lontani dalle scene da tempo? Parliamo di pezzi da 90 che, stando a quanto visto, sono destinati a farsi attendere ancora per un po’, e la cui latitanza non può che ridimensionare in parte la portata dell’evento congiunto Xbox/Bethesda, in cui sono mancati sicuramente i tripla A più importanti a riscaldare i cuori degli scettici.

Starfield ha chiuso in modo convincente l’Xbox & Bethesda Showcase.

D’altro canto, però, quando un’azienda può permettersi di lenire simili attese con un catalogo di produzioni che, tra esclusive totali e temporali, permette di giocare al day one ad alcuni dei titoli più interessanti dei prossimi dodici mesi, l’attesa si rivela molto più facile da ingannare.

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Simone Cantini

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