Nintendo: tira aria di crisi... o no?

Il Wii U non ha raggiunto gli obiettivi di vendita per il lancio, ma è troppo presto per darlo per spacciato.

Ogni volta che il mercato subisce un cambio di direzione, e il nostro lo fa con una certa frequenza, giungiamo ad un punto di rottura. Le opinioni divergono su come e quanto i cambiamenti futuri saranno radicali: è la natura del cambiamento.

Gli ultimi dati finanziari trimestrali di Nintendo, che hanno sottolineato il mancato raggiungimento degli obiettivi per Wii U e 3DS, hanno portato all'esame esattamente una situazione del genere. Quando una compagnia grande come Nintendo, che finora è stata citata come esempio di grande successo e capacità di adattamento al mercato, finisce per inciampare, opinionisti e "tecnici" vari sono sempre molto rapidi nel sentenziare la loro "diagnosi".

Noi di Eurogamer preferiamo invece leggere la vicenda un po' più in profondità, con tutte le sue sfaccettature. Vi proponiamo quindi un pezzo dell'editorialista Rob Fahey, che ha al riguardo un'opinione più positiva di quella mediamente in circolazione.

Un altro chiodo sulla bara delle console domestiche "pure". Il momento "Dreamcast" di Nintendo. Gli avvoltoi si sono scatenati quando Nintendo ha rivisto al ribasso le sue previsioni di vendita, volando in circolo sopra l'azienda di Kyoto, pronti a scagliarsi sopra la sua carcassa. Il Wii U non è riuscito a vendere quello che Nintendo voleva e si aspettava, all'orizzonte si profila la tempesta, "Nintendo is doomed - Nintendo è spacciata".

Il dato che ha suscitato le attenzioni di tutti è questo: per la fine di Marzo, Nintendo avrà venduto 4 milioni di Wii U, il che è un sostanziale ribasso rispetto ai 5,5 milioni che ci si aspettava. Anche le vendite del 3DS sono ribassate rispetto alle previsioni, da 17,5 milioni a 15 per l'anno fiscale, ma questa notizia ha scatenato meno speculazioni, se non altro perché il 3DS si è già stabilito saldamente sul mercato, con una base installata di 30 milioni di unità.

Quindi, ecco lo scenario catastrofista che ne scaturisce: il Wii U, con una base installata di soli 4 milioni di unità al termine della sua "finestra di lancio", non è riuscito a catturare le attenzioni e le fantasie degli utenti e non si è rivelato una piattaforma interessante per gli sviluppatori esterni. Progetti di giochi vengono cancellati, i publisher ritirano il loro supporto, le vendite rallentano ancora di più e la piattaforma viene risucchiata da un vortice mortale. Entro pochi anni, Nintendo sarà costretta ad interrompere la produzione di hardware e seguirà le orme di Sega, diventando un semplice publisher. Con ogni probabilità, svilupperà per tablet e cellulari.

Io mi sento di dissentire da chi profetizza questo scenario (o le sue versioni più "light" e meno radicali che mi è capitato di leggere e sentire in giro). Innanzitutto, 4 milioni di unità vendute non avranno soddisfatto le aspettative di Nintendo, ma non sono affatto male per una nuova console. È una cifra migliore di quanto sia la PS3 che la Xbox 360 non siano riuscite a raggiungere nello stesso periodo di tempo. A dirla tutta, l'unica console che sia riuscita a superare la performance di lancio del Wii U, in termini di unità vendute, è il vecchio Wii.

"Confrontare le vendite del Wii U con quelle del Wii precedente è un paragone impegnativo, ma dovuto"

Confrontare le vendite del Wii U con quelle del Wii precedente è un paragone impegnativo, ma dovuto. La nuova console domestica di Nintendo dovrà necessariamente misurarsi con quella che l'ha preceduta... anche se in questo caso si tratta della macchina più veloce della storia in quanto a vendite e più redditizia in assoluto. In casa Sony capiscono molto bene la situazione: nonostante la PS3 abbia ormai raggiunto le vendite globali di Xbox 360, in molti continuano ad additarla come un mezzo fallimento, se confrontata con la marcia trionfale della PS2. L'Xbox 360, al contrario, è ritenuta comunemente un grandissimo successo, perché è riuscita a migliorare drasticamente le vendite della zoppicante Xbox.

Paragoni come questi sono utili per costruire speculazioni, scrivere storie e confrontarsi sui forum, ma non lo sono altrettanto per riuscire a definire una fotografia accurata della situazione di mercato di un prodotto. Il Wii U ha fallito nel raggiungere i suoi obiettivi (fissati dalla Nintendo stessa, che quindi non potrà essere accusata dagli analisti di mistificare la situazione) e non ha ottenuto una performance buona come quella del primo Wii, ma a livello pratico il Wii U ha comunque venduto più di Xbox 360 e PS3 in un periodo comparabile, ha perso molti meno soldi (Nintendo infatti registrerà un profitto annuale, paragonato ai miliardi di dollari persi da Sony e Microsoft nel periodo di lancio delle loro ultime console) e, infine, non potrà mai perdere il supporto del suo sviluppatore più importante e di successo, che è Nintendo stessa.

Ma allora è tutto rose e fiori per il Wii U? Ovviamente no. La nuova console chiaramente non è riuscita ad attirare le attenzioni del pubblico come Nintendo sperava, e per migliorare la situazione c'è bisogno di una spinta maggiore sia in termini di software che di marketing e comunicazione. Il più grande rischio in questo momento è che Nintendo non riesca a conquistare l'enorme pubblico di giocatori "casual" che hanno comprato e amato il Wii, il che la porterebbe a "regredire" alla sola fascia dei suoi fan "hardcore" (che comunque ammonta a numeri nient'affatto risicati: circa 20-30 milioni di giocatori in tutto il mondo). Riuscire a catturare di nuovo il pubblico casual, o a sottrarre fan hardcore a Sony e Microsoft grazie alla messa in campo di titoli esclusivi particolari, porterebbe Nintendo ben oltre quei numeri. Anche se il Wii U raggiungesse solo la metà del successo del Wii precedente, è difficile immaginare la console Nintendo con una base installata di molto inferiore ai 50 milioni di unità a fine vita.

"Il più grande rischio per Nintendo è non riuscire a conquistare l'enorme pubblico di giocatori 'casual' che hanno comprato e amato il Wii"

Tutto questo non piacerà ai mercati azionari, non c'è dubbio. Nintendo ha avuto una capitalizzazione assurdamente alta durante la scorsa generazione, fino a diventare addirittura l'azienda più grande del Giappone in termini di valore di mercato (superando perfino il primo produttore mondiale di auto: Toyota), ma se il Wii U e il 3DS non dovessero continuare a vendere come i loro predecessori, la parabola discendente di Nintendo in borsa potrebbe essere altrettanto ripida. Gli azionisti avranno sicuramente di che lamentarsi, ma Nintendo è molto più resistente allo scontento degli azionisti di quanto non lo siano altre aziende simili, grazie all'ampia quota azionistica detenuta dall'ex presidente Hiroshi Yamauchi (che è in possesso del maggior blocco azionario singolo) e dalle banche ed istituzioni giapponesi, generalmente meno pressanti a livello borsistico delle loro controparti occidentali.

Il crollo del prezzo a cui le azioni vengono scambiate sui mercati borsistici, però, non indica affatto l'estinzione di un prodotto sul mercato, né - contrariamente a quanto si potrebbe pensare - significa l'impossibilità di un'azienda di realizzare comunque profitti. Lo stato di salute di un prodotto va misurato in base a criteri più oggettivi e meno soggetti agli umori della borsa. È in grado di generare profitti? Ha una base installata sufficiente per giustificare lo sviluppo di nuovi titoli?

Questi sono, ovviamente, criteri differenti ed in continua evoluzione. Il livello di remuneratività di una console cresce generalmente nel corso degli anni, con l'abbattimento dei costi produttivi che fa aumentare i margini anche in presenza di tagli di prezzo (anche se ci sono delle eccezioni, e il 3DS è una di queste). Anche l'incremento dei volumi di vendita del software aumenta i guadagni, e va notato che il Wii U, pur essendo il primo hardware che Nintendo vende sotto il costo di fabbrica, ha finora generato un solido guadagno, avendo al momento venduto 3.8 giochi per ogni console. Un rapporto che potrebbe crescere notevolmente: il Wii, spesso deriso come la console che prenderebbe polvere sugli scaffali, attualmente ha un rapporto giochi/console vendute di 8.7 a 1. Infine, anche le fluttuazioni dei cambi valutari influenzano la redditività di un prodotto, e dopo anni veramente difficili sembra che lo yen stia finalmente assestandosi su livelli più favorevoli per Nintendo (e Sony). Dopo essere stato cambiato a 80 yen per 1 dollaro per tutto il 2011 e il 2012, ora siamo oltre quota 90: ancora molto lontani dai livelli pre-crisi, ma comunque un dato positivo per le esportazioni giapponesi.

Anche la sostanza della base installata è un indicatore delicato. Ovviamente, maggiore è questa cifra e meglio è, ma la questione non è così semplice. Non basta dire "ci sono in circolazione mezzo miliardo di dispositivi iOS e un numero ancora maggiore di dispositivi Android" per concludere che il mercato delle console è ormai divenuto irrilevante, anche se è quello che alcuni commentatori tentano di fare. Per molti tipi di software, una macchina con 30 milioni di giocatori affezionati e disposti a spendere 40 dollari ogni tot mesi è molto più interessante di un'altra con 150 milioni di utenti che però sono poco interessati al gaming e spendono solo sporadicamente cifre molto minori. Al tempo stesso, ci sono molti tipi di software che trionfano nel secondo ambiente, e sarebbero assolutamente ignorati nel primo. I costi di sviluppo sono un grande fattore, perché all'aumentare dei budget bisogna essere in grado di attrarre un mercato più grande (o di utenti disposti a spendere di più) per controbilanciare i costi.

"In altre parole, la situazione di Nintendo non si può leggere a colpi di semplificazioni"

In altre parole, la situazione di Nintendo non si può leggere a colpi di semplificazioni. Il futuro dell'industria del gaming è molto più complesso di quanto non si possa immaginare, e non può essere letto solamente per estremi. Ovviamente chiunque osservi il mercato può capire che "il Wii U non sta vendendo bene come il Wii" e dunque trarne la conseguenza di un lento declino per Nintendo, ma questo non è affatto l'indice di una prossima catastrofe e conseguente ritiro dal settore dell'hardware.

Nintendo ha molto lavoro da fare col Wii U, ma non è la prima volta che questo avviene: c'è stato molto da fare anche per quanto riguarda il 3DS. E se il taglio di prezzo ha aiutato molto per ribaltare le sorti di questa console, il grosso del lavoro è stato migliorare la line-up di software: un processo che è atteso anche per il Wii U. È sufficiente notare l'entusiastica risposta che il pubblico e la stampa hanno riservato all'ultimo episodio di Nintendo Direct per capire la verità.

Nintendo è fondamentalmente, un'azienda di software. Le sue console sono semplicemente piattaforme per far girare i suoi giochi, quindi le loro vendite sono collegate a doppio filo a quelle dei loro giochi migliori. Ovviamente, questo argomento potrebbe essere letto anche a supporto della teoria secondo cui Nintendo dovrebbe uscire dal mercato dell'hardware e dedicarsi solo al software, ma per ora l'azienda non ha nessuna intenzione di lasciare ad altre piattaforme il controllo sui suoi titoli, e sembra che non ne abbia ancora nemmeno il bisogno. Personalmente, non credo che il Wii U raggiungerà lo stesso successo del Wii a lungo termine, ma non ritengo nemmeno, come fanno alcuni, che sarà la sua ultima console domestica.

Traduzione a cura di Luca Signorini.

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Riguardo l'autore

Rob Fahey

Rob Fahey

Contributing Editor

Rob Fahey is a former editor of GamesIndustry.biz who spent several years living in Japan and probably still has a mint condition Dreamcast Samba de Amigo set.

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