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Acquisizione Activision Blizzard: quando la console war sono le stesse Xbox e PlayStation ad alimentarla...

...e Nintendo assiste mangiando pop-corn.

Era un tranquillo 18 gennaio 2022, eravamo ancora alle prese con la terza dose del vaccino contro il Covid-19, infrangevamo i primi fioretti dell’anno su diete ed iscrizioni in palestra mangiando le ultime fette di pandoro. Dal fronte americano arrivò una notizia in grado di far cadere in un colpo solo canditi ed uvetta dal panettone rimasto in casa: Xbox acquista Activision Blizzard.

Un movimento di mercato inaspettato e mastodontico che ha visto il colosso di Redmond mettere in campo quasi 70 miliardi di dollari, classificandosi come uno dei movimenti monetari più grande del settore, facendo diventare quello di Bethesda dell’anno prima un’inezia. Con questo colpo di scena negli Xbox Games Studios la conta di team sarebbe salita a 30 e nomi del calibro di Diablo, Call of Duty, Candy Crush e World of Warcraft si sarebbero uniti alla game division con a capo Phil Spencer.

Ne abbiamo parlato a lungo e ne continuiamo a parlare tutt’oggi perché la strada per concludere l’affare, lo sapevamo, è lunga e tortuosa. Con una mole così importante di denaro e un conseguente cospicuo spostamento degli equilibri del settore, gli organi che vigilano sui mercati e le acquisizioni di società quotate in borsa è chiamato a scongiurare il monopolio.

Il 18 gennaio, dopo rumor iniziati il giorno precedenti ma bollati come falsi, arriva l’annuncio della transizione più grande nel mondo del gaming, di una manciata di miliardi sotto a quella Disney-Fox.

Stiamo parlando dell’Antitrust e di tutti gli organi territoriali chiamati a scandagliare minuziosamente i dati commerciali e finanziari delle aziende coinvolte e le possibili conseguenze che si avranno sul medio e lungo periodo. Microsoft, che sborserà i soldi rilevando tutte le azioni Activision Blizzard a 95 dollari l’una o pagando a quest’ultima 3 miliardi “per il disturbo”, qualora venisse bloccato l’affare, si era pronunciata su di una possibile conclusione dell’acquisizione nell’anno fiscale 2023.

Siamo a metà ottobre, il nuovo anno si avvicina rapidamente, ed ecco arrivare anche i primi risultati con il CADE, l’organo di controllo brasiliano, che ha dato il suo benestare. La palla è passata adesso in Europa e le dichiarazioni provenienti dal CMA stanno alimentando le pagine dei giornali economici e quelli della stampa specializzata. Da una parte Xbox che si ritrova a presentare documenti su documenti a suo favore, scivolando anche su qualche dichiarazione furbetta, dall’altra Sony, o meglio Jim Ryan costretto a fare il pendolare inneggiando ai danni che la propria compagnia potrebbe subire da quest’acquisizione.

Dobbiamo sottolineare che, come dichiarato il giorno stesso dell’annuncio, con l’entrata di Activision Blizzard all’interno degli Xbox Games Studios, porterebbe Xbox a conquistare il gradino più basso del podio delle aziende per revenue, in gergo più comune, di puro e semplice fatturato (da non confondere con utile netto, altra spinosa questione in questo momento delicato). Sopra il colosso americano, con una scintillante medaglia d’argento c’è proprio PlayStation, che rimarrebbe comunque ampiamente florida grazie alle proprie esclusive e alle vendite di PS4 e PS5.

Jim Ryan, portavoce delle ragioni Playstation per cui questo “matrimonio non s’ha da fare”, si trova costretto a difendere con le unghie e con i denti la propria società, arrivando ad asserzioni piuttosto strampalate.

Tutto ciò è stato sufficiente, dati alla mano, per il CADE, che ha dichiarto: “nel caso in cui i giochi Activision Blizzard – e in particolare Call of Duty – diventassero un'esclusiva dell'ecosistema Microsoft, SG/Cade non crede che tale possibilità rappresenti, di per sé, un rischio per la concorrenza nel mercato delle console nel suo complesso". Dal Brasile dunque non ci sono timori e se Xbox si dovesse rimangiare la parola, rendendo le nuove IP in arrivo esclusive, questo non danneggerebbe Playstation in modo rilevante, conservando la propria posizione di mercato.

Qui entra in campo anche una delle ultime acquisizioni di Sony, ovvero Bungie, per cui c’è stata promessa la continuità di tenere Destiny come titolo multipiattaforma, tant’è che tale acquisto è stato rapidamente approvato da tutti senza nessun intoppo. Ma sarà così anche per i nuovi giochi? È molto plausibile di no, e ancora più certo sarà l’arrivo di contenuti esclusivi per il gioco di punta di Bungie, già accaduto prima dell’entrata sotto l’ala protettrice nipponica.

E quale altro gioco multipiattaforma beneficia di missioni esclusive, operatori e bundle solo per PlayStation? Proprio CoD, la saga che sembra animare di più le perplessità del CMA inglese. Il celebre sparatutto ha avuto una partnership con Xbox solo nell’era Xbox 360 per poi proporre, anno dopo anno, contenuti ed accessi anticipati solo per i possessori di PlayStation 4 e 5. Perché Ryan e Sony allora hanno così paura di perdere Call of Duty?

La conta di studi di Xbox, con Activision Blizzard al suo interno, arriverebbe dunque a 30: un enorme potenza di fuoco, ma che ancora deve trovare un equilibrio visti i problemi riscontrati nelle tempistiche con Obsidian, InXile e tutti gli altri.

La risposta l'ha data il Senior Director Sorcha O’Carroll del CMA, che in un lungo documento di ben 76 pagine ha analizzato la situazione di mercato delle parti, Microsoft e Activision Blizzard, e le valutazioni delle altre forze potenzialmente coinvolte.

Il punto focale di tutto ciò, memori di acquisizioni come quella di Disney con Fox, è dove settare il limite. L’acquisizione di Bethesda e Bungie o Housemarque sono irrilevanti per la concorrenza mentre Activision Blizzard all’interno di Xbox può creare un'emorragia di spostamento di utenti tale da dissanguare un competitor? I dati presentati sembrano far credere che Sony, con le proprie esclusive hardware e software, possa incassare il colpo e rimanere comunque ampiamente sopra Xbox come fatturato. Quel che invece viene analizzato minuziosamente è il futuro post acquisizione, per quanto possa essere possibile prevederlo.

Il CMA, nel documento sopra citato, pone inoltre molta attenzione sul fattore Game Pass e l’espansione della divisione mobile ma soprattutto sui server proprietari per il cloud gaming Azure, sempre appartenenti al colosso di Redmond e di cui ne fa utilizzo anche PlayStation. Tale rendiconto si conclude con il seguente passaggio: “La maggior parte dei concorrenti ha sollevato preoccupazioni in merito, con la possibilità di Microsoft di realizzare giochi ABK esclusivi per la propria piattaforma; e/o degradare la qualità dei giochi ABK sulle altre piattaforme; e/o potenziale comportamento di autopreferenza da parte di Microsoft. Queste preoccupazioni sono state prese in considerazione ove appropriato nella valutazione di cui sopra”.

Le accuse lanciata da Sony però ci lasciano perplessi: chiedere al CMA di bloccare l’acquisizione per timore di vedere abbassare la qualità dei giochi e di rendere esclusivi alcuni contenuti è come il bue che dà del cornuto all’asino.

Questo estratto si riferisce alla famosa lista di preoccupazione di PlayStation che avrebbe redatto quando contattata per dire la propria, e che in qualche modo ha avuto un impatto sulle valutazioni del CMA inglese, cosa che invece non è accaduta con il CADE brasiliano.

In più, viene fatto riferimento a come Microsoft si stia muovendo pericolosamente come uno squalo famelico, inquadrando un pattern preciso economico: acquistare una software house, rassicurare l’utenza mentendo per poi rendere le IP acquisite esclusive. Viene fatto l’esempio di Bethesda con Starfield e Redfall, di Obsidian con The Outer Worlds 2, Fable e Awoved e Ninja Theory con Senua Hellblade 2.

Perché tutto ciò sta rasentando il ridicolo? Il caro Jim, di fatto, sta esponendo all’Antitrust ciò che PlayStation invece sta facendo da anni e lo sta perpetuando tutt’oggi. Non è forse avvenuta la stessa cosa con l’acquisizione, in tempi sicuramente più limpidi, di Naughty Dog e Insomniac? Nessuna delle IP provenienti da questi studi è arrivata sul mercato come multipiattaforma ma solo esclusiva, e solo negli ultimi anni Sony si è aperta al PC per una manciata di titoli. Xbox dal canto suo punta sull’intera accessibilità grazie al Game Pass, quindi PC e Xbox ma anche TV e cloud seppur tuttora in fase embrionale.

Che Xbox abbia ingranato la quinta con l’arrivo di Phil Spencer non vi è dubbio, tanto da assistere a Kojima collaborare con il colosso americano per un gioco in esclusiva.

E che dire di Call of Duty: Modern Warfare 2? Per quest’ultimo infatti vi sono stati l’accesso anticipato e più giorni per la beta del gioco Activision e contenuti esclusivi in arrivo al lancio su PlayStation (senza dimenticare anche la modalità Zombie esclusiva in Cold War). Tali vantaggi non provengono solo dalla posizione di mercato ma da un esborso monetario della società nipponica per assicurarseli.

Xbox, nel ruolo del petulante bambino, calca ulteriormente la mano facendo presente all’ente inglese di quanto invece PlayStation (per suo merito sia chiaro) sia una forza talmente forte sul mercato da poter aumentare i prezzi a suo piacimento anche delle console a più di un anno dall’uscita; su questo, ovviamente, nessun organo competente si è espresso con dissenso.

Che i dollari con cui paga o incassa Sony siano più verdi di quelli Microsoft? Immaginiamo di no, la mole di soldi che circolano in questo settore per siglare partnership e acquisizioni sta divenendo importante, ed è quindi giusto che qualcuno vigili su tali transazioni. Detto ciò, tale controllo deve però avvenire da parte di organi competenti e professionisti di settore qualificati anche nel comparto gaming e non solo in quello finanziario.

E Nintendo? Dal canto suo i vertici della Big N si sono esposti ma non con il fervore di Ryan, godendo di una posizione di mercato ottima anche senza avere CoD sulla propria piattaforma.

Estrapolando ulteriori passaggi si ha, purtroppo, la conferma di quanto il CMA non abbia piena coscienza delle posizioni di mercato delle parti coinvolte. Viene infatti asserito quanto Nintendo, che ha un fatturato superiore a Xbox anche senza avere nella propria line up Call of Duty, abbia un target per famiglie e quindi ininfluente su quanto contestato. Identificare la console di Big N a mera console “familiare” dimostra la visione con i paraocchi dell’Antitrust che continua dunque a dar adito ad una PlayStation sul piede di guerra, mai come adesso.

Il CMA come si pronuncerà dunque? Per avere risposta a questa domanda dovremo attendere ancora, in quanto il documento si conclude con l’attesa di ulteriori resoconti e dichiarazioni prima di potersi esporre definitivamente. Quel che è certo è che un clima di questo tipo tra le più grandi società del gaming non si era mai visto, tanto da divenire quasi una sit-com ad ogni dichiarazione dell’una e dell’altra parte; alcune divertenti, altre piuttosto ridicole. Non ci resta dunque che prendere posto sul divano con Nintendo, con una grande porzione di pop-corn, e goderci lo spettacolo fino all’esito di questo dibattito.

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Virginia Paravani

Contributor

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