Troy Baker, l'inFAME - intervista

Ecco il vero protagonista di InFAMOUS: Second Son.

Non è raro che ci si lamenti del doppiaggio e della recitazione nei videogiochi odierni. Nonostante il miglioramento degli ultimi anni, è ancora difficile trovare un gioco che ci ponga di fronte a personaggi con voci e movenze degne di Hollywood. Anche se poi nessuno sa chi si celi dietro quei personaggi. Pochi ad esempio conoscono Troy Baker, doppiatore di Joel in The Last of Us, di Booker DeWitt in BioShock Infinite, del Joker in Arkham Origins e, più di recente, di Delsin in inFAMOUS: Second Son.

L'evento di presentazione del titolo dei Sucker Punch non ci ha solo dato l'occasione per bere un paio di birre in compagnia degli sviluppatori, ma anche per incontrare Troy e fare due chiacchiere con lui sul mondo del doppiaggio e sul duro lavoro che si cela dietro certi personaggi.

Eurogamer: La tua presenza testimonia che la next-gen migliorerà il modo d'intendere l'interpretazione e il doppiaggio. Cosa ne pensi di questo cambiamento?

Troy Baker: È un'evoluzione meravigliosa, dovuta al fatto che le persone vogliono delle storie migliori nei videogiochi. Questo passa attraverso personaggi più sfaccettati, interpretazioni di alto livello e così via. Non si tratta di competere con Hollywood ma di fare il possibile per creare giochi accattivanti, in cui immergersi e immedesimarsi per ore. Sono grato di aver avuto l'opportunità di lavorare su titoli come questo inFAMOUS: Second Son o come The Last of Us, così tanto incentrati sulla narrazione.

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Ex chitarrista e cantante, Troy ha appeso la chitarra al chiodo per doppiare cartoni animati (tra cui Naruto) prima di approdare ai videogiochi.

Eurogamer:Quella di non competere con Hollywood non è forse una scelta obbligata da un'audience più partecipativa?

Troy Baker:È esattamente così. Al cinema lo spettatore non ha alcun potere: un film può renderci tristi, felici, farci arrabbiare, ma non possiamo influire su ciò che avviene sullo schermo. Nel videogioco possiamo invece scegliere quale debba essere la nostra esperienza, se comportarci bene o male, quali strade prendere, con chi avviare una relazione. Si tratta di qualcosa di unico che i videogiochi possiedono e penso che persino Hollywood stia iniziando a guardare a noi per capire meglio come creare esperienze di questo tipo. Dopotutto siamo giocatori, creiamo la nostra esperienza.

Eurogamer:Come ha influenzato tutto ciò il tuo lavoro su inFAMOUS: Second Son?

"Non si tratta di competere con Hollywood ma di fare il possibile per creare giochi accattivanti"

Troy Baker:Senza dubbio questa tendenza ha influenzato le tecnologie che abbiamo deciso di usare. Ho potuto finalmente cimentarmi in sessioni di motion capture facciale molto particolareggiate, utili per rendere tutti i dettagli delle espressioni e delle emozioni che volevamo che avesse il protagonista. Dettagli tanto minuziosi che già durante la scorsa generazione di console era difficile rendere, al punto che bisognava trasmettere lo stesso effetto in altri modi. Prima non eravamo sicuri di poter catturare tutta questa gamma di emozioni solo col motion capture dei volti, ora invece ci siamo riusciti ed è questo che rende Delsin un personaggio molto, molto reale.

Eurogamer:Delsin a seconda delle scelte del giocatore diventa un protagonista completamente diverso, un eroe o un antieroe. Quanto è stato difficile rendere questo dualismo?

Troy Baker:Sicuramente è stata una sfida sin dall'inizio ma essere fan del gioco mi ha aiutato a comprendere da subito il sistema di scelte che questo genere di titoli propone. La barra del karma di inFAMOUS ad esempio ci ha costretto a considerare sin dal principio cosa fosse rappresentato in quei due colori. Cosa significassero realmente il blu e il rosso, che genere di azione possono essere considerate buone e quali malvagie. Il resto molto si riduce allo studio del personaggio.

Io e te saremo entrambi capaci di fare del bene o fare del male, a seconda delle diverse situazioni in cui ci veniamo a trovare, ma saremo comunque la stessa persona. Quando s'interpreta il personaggio di un videogioco l'importante è capire che genere di persona sia e immaginare come si comporterebbe a seconda delle situazioni. Il resto viene da sé, tanto che a un attore sembrerà sempre di interpretare la stessa persona, eroe o antieroe che sia.

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Le parole di Troy fanno sperare che questa nuova generazione non sia solo all'insegna della grafica pompata.

Eurogamer:Resta comunque molto diversa dalla recitazione più classica...

"Bisogna studiare il personaggio, capire le motivazioni di entrambe le scelte che il giocatore potrebbe compiere"

Troy Baker:Poco ma sicuro. Nei film, in TV o in taluni videogiochi più lineari, tutto è stato deciso in precedenza, c'è una sola strada da percorrere e non c'è bisogno di andare oltre. In casi come questo invece bisogna studiare il personaggio, capire le motivazioni di entrambe le scelte che il giocatore potrebbe compiere. Sta poi all'attore recitare in modo tale che il giocatore si ritrovi dinnanzi allo stesso personaggio mentre affronta però una stessa situazione in modo diverso.

Eurogamer:Cosa trovi più facile da interpretare, l'eroe o l'antieroe?

Troy Baker:Personalmente adoro fare l'eroe, sia quando recito che quando gioco: a tutti piace essere dalla parte dei buoni, avere la sensazione di restituire qualcosa. Ciò detto, devo ammettere che anche interpretare il cattivo può essere liberatorio.

Eurogamer:Quando uscirono i primo giochi che integrarono un sistema di reputazione, si parlò tanto di quanto fosse bello interpretare i cattivi, ma pare che per te e per i giocatori non sia così...

Troy Baker:No, infatti. Più del 70% dei giocatori di inFAMOUS 2 ha deciso di sacrificare Cole per salvare il mondo. Proprio per questo motivo Cole non sarà presente in Second Son ma penso che ci sia una motivazione dietro tutto ciò. Secondo me, per quanto possa essere divertente giocare nei panni dei cattivi, sotto sotto tutti vogliamo essere degli eroi. A fine giornata preferiamo essere quelli che hanno salvato il mondo e non quelli che lo hanno distrutto.

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Il lavoro svolto con Joel in The Last of Us era già impressionante ma pare che Troy Baker in inFAMOUS sia riuscito a superare se stesso.

Eurogamer:Insomma, tutti vogliono essere eroi...

"Tra tutti i ruoli che ho interpretato, Delsin è forse quello che mi somiglia maggiormente"

Troy Baker:Sì, tutti vogliono essere eroi, specialmente in situazioni dove al protagonista vengono dati dei superpoteri. Se li hai è meglio essere il buono che il cattivo, ma ciò non toglie che tu possa essere entrambi. I videogiochi sono un investimento, un passatempo costoso e io stesso dopo aver comprato un videogame mi arrabbierei se fosse tutto lì, se non potessi rigiocarlo e provare nuove situazioni, nuovi approcci, nuove missioni. C'è insomma bisogno che i videogame restituiscano delle sensazioni sempre diverse, così che che dopo 15 o 20 ore sia rimasto qualcosa che valga i soldi pagati per l'acquisto.

Eurogamer:Da come parli sembra che per te i videogiochi non siano solo un lavoro.

Troy Baker:No, affatto, sono un gamer incallito, e forse è stato proprio questo a spingermi verso i videogiochi piuttosto che verso la TV o gli anime.

Eurogamer:Hai interpretato Joker in Arkham Origins, Joel in The Last of Us, Booker in BioShock Infinite: in che modo il tuo lavoro su Delsin differisce da quello sugli altri personaggi?

Troy Baker:Quando ho interpretato il Joker ho potuto contare su molto materiale pregresso, da Jack Nicholson a Heath Ledger, a Mark Hamill. Per il mio Joker ho tentato di prendere in prestito tutto quel che potevo da chi mi ha preceduto nello stesso ruolo, nonché dai videogiochi, dai fumetti e da tutto quello che mi è sembrato utile al momento. Con Delsin abbiamo creato qualcosa di nuovo, senza riferimenti esterni. Forse è per questo che tra tutti i ruoli che ho interpretato, Delsin è forse quello che mi somiglia maggiormente. Un po' troppo spaccone forse ma molto simile a come sarei stato io se a vent'anni avessi avuto dei superpoteri. Un'opportunità che non mi sono lasciato sfuggire.

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Riguardo l'autore

Fabio Davide

Fabio Davide

Redattore

Giocatore fin dalla più tenera età, fagocita di tutto ma digerisce solo i veri capolavori. Dopo 7 anni nel settore del gaming aveva pensato di trovarsi un lavoro nella ristorazione, ma poi ha ceduto al fascino di Eurogamer.

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