Gamescom 2016: Call of Duty: Infinite Warfare - prova

Gli Infinity Ward ci portano nell'Infinite Warfare dello spazio infinito.

Colonia - Allora, decidiamoci: se un capitolo è simile a quello precedente, è un 'more of the same'; se invece ne prende la distanze, non va bene perché il distacco col passato è eccessivo. In questa contraddizione, forse, sta una metà del disastro mediatico che ha accompagnato il lancio di Call of Duty: Infinite Warfare, che se dovessimo guardare i risultati del trailer di lancio, piacerà a una persona su sei.

L'altra metà, forse, sta invece nel fatto che sparare al bersaglio grosso è sempre più facile che centrare quello piccolo e quindi per il pubblico dei social è molto più comodo rovesciare vagonate di letame sui franchise tripla A che non sugli indie, le cui valutazioni per alcuni meriterebbero forse di partire dall'8 in su.

Per cui, non per andare controcorrente, non per fare il bastian contrario e nemmeno per fare il paladino dei forti (che tanto non ne hanno bisogno), vi dico che a me questo Infinite Warfare piace. Piace perché quello che ho visto prima all'E3 e poi qui alla Gamescom, è finalmente diverso dal solito. E piace anche per una questione di coerenza, perché dopo anni a scrivere che ogni Call of Duty mi sembrava uguale a quello precedente (tolto ovviamente il passaggio a Modern Warfare), qui secondo me siamo alla vigilia di una svolta epocale.

Stefano Silvestri ha provato il nuovo Call of Duty, passando da una base su un'asteroide, al Medio Oriente fino ad un parco dei divertimenti popolato da zombie anni '80.

E quel nome, Infinite Warfare, lo conferma, perché Modern Warfare non era più abbastanza. Ecco allora la serie portare i suoi eroi non più nel futuro prossimo venturo ma addirittura nello spazio. Cosa già accaduta in passato con Call of Duty: Ghosts, a dire il vero, non fosse che gli Infinity Ward stavolta hanno in mente ben altro che una passeggiata a gravità zero.

Un passaggio quasi naturale, se si pensa che il succitato Ghosts era sempre degli Infinity Ward, i quali dovevano aver usato le fasi finali di quel capitolo per sondare il terreno. E che, grazie ai tre anni a disposizione resi possibili dalla nuova rotazione avviata da Activision nel 2014, che vede Treyarch, Sledgehammer Games e appunto Infinity Ward alternarsi in cabina di regia, hanno avuto il tempo per apportare modifiche sostanziali alla serie.

La campagna single player di Infinite Warfare, infatti, ci proietta in futuro in cui una Terra impoverita di qualsiasi risorsa naturale, dalla sovrappopolazione e dallo sfruttamento industriale, comincia a guardare allo spazio come all'ultima frontiera e fonda la United Nations Space Alliance (UNSA), che regola le materie relative al commercio, ai viaggi e allo sfruttamento di ciò che ha da offrire il cosmo.

Il valore di alcune colonie, soprattutto delle stazioni minerarie che sfruttano gli asteroidi, attrae le attenzioni di organizzazioni radicali che ne vogliono assumere il controllo. E poi ci sono quelli della Settlement Defense Front (SDF), una fazione ostile composta di rivoltosi che hanno avviato una secessione dall'UNSA.

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Infinity Ward ci porta nello spazio, tra asteroidi in fiamme e gravità zero.

Ecco allora che la UNSA chiedere l'aiuto della SATO (Solar Associated Treaty Organization), ed è qui che entreremo noi in azione, nei panni del capitano Nick Reyes, un pilota Tier 1 delle Operazioni Speciali (qualunque cosa ciò voglia realmente dire). D'altronde stiamo pur sempre parlando di un Call of Duty e qualcuno contro cui far la guerra ci dovrà ben essere!

Trovandoci però a combattere nello spazio avremo bisogno di un mezzo all'altezza, ed ecco arrivare lo Sciacallo (Jackal, in Inglese), un velivolo col quale destreggiarci in combattimenti sia in cielo che oltre la stratosfera. Il bello, stando agli Infinity Ward, è che con esso si potrà transire dalla Terra al cosmo senza soluzione di continuità e dunque senza caricamenti. Il trailer a Los Angeles lo mostrava abbastanza chiaramente, ma nessuno creda che Call of Duty voglia strizzare l'occhio a No Man's Sky.

Anche perché una volta in orbita avremo l'accesso alla Retribution: un hub centrale da cui avviare le missioni della campagna principale così come quelle secondarie, che permetteranno di entrare in possesso di nuovi oggetti e di approfondire i dettagli della trama, oltre che di lanciare assalti alle navi dei nemici.

Qui alla Gamescom 2016 la demo di Infinite Warfare è stata hands-off, con noi seduti mezzora su un divanetto a guardarci dei video, mentre il rappresentante di Infinite Ward probabilmente navigava su Facebook con lo smartphone.

Quello che abbiamo potuto vedere, però, è stato interessante. Ci è stata infatti mostrata una missione della campagna single player, in cui la nostra squadra entrava in una base spaziale situata su un asteroide fin troppo arroventato dal sole. Le atmosfere, insolitamente dark per la serie, si sono subito fatte cupe, claustrofobiche, con una colonna sonora che faceva crescere la tensione man mano che la nostra perlustrazione portava alla luce sempre più cadaveri.

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Mancavano solo gli zombie anni '80 per accentuare la piega umoristica presa dalla modalità spin-off di Call of Duty.

Sia chiaro, Dead Space è un'altra cosa e coloro che hanno causato l'eccidio, lo scopriremo poi, sono ben altro che le mostruosità combattute da Isaac Clarke. Ciò non toglie però che la svolta thriller ci abbia lasciato piacevolmente stupiti.

Indefinibile invece la modalità zombie, di nome Zombies in Spaceland. Chiaramente ispirata agli anni '80, sottolineata dalla sempre energizzante Relax dei Frankie Goes to Hollywood, questa modalità ci ha mostrato quattro giocatori vestiti come dei buffoni che spazzavano via ondate di zombie con armi improbabili uscite forse da un Dead Rising.

Non siamo sicuri della coerenza di questa svolta umoristica all'interno di un gioco che, per il resto, pare prendersi dannatamente sul serio e che invece, in questa modalità coop, ci vedrà anche intenti a sparare agli zombie mentre siamo seduti nel tunnel degli orrori. Ma può anche essere che con l'avanzare degli anni chi scrive sia diventato un vecchio trombone e che i più giovani di voi invece apprezzeranno Zombies in Spaceland.

Impressionante invece è stato il filmato che ci ha mostrato il remaster di Modern Warfare. Che se non fosse stato che passare dallo spazio al Medio Oriente faceva strano, si sarebbe potuto pensare di trovarsi di fronte a un livello del nuovo Infinite Warfare. Per averlo, però, si dovranno acquistare le edizioni Legacy, Digital Deluxe o Legacy Pro; in compenso si avrà uno dei capisaldi della storia degli FPS affidato alle abili mani dei Raven Software, che ci proporranno non solo una campagna principale tirata a lucido ma anche 10 (delle 16 originarie) mappe multiplayer, con le stesse modalità, le stesse armi e le stesse killstreak.

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Passare dallo spazio al Medio Oriente di Modern Warfare fa uno strano effetto.

Insomma, la concorrenza di Battlefield 1, come scrivevamo nella nostra anteprima, quest'anno è quanto mai forte. Però, dalla sua, Infinite Warfare unitamente al remaster di Modern Warfare è una di quelle proposte a cui non si può rifiutare (o quantomeno, cui è difficile farlo). Sia come sia, questo autunno ne vedremo delle belle e per una volta i vincitori non saranno tanto Electronic Arts o Activision, ma i videogiocatori.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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