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Wild Hearts Provato in Anteprima

Caccia grossa nel Giappone feudale!

In un evento a porte chiuse organizzato per giornalisti e influencer, Electronic Arts ha finalmente rivelato il nuovo progetto su cui la sezione “Originals” ha investito le proprie risorse. Si tratta di Wild Hearts, una nuova entry nel genere degli Hunting Game, resi celebri dalla rinomata serie Monster Hunter.

Questa tipologia di giochi si basa su un concetto molto primordiale: una caccia, ossia l’inseguimento di una preda spesso talmente pericolosa da risultare leggendaria, quasi un mito, una semi divinità.

Wild Hearts affronta ogni sfida aggiungendo componenti originali e un’ambientazione davvero d’atmosfera che rende ogni missione incredibile e assolutamente mitologica. Sviluppato in collaborazione con lo studio giapponese Koei Tecmo, responsabile della saga di Dynasty Warriors e Nioh, Wild Hearts ci trasporta in un'avventura epica ambientata in una versione fantasy del Giappone feudale.

Più precisamente ci troviamo nella regione di Azuma, una landa dove creature leggendarie, raggruppate col nome collettivo di Kemono, hanno subito un’evoluzione veramente unica, diventando tutt’uno con l’ambiente circostante, ottenendo inoltre poteri speciali che hanno permesso loro di manipolare a piacimento vegetazione e terreni a seconda delle proprie necessità. I Kemono hanno tutti dimensioni variabili, da uno scoiattolo gigante in simbiosi quasi parassitica con le piante, ad un mastodontico cinghiale, Kingtusk, che corre indisturbato in fitte foreste, abbattendo tutto ciò che incontra, con cariche a testa bassa.

Kingtusk in tutto il suo terrificante splendore, in una arena stupenda. Peccato vederla distrutta a breve.

Diventa presto chiaro che qualcosa ha sconvolto il delicato equilibrio Kemono-ambiente, quando queste creature un tempo pacifiche, in preda ad una furia primordiale, hanno cominciato a portare distruzione, sconvolgendo le vite dei villaggi circostanti e diventando quindi una minaccia da debellare.

Dopo uno scontro tremendo con il lupo invernale Deathstalker nel mezzo di una tormenta di neve su un picco ghiacciato, e dopo essere stati inevitabilmente sconfitti, precipitiamo in una caverna dove, per puro caso o per destino, ci imbattiamo in una reliquia permeata da una forza antica, posseduta da cacciatori prima di noi.

Ed è qui che Wild Hearts prende una piega completamente originale nel genere. Grazie a questa energia il nostro eroe può creare, dopo aver raccolto materiali dall’ambiente circostante, una serie di gadget e costruzioni chiamate Karakuri. Questa antica tecnologia permette di configurare il terreno di battaglia per ogni caccia, in modo da garantire una via d’uscita da poderosi attacchi, per i quali la nostra semplice agilità e prontezza di riflessi non è abbastanza.

Possiamo infatti costruire dei cubi, impilati uno sopra l’altro, per fornirci un’elevazione sufficiente a sferrare un attacco in picchiata sul nostro avversario, ottenendo così una dose massiccia di danni critici; oppure possiamo creare delle pedane che ci possono aiutare a balzare via da una carica poderosa ed evitare di essere schiacciati contro una roccia.

Un esempio di Karakuri. Questa pila di cubi può essere scalata rapidamente per poi sferrare attacchi da un posizione sopraelevata, che ci conferirà del danno critico.

Il nostro nemico però non rimane passivamente a guardare le nostre imprese architettoniche, anzi cerca attivamente di distruggerle complicando la nostra vita di cacciatore. Durante ogni combattimento, inoltre, abbiamo un numero massimo di Karakuri che possiamo costruire prima di consumare ogni risorsa, costringendoci quindi a valutare quante e quali costruzioni usare prima di rimanere a secco. È ovviamente possibile recuperare materiali mentre ci spostiamo di arena in arena ma senza mai superare la quantità massima.

Una pianificazione questa assai importante, che impedisce al nostro eroe di entrare in quella frenesia tipica di giochi quali Fortnite, che permettono di costruire veri e propri Taj Mahal in pochi secondi con risorse pressoché illimitate. Siamo dei cacciatori esperti, e quindi ogni nostra mossa deve essere calibrata al millesimo per il successo.

Ogni scontro con i Kemono di solito avviene in tre fasi; dopo aver ferito a sufficienza il nostro avversario dovremo inseguirlo in una nuova area per continuare il nostro combattimento, recuperando bacche per ripristinare punti di vita persi, e legname per costruire Karakuri. Al termine della seconda fase il nostro avversario comincia a modificare in maniera massiccia il campo di battaglia, attingendo all’energia vitale dell’ambiente circostante, subendo lui stesso mutazioni aggiuntive e acquisendo abilità nuove con cui combatterci.

Come di consueto, in questo genere di giochi, è possibile stordire il nostro nemico con colpi mirati a locazioni specifiche o punti deboli, che ci permettono di portare attacchi potenziati in questo breve periodo di vulnerabilità. Il sistema di combattimento inoltre risulta assai familiare sia a chi mastica il genere degli hunting game, sia a chi vive di soulslike, con una configurazione mouse e tastiera da ritoccare qua e là e un supporto nativo per gamepad.

I combattimenti in Wild Hearts sono davvero spettacolari!

Ogni uccisione non solo ripristina il quieto vivere nel circondario ma ci permette di ottenere risorse uniche con cui potenziare il nostro equipaggiamento tramite un sistema di crafting sbloccabile attraverso quest. Potremo migliorare anche il nostro avamposto, partendo da una semplice tenda con falò, fino a costruire un intero insediamento con NPC pronti a supportarci coi loro servizi e capaci di offrirci quest aggiuntive, che ci accompagneranno per circa 30 ore di gioco.

E parlando di longevità, buone notizie giungono per gli appassionati di titoli co-op: Wild Hearts può essere giocato in gruppi di massimo 3 cacciatori, con difficoltà ovviamente scalata di conseguenza e col crossplay abilitato, per permettere a chiunque di fare gruppo cacciando i giganteschi Kemono.

Graficamente Wild Hearts è una piccola gemma, nonostante l’area di test non ci abbia permesso di modificare i settaggi, e con frequenti crash dovuti all'instabilità di questa versione, ma sicuramente non vediamo l’ora di apprezzare questo titolo in alta definizione e in 4K e, in generale, in una versione priva di problemi tecnici. Non ci resta che attendere le prossime fasi di test, sia chiuse che open, che ci condurranno al lancio previsto per il prossimo 17 febbraio.

A proposito dell'autore
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Alberto Naso

Contributor

Appassionato di videogiochi fin dall'infanzia, non sembra voler smettere da adulto. Streaming, articoli e la gestione di un negozio di giochi riempiono le sue giornate, col desiderio di giocare sempre un'altra partita. Potreste incontrarlo molto probabilmente nelle vaste terre di Azeroth.

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