Per chi non lo sapesse, si definiscono eSport top-down quelle competizioni che originano da iniziative degli sviluppatori piuttosto che nascere spontaneamente dalle community di appassionati. League of Legends e Starcraft, ad esempio, hanno trovato terreno fertile tra migliaia di giocatori volenterosi di scalare le classifiche e, solamente dopo un periodo embrionale fatto di LAN Party e tornei amatoriali, sono esplosi in eventi di grandi proporzioni.

Solitamente il successo nelle community underground porta le potenzialità di marketing alla luce del sole e, soprattutto, sulle scrivanie di quei manager volenterosi di vedere il proprio titolo tra le prime posizioni nella classifica di Twitch.

Il MotoGP eSport Championship trova invece le sue radici in Dorna, proprietaria dei diritti della MotoGP, e in Milestone, software house meneghina dietro al relativo videogioco. La competizione tenutasi a Misano nel corso dell'ultimo weekend sembrerebbe rientrare in quel modello top-down che, tradizionalmente, è soggetto a critiche da parte degli esperti del settore; di fatto è estremamente difficile imporre un eSport dall'alto ma dopo esserci recati sul posto e aver discusso a lungo con i protagonisti, abbiamo capito di trovarci di fronte a qualcosa di diverso.

Il video di tutto l'evento, che consigliamo di vedere per comprendere il livello di questi giocatori.

Se da un lato l'intento promozionale appariva evidente dal livello della produzione e dal coinvolgimento di reti internazionali come Sky e Movistar, d'altra parte ci siamo confrontati con una stupefacente carica emotiva. Perché al di là dell'impianto, e ancor prima dei premi (una BMW M240i e un KTM RC 390), arriva la passione. Erano dodici i ragazzi impegnati sulla griglia di partenza, cinque italiani e cinque spagnoli, un tedesco e un inglese, tutti accomunati dall'amore per le due ruote.

Ragazzi che il GP di solito lo seguono da casa, provando a replicare i tempi dei campioni nel loro videogioco preferito. Ma lo scorso weekend non erano davanti al televisore: erano nel paddock a stringere la mano dei propri campioni, a ricevere un in bocca al lupo da Danilo Petrucci e ad essere giudicati dal commissario di race direction, Mike La Fuente.

Non c'è niente di negativo in un modello che offre opportunità del genere. Ma se anche ci fosse qualcosa di sbagliato, crollerebbe davanti alle lacrime di Juan Antonio Nunez Hernandez, in arte JuanNH16, che non trattiene l'emozione al momento della consegna delle maglie ufficiali. Crolla di fronte alle parole di un Luigi Attruia che, senza riuscire a perdere il sorriso per un solo istante della sua permanenza a Misano, ci spiega: "Tutti quelli vedete sono prima di tutto appassionati della MotoGP. Vincere sarebbe importante ma trovarsi ancora una volta a fianco dei campioni è per noi qualcosa di incredibile".

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Ecco i primi sei finalisti dell'eSport Championship. Da sinistra, Luigi48GP e AndrewZh. A destra, invece, il vincitore Cristianmm17, nemesi del nostro Trastevere.

Certo, c'è stata anche una competizione e il livello è stato incredibile, vedere per credere. Lo spagnolo Cristianmm17, quel "Mandzukic" laureatosi vicecampione nel corso dell'ultima edizione, si è imposto sugli altri concorrenti, staccando il primo biglietto per la finalissima di Valencia. Il nostro TRASTEVERE73 ha invece fatto i conti con la nuova fisica del gioco, più realistica e 'punitiva' dell'anno scorso, e dovrà affrontare un'ulteriore selezione per difendere il titolo di campione del mondo.

Prima della gara, però, ci ha indicato un altro italiano, un ragazzo giovane e alla prima esperienza, suo nuovo compagno di allenamento. AndrewZh, all'anagrafe Andrea Saveri, è stato all'altezza dell'investitura in "capitan futuro", regalando spettacolo nel corso di una rimonta dalle ultime file fino alla seconda posizione.

Luigi48GP, l'Attruia che vi abbiamo raccontato in precedenza, sarà la seconda bandiera italiana a Valencia: protagonista di una gara pulita e in totale controllo, ha portato a casa la terza posizione quasi senza sforzo; tutta la sua freddezza è venuta meno sulla linea del traguardo, momento in cui è esploso in un'esultanza clamorosa.

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Danilo Petrucci ha partecipato a uno showcase del videogioco Milestone, dimostrando di essere piuttosto abile anche sulle due ruote virtuali e spiegando in modo certosino tutti i pericoli del circuito.

IOTIFOROSSI, che sicuramente si aggiudica il premio per il nickname più bello della competizione, Ivan Avella e, per l'appunto, TRASTEVERE73 dei Mkers, dovranno misurarsi con una nuova serie di Challenge ideate da Milestone e con una seconda semifinale, questa volta nella cornice di Madrid. Se alcuni tra loro dovessero avere successo, quasi la metà dei finalisti in griglia a Valencia vestirebbero il tricolore, e potremmo concretamente sognare un secondo campione italiano per un gioco realizzato in Italia.

Il risultato, tuttavia, non è la cosa più importante. Conta decisamente di più l'effetto collaterale della creazione di un palcoscenico per titoli di matrice sportiva, quelli che attraggono prima di tutto gli appassionati alla licenza madre del videogioco. La situazione che si delinea è piuttosto semplice: senza puntare ai numeri dei MOBA, questi eventi riescono a regalare grandissime emozioni a una sottile nicchia di appassionati, facendogli assaporare per pochi istanti il dolce gusto della vittoria, il rammarico per la sconfitta e la tensione pre-gara tipica della cornice professionale.

Ed è quasi un ritorno all'epoca dei LAN Party e delle sfide lanciate dalle riviste specialistiche, ma questa volta ci sono due mondi distanti che si toccano, senza contare il valore produttivo. Perché i giocatori si conoscono tutti, competono online, tengono d'occhio i record l'uno dell'altro durante i fine settimana di Challenge. Sanno benissimo chi devono temere e chi potrebbe diventare un mentore ma, soprattutto, vogliono divertirsi e vivere da protagonisti l'evento della MotoGP.

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La eSport Championship Arena era nel paddock di Misano, a pochi passi dalla griglia di partenza.

Ovviamente il sogno dei ragazzi resta quello di diventare parte di un team di costruttori, magari come rider virtuali e per la durata di un intero campionato. Un sogno di difficile realizzazione per un eSport che non nasce per soddisfare una domanda, ma per proporre un'offerta. Ma l'offerta, in questo caso, è stata capace di convincerci. Brave Dorna e Milestone: ora avete la responsabilità di non abbandonare queste iniziative e, finché nel contenitore ci sarà spazio per le emozioni, avrete il nostro supporto. Ci vediamo a Valencia per la finalissima!

Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

La fiamma per i videogame nasce quando a 3 anni subito il battesimo del fuoco col Super Nintendo. Ex QA tester, oggi è diviso tra la giurisprudenza e una comunicazione che non è solo quella delle proprie opinioni.

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