Bergamo - Nel mercato attuale arrivare sul mercato è quasi più un inizio che una fine. Un tempo portare il proprio videogioco nei negozi voleva dire aver completato il lavoro, impacchettare il tutto e godersi la meritata vacanza dopo mesi di straordinari per rispettare le consegne. Adesso, invece, tra patch, DLC e supporto post-lancio ogni opera può avere un'aspettativa di vita indefinita che dipende principalmente dalla capacità dello sviluppatore di rinnovare il suo gioco e soddisfare la propria platea di fan.

Succede alle produzioni più grandi, basti pensare agli stravolgimenti avvenuti negli anni ai vari League of Legends, Rainbow 6 Siege o Minecraft, ma anche a quelle più piccole. Per esempio Empires Apart, strategico in tempo reale ispirato a classici come Age of Empire, a diversi mesi dall'uscita ha cambiato il proprio modello economico. A partire dalla settimana scorsa infatti Slitherine, realtà internazionale specializzata in strategici, ha deciso di rendere il suo prodotto free-to-play.

In questo modo tutti potranno scaricare il gioco da Steam o direttamente dal negozio di Slitherine (dove poi vi regaleranno comunque una chiave Steam) e lanciarsi nell'azione. L'unico limite è che con la versione gratuita si potranno usare solamente i bizantini. Tutto il resto del gioco, però, sarà sbloccato. Si potranno avviare skirmish contro il computer e sfidare una delle tante altre civiltà, senza limiti. Ovviamente si potranno sfidare anche gli altri giocatori attraverso un sistema di partite private o di matchmaking online. Gli avversari, se in possesso della versione completa, potranno decidere liberamente di schierare i francesi, gli aztechi, i mongoli o i coreani. In alternativa due giocatori free-to-play scopriranno chi è il comandante bizantino più dotato.

Secondo Gian Paolo Vernocchi, il connazionale che ha pensato e creato il software, grazie a questo espediente un numero maggiore di giocatori potrà avvicinarsi al suo prodotto, saggiarne le meccaniche e scoprire se incontra i loro gusti. Ravvivando in questo modo la scena competitiva e invogliando nuovi acquirenti a investire qualche denaro in nuove civiltà.

Per tutti gli amanti della strategia in tempo reale con qualche anno sulle spalle avere un'idea se il gioco piacerà o meno sarà semplice. Come dicevamo, infatti, le fonti di ispirazione di Empires Apart sono piuttosto chiare. Ogni partita inizierà con un centro città, uno scout e una manciata di cittadini. Da qui si dovrà partire alla conquista della mappa. Per farlo occorrerà gestire le poche risorse disponibili, dividendo le forze tra la raccolta delle materie prime (cibo, legna, pietra e oro) e la costruzione di un esercito sufficientemente potente da respingere le offensive alleate.

Si partirà infatti, dal poter schierare semplici guerrieri e lancieri al creare un esercito composto da cavalieri, baliste e persino navi, fondamentali per fare breccia tra le mura e le torri avversarie. Ci saranno anche unità speciali come quelle religiose utili a raccogliere le reliquie sparse per la mappa o per curare i propri soldati.

difese
Durante le partite si potrà tentare un approccio più aggressivo o uno più difensivo.

Ogni fazione sarà esteticamente differente dalle altre, ma soprattutto avrà uno stile di gioco unico. Non parliamo solo di una predisposizione più offensiva o più difensiva della partita, quanto di meccaniche specifiche pensate per meglio raccontare le caratteristiche storiche di alcuni di questi popoli. I mongoli, per esempio, possono smontare e rimontare i propri edifici in giro per la mappa. In questo modo ci si potrà avvicinare ad un alleato per sfruttarne le difese (in caso di 2 contro 2) o si potrà piazzare le proprie strutture offensive nei pressi della base nemica per produrre unità direttamente sul campo di battaglia.

I coreani, la nuova fazione appena pubblicata, possono contare sui nobili, delle unità incapaci di qualsiasi lavoro manuale, ma utili per velocizzare la produzione dei comuni cittadini. Capire dunque come sfruttare al meglio le caratteristiche di ognuna di queste civiltà sarà fondamentale per vincere, dato che si potranno sfruttare i punti deboli avversari o ci si potrà concentrare sui propri punti di forza.

Il gioco è rivolto a tutti coloro che amano le sfide competitive, non importa se contro il computer o contro altri esseri umani. Vernocchi, infatti, non voleva accontentarsi di una campagna banale che, per forza di cose, sarebbe stata identica a tante altre esperienze analoghe, essendo basate tutte sulle medesime vicende storiche. Quindi al posto di riproporre qualcosa di già visto e che magari non avrebbe potuto contare sui valori produttivi di un Age of Empires, il suo team ha preferito concentrarsi sul multiplayer, in attesa di una qualche forma di ispirazione. Se mai questa arriverà.

mongoli
I mongoli non solo non dovranno costruire case per espandere il proprio esercito, ma potranno spostare gli edifici in base alle esigenze.

A rendere tutto più piacevole ci pensa un comparto grafico che sembra disegnato a mano, con colori pastello e uno stile riuscito fatto da poligoni apparentemente spogli, in grado però di dare personalità e riconoscibilità a tutte le fazioni.

Se siete degli amanti degli strategici in tempo reale à la Age of Empire, vi consigliamo dunque di dare un'occhiata a Empires Apart. Sia perché è un buon prodotto, in grado di attualizzare meccaniche con ormai qualche anno sulle spalle, sia perché da settimana scorsa non costa nulla. I bizantini sono un buon inizio per capire le potenzialità del gioco e, nel caso in cui vi innamoriate di questo prodotto made in Italy, tante altre fazioni sono pronte per essere utilizzate.

Riguardo l'autore

Luca Forte

Luca Forte

Redattore

Luca si divide tra la gestione del ruspante VG247.it e l'infestare Eurogamer con i suoi giudizi sui giochi sportivi, Civilization, Fire Emblem, Persona e Football Manager. Inviato d'assalto, si diverte a rovinare le anteprime video dei concorrenti di tutto il mondo in modo da fare sembrare le sue più belle.