Il mistero dell'orrore - articolo

Perché amiamo tanto spaventarci?

"L'orrore! L'orrore!" (Apocalypse Now). Per ciascuno di noi l'orrore è qualcosa di diverso e da diversi fattori viene scatenato (intendiamoci bene: l'orrore non è lo schifo, né il ribrezzo, non è l'esibizione di tortura efferata, di mutilazioni, di viscere esposte, di carni spellate).

L'orrore vero è qualcosa di più sottile, che lavora su diversi piani del nostro subconscio, che si insinua là dove batte una lingua su un punto dolente per ciascuno diverso, perché è un genere che ha radici antiche come le paure dell'uomo: l'ignoto, la morte, il male, gli spiriti.

Orrore può essere vedere scene di guerra e distruzione, di gente che fugge da posti invivibili, scene su cui si sa che incombe la peggiore delle morti. Orrore è pensare a qualcuna delle molte orribili malattie che potrebbero colpire noi o le persone a noi care (con un vasto ventaglio di possibilità).

Ma fa orrore anche la preoccupazione per la propria sopravvivenza economica, il proprio futuro benessere, fragile bastione che potrebbe crollare in ogni momento sotto le spallate di una crisi economica organizzata disinvoltamente nella galassia lontana lontana dei soliti superpoteri economici, Moloch terrificante che a tanti rende assai angosciante il futuro. Anche il versante ecologico non incute serenità, con tutta una serie di spettacolarizzazioni inquietanti di un nostro futuro prossimo venturo.

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I misteri nelle cripte in The Nun.

Non parliamo poi della possibilità di incrociare il cammino di qualche terrorista folle. Sappiamo inoltre che anche nella vita di tutti i giorni, non dobbiamo mai fidarci troppo del nostro prossimo, comportandoci sempre con cautela negli incontri casuali. E per le donne soprattutto, leggere degli ammazzamenti feroci da parte di qualche compagno respinto, può suscitare puro orrore.

Senza bisogno di ricorre a pretesti concreti, chi non ha mai guardato con preoccupazione il buio spiraglio del proprio sgabuzzino o, in un calda notte estiva, non ha esitato nel far pendere il piede oltre la sponda del letto, con un immediato rialzo dell'adrenalina nell'udire uno scricchiolio strano nel corridoio, o un tonfo ingiustificato nel buio dell'appartamento?

Eppure ciò nonostante, non ci stanchiamo di leggere libri horror, con scaffali pieni di Poe, Lovecraft, Stoker, Matheson, Barker e King. E vedere film, non solo i vari capolavori di genere (anche loro tutti diversi nel fare leva su diverse cosmiche paure), ma storie sempre nuove, anche se ormai dire qualcosa di originale, in modo non banale, diventa sempre più difficile.

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Promettenti contorsioni in L'Esorcismo di Hannah Grace

E così per riuscire a colpire stomaci ormai blindati s'è alzata l'asticella delle efferatezze messe in scena (sempre in aumento il gradimento per la figura del serial killler, ad esempio, con morbosità raccapriccianti in crescita). Abbiamo assistito anche alle derive nel genere torture, da far rimpiangere i sani splatter/gore che ci hanno deliziato dagli anni '70 in avanti, già però contestati allora dai puristi. Perché per alcuni l'orrore vero sarà sempre un pozzo e un pendolo o ritrovarsi sepolti vivi.

Queste riflessioni sono state suscitate prendendo atto della quantità di serie TV dedicate al genere (sia nella variante poliziesca, thriller/horror, con indagini su crudelissimi ammazzamenti, sia nella più classica accezione, ghost-stories), oltre che dall'uscita di alcuni film horror nel giro di pochi mesi, roba di routine e senza autori blasonati, buttati sul mercato senza troppa promozione, nella certezza che in qualche multisala il pubblico d'elezione lo troveranno sempre.

E male che vada usciranno direct to video (sorte toccata a Mandy, interessante horror di cui abbiamo parlato poco tempo fa). Hanno soggetti e ambientazioni ricorrenti: esorcismi, possessioni, demoni, religioni, preti tormentati, autopsie, conventi, obitori, antiche magioni, bambole biscuit, varianti macabre del Giorno della marmotta, in cui si ripete ancora e ancora la propria morte. Nei film in oggetto troviamo qualche nome noto, fra attori e registi e anche fra i produttori. Ma non è quello che conta.

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La solita maschera da piscopatico in 'Ancora auguri per la tua morte'.

Cominciamo con The Nun, diretto da Corin Hardy, cast discreto (Demiàn Bichir lo ricordiamo nella serie The Bridge, Taissa Farmiga è sorella della più nota Vera, protagonista dei due The Conjuring). È ambientato negli anni '50 in una desolata Romania, dove una suora di clausura si suicida. A indagare vengono inviati un prete provato da una vita di vane lotte contro il Male e una novizia innocente e speranzosa, che dovranno confrontarsi con una forza malvagia che abita il convento, con sembianze ben note agli appassionati della serie The Conjuring.

Infatti il film è spin-off de Il Caso Enfield, diretto nel 2016 da James Wan, oggi alle prese con Aquaman, ma anche prequel di The Conjuring: l'Evocazione e Annabelle. Il film è un horror dalle interessanti atmosfere, cupo e ansiogeno, purtroppo prevedibile nel suo sviluppo, anche se qualche sobbalzo sulla poltrona è assicurato. Ghostland: la Casa delle bambole è invece il quarto film diretto dal ben noto Pascal Laugier, amante delle efferate sevizie, e ricorda come ambientazione il suo primo film Saint Ange. Tre donne, una madre e le sue due figlie, si trasferiscono nell'antica villa lasciata loro in eredità da una zia, dall'inquietante arredamento che comprende anche decine di bambole biscuit. Ma alla prima notte nella casa, due psicopatici aggrediscono la famigliola con inusitata violenza.

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Tragiche bambole in Ghostland.

Anni dopo una delle due ragazze, Beth, divenuta scrittrice di successo, non trova ancora pace, il trauma di quella notte è sempre vivo. Quando viene richiamata nella casa dalla sorella, poco alla volta si comprende come la storia non sia così lineare ma ben più complessa e morbosa, con un intreccio fra realtà e fantasia (e incubo). Quanto tutto sembra concluso, tutto deve appena cominciare. Fra pestaggi disturbanti, allusioni psicoanalitiche, e un omaggio dichiarato a H. P. Lovecraft, Ghostland è un horror insolito e certo non convenzionale, apprezzabile non solo dagli amanti del sanguinario regista, che si segnala anche per un uso del sonoro assai coinvolgente.

L'Esorcismo di Hannah Grace ha nel cast una star nota al pubblico degli amanti delle serie TV, Stana Katic, partner di Nathan Fillion in Castle. Un corpo arriva in un obitorio di Boston, orribilmente sfigurato. Inizia così l'incubo per la povera Megan (Say Mitchell di Pretty Little Liars), di servizio nella notte. L'esorcismo del titolo italiano (quello originale è invece più appropriatamente The Possession of Hannah Grace) non è il fulcro della narrazione, ne è l'origine, tant'è che la storia si sviluppa in un'altra direzione.

Così, oltre che appartenere al nutrito filone dei film sugli esorcismi e sulle possessioni (senza citare grandi classici ricordiamo i più recenti The Exorcism of Emily Rose di Scott Derrickson, L'Ultimo Esorcismo di Daniel Stamm e Il Rito di Mikael Håfström), questo ricorda altre storie ambientate negli obitori: Autopsy, Nightwatch, After Life. Il fatto che il corpo martoriato sia interpretato da Kirby Johnson, ballerina e contorsionista, ci fa immaginare cosa attenderci. Pur senza particolare originalità, la regia dell'olandese Diederik Van Rooijen riesce a raggiungere gli scopi che si è prefissata, sviluppando una certa tensione, anche se a volte ottenuta facendo ricorso ai soliti trucchetti da jump scare.

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Intrecci pericolosi in L'Esorcismo di Hannah Grace.

Crucifixtion: il Male è stato invocato è diretto da Xavier Gens, nome noto per Frontiers, Hitman, Cold Skin. Siamo di nuovo in Romania, nel 2004, con atmosfere d'inquietante isolamento in un paese arcaico che ha solo subito una modernità imposta dai russi. Durante un esorcismo una suora muore e il prete che lo eseguiva viene accusato di omicidio. Una giornalista americana arriva per indagare, per capire se la donna fosse solo una povera pazza rimasta vittima del violento rito, o se davvero fosse posseduta da una forza maligna che ha vinto la sua battaglia contro il religioso. Ma si sa che certe presenze è meglio non andare a stuzzicarle.

Il film si dice ispirato a fatti realmente avvenuti. Non siamo in ambito cattolico, bensì ortodosso e questa potrebbe essere l'unica novità, perché pur girato con mestiere ed esteticamente curato, The Crucifixtion non riesce a distaccarsi dai passaggi obbligati di questo genere di storia, di quest'ambientazione, anche se la sceneggiatura è scritta dalla coppia "genitrice" della serie The Conjuring, Chad e Carey W. Hayes. Poco incisiva anche la protagonista femminile, Sophie Cookson.

Per la primavera è invece in arrivo Ancora tanti auguri per la tua morte, sequel del quasi omonimo Auguri per la tua Morte del 2017, in cui la giovane Tree (Jessica Rothe), bella ragazza edonista e frivola, finiva intrappolata in un loop temporale che le faceva rivivere sempre e sempre la propria morte per mano di un misterioso assassino, avvicinandosi alla verità ciclo dopo ciclo. Qui si ritroverà catapultata nello stesso misterioso incubo, che sembrava invece risolto.

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Crucifixtion: non era una metafora.

Il film è prodotto della premiata ditta Blumhouse, che ogni tanto sforna interessanti esperimenti e film d'autore (l'originale Get Out, i tre ultimi film di Night M. Shyamalan The Visit, Split e Glass), facendo bene anche in campi diversi dall'horror (Lawless, Whiplash, The Normal Heart, The Gift, BlacKkKlansman di Spike Lee, la serie televisiva Sharp Objects) e che ogni tanto si concede prodotti da mercato teen come questi ultimi.

Solo nel 2018 sono usciti una settantina di film di questo genere, alcuni rubricati impropriamente, spesso più thriller che horror, oppure narrazione in chiave fantascientifica di distopiche derive, ma concorrono tutti a testimoniare un gradimento di mercato che non conosce flessioni.

Quindi spaventarci ci piace, e inquietarci per eventi sovrannaturali o concretamente terreni a volte ci delizia, nella tranquillità protetta del nostro appartamento, del guscio della sala cinematografica. Appena chiuso il libro, appena riaccese le luci, scontenti se le nostre aspettative sono andate deluse, rideremo invece se soddisfatti della nostra tensione, dei sobbalzi fatti in poltrona, dell'angoscia condivisa con i protagonisti delle storie che ci hanno raccontato.

Andremo poi a dormire nel nostro comodo letto e, come diceva il grande Dino Buzzati, "... coricandoci, sentiremo un doloretto a destra dello stomaco, per ora una cosa da nulla".

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Giuliana Molteni

Giuliana Molteni

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