I videogiochi di cui vorremmo assolutamente un remake

Oltre l'operazione nostalgia.

L'alba della nona generazione di console ha consolidato un trend che ormai da qualche anno sta caratterizzando l'andamento dell'intera industria. Stiamo parlando del ritorno al passato perseguito attraverso edizioni remake e remastered, un processo che viene spesso e volentieri messo in atto a discapito dell'innovazione creativa. Una ferita ancora aperta è quella che riguarda Sony Bend Studio, che stando al report pubblicato da Jason Schreier ha dovuto accantonare il possibile sequel del suo Days Gone in funzione delle risorse assorbite da un remake di The Last of Us, titolo che sì, è un vero e proprio capolavoro, ma che ha pur sempre raggiunto gli scaffali dei negozi solamente otto anni fa.

Trattare la tematica da un punto di vista critico è un'operazione estremamente difficile. Tralasciando il caso specifico del rifacimento di un'opera ancora giovane, è evidente che la corsa al remake nasconda una serie di problematiche occulte legate al mondo dello sviluppo, dalla crisi delle idee fino al netto incremento del rischio economico. Quella di ripescare e limare grandi successi del passato è un'operazione molto meno dispendiosa, nonché spesso commercialmente più remunerativa, rispetto al funding di produzioni inedite.

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La N'Sane Trilogy è riuscita a regalare un futuro a Crash Bandicoot.

D'altra parte, il pubblico ha ormai dimostrato una certa insofferenza nei confronti della semplice rimasterizzazione, e sono invece i remake veri e propri ad aver conquistato il centro del palcoscenico. Resident Evil 2 Remake di Capcom ha segnato lo spartiacque con l'epoca del restauro a basso impegno, portando al cospetto di un pubblico estremamente vasto una rilettura rispettosa, fresca e coinvolgente di un titolo leggendario che ormai, a causa degli enormi balzi tecnologici, era divenuto irrimediabilmente obsoleto per un'immensa fetta di utenza.

Al netto di dimenticabili operazioni nostalgia, hanno iniziato a fiorire i lavori di Bluepoint Games, come Shadow of the Colossus e il recentissimo Demon's Souls, nonché gli incredibili restauri grafici di Vicarious Visions, tra la legacy di Tony Hawk, la memorabile N'Sane Trilogy di Crash e quel Diablo 2 Resurrected che si appresta a stupire milioni di fan. Il caso di Crash, nello specifico, è emblematico: proprio a causa del successo registrato dai remake, il peramele più famoso del mondo è tornato in vetta alle classifiche dopo anni di assenza attraverso un quarto capitolo canonico che gli appassionati attendevano da una vita intera.

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Quello di Resident Evil 2 è il miglior remake in circolazione?

I remake, quindi, hanno dimostrato di celare un'anima propria e un'importante ragion d'essere dietro la mera operazione nostaglia: da una parte hanno permesso a opere intramontabili di raggiungere un pubblico completamente nuovo, mentre dall'altra sono riusciti addirittura a giustificare la messa in cantiere di nuovi capitoli di saghe ibernate. Fatte queste premesse, vien da chiedersi: che cosa rende un remake un buon remake? Secondo noi, la reinterpretazione deve anzitutto rendere giustizia a opere originali che hanno faticato dinanzi allo scorrere del tempo, permettendo tanto ai vecchi quanto ai nuovi fan di scoprire, o di riscoprire, esperienze che hanno fatto la storia.

Quali sono, di conseguenza, i remake su cui vorremmo mettere le mani in quella che potremmo definire "l'era dei remake"? Li abbiamo raccolti in una ristretta selezione spiegando le ragioni delle nostre scelte, ma siamo altrettanto curiosi di sapere quali sono le opere che voi lettori vorreste veder risorgere a nuova vita.

Silent Hill

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Nel corso dell'ultima generazione di console, la torcia dei survival horror è passata di mano in mano fra diversi tedofori, da Outlast ad Alien Isolation, passando anche per quel The Medium che ha conosciuto il tocco di Akira Yamaoka. Nonostante siano emersi diversi ottimi titoli, gli unici momenti in cui la fiamma del genere è tornata a brillare più forte che mai - raccogliendo grandi risultati - è stato in concomitanza con l'uscita dei nuovi capitoli nella serie di Resident Evil. La cancellazione di Silent Hills di Hideo Kojima e Guillermo del Toro ha fatto male a molti, ma è un pensiero piuttosto comune che i primi episodi nella storica saga della cittadina del Maine meriterebbero riletture dedicate.

Immaginare un Silent Hill oggi è possibile, specialmente in seguito allo strepitoso successo raggiunto da Resident Evil 2 Remake. I titoli originali sono invecchiati precocemente, privando della magia del genere intere generazioni di videogiocatori che oggi ricordano Silent Hill solamente come il nome di un'opera che, tanto tempo fa, ha avuto l'onore di camminare insieme ai giganti. "Preferireste un remake o un nuovo capitolo della serie?" - ecco, forse il caso di Silent Hill è l'unico in cui sceglieremmo la prima opzione.

Metal Gear Solid

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Altro giro, altro videogioco fuori dallo spazio e dal tempo che, tuttavia, potrebbe risultare inaccessibile per buona parte del pubblico più giovane. La Metal Gear Saga, ormai divenuta un'istituzione storica, vede il suo principale punto d'ingresso proprio nel leggendario capitolo per PlayStation, che ha traghettato milioni di videogiocatori nel cuore dell'immaginario fantapolitico di Hideo Kojima.

Forse è proprio questo il punto. Forse oggi i detrattori di Kojima stanno aumentando in numero esponenziale proprio perché non hanno avuto occasione di confrontarsi con i suoi capolavori, o magari perché non hanno trovato la forza di scavalcare l'ostacolo tecnologico. Certo, sarebbe bello assistere un giorno anche alla rilettura di videogiochi dimenticati come Policenauts, ma il primo episodio tridimensionale nell'epopea del Metal Gear ha tutte le carte in regola per coinvolgere milioni di giocatori nel vortice di una saga che conosce pochi eguali nella storia del mercato.

The Elder Scrolls: Morrowind - Oblivion

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L'approdo di Morrowind su Xbox Game Pass ha mostrato a tutti gli abbonati quanto sia faticoso, anche per un titolo rivoluzionario, sopravvivere alla schiacciante tassa del deterioramento tecnico che il medium dei videogiochi impone persino ai suoi capolavori. Tralasciando il fatto che anche le ultime produzioni di Bethesda sembrano portare due o tre lustri sulle spalle, Morrowind e Oblivion restano fra gli esponenti più incredibili del genere RPG fantasy, ed è un vero peccato che le decine di milioni di utenti che si sono perse fra le montagne di Skyrim non riescano a trarre godimento da queste storie.

La regione di Morrowind merita di più, così come la città imperiale di Cyrodil, immaginari che oggi portano sulle spalle una legacy spropositata, ma che sono quantomeno difficilmente accessibili per chiunque non abbia vissuto l'epoca del Festvalbar. È vero che esistono le mod, ma non dovrebbe essere proprio questo lo scopo dei remake? Mettere a portata di mano del nuovo pubblico una traduzione in chiave moderna di quelle dimensioni ormai scomparse, regalando a vecchi e nuovi appassionati centinaia di ore di intrattenimento.

Star Wars: Knights of the Old Republic

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Riflettendo su quali siano i videogiochi che più hanno sofferto l'incedere del tempo, è impossibile non soffermarsi sul KOTOR di Bioware, da molti ancora oggi considerato il tie-in "perfetto" fra quelli maturati all'ombra del monolitico nome di Star Wars. Una storia mozzafiato, una serie di twist da infarto, una sfilza di elementi creativi destinati a confluire nella saga di Mass Effect: Knights of the Old Republic è stato senza ombra di dubbio il gioco giusto nel momento sbagliato.

Perché se fosse uscito oggi avrebbe raccolto dieci, forse anche venti volte il riconoscimento che è comunque riuscito a racimolare al tempo della release originale. Se intendiamo i remake come uno strumento volto ad attualizzare opere filosoficamente immortali, non c'è destinatario più meritevole di KOTOR, un titolo composto da centinaia di tessere poste nel punto giusto del mosaico, ma che risente di una messa in scena ormai vetusta e ostile ai più, stesso destino che è toccato a suo cugino Dragon Age: Origins.

Final Fantasy VI

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Quando una serie antologica raggiunge la bellezza di 15 episodi solamente per quanto riguarda il "filone" principale, è estremamente difficile sedersi a un tavolo e scegliere quale fra le istanze più vecchie sia meritevole di un remake. L'episodio che si apre presentando al pubblico Terra Branford, d'altra parte, è oggi più che mai attuale. Oltre ad aver inaugurato il filone post-fantasy che ha dominato le classifiche di vendita dei videogiochi, questo titolo ha messo in scena un immaginario che sta conoscendo una seconda giovinezza in Final Fantasy XIV e nelle altre interpretazioni più recenti.

Essendo il ponte che collega gli estremi del valico tecnologico, oltre che le due principali ispirazioni narrative e di world-building, il sesto episodio è probabilmente quello che più d'ogni altro meriterebbe di scalare le classifiche della notorietà, dal momento che più di una generazione si è avvicinata alla saga solamente a partire dall'era delle tre dimensioni. Certo, si potrebbe dibattere per ore di questa scelta, e già immaginiamo i fan di capitoli iconici come il quarto imbracciare i forconi, ma è altrettanto vero che il mondo merita di conoscere Kefka Palazzo.

Legacy of Kain - Soul Reaver

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C'è un girone infernale apposito per tutti coloro che dimenticano le piccole gemme nascoste, e la saga di Legacy of Kain costituisce tristemente una fra le opere più dimenticate nel corso degli ultimi anni. La "recente" cancellazione di un nuovo episodio apparentemente in sviluppo da anni ha segato le gambe ai sogni degli ultimi appassionati, ma il fatto che la serie sia perfetto carburante da remake è una certezza sotto gli occhi di tutti.

Il gameplay action in terza persona, le musiche, le atmosfere cupe e i paesaggi disorientanti sembrano operazioni di "demake" delle moderne ispirazioni di From Software, e conferiscono alle release originali tutte le caratteristiche necessarie per far bene nel mercato contemporaneo. Diciamoci la verità: un eventuale remake di questi titoli potrebbe dar vita a una rinascita come quella che ha riportato Crash nel mercato tripla A, ed è il motivo principale per cui vorremmo assistere a un ritorno.

The Legend of Zelda: A Link to the Past

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A Link to the Past, oltre ad essere presente nella totalità delle classifiche dei migliori videogiochi di tutti i tempi, è considerato da molti appassionati come il miglior episodio nell'intera saga di Zelda. Unico gioco della serie a debuttare sul Super NES, fu una pietra miliare nella storia del game design, preparando il terreno per quello che sarebbe stato un trentennio dominato dall'azione e dall'avventura.

Anche se Ocarina of Time per Nintendo 64, che è sovente considerato il miglior titolo di tutti i tempi, pescò a piene mani da a Link to the Past, al punto da risultare al limite di una classica trasposizione in tre dimensioni, l'eredità dell'episodio per SNES finì per affievolirsi fino all'esordio su GameBoy Advance. Il che è un vero peccato, specialmente se pensiamo alla strepitosa operazione compiuta da Nintendo in occasione del restauro di Link's Awakening. I tempi sono maturi per il ritorno del re?

The Longest Journey

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C'era una volta l'età dell'oro delle avventure grafiche, che si combattevano a colpi di mondi ambiziosi e artwork affascinanti, cavalcando la prima ondata dei personal computer familiari. Fra tanti nomi eccellenti c'era anche quello di The Longest Journey, un titolo che si sarebbe involuto in Dreamfall Chapters, abbandonando il suo fascino retrò e perdendo buona parte della sua ispirazione.

Oggi The Longest Journey è un pezzo d'antiquariato, e mentre altre opere figlie del medesimo filone creativo stanno risorgendo qua e là, fra un nuovo capitolo di Syberia all'orizzonte e un Thimbleweed Park da poco tramontato, piccole gemme come la storia di April Ryan rischiano di andare perse per sempre. Forse è il genere stesso ad essere destinato all'oblio, forse i tempi sono cambiati, ma non ci dispiacerebbe assistere a una rinascita, anche se questa dovesse poi rivelarsi solamente un canto del cigno.

F-Zero GX

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Quello che i fan di F-Zero vogliono da Nintendo è un nuovo capitolo, punto e basta. Dal canto nostro, non possiamo esimerci dal prendere in considerazione due variabili molto importanti: la prima è che, vista la ritmica del progetto Metroid Prime e l'assenza di un nuovo Mario Kart, probabilmente non vedremo il ritorno di F-Zero prima di svariati anni; la seconda, non meno importante, è che difficilmente un nuovo episodio sarà all'altezza dell'adrenalina iniettata da GX per GameCube.

Il solo pensiero di rivivere le folli corse e la piccola epopea di Capitan Falcon con il graficone e gli effetti visivi gentilmente concessi dall'ottava generazione ci fa venire l'acquolina in bocca. Lo stile grafico e tecnico delle mortali gare protagoniste del franchise si presta perfettamente a prendere vita sotto l'ala protettrice di Switch, che sarebbe capace di offrire un'esperienza psichedelica senza precedenti.

Chrono Trigger

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Considerato da molti appassionati come uno fra i migliori JRPG di tutti i tempi, Chrono Trigger rappresenta uno di quei rarissimi casi in cui l'opera originale non è invecchiata di un singolo giorno, vuoi per lo stile grafico adottato all'epoca, vuoi per il gameplay facilmente traducibile secondo gli standard contemporanei. Eppure, il viaggio nel tempo che ha segnato l'era del SNES meriterebbe di valicare senza ombra di dubbio il confine dei pochi fan che ancora oggi ne conservano un ricordo indelebile.

La caratteristica fondamentale di un'eventuale remake di Chrono Trigger risiederebbe nella versatilità, perché si potrebbe tirar fuori qualsiasi cosa da un'operazione di questo genere. Si potrebbe tranquillamente trasformarlo in un action tridimensionale, così come sarebbe semplicissimo rivederne la veste grafica per allinearla agli ultimi ritrovati della pixel art. Insomma, fate come volete, ma fate scoprire al mondo intero Chrono Trigger.

Lost Odissey

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C'è stato un tempo lontano in cui Microsoft ha pensato di destinare parte delle risorse di Xbox all'universo dei giochi di ruolo alla giapponese, nel tentativo di presentare la macchina di Redmond anche a tutti coloro che fossero cresciuti con l'ecosistema tipico di Sony e Nintendo. Lost Odissey ha rappresentato il culmine di questo procedimento ma non è mai riuscito ad ottenere il riconoscimento che avrebbe meritato né a completare l'assalto di Microsoft al Giappone.

Ideato da Hironobu Sakaguchi, musicato da Nobuo Uematsu, disegnato da Takehiko Inoue (esatto, proprio l'autore di Slam Dunk), Lost Odissey era praticamente il prodotto di un conclave di eccellenze della scuola orientale. Si trattava, tuttavia, di un titolo che incarnava un'ambizione ben più grande rispetto all'effettiva fattibilità dell'epoca, e proprio per questa ragione meriterebbe quantomeno una seconda occasione.

Castlevania Symphony of the Night

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Se è vero che esistono videogiochi che non invecchiano mai, e che Castlevania è senza dubbio uno di questi, è ancor più vero che il genere metroidvania si è trasformato in una vera e propria incubatrice artistica. Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito all'ascesa di progetti come Ori e Hollow Knight, che hanno trovato nell'architettura in due dimensioni una tela perfetta per concedere piena libertà creativa ad artisti di ogni provenienza.

È inevitabile, di conseguenza, chiedersi cosa sarebbe venuto fuori se il miglior metroidvania di tutti i tempi fosse stato concepito secondo la visione più moderna, conservando i tratti tecnici che lo contraddistinguono per abbracciare invece le ultime ispirazioni dell'arte figurativa. Immaginando un remake di Symphony of the Night sembra quasi di fare uno sgarbo alla release originale, che merita senz'altro di esser preservata, ma che ci piacerebbe vedere illuminata da una nuova luce.

Parasite Eve

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Alla voce "videogiochi castrati dalla propria smisurata ambizione" non può che figurare anche il nome di Parasite Eve, trasposizione parte di un vasto media-franchise originario del paese del sol levante che è persino riuscita a raggiungere lo stato di cult. Oggi sono in pochi a ricordare Parasite Eve, e giunti a questo punto ci siamo resi conto della massiccia quantità di survival horror che meriterebbero di attingere dalla fonte della giovinezza. Perché sono così tanti?

Il fatto è che numerosi titoli di questo genere hanno esplorato una mole di meccaniche estremamente complesse da comprimere negli antichi CD-Rom, perseguendo una fedeltà visiva e artistica che, nel corso degli anni, era di per sé destinata ad invecchiare precocemente. Probabilmente non sentiremo più parlare di Parasite Eve, ma sognare non costa nulla, e siamo certi che questa serie nasconda più di quanto sia riuscita a mostrare.

Il Signore degli Anelli

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Anche se oggi siamo abituati a confrontarci con produzioni come La Terra di Mezzo: L'ombra di Mordor, la storia del medium è costellata di progetti che hanno tentato di disegnare in modo personale l'universo di Tolkien. Dozzine di creativi hanno fatto volare la fantasia degli appassionati, esplorando praticamente ogni genere videoludico, dall'action fino all'MMO, attingendo in lungo e in largo dal vastissimo immaginario di Arda.

In controtendenza rispetto ai recenti trend, fra i titoli più amati spiccano i più lineari in assoluto, ovvero quelli tratti direttamente dalla trilogia cinematografica di Peter Jackson. Le Due Torri e il Ritorno del Re, nello specifico, conquistarono tantissimi videogiocatori grazie a un gameplay d'azione veloce e frenetico, oltre che a un cast di personaggi che permetteva di rivivere praticamente ogni singolo capitolo dei libri. Forse il restauro di quella formula di gioco sarebbe anacronistico, ma una rilettura moderna potrebbe ridare spolvero alla saga originale in salsa videoludica, ormai assente da troppo tempo.

Syphon Filter

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Precursore delle atmosfere da thriller fantapolitico che hanno caratterizzato l'evoluzione dei titoli targati Tom Clancy - come Spliter Cell e Rainbow Six - Syphon Filter ci aveva visto lungo, perlomeno dal punto di vista dell'immaginario. Il primo capitolo poteva vantare un'ambientazione urbana ricca di segreti e un sistema di combattimento piacevole, che tuttavia ha risentito enormemente dello scorrere del tempo.

Un remake di Syphon Filter sarebbe un tassello importantissimo per riportare in auge il filone narrativo del thriller fantapolitico, un'ispirazione che in fin dei conti non ha mai realmente abbandonato le sponde del medium. In occasione di un remake, d'altra parte, si potrebbe modernizzare il gameplay ormai vetusto attraverso una veste tecnica ed estetica che sia finalmente al passo con i tempi, in modo da scoprire una volta e per sempre quale sia il destino che Syphon Filter merita.

Deus Ex

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Partorito dalla geniale mente di Warren Spector e dall'iconico team di Ion Storm, Deus Ex è un ibrido di intuizioni straordinarie che oggi, a ormai più di 20 anni dalla sua uscita, mostra decisamente il fianco dal punto di vista grafico e di spigolosità nel gameplay ma che a livello di idee dà le piste a quasi tutti gli AAA. Un RPG sci-fi tra hacking, sparatorie, innesti cibernetici, dialoghi e scelte capaci di plasmare un'avventura indimenticabile nei panni dell'agente JC Denton.

La quintessenza della immersive sim, del game design a servizio del giocatore e delle sue azioni in una IP che anche narrativamente toccava tematiche importanti e delicate tratteggiando un convincente immaginario sci-fi fatto di intrighi, cospirazioni e tecnologie futuristiche. Un mondo così vivo e complesso da meritare di diritto una nuova occhiata filtrata da una rivisitazione moderna.

Dino Crisis

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Il caso di Dino Crisis è molto semplice: necessita assolutamente di un'operazione analoga a quella compiuta da Capcom nel caso di Resident Evil 2 e 3. Sviluppato dal medesimo team artefice del primo episodio di Resident Evil, con Shinji Mikami nel ruolo di director, condivideva gran parte degli elementi tecnici ed estetici del suo fratello maggiore, laddove la differenza principale risedeva nel tipo di avversari, con i dinosauri destinati a sostituire gli zombie.

Ciò significa che, proprio come nel caso di Resident Evil, anche Dino Crisis portava sulle spalle lo stesso sistema fatto di telecamere fisse, fondali prerenderizzati e movimenti tutt'altro che fluidi. Il remake servirebbe proprio per trasformare l'amalgama in un action-adventure in terza persona, adatto al palato del pubblico di oggi e, nella migliore delle ipotesi, capace di regalare nuova linfa vitale anche all'immaginario originale. D'altronde, chi non desidererebbe un nuovo Dino Crisis?

Prima di congedarci, vi rinnoviamo la nostra domanda iniziale: c'è qualche titolo di cui desiderereste ardentemente un edizione remake? Dal canto nostro, abbiamo conservato nel cassetto una serie di menzioni speciali, come ad esempio Pandemonium o quel Tombi! che di tanto in tanto riemerge nel vivo delle discussioni online. C'è qualche titolo specifico che, magari perché invecchiato precocemente o magari perché rappresenta l'ultimo baluardo di un brand scomparso, vorreste veder risorgere durante la nona generazione di console?

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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