Hunted: The Demon's Forge

Brian Fargo riporta in auge il concetto di dungeon.

Brian Fargo. Suona come il nome di un cercatore d’oro del Vecchio West ma in realtà stiamo parlando di un veterano della scena videoludica californiana del 1980, fondatore di Interplay e publisher dei vari episodi di Fallout.

Hunted: The Demon’s Forge è il nuovo progetto di inXile, lo studio creato da Fargo insieme ad altri ex membri di Interplay, e finalizzato in parte per ridare vigore ai fasti del passato, tant’è che il suo primo lavoro fu il remake di un classico dei giochi di ruolo come The Bard’s Tale. Hunted sarà pubblicato dagli attuali responsabili di Fallout (Bethesda Softworks) e, stando alle parole di Fargo, “vedrà il ritorno del classico concetto dei dungeon crawl”.

Questo genere, ci dice Fargo, affonda le sue radici nel mondo di Dungeons & Dragons e nei primissimi esempi di programmazione su computer. E allora vengono in mente i nomi di Lord British (non pensiate di chiamarlo Richard Garriott), Wizadry, Bard’s Tale, Ultima, Might & Magic e Dungeon Master, per arrivare poi agli anni novanta con i primi esempi di elementi action-GdR inseriti in Ultima Underworld, nel primo Elder Scrolls, in Hexen e all’interno di Heretic.

Tutti esempi utili, presi come spunti da Fargo e dai suoi colleghi Matt Findley (Presidente) e Maxx Kaufman (Game Director), orgogliosi di presentarci questo possente action game in terza persona strutturato per il co-op a due giocatori, con mosse davvero violente, una camera collocata sulle spalle dei protagonisti e un sistema di copertura per agire al meglio durante i combattimenti. Insomma, a parte qualche sfaccettatura dark-fantasy, Hunted mostra parecchi elementi in comune con alcuni titoli che Fargo non menziona: Uncharted, Gears of War e Army of Two.

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Elara e Caddoc si preparano alla battaglia e illustrano involontariamente una delle migliori accoppiate del mondo fantasy, ovvero un melee a due mani con un ranger di backup.

Come ci tiene a sottolineare lo stesso Fargo, il genere dei dungeon crawl è solo un punto di partenza ideale per introdurre il concetto di action game, che a sua volta si è sviluppato nella forma del gioco co-operativo. E Findley aggiunge che il co-op era anch’esso una parte del genere dungeon nei tempi che furono, un aspetto che inXile è felice di riproporre. “Le origini di questo genere di giochi provengono direttamente dal mondo di D&D, che ha da sempre rappresentato un esempio di gameplay in co-op,” ci dice Findley. “Ci si sedeva alla presenza di un Dungeon Master e si decideva cosa fare o non fare. Tutto avveniva in modo davvero spontaneo.”

inXile punta a recuperare quell’essenza old-school, fatta di personaggi da sviluppare senza troppe statistiche, introducendo al contempo nuovi eroi come l’arciere elfico Elara o Caddoc, un ammasso di testosterone che si muove dietro al suo scudo.

“Già dai primissimi minuti di gioco ci si rende conto del suo grandissimo impatto action”, sottolinea Findley. “E oltretutto si nota come i personaggi abbiano tutti una fortissima personalità”.

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