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Il multiplayer di Medal of Honor

L'analisi del multiplayer direttamente dall'E3.

L'E3 2010 si sta rivelando sempre più una bomba, sia per la quantità di giochi presenti nei vari padiglioni, che per le ghiotte opportunità offerte dalle presentazioni a porte chiuse. Fra i tanti appuntamenti che ci stanno privando del sonno, ce n'è stato anche uno dedicato alla prova del multiplayer di Medal of Honor, il rivale made in Electronic Arts di Modern Warfare 2, e dei prossimi Call of Duty di Activision.

Come molti di voi sapranno, la modalità multiplayer di questo promettente FPS è stata affidata ai ragazzi di DICE, reduci dell'ottima esperienza fatta con Battlefield: Bad Company 2. La mano di questi abili programmatori si vede tutta, sia per lo stile del gameplay, che per la qualità del level design.

Durante la nostra sessione di prova abbiamo potuto valutare solo una mappa e una modalità di gioco, ma sono bastate per farci rendere conto della qualità dell'esperienza messa insieme dalla coppia Electronic Arts e DICE.

La mappa ci gettava fra le rovine di Kabul, con una strada in salita costeggiata da gruppi di piccoli edifici abbandonati. La modalità di gioco, invece, era il Team Deathmatch, che in Medal of Honor appare leggermente diverso da quello degli altri FPS sul mercato.

Alcuni frangenti della struttura narrativa vi lasceranno davvero a bocca aperta.

Quello che ci siamo trovati di fronte, infatti, ricordava molto da vicino il multiplayer di Battlefield, con la squadra attaccante impegnata ad avanzare obiettivo dopo obiettivo, e quella in difesa che cerca di rallentare l'assalto mantenendo le posizioni

Prima di scendere in campo abbiamo dovuto scegliere la classe da interpretare, optando fra il soldato, l'unità speciale o il più classico dei cecchini, a seconda della strategia più adatta alla mappa in questione.

Selezionato il cecchino, siamo stati subito gettati nella mischia. Facendo parte della squadra attaccante, dovevamo conquistare la collina obiettivo dopo obiettivo, quindi abbiamo iniziato immediatamente la nostra avanzata.

Rispetto a quanto accade in Battlefield: Bad Company 2, in Medal of Honor è possibile sdraiarsi a terra, e non solo accovacciarsi. Questo rende il lavoro del cecchino molto più semplice, visto che è possibile sfruttare la vegetazione per nascondersi ed eliminare con calma i propri bersagli.

Nonostante un approccio molto più tattico, l'azione nuda e cruda non mancherà di certo.

I ritmi sul terreno di gioco si sono rivelati davvero molto elevati, così come la rapidità con cui si finiva dritti al creatore. Le armi, in Medal of Honor, sono davvero letali. Scordatevi l'idea di poter resistere a una sventagliata di mitra senza rimetterci le penne, come accade in altri giochi. Qui si fa sul serio, e bastano pochi colpi per dire addio alla propria vita virtuale.

Una volta morti si devono aspettare alcuni secondi prima di tornare in azione, lasso di tempo durante il quale è possibile decidere se mantenere la stessa classe o se cambiarla in favore di un'altra più adatta alla situazione.

La sessione di gioco da noi affrontata non era certo al massimo delle possibilità di Medal of Honor (eravamo appena 4 contro 4), quindi le nostre impressioni potrebbero essere falsate, ma ci è sembrato che il gameplay premiasse molto di più le azioni cooperative, rispetto a un Call of Duty qualunque.

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Filippo Facchetti

Contributor

Filippo Facchetti è un rispettabile nerd da sempre appassionato di "giochini elettronici". Prima di approdare a Eurogamer scrive per importanti riviste di settore e conduce programmi TV dedicati all'intrattenimento digitale.

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