Fear the Wolves - prova

Chi ha paura del lupo?

Spinta dallo strepitoso successo di PlayerUnknown's Battleground e Fortnite, la moda dei Battle Royale è tale per cui ogni FPS che sta per uscire sembra dover includere una modalità che ne ricalchi il concetto. Questo preambolo per dire che Fear the Wolves è l'ennesimo Battle Royale ma, ci teniamo a sottolinearlo, sembra voler mettere qualche nuova carta sul tavolo.

Partiamo dal principio: Fear the Wolves è un progetto sviluppato da Vostok Games, uno studio ucraino fondato da ex membri appartenuti a GSC Game World, ovvero le menti dietro la fortunata serie di S.T.A.L.K.E.R. nella quale molti riconoscono essere la base di partenza di molti dei moderni Survival Game.

Le meccaniche sono pressoché le classiche che possiamo trovare in uno dei numerosi Battle Royale disponibili sul mercato, c'è però qualche piccola aggiunta che potrebbe fare la differenza e far distinguere il prodotto di Vostok Games da quanto visto fino ad ora sul mercato.

L'inizio di ogni partita è comune ad altri Battle Royale: saremo così aviotrasportati sopra la zona di combattimento, insieme ad un massimo di altri novantanove giocatori, liberi di scegliere in quale momento lanciarci con il paracadute per dirigerci verso la zona scelta per il nostro atterraggio. Una volta toccata terra saremo in balia degli eventi dovremo contare solo sulle nostre capacità di sopravvivenza e su una buona dose di fortuna.

Esplorare gli edifici in cerca di equipaggiamento sarà la nostra priorità, facendo ovviamente attenzione a qualsiasi rumore sospetto che potrebbe rivelare la presenza di un altro giocatore nelle vicinanze, dandoci la possibilità di sorprenderlo prima che sia lui a sorprendere noi e impedendogli di vanificare ogni nostro tentativo di sopravvivere. Fino qui tutto è simile a quanto già visto in altri titoli appartenenti al genere ma, come detto, Fear the Wolves ha qualcosa in più da offrire.

Vostok Games ha voluto inserire una variabile legata al PvE nell'equazione, che potrebbe rivelarsi pericolosa ed inaspettata quanto gli altri giocatori. Pericolosi lupi mutati dalle radiazioni che infestano l'area di gioco potrebbero rivelarsi temibili avversari nel caso in cui fossimo a corto di munizioni o totalmente disarmati e senza protezioni.

Queste belve si aggirano in branco per la mappa e solitamente fanno la loro comparsa nei momenti meno opportuni, spesso nei pressi di case o di capanni pieni di prezioso equipaggiamento. Starà quindi a noi scegliere se affrontarli per aver accesso al bottino o lasciare che sia un altro giocatore a occuparsi di loro.

Troviamo che questa sia un'interessante aggiunta alle classiche dinamiche dei Battle Royale, e sarà quindi necessario non solo prestare attenzione ai giocatori ma anche alla fauna e all'ambiente radioattivo della campagna intorno alla centrale.

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Come nel più classico dei Battle Royale, lanciarsi dall'elicottero darà il via alla nostra avventura.

La storia (quella vera s'intende) ci ricorda che il 26 Aprile 1986 verso l'1:23 del mattino, presso la centrale di Cernobyl, avvenne quello che è stato catalogato come il più grave incidente verificatosi in una centrale nucleare. Le nubi radioattive fuoriuscite dal reattore numero 4 viaggiarono sospinte dai venti per buona parte dell'Europa, mentre le scorie e la grafite radioattiva resero invivibile per molti chilometri l'area che circonda la centrale, rendendo necessaria non solo l'evacuazione della popolazione ma anche la totale interdizione dell'accesso all'area, cosa che negli anni ha stimolato la fantasia di molti, dando vita a storie inverosimili e leggende.

Fear of the Wolves è ambientato molti anni dopo questa catastrofe, in una landa ancora devastata da pericolose sacche di radioattività e piagata da un meteo assai mutevole. Questi elementi influiranno parecchio sull'esperienza di gioco, costringendoci a modificare velocemente le nostre tattiche. Spesso ci troveremo a dover oltrepassare una zona altamente contaminata e sarà necessario avere un respiratore, una tuta hazmat o per lo meno una maschera antigas per cercare di minimizzare i danni alla nostra salute.

Queste aree potrebbero però contenere del prezioso equipaggiamento come eventuale premio all'audacia del giocatore, ma attenzione che non sarà sempre una costante e quindi starà a noi valutare se il gioco varrà la candela. Altre saranno le insidie derivanti invece dal ciclo giorno e notte e dal meteo dinamico: di notte ad esempio la visibilità si ridurrà notevolmente, aumentando la possibilità di trovarci in mezzo a un branco di lupi o peggio.

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L'area che circonda Cernobyl ha sicuramente del potenziale ma il lavoro da fare è ancora parecchio.

Il meteo invece avrà parecchi effetti negativi sulle nostre capacità. Un forte vento ad esempio potrebbe influenzare la balistica delle armi rendendo la mira meno precisa; la pioggia ci appesantirà riducendo la capacità di corsa e la tenuta dei pneumatici delle poche auto ancora funzionanti; la nebbia infine ridurrà la visibilità e ovatterà la rumorosità dei rumori. Il meteo inoltre sarà influenzato dalle votazioni dei giocatori, sia quelli in vita che quelli eliminati, e dagli eventuali spettatori (anche coloro che guarderanno in streaming), che potranno così decidere se e come rendere più ardua la corsa alla sopravvivenza.

Per uscire vivi da questa desolazione il modo sarà uno solo: raggiungere l'elicottero nella zona di estrazione, che si paleserà nel momento in cui il numero di giocatori rimasti sarà di circa una decina. Durante l'estrazione ovviamente saremo vulnerabili e lo stesso elicottero potrà essere danneggiato, impedendoci quindi di volare verso la salvezza. Dovremo pertanto scegliere se rischiare di essere uccisi oppure attendere nascosti nell'ombra ed eliminare pazientemente ogni altro giocatore che provi a salire sull'elicottero.

L'area di gioco si compone di 25 chilometri quadrati di desolazione radioattiva, case diroccate e vecchie installazioni militari che fanno da sfondo a un'ambientazione veramente suggestiva. Che però non riesce a nascondere il lavoro ancora da svolgere su questo titolo, non per niente a oggi disponibile nell'ormai classica formula di accesso anticipato su Steam.

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La devastazione ci accompagnerà ovunque.

Gli equipaggiamenti disponibili al momento sono veramente pochi, anche se gli stessi sviluppatori hanno già assicurato di averne in cantiere molti altri, parecchio interessanti. La quantità di giocatori necessari all'avvio della partita è stata temporaneamente diminuita proprio in occasione dell'Early Access e ora sono sufficienti appena venti persone, il che consente di entrare più velocemente in gioco evitando lunghe ed estenuanti attese nella schermata principale.

Anche sotto l'aspetto della grafica c'è parecchio da lavorare, e nonostante l'Unreal Engine 4 ormai rodato il gioco presenta parecchi ed improvvisi cali di frame rate, senza che vi siano azioni concitate sullo schermo. Il momento del lancio dall'elicottero è complesso: spesso e volentieri non riusciremo a paracadutarci nella zona scelta ma parecchie centinaia di metri più avanti, rischiando di capitare in un'area priva di strutture e ritrovandoci totalmente in balia degli eventi.

Migliorabile anche il comparto audio, che soffre di notevoli ritardi rispetto alle azioni su schermo, col rumore dei passi che prosegue anche dopo essersi fermati, e i colpi d'arma da fuoco che spesso e volentieri tardano a farsi sentire, rendendo anche difficile capire se si sia sotto il fuoco nemico.

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Radiazioni, pioggia e un branco di lupi di sicuro non ci faciliteranno la vita.

Nonostante questi bug più o meno trascurabili, considerando anche lo stato di Accesso Anticipato in cui si trova il gioco, la nostra prova di Fear the Wolves si è rivelata tutto sommato piacevole. Si tratta di un titolo senza alcun dubbio ancora parecchio acerbo e la strada da fare sembra parecchia, soprattutto per sperare di poter competere con dei colossi del genere come PUBG e Fortnite, o per lo meno rubar loro una fetta d'utenza.

Però riteniamo che ci siano delle buone basi dalle quali partire, come ad esempio l'ambientazione che a nostro parere è sicuramente la parte più interessante del gioco, coi suoi ammiccamenti alla serie S.T.A.L.K.E.R. e agli appassionati del post-atomico. La nostra speranza è ovviamente che Vostok Games abbia le capacità di rifinire il titolo in modo che sia all'altezza del genere in cui si inserisce ma allo stato attuale delle cose considerarlo come il seguito spirituale del tanto amato capolavoro di GSC Games World ci sembra un tantino azzardato.

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Riguardo l'autore

Thomas Guidetti

Thomas Guidetti

Redattore

Borgomanerese di nascita, Gattinarese nel cuore. Uno zio malvagio ha rubato due braccia all'agricoltura regalandogli un Master System tanti anni fa.

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